Metti una sera a casa Selton

"Benvenuti" a Loreto Paradiso, l'isola felice del trio brasiliano. Ramiro, Eduardo e Daniel ci accolgono nel loro magico condominio per raccontarci i segreti del loro ultimo album e della loro sitcom, dai giri per San Paolo di notte con Willie Peyote a Myss Keta nei panni di Dio

I Selton (da sx a dx): Ramiro, Daniel e Eduardo
I Selton (da sx a dx): Ramiro, Daniel e Eduardo

Sono quasi le sette di sera e sono appena uscito dalla metro alla fermata di Loreto, a Milano. Mi sto dirigendo nel condominio dove vivono i tre membri dei Selton, la band brasiliana che ha fatto di Milano la propria casa. Non che sia un mistero dove Ramiro, Daniel ed Eduardo abitino: l’isola felice in cui hanno messo radici da ormai 12 anni è un luogo quasi mitologico, la cui influenza multietnica spesso compare nella loro musica, tanto che il loro disco del 2016 si chiamava con lo stesso nome con cui hanno battezzato il condominio in cui abitano: Loreto Paradiso.

Il motivo per cui sono finito a casa Selton è molto semplice: lo scorso 16 aprile è uscito Benvenuti, disco dove il trio racconta la propria dimensione domestica e apre ancora una volta le porte di casa a tutti quelli che vogliano darci una sbirciata dentro. Con me sono arrivati al punto di farlo letteralmente, accogliendomi come se fossi un amico di lunga data, quando in realtà era la prima volta che ci incontravamo. Ad accompagnare il disco c’è l’omonima sitcom disponibile su YouTube, diretta da Francesco Mandelli e con un nuovo episodio disponibile ogni settimana, per un totale di 6 episodi. In questa webserie, girata interamente in casa, i Selton raccontano con ironia i loro brani, con l’aiuto di tanti amici, parenti e ospiti vari, da Myss Keta nei panni di Dio ad Albi del Lo Stato Sociale, fino alla coppia Motta-Crescentini, Mudimbi e molti altri ancora.

L'ingresso di Loreto Paradiso
L'ingresso di Loreto Paradiso

Varcato il cancello d’ingresso, alzo lo sguardo e vedo Daniel ed Eduardo al terrazzo del primo piano che stanno fumando. Salgo le scale e li raggiungo. “Allora, ti piace?”, mi chiede Daniel, riferendosi al condominio. “Siamo qua da tanti ormai. Siamo arrivati che era tutto in costruzione, Loreto era molto disastrato come quartiere, nell’ultimo periodo si è rivitalizzato”. “Pensa che è tutto di un solo proprietario, per cui ci è capitato più volte di cambiare appartamento ma siamo rimasti sempre in questo stabile”, mi spiega invece Eduardo.

Sulla soglia del soggiorno c’è Ramiro, il padrone di casa, che mi invita a entrare. Inizio a guardarmi in giro e noto subito sulla parete di fronte a me il manifesto di Loreto Paradiso. Alla mia sinistra c’è un lungo ripiano zeppo di libri, in cui spicca il volto della Regina Elisabetta su una sorta di cofanetto celebrativo del suo compleanno. Dalla parte opposta, sul televisore, c’è appeso un puzzle della copertina di Sgt. Peppers. “Quello è stato bello difficile da completare”, ridacchia Ramiro. Dopodiché, mi mostra un poster incredibile: la locandina di un concerto dei The Who e Pink Floyd per l’ultimo dell’anno del 1966. Costo di ingresso: 1 sterlina.

Parete del soggiorno
Parete del soggiorno

Dal salotto ci spostiamo in camera di Ramiro, ossia il set dov’è stata girata la sitcom. Eduardo mi indica le foto sul mobile all’ingresso: “Lì è quando si è sposata la sorella di Ramiro, abbiamo suonato noi al matrimonio”. La stanza non è grandissima e, sotto il soppalco dove dorme Ramiro, si trovano un divanetto, una scrivania con una tastiera appoggiata sopra, un po’ di chitarre e bassi e una piccola batteria nell’angolo. “Quella ce l’abbiamo da quando suonavamo per strada”, mi dice Daniel. A quel punto ci sediamo e iniziamo la nostra chiacchierata.

Dopo così tanti anni assieme, non siete stufi di vedervi ogni giorno?

R: Di base siamo molto amici, per cui no. Venire in Italia assieme è stata una scelta molto forte, quasi un matrimonio, ed eravamo consapevoli a cosa andavamo incontro. Siamo talmente legati che vivere e lavorare insieme non ci pesa affatto, anzi.

D: Pensa che se non ci vediamo per più di due giorni ci manchiamo. Per dire, quando andiamo in vacanza da altre parte poi sentiamo il bisogno di ricongiungerci.

Benvenuti è un disco molto domestico, che è la dimensione a cui il covid ci ha costretto nell’ultimo anno. È da lì che siete partiti?

D: In realtà Benvenuti nasce da molto prima, stavamo già lavorando al disco tra il 2018 e il 2019. Quando abbiamo iniziato a scrivere i primi brani il clima politico era dominato dal Salvini o dal Bolsonaro di turno, quindi il nostro aprire le porte di casa nostra e dire “benvenuti” era il nostro modo di opporci a questi personaggi. Tanto più che siamo tre brasiliani e che viviamo a Loreto, che è un quartiere profondamente multietnico, quindi diamo il benvenuto agli stessi italiani che ci ascoltano, gioca su più livelli il nostro messaggio. Abbiamo sempre parlato di contaminazione nella nostra musica, ma alla fine siamo sempre noi che facciamo musica assieme, quindi abbiamo voluto aprire le porte a tanti amici e portarli nel nostro disco.

Daniel, Eduardo e Ramiro
Daniel, Eduardo e Ramiro

Perché la sitcom per accompagnare i vari brani?

D: Era un’idea che avevamo già da un po’ in realtà, abbiamo pensato che questo fosse il disco giusto per metterla in piedi. Abbiamo coinvolto Francesco Mandelli per svilupparla, ma si è limitato alla regia, non ha voluto mettere mano alla sceneggiatura.

R: Sì, gli abbiamo chiesto un aiuto anche sui dialoghi, visto che lui ha esperienza mentre noi zero, ma non voleva saperne di mettere becco sul contenuto, quindi ci siamo dovuti mettere sotto noi.

E com’è stato?

R: Difficilissimo. È stato quasi come scrivere un altro disco. C’erano giorni in cui passavamo ore a scrivere, anche convinti di quello che stava venendo fuori, poi il giorno dopo rileggevamo tutto quello che avevamo scritto, ci guardavamo tra di noi e ci dicevamo: “Questa è una schifezza” e ripartivamo da capo. La difficoltà in particolare è dovuta al fatto che la sitcom si muove su linea sottile, non vuole essere stupida, vuole comunque anche affondare qualche colpo e andare più in profondità. Il segreto secondo noi è che l’abbiamo scritta non per far ridere, se l’avessimo fatto così probabilmente sarebbe stato diverso. Poi noi abbiamo un umorismo molto nostro, fai conto che siamo cresciuti a pane e Monty Python.

D: Sì, non volevamo fare la cosa troppo diretta, non ha senso fare una battuta e poi scriverci sotto “battuta”, volevamo mantenere un velo di ambiguità. Anche recitare non è stata mica una passeggiata, noi siamo tre cani. E non dimentichiamo che l’abbiamo girata tutta in due giorni, è stato un delirio.

Per gli ospiti invece come vi siete mossi?

E: La scelta degli interpreti è stata sempre molto precisa, nel senso che per ogni personaggio che abbiamo creato avevamo in mente una persona che sarebbe stata perfette in quel ruolo. Per dire, nella prima puntata compare Dio, chi poteva interpretarlo se non Myss Keta?

D: Pensavamo che la Myss non ci avrebbe mai risposto, invece era entusiasta dell’idea. E poi per dargli un altro volto e aggiungere un altro livello comico, abbiamo subito pensato a Nicola Savino. Quando gli abbiamo scritto, lui ci ha detto: “Ragazzi, non importa qual è la proposta nello specifico, io vi dico di sì a prescindere”.

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Anche Margherita Vicario mi sembra perfetta sia nel duetto di Karma Sutra, sia nell’episodio annesso.

D: Ci serviva un’attrice vera per compensare noi che non sappiamo recitare. E poi per noi era un problema chiudere quel pezzo, perché volevamo dare risalto al ruolo femminile nel brano, ma ci veniva difficile immedesimarci. Quindi, quando Margherita è venuta qua da noi a provare, ha visto che stavamo anche realizzando la sitcom e ha voluto subito partecipare anche a quella.

R: Karma Sutra è un brano autobiografico. Volevo che Margherita proprio mi distruggesse nella sua parte. Nelle prime prove ci andava troppo leggera, poi è riuscita a trovare questa risposta che mi dà nel finale che secondo noi è perfetta, è stata eccezionale.

A metà di ogni episodio invece ci sono vari ospiti in videochiamata che rispondono a una domanda sulla loro vita. Come mai?

R: Volevamo cercare di elevare ancora di più il discorso di accogliere amici e parenti a casa nostra e questo ci è parso un buono stratagemma. Devo ammettere che trovare una domanda che funzionasse per ogni brano non è stato facile, ci ha costretto ad analizzare le nostre canzoni ancora di più per vedere cosa se ne potesse tirare fuori, quello è stato un esercizio interessant,e perché abbiamo dovuto trovare delle prospettive a cui non avevamo pensato mentre scrivevamo.

E: E poi il materiale che abbiamo raccolto è stato veramente tantissimo, anche se gli episodi sono solo 6 gli ospiti sono parecchi, quindi mettendo a confronto tutte le risposte si ottiene un quadro vastissimo.

D: È stato un po’ come far passare la luce attraverso un prisma, da una cosa che a noi sembrava semplice abbiamo trovato una moltitudine di possibilità che non ci aspettavamo.

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Come mai avete scelto Priestess per la cover di Estate?

D: È un brano che a noi piace molto ed essendo un classico volevamo trovarci qualcosa di nuovo. Ci è capitato di sentire Priestess cantare e siamo rimasti folgorati, anche perché lei viene dal rap, quindi ci piaceva il clash di metterci una voce apparentemente così distante da quella canzone.

R: Pensa che per registrarla siamo andati in uno studio in Brasile in cui c’era il direttore creativo Buena Vista Social Club. Lo vedi lì un signore anziano, molto tranquillo, poi prende in mano la chitarra e ti trovi davanti un fenomeno, sentirlo suonare è pazzesco.

Andate spesso a registrare in Brasile?

E: Sì, ci piace anche molto far vedere ai nostri amici italiani il nostro mondo. Cerchiamo sempre di essere premurosi perché comunque la vita in Brasile è diversa da quella in Italia, ma poi ci sono dei momenti in cui i nostri amici partono per la tangente.

Del tipo?

D: Per dire, anche Willie Peyote era venuto con noi là per registrare Fammi scrollare. Una sera eravamo nel centro di San Paolo di notte e lui voleva tornare a piedi in hotel. Noi gli abbiamo detto: “Ma tu sei fuori di testa”. Non sono quartieri proprio tranquilli da girare di notte, ma lui non ne ha voluto sapere e alla fine se l’è davvero fatta a piedi.

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Ci pensate ogni tanto di tornare stabilmente là?

D: Per un po’ ci abbiamo pensato di tornare in Brasile: venivamo da 3 anni di tour là, la mancanza comunque un po’ la sentiamo, però ormai casa nostra è questa, avremmo sentito la stessa nostalgia per Milano se fossimo tornati, quindi abbiamo deciso di restare.

E: Pandemia a parte, comunque almeno una volta all’anno torniamo per rivedere i nostri amici e parenti che abbiamo lasciato là, ci serve anche per recuperare un po’ la nostra brasilianità.

E un brano come Pasolini, in cui parlate del citazionismo spicciolo su un beat spintissimo, cos’ha di brasiliano?

R: Pasolini è una canzone funk carioca, che è un genere nato nelle favela di Rio quando sono arrivate le prime drum machine lì. È un genere che viene proprio dal basso ed è un clash pazzesco tra la tradizione e l’elettronica, a me fa impazzire.

E: Di solito nel nostro percorso queste cose le abbiamo sentito meno nostre perché arriviamo dai Beatles, quel tipo di pop era la nostra dimensione ideale. Poi ci siamo resi conto che Selton vuol dire anche questi brani, ci è capitato più volte di avvicinarci a sonorità così dance, quindi ormai fanno parte di noi.

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Il contrasto è ancora più forte se ci mettiamo vicino Vieni a dormire da me o I piatti.

E: Sono due brani molto intimi, ma I piatti in particolare ha uno sguardo ancora più malinconico perché parla di una persona che, di colpo, muore. Lì vedi come tutto il resto rimane in sospeso dopo la sua morte, ci piace provare a immaginarci questi scenari particolari, anche drammatici, e dargli il nostro tocco.

Siete talmente identificati con casa vostra che non potrete mai trasferirvi, lo sapete vero?

D: Sì. Ci siamo talmente immedesimati in questi luoghi che ormai non possiamo spostarci da Loreto, se ci buttano il palazzo andiamo in quello a fianco (ride, ndr).

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L'articolo Metti una sera a casa Selton di Vittorio Comand è apparso su Rockit.it il 2021-04-22 11:15:00

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