Shiva Bakta - La primavera non si spiega. Le pampas di Bologna e altre storie Intervista

Shiva Bakta - Nato in Agentina, vissuto a La Spezia, poi Bologna, Milano, e spera di tornare a Bologna. Nel mezzo ha scritto tantissime canzoni ma ha pubblicato non più di due dischi e fatto concerti distanti anni l'uno dall'altro. Lidio Chericoni - Shiva Bakta  - non riesci a rissumerlo, tanto meno raccontarlo iShiva Bakta - Nato in Agentina, vissuto a La Spezia, poi Bologna, Milano, e spera di tornare a Bologna. Nel mezzo ha scritto tantissime canzoni ma ha pubblicato non più di due dischi e fatto concerti distanti anni l'uno dall'altro. Lidio Chericoni - Shiva Bakta - non riesci a rissumerlo, tanto meno raccontarlo i
09/04/2014 di

Nato in Agentina, vissuto a La Spezia, poi Bologna, Milano, e spera di tornare a Bologna. Nel mezzo ha scritto tantissime canzoni ma ha pubblicato non più di due dischi e fatto concerti distanti anni l'uno dall'altro. Lidio Chericoni - Shiva Bakta  - non riesci a rissumerlo, tanto meno raccontarlo in modo lineare, come non riesci a stargli dietro nei mille progetti che inventa, nelle cose che scrive ogni giorno su twitter, figurati a imbastirci un'intervista. Una lunga e divertente chiacchierata.

Partiamo dalla data zero che hai fatto a fine marzo: com'è andata? Da quanto tempo non suonavi dal vivo?
È andata bene, meglio del previsto... non suonavo dal vivo dal MI AMI di 4 anni fa, quella è stata la mia ultima volta su un palco!

Non hai più suonato in nessun'altra occasione? Nemmeno in acustico?
No, mi ero stufato di suonare da solo chitarra e voce, anche perché non sono capace, ho deciso che una volta trasferito a Milano dovevo mettere un po' a posto la mia vita, quindi iscriviti a corsi, fai lavoretti precari, finisci lavoretti precari e ti ritrovi due anni dopo senza che niente sia cambiato davvero... a quel punto ho pensato che forse si poteva riprendere in mano il discorso musicale dove era stato lasciato ma avevo deciso che non avrei più fatto concerti né altro se non con una band vera e propria, perché la condizione in cui voglio suonare è quella, con il palco pieno di strumenti e una batteria bella grossa.

Vuoi presentarci la band a questo punto?
Beh due quinti sono gli stessi del MI AMI di 4 anni fa: Simone Cavina che è il migliore batterista del mondo e Federico Fantuz, che si ritiene “il chitarrista delle 4 cazzate” e quindi io lo presento così, in realtà è una gran bella mano, ha una gran varietà di suoni, ha un suo progetto che si chiama Music for no movies in cui sperimenta con loop e suoni, decisamente da sentire. Poi ci sono Luca Nicolasi al basso ed Enrico Pasini che suona tastiere, tromba, flicorno, effetti vari, è il jolly del gruppo e quello che ci fa fare la differenza: nel disco la tromba non c'è, ma ci siamo resi conto che dal vivo ci sta benissimo e quando mette gli effetti sul flicorno... Motorpsycho a manetta! (ride, NdA)

Il fatto che citi i Motorpsycho mi diverte perchè una delle domande che mi ero scritto era questa: “Io ti ho conosciuto grazie a Pavement, dEUS e Motorpsycho: si esce vivi dagli anni 90?”
No! (risate, NdA)
Che poi parlando dei Motorpsycho si tratta dell'espressione migliore degli anni 60 filtrati nei 90, voglio dire, in quegli anni c'era il britpop che andava a ripescare i Beatles, i Kinks e via dicendo, ovvero gli anni 60 inglesi, i Motor sono andati in America a prendere i suoni, dai Grand Funk Railroad ecc, sono anni 90 un po' particolari... che hanno funzionato benissimo qui da noi, a momenti hanno la seconda casa qui in Italia!

Appello ai Motorpsycho: fate aprire i vostri concerti a Shiva Bakta!
Ma magari! Poi potrei smettere di suonare per sempre!
Comunque ho un rapporto strano coi 90: prendi i Nirvana, quando è morto Cobain, io ascoltavo jazz e cantautori, li ho scoperti solo qualche anno dopo e ho sofferto dopo! Non sono stati anni felici quelli, la gente era depressa per davvero, non erano solo pose. I miei amici grunge erano depressi veramente e io non capivo, vivevo in un altro mondo... poi sono diventato depresso io.

Torniamo a noi: ci hai messo così tanto a uscire con questo nuovo lavoro che in redazione fanno notare come l'esempio più vicino sia “Chinese Democracy” dei Guns 'n' roses, a me però era venuta in mente un'altra analogia, ovvero Antonio Albanese che ne “L'uomo d'acqua dolce” esce di casa per comprare i funghetti alla moglie incinta, perde la memoria e torna dopo 5 anni con i funghetti...
(ride, NdA) Non ho mai visto quel film, ma come analogia la preferisco sicuramente, anche e soprattutto per come è conciato attualmente Axl...

Ma la domanda di base era: cos'hai fatto in tutti questi anni, dal tuo, chiamiamolo così, “esordio”, che poi non era nemmeno un vero esordio?
Sì, non era un vero esordio, ho semplicemente avuto la fortuna di essere ascoltato e spinto da quelle tre, quattro persone che hanno apprezzato... tra cui ovviamente gli Yuppie Flu: la seconda data della mia vita è stata da solo, chitarra e voce, con il culo strettissimo, sul palco del Circolo degli artisti di Roma, in apertura a un loro concerto, prova un po' a immaginare... poi ci fu Rockit che mi fece suonare al MI AMI... per me fu una roba tanto inaspettata, quanto eccessiva. Se ci ho messo così tanto a tornare è stato perché una volta trasferito a Milano, avevo perso un po' i contatti con la band, a Milano ti devi adattare, trovare le tue coordinate, questa città è una botta e per me lo è stata doppiamente, quindi per i primi due anni, come ti dicevo, ho frequentato corsi, cercato lavoro, fatto lavoretti del cazzo, poi siccome la vita non cambiava ho deciso di riprovarci.



Comunque rispetto alla maggioranza delle altre persone che provano a fare musica, tu hai un percorso anomalo: hai pubblicato della roba su internet, grazie a quella sei finito sul palco degli Yuppie Flu (magie di Myspace), che è una cosa che avrebbe spinto chiunque a continuare a battere il ferro, invece tu a poco a poco ti sei perso.
Di fatto non ho (ancora) un percorso: avevo fatto una raccolta di demo, poi ne avevo raccolti altri 14, facevano schifo, non li ho pubblicati neanche a morire, poi ho continuato a scrivere, in tre mesi ho scritto questo disco, l'ultima canzone è nata una settimana dopo aver suonato al MI AMI, poi mi sono fermato e ho mollato tutto. Avevo questi 10 pezzi e mi son chiesto cosa farne e ho deciso di tenerli in saccoccia...
Inizialmente avevo provato ad andare avanti sulla strada solista chitarra e voce, ma mi sono reso conto che le mie canzonette avevano bisogno di qualcos'altro e che così ero tutt'altro che irresistibile: bisogna essere veramente bravi per reggere una situazione come quella e in Italia sono pochissimi che lo possono fare, ti faccio un esempio e ti prego di scriverlo, uno come Mr Milk è unico ed è veramente bravo.

Con quest'ultima affermazione mi fornisci un assist, perché sia tu che lui sul web siete molto attivi e molto peculiari e spesso molto divertenti: tu sei un uomo web! Hai esordito grazie a Myspace, il tuo ufficio stampa ti promuove citando anche la tua sagacia su Twitter, un tuo tweet è finito nella top 10 di Gazebo, ti eri inventato un blog di ricette indie...
Quello l'ho dovuto abbandonare perché sono a dieta...

Di fatto sei sparito musicalmente ma non sei mai sparito del tutto e hai comunque trovato il modo di farti sentire.
Sì, è vero sono parecchio attivo, ma sai, io mi ci diverto, mi promuovo ma soprattutto mi diverto. Anche il fatto che su internet non uso il mio nome e cognome, io sono rimasto al nickname... su myspace nessuno usava il suo nome e cognome, è una cosa iniziata con l'arrivo di Facebook. Comunque nasce tutto dal fatto che da giovane universitario volevo fare lo scrittore, mi ero reso conto che la mia università era una delusione, mi si era spenta Bologna tra le mani, non uscivo mai di casa e quindi avevo scritto due romanzi orrendi, che parlavano di me al 100%, facevano schifo ma avevano velleità comiche e quindi mi è rimasta questa cosa dei tweet idioti.

Ricordo che l'ispirazione per le tue prime “canzonette”, quelle che mi chiedesti di ascoltare e che poi recensii su queste pagine, veniva dalla tristezza per la partenza della tua ragazza, con cui convivevi a Bologna, che si era dovuta trasferire per lavoro. Ora sei a Milano con lei, quindi qual è l'ispirazione?
Uguale! I brani nuovi (che in origine erano 16) dovevano essere un concept su un weekend in cui questa coppia si ritrova, “Mushroom” parla di lui che si droga al parchetto... io non lo facevo, ma nella finzione narrativa ci stava, in “Smart drugs” c'è lui che prende il treno per andare a trovare lei e maledice questo treno che lo porta sempre via... in generale il concept era su quello, anche se non l'ho mai detto prima. I testi sono sempre frammenti di testo ripetuti, non ho mai avuto cazzi di mettermi a scrivere testi veri e nel pop meno scrivi meglio è, però le parole si basano su quello... alla fine abbiamo tagliato e ritagliato, quindi non è più un concept, ma la sostanza è quella. Comunque si, ora viviamo di nuovo insieme ed è tutto ok.

La prima impressione che ho avuto ascoltando “Third”, cosa che mi ha molto sorpreso, è che sia un album molto primaverile per quanto malinconico.
Lo è! Più invecchio più la primavera la sento... quando vedo che alle sei di sera c'è ancora il sole, non so... vorrei trovare un termine adeguato, ma la primavera non si spiega. Non è un album ottimista, ma non è nemmeno triste, c'è questa strana malinconia pre o post-estiva, che mi fa venire in mente quando si andava a scuola. Quando suono continuo a rivivere nella mia testa le scuole superiori, non c'è niente come la musica che ti tiene attaccato alla giovinezza (anche troppo)... mi ricordo sempre della primavera e del post-estate... se potessi scriverei solo dischi così...

Chi te lo impedisce?
Eh... la vita... (risate sguaiate, NdA)... che è una merda!

Sei nato in Argentina, hai vissuto infanzia e adolescenza a La Spezia, abiti a Milano ma hai la band e il cuore a Bologna e le tue canzoni sono in inglese... dove vorresti essere esattamente?
(Ride di gusto, NdA) in Norvegia!!!
No dai, questa è la risposta stronza, la risposta vera è che vorrei tornare a vivere a Bologna al più presto, vediamo se la vita me lo permette.
Alla fine la pianura padana è un po' come le pampas argentine, anche i miei genitori che sono argentini al 100%, quando sono venuti a trovarmi in treno a Bologna hanno notato questa cosa. Sembra una stronzata, ma è così, fidati. Sono le mie pampas la pianura padana: quando mi capita di prendere il treno e girare per l'Emilia Romagna, anche quando c'è la nebbia e non vedi un cazzo, mi piace un casino!



Però vedo che sei ancora molto legato a La Spezia, cos'è “Murati vivi"?
Sì, sono molto legato a Spezia, i miei ci vivono e io mi sento spezino, di sicuro non milanese... tutti siamo di passaggio a Milano... anche i milanesi, qualunque cosa voglia dire!
“Murati vivi” nasce dal fatto che la nostra città sta sul mare ma... non ha il mare! Abbiamo un arsenale militare che non sta più utilizzando lo spazio a mare che ha, su 7 km di costa ne usa forse uno e mezzo! Fondamentalmente il mare che ho davanti a casa serve per far parcheggiare per una notte navi da guerra, che nel migliore dei casi al mattino se ne vanno, nel peggiore caricano o scaricano armi nucleari a un passo dalle abitazioni... quindi è nata questa Onlus che sta lottando per riavere la striscia di mare che appartiene alla città, anche perché l'arsenale non dà praticamente più lavoro e l'economia della città non è mai stata riconvertita, quindi ci ritroviamo con questo enorme spazio di mare che non serve a niente, pieno di ruderi, con una chiesa del 6 o 700 che fa da deposito e cose del genere.

Gente bella, come arriva nella tua vita? Avevi cominciato a scrivere le tue robette e a metterle sul web, non avevi mai cercato qualcuno che ti producesse?
No, non me ne fregava davvero un cazzo, mi son sempre tenuto un po' a distanza da tutto ciò che sono le etichette, i booking ecc, ho sempre avuto paura di impegnarmi con la musica, anche perché sai, avere una band è quasi come avere una donna e io ne ho già una (che però a dire il vero ora è molto contenta che io abbia una band con cui “tradirla”)... quando vivevamo geograficamente distanti, ci vedevamo solo nei weekend e io non potevo permettermi di perderli, quindi non esisteva l'idea di suonare in giro.
Con Gente Bella ci siamo trovati per caso, Daniele Lanzara (fonico di studio di Elio e le Storie Tese, che tu mi hai presentato, diciamola questa cosa), voleva produrmi il secondo disco, quello che faceva schifo, nato in un periodo in cui ero fuori controllo e davo in pasto al web qualsiasi schifezza mi venisse voglia di registrare... invece bisogna lavorare bene e registrare bene, altrimenti il mondo diventa brutto!
Con Daniele abbiamo fatto una serata pazzesca finita da ubriachi marci alle 4 del mattino, siamo diventati amici e la cosa è andata avanti poco a poco e io gli ho chiesto di lavorare con calma alle canzoni nuove che avevo da parte, giusto per registrarle, senza un progetto preciso, quando lo studio non era utilizzato dagli Elii. Ci abbiamo messo un anno e mezzo, uno strumento per volta, ho chiamato Cavina e Fantuz, uno alla volta... abbiamo registrato una sera a settimana per poche ore, non ci correva dietro nessuno... il disco è venuto esattamente come volevo e il 70% del merito è di Daniele, perché è difficilissimo mantenere il focus su un album per un anno e mezzo e lavorandoci sporadicamente.
Verso la fine delle registrazioni, Daniele, in compagnia di Filippo Rossi, un ragazzino giovanissimo ma veramente in gamba, ha deciso di inventarsi questa specie di non-etichetta e di utilizzare Shiva Bakta come progetto zero... sono lanciatissimi, stanno lavorando moltissimo, soprattutto nel cercare di non farmi fare danni... ho un'età, per fortuna ci sono dei giovani a tenermi d'occhio!

In tutto questo entrano anche i ragazzi di Sfera Cubica, che già avevano espresso anni fa l'apprezzamento nei tuoi confronti.
Con il prodotto finito si sono dimostrati ancora più disponibili e... stanno lavorando per me! Sono molto contento perché Michele Orvieti, Chiara Caporicci e gli altri sono amici, ci conosciamo da quando stavo a Bologna.
Mi sembra che in generale le cose si stiano muovendo veramente bene, figurati che perfino il nome “Gente bella” ha smesso di darmi fastidio!

La copertina è bellissima e anche quella nasce in un contesto web, giusto per confermare la tua dimensione "social", chi è l'autore e come siete entrati in contatto?
La copertina è uscita da un contest che avevo messo su dopo il MI AMI nel 2010, ero lanciatissimo. Mi aspettavo una decina di partecipanti, mi sono arrivate 35 copertine. Ho messo su una votazione su FB, ha vinto chi meritava, Alessandro Di Sorbo. Un illustratore che ho scoperto solo dopo, ti consiglio di andarti a vedere il suo blog, è bravissimo. Se riesco a fare qualche altro disco so già da chi farmeli disegnare.

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