C’è qualcosa di sospeso e magnetico nelle canzoni di Starlight: una musica che sembra arrivare da una dimensione sognante e quasi mistica, ma che allo stesso tempo non rinuncia a graffiare con chitarre distorte e un’attitudine decisamente alternativa. Un equilibrio particolare, quello costruito dal progetto messo in piedi da Chiara Loio, musicista classe 2004 nata e cresciuta a Milano, in cui convivono atmosfere eteree, immaginari stregati e una sensibilità rock che guarda tanto al grunge quanto al cantautorato più evocativo.
Il suo percorso musicale si intreccia fin da subito con un ambiente familiare che l’ha spinta naturalmente verso le sette note e i righi del pentagramma. "Fin da piccola ho sempre avuto una grande passione per la musica. Mio papà infatti mi faceva ascoltare dischi specialmente degli anni '70 e '80". Da questo rituale di famiglia nasce una curiosità che negli anni diventa prima un percorso di studi, poi un vero e proprio lavoro. "Ho studiato tecnologia del suono presso L’Accademia del Teatro alla Scala - ci racconta Loio - e canto presso la scuola Cluster di Milano. Attualmente sto frequentando la Scuola Civica Abbado".
Indirizzi accademici che uniscono studio tecnico e ricerca artistica, trasformati parallelamente in una produzione musicale autonoma. "Durante il periodo del liceo ho iniziato a pubblicare alcune cover su varie piattaforme, passando poi nel 2021 ai miei primi brani inediti. Scrivo, suono e produco da sola i miei pezzi ma ho anche collaborato con altri musicisti per alcuni brani".
Se il percorso personale affonda le radici nella tradizione musicale, l’identità sonora di Starlight guarda invece a un territorio molto più ibrido e contemporaneo. Non è un caso che la sua musica venga spesso descritta con un’etichetta, ethereal grunge, abbastanza insolita, "perché fonde elementi più delicati, come vocalizzi eterei, ad altri più tipici del rock alternativo quali le chitarre distorte".
Un contrasto che diventa cifra stilistica e immaginario ben definito. "Penso anche che si possa utilizzare il termine whimsigothic, visto l’immaginario stregato che voglio evocare con i miei testi e con la mia musica". E questo mondo fatto di suggestioni e simbologie nasce anche da un ascolto musicale onnivoro. "Vivo con le cuffie in testa e ascolto vari generi. Le mie ispirazioni principali vanno da Stevie Nicks a Lana Del Rey, passando per Joni Mitchell e Kurt Cobain".
Una dimensione sospesa tra sogno e introspezione che in Avalon, il suo ultimo singolo, trova una nuova forma. È un brano indie folk con influenze country, che nasce da un immaginario antico, fatto di mondi lontani e perduti, capaci di parlare anche di identità e spiritualità. "Sono stata ispirata dalle 'terre perdute' come Avalon e Atlantide. Secondo le leggende, da questi luoghi provengono le nostre anime e da ciascuna di queste terre possiamo capire di più sulla nostra personalità".
Tra tutte, però, è proprio la leggendaria "isola delle mele" a risuonare più forte nel suo immaginario personale. "Ho scelto di scrivere Avalon perché è la terra con cui sento di avere una maggior connessione".

Ma il progetto Starlight non vive soltanto nella mitologia celtica o nello spazio quasi onirico delle registrazioni in studio. La dimensione dal vivo resta infatti centrale per dare corpo e anima ai suoi lavori. E di recente, Chiara ha portato la sua musica su uno dei palchi simbolo della sua città natale. "Lo scorso febbraio, mi sono esibita al Rock'n'Roll di Milano ed è stato veramente stupendo. Era da anni che volevo esibirmi lì, in uno dei miei locali preferiti".
Un punto di arrivo e insieme un importante passo nella crescita di un progetto che si è già aperto alla prossima fase creativa. Tra i lavori in arrivo, infatti, c’è un brano che racconta un lato molto personale della sua sensibilità artistica, ovvero l’impegno per la protezione degli animali.
"Prossimamente pubblicherò un brano in difesa di una specie, il lupo, che rischia molto in Italia in questo momento a causa del declassamento che ha subito da specie rigorosamente protetta a specie protetta". Anche l’estetica visiva del singolo seguirà questa scelta etica e creativa. "Non volevo usare l’AI per la creazione della copertina, così ho preferito fare una serie degli scatti con un bellissimo lupo cecoslovacco".
Tra paesaggi mitologici, chitarre distorte e un immaginario che guarda alla natura e al mistero, Starlight continua così a costruire un percorso personale, riconoscibile e vivo nella sua costante tensione tra opposti: luce e ombra, delicatezza e ruvidità, sogno e realtà. Proprio come quella stella brillante da cui ha preso spunto per il suo nome d'arte.
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L'articolo Starlight: tra nebbie eteree, terre perdute e un pizzico di grunge di Luca Barenghi è apparso su Rockit.it il 2026-03-16 01:17:00
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