Tiromancino - Studi RAI, Roma, 28-02-2005 Intervista

03/03/2005 di

Riesco a strappare qualche battuta a Federico Zampaglione, one-man-band dei Tiromancino, nella sala A degli studi Rai di via Asiago 10, a Roma. L'occasione è la registrazione del concerto che andrà in onda la sera successiva - il 25 febbraio - sulle frequenze della radio pubblica. Prima restio - ma più che altro stanco - il leader dei Tiromancino alla fine accetta e chiacchiera qualche minuto. Ma sulle scottanti dichiarazioni dei giorni scorsi riguardo le major discografiche non sembra disposto ad aggiungere altro.



Federico, torniamo sulle frecciate dei giorni scorsi alle major discografiche ed agli "incompetenti" che le popolerebbero.
No, guarda: quel che avevo da dire e da precisare l'ho detto nelle settimane scorse. Ora basta. Non mi va di aggiungere altro. Tutto detto.

Perfetto, basta saperlo. Andiamo sul concerto di questa sera - perfetto come al solito - e sul disco, "Illusioni parallele": s'è detto proprio stasera della peculiarità elettronica dell'ultimo lavoro. Ma questo - e non scopro l'acqua calda - è un segno vitale dei Tiromancino da sempre, mica di un disco o di un altro. E poi è un'elettronica particolare, minimalista, essenziale.
Infatti. Il nostro interesse è sempre stato quello di fondere, unire parole che raccontino di noi ma anche degli altri con soluzioni quantomeno non scontate, che cerchino non dico la novità, ma la sorpresa. E l'uso dell'elettronica rientra proprio in questo intento, soprattutto quando è coniugata con una forma-canzone classica. Ma, certo, vi rientra da sempre. Dal 1989.

Facci un bilancio di questa prima parte del tour, che si è chiusa proprio stasera col concerto in Rai.
Ecco, di questo si può parlare. La prima parte è andata davvero bene: palazzetti stracolmi, impianti sempre sold-out. Sono davvero contento, soprattutto per il nuovo disco. E' stato accolto con molto entusiasmo: la gente che ci viene a vedere (il pubblico dei Tiromancino è oggettivamente trasversale, te ne accorgi anche su un campione ridotto come quello dei cento ascoltatori negli studi radiofonici RAI, ndr) lo urla dalla prima all'ultima cazone, senza esclusione di pezzo. A volte ho avuto anche difficoltà a cantare, per quanto chi ascolta mi sovrasta cantando a sua volta. Bilancio ottimo, insomma.

Federico, il sound dei Tiromancino è ormai inconfondibile. E' un marchio unico in Italia ed è la vostra fortuna (oltre che merito, ovviamente). Un vostro pezzo si riconosce dopo tre secondi dal play. Non credi che, pur godendoti allo stato attuale l'ennesimo disco di platino della carriera, stavolta per "Illusioni parallele", sia già tempo di considerare che proprio questo sound possa mutare da asso nella manica a cifra stilistica che non riuscirete più a staccarvi di dosso?
(Ridendo) Beh, tutti i più grandi artisti sono riconoscibili dopo pochi secondi di una loro canzone, dopo un pezzo di un loro disco. Tutti quanti hanno avuto un loro stile, un loro sound inconfondibile. Questo non può che farmi piacere, se accade - come dici - anche con i Tiromancino.

Si, senza dubbio essere riconoscibili ed inconfondibili è un vantaggio. Ma è altrettanto vero che i più grandi artisti del passato e del presente hanno anche sentito il bisogno di mutare, di non fermare la propria ricerca sonora su formule vincenti e però ormai sandardizzate, su soluzioni sempre simili e ricorsive.
Forse tu intendi dire se questo possa diventare, soprattutto adesso che siamo al termine di un terzetto di dischi tutto sommato accomunati fra loro, un peso per la band. Beh, credo di no, te l'ho detto: meglio essere immediatamente distinguibili che non esserlo affatto.

Quest'anno torni a Sanremo, come autore, affidando parole e musica a Franco Califano. Com'è "Non escludo il ritorno"?
Non l'ho ancora sentita per intero cantata da lui ma è certo che l'ho scritta per lui, e cioè intendo dire per un personaggio che ha avuto una certa vita, un certo vissuto, certe esperienze. Spero colpisca, ma sono già onorato di aver scritto per il califfo.

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