Verdena - Suzzara (MN), 13-08-1999 Intervista

17/08/1999 di Juliet

Dopo aver assistito al mio primo concerto dei Verdena, ho incontrato Roberta Samarelli (bassista) per parlare del loro esordio.



 

Rockit: VISTO CHE LA VOSTRA PRESENZA SULLE SCENE MUSICALI È ANCORA AVVOLTA NEL MISTERO, COMINCIAMO CON L'INTRODURRE UN PO' IL GRUPPO. CHI SONO I VERDENA E QUANDO SI SONO FORMATI?

Roberta: Siamo tre ragazzi normalissimi come potrebbe essere chiunque altro; abbiamo iniziato molto presto, visto che il cantante/chitarrista (Alberto) e il batterista (Luca) sono fratelli e fin da quando erano bambini strimpellavano insieme.

Io con loro suono da tre anni, prima facevo parte di un gruppo punk.

Rockit: COSA SIGNIFICA "VERDENA"?

Roberta: Assolutamente niente. Inizialmente il gruppo è nato come "Verbena" (che è il nome di una pianta...) cinque anni fa. Due anni fa però abbiamo scoperto l'esistenza di un altro gruppo americano che aveva adottato lo stesso nome e avendo loro pubblicato già alcune cose avevano in precedenza.

Abbiamo allora cercato di cambiare nome ma non trovando niente che avesse sonorità che ci piacessero quanto "Verbena", l'idea è stata quella di sostituire la "D" alla "B" a discapito del significato..

Rockit: IL VOSTRO EP D'ESORDIO È STATO PUBBLICATO DALLA BLACK OUT... COME SIETE ARRIVATI AL CONTRATTO DISCOGRAFICO?

Roberta: Dopo circa sei mesi dalla mia entrata nel gruppo abbiamo partecipato ad un concorso, vincendolo. In questa occasione abbiamo conosciuto il nostro manager che era nella giuria, e da lì è partito tutto il lavoro manageriale; i concerti sono stati parecchi e nel frattempo il nostro manager mandava il demo che avevamo prodotto a diverse etichette, che si sono mostrate da subito molto interessate.

Il problema era che ci offrivano contratti di merda o che comunque erano una fregatura e vorrei sottolineare, sia le indipendenti che le major, sfatando un po' il mito che aleggia attorno alle indipendenti. Alla fine insistendo per alcuni mesi con la Black Out, il discografico è venuto a sentirci suonare dal vivo, che è la nostra situazione ideale, e da lì si è innamorato.

Rockit: È VERO CHE IL VOSTRO ALBUM È STATO PRODOTTO DA GIORGIO CANALI DEI CSI?

Roberta: L'abbiamo registrato allo studio "Sonica" di Calenzano (Firenze). Nel totale abbiamo impiegato un mese e una settimana diviso in due blocchi perchè Giorgio aveva impegni con il suo gruppo.

È stata un'esperienza un po' strana; pensando ai due giorni impiegati per registrare il demo, ci chiedevamo appunto cosa avremmo fatto un mese chiusi in uno studio di registrazione. Invece alla fine le difficoltà sono emerse: ci sono cose, ad esempio, che non percepiamo, tipo i ritmi, quindi suonavamo un pezzo credendo fosse ok, invece in studio ci avvertivano che era fuori tempo. Così alla fine si rifaceva sino a quando si avvicinava alla versione ideale.

Rockit: L'ALBUM CORRISPONDE ALLE VOSTRE ASPETTATIVE?

Roberta: Nel complesso diciamo di sì. Nell'album le nostre canzoni sono il più compatte possibile e siamo soddisfatti di quello che è venuto fuori: è un buon prodotto, non come merce ma proprio come disco. Però, per un gruppo come noi, il disco è un po' restrittivo perché viene privato dell'improvvisazione che, come avrai appurato durante il concerto, costituisce una buona parte di noi.

Nel disco manca anche la psichedelia perché ovviamente non potremmo mettere un pezzo di venti minuti improvvisato di questo tipo. Alla fine è giusto così, le canzoni sono quelle, semplicemente per chi ci viene a vedere dal vivo c'è qualcosa in più.

Rockit: IL VOSTRO ESORDIO È STATO SUBITO ALL'INSEGNA DEL GRANDE PUBBLICO: AVETE PARTECIPATO AI PIÙ IMPORTANTI FESTIVAL ITALIANI (DAL GODS OF METAL AL BEACH BUM FESTIVAL, PASSANDO PER L'HEINEKEN JAMMIN FESTIVAL).
COME È STATO POSSIBILE, SECONDO TE, CHE UN GRUPPO SENZA ANCORA UN ALBUM ALL'ATTIVO SIA STATO INSERITO IN UNA SCALETTA COSÌ PRESTIGIOSA A FIANCO DI NOMI QUALI METALLICA, BIOHAZARD E HOLE?

Roberta: Si è trattato semplicemente di una mossa promozionale della casa discografica. Ovviamente questa non ha il potere di farti suonare, prima ha dovuto far sentire un nostro nastro agli organizzatori di queste date. Fortunatamente siamo piaciuti al primo ascolto e ci hanno inserito nelle manifestazioni

Rockit: COME È STATO L'IMPATTO CON UN PUBBLICO DA FESTIVAL CHE SI TROVAVA LÌ NON PER VOI IN PARTICOLARE MA PER SENTIRE GLI ALTRI GRUPPI?

Roberta: Avevamo un po' paura di questa cosa ma alla fine è andata molto bene, a Imola in particolare. Al Gods of Metal invece non centrando niente, ci hanno un po' insultati. Nel complesso però sono state esperienze molto divertenti e soprattutto utili perché abbiamo, in un certo senso, ingranato situazioni nuove.

Piuttosto, siamo rimasti un po' perplessi nel constatare la grandezza dei palchi e la lontananza dal pubblico. Ad esempio, a Imola non siamo riusciti a percepire a caldo la reazione del pubblico e terminato il concerto c'era rimasto il dubbio se fossimo piaciuti o meno. Poi andando tra il pubblico per ascoltare gli altri gruppi, ci hanno assaliti di complimenti e ci siamo tranquillizzati.

Rockit: CHE TIPO DI PUBBLICO SI ASPETTANO I VERDENA?

Roberta: Non sono così presuntuosa da dire vorrei questo pubblico, semplicemente mi scoccerebbe che il nostro pubblico si componesse di sole bambinette!

Non siamo un gruppo che ha una grand'immagine, la nostra essenza è la musica e del discorso immagine non ce ne frega proprio un cazzo. Io non mi vesto in un determinato modo per far colpo, idem gli altri due. L'importante è che chi viene ai nostri live sia lì per la musica e non perché io sono una tipa, perché il cantante è carino o perché il batterista si comporta in una certa maniera.

Rockit: A CONCERTO TERMINATO QUANDO STATE PER ABBANDONARE IL PALCO QUALI SONO LE PRIME EMOZIONI CHE VI INVADONO?

Roberta: Dipende da concerto a concerto. Non esisteranno mai emozioni precise ma saranno di volta in volta il frutto delle diverse contaminazioni che riceviamo normalmente durante il concerto, dal nostro stato d'animo alla reazione del pubblico.

Rockit: DOPO L'USCITA DELL'ALBUM PARTIRÀ UN VOSTRO TOUR?

Roberta: Si, intorno ad ottobre/novembre dovremmo iniziare a fare una tournèe che ancora non è organizzata definitivamente. L'importante per noi, infatti, è proprio suonar tanto per farci conoscere, per evitare che la gente si incassi solo il singolo che per noi non è di più delle altre canzoni, anzi. Ma non per un fattore di presunzione, è che mettiamo la stessa emotività, lo stesso impegno in ogni nostro pezzo e vorremmo che ci apprezzassero nella nostra dimensione completa.

Rockit: ALCUNI CRITICI VI HANNO PARAGONATO AI NIRVANA A LIVELLO DI ATTITUDINE E IMPATTO SONORO.

E SE FOSTE VOI A DOVERVI DEFINIRE?

Roberta: Non riusciamo a definirci. Negli ultimi anni i generi musicali che ascoltiamo si sono ampliati. Se alcuni anni fa coloro che ci definivano "Nirvana" magari avevano ragione, perché comunque chi della nostra generazione non è passato nel periodo Grunge, oggi come oggi sarebbe difficile affermare che facciamo del grunge. C'è della psichedelia, molte contaminazioni anni '70, che magari non emergono chiaramente ma sono per noi, che pensiamo ai pezzi di tre anni fa, molto evidenti. Abbiamo assimilato tutte queste nuove influenze filtrandole con la nostra personalità. Non posso dire che siamo originali perché al giorno d'oggi è difficile esserlo, l'importante è che ci mettiamo l'anima e quella c'è al 100%.

Rockit: COME NASCE UN VOSTRO PEZZO?

Roberta: Normalmente abbiamo un metodo per scrivere i pezzi; o io o Alberto scriviamo un giro di base, un riff, con la chitarra che portiamo poi in sala prove dove iniziamo ad improvvisarci tutti e tre. Ad esempio, Luca è diventato molto importante per quel che riguarda l'arrangiamento dei pezzi. Se in sala prove si instaura l'atmosfera giusta, il pezzo esce nel giro di poche ore, lo scriviamo senza troppe pretese, quello che viene viene. Poi un mese dopo provandolo in concerto ci accorgiamo se funziona o meno.

Per quanto riguarda gli elementi voce/testo, quando sistemiamo il pezzo Alberto ci improvvisa sopra una parte vocale in inglese, o in una specie di inglese, comunque a caso, solo per capire se il pezzo sta in piedi. Poi, se nel complesso ci piace, trasforma l'inglese in italiano.

Per i Verdena il testo, il significato delle parole, sono comunque qualcosa di secondario. È la musica la nostra vera preoccupazione.


Rockit: C'È UN BRANO CHE VI COINVOLGE PIÙ DI UN ALTRO?

Roberta: Tutti più o meno allo stesso livello. Nel live, una canzone che coinvolge quasi sempre è "EYELINER", l'ultima che facciamo, sulla quale improvvisiamo il finale psichedelico. Quello è un momento di una certa intensità.

Rockit: IN QUESTO ULTIMO PERIODO COSA STATE ASCOLTANDO?

Roberta: In quest'ultimo periodo le cassette che girano sul nostro pulmino sono: gli Slat, bravissimi, sono un gruppo tedesco per il momento ancora sconosciuto; i Motorpsycho ormai da parecchio tempo, e poi un po' di tutto da Bob Marley a Bob Dylan, da Neil Young agli Stereophonics."

Rockit: PARLIAMO DEL VOSTRO VIDEO... INNANZITUTTO COSA SIGNIFICA "VALVONAUTA"?

Roberta: Penso niente. I titoli delle canzoni sono il nostro ultimo pensiero. A pezzo terminato, testo compreso, ci troviamo in sala prove e iniziamo a sparare dei titoli.

"Valvonauta" è uscito pensando alle valvole dei nostri amplificatori, "nauta" perché è una parola che ci è rimasta in testa essendoci in questo ultimo periodo un abuso di questo termine. L'accostamento è comunque del tutto casuale.

Rockit: CHI È IL REGISTA DEL VIDEO ? AVETE IN QUALCHE MODO COLLABORATO, DATO SPUNTI PER LA REALIZZAZIONE?

Roberta: Il regista è Francesco Fei. E' stata un'esperienza abbastanza devastante in quanto è un live suonato in un locale piccolissimo dove non c'era un filo d'aria, abbiamo dovuto rifare il pezzo tipo 24 volte, dopo la prima mi girava la testa e stavo quasi per svenire.

Ci siamo divertiti. Il pubblico era composto da nostri amici ed è stato tutto molto spontaneo in quanto non abbiamo suonato in playback perché non ci riuscivamo. Il nostro batterista non può suonare in playback, così ci servivamo di uno stereo per darci il ritmo, poi lo spegnevamo e cominciavamo a suonare.

L'idea principale di fare il live è venuta dal discografico in quanto era la situazione in cui ci vedeva meglio per fare un video d'impatto, ovviamente a noi è andata bene perché non saremmo mai stati in grado di recitare. Nel video ci sono anche immagini che abbiamo realizzato proprio noi. Il batterista è andato in giro per il nostro paese appiccicando la telecamera al fanale del motorino, con vicino un "pippottino" che compare anche nella copertina del disco. Le immagini in bianco e nero sono anche tutte rovinate perché la batteria era scarica. Le abbiamo fatte vedere al regista, gli sono piaciute e le ha subito sviluppate e sistemate nel video. Alla fine è uscita una bella cosa, niente di presuntuoso ma comunque carino.

Rockit: COSA SI PROVA A VEDERSI INSERITI NELLA NORMALE ROTAZIONE DI VIDEO DELLE EMITTENTI MUSICALI PIÙ FAMOSE?

Roberta: È abbastanza strano. Ogni volta che vediamo il video in televisione rimaniamo per tutto il pezzo lì immobili, un po' increduli.

Viviamo questa cosa con un po' di distacco, magari ce ne renderemo conto tra un po' di mesi. Come quando eravamo a Imola, non ci sembrava di essere lì. Poi tornando a casa abbiamo realizzato che avevamo suonato con gruppi tipo Hole, Marilyn Manson...

Nel momento in cui vivi le cose non sei tanto cosciente ma comunque felice. Non vorremmo avere successo e basta, ci piacerebbe invece avere un cammino lungo. Abbiamo cercato il contratto non per la fama ma per poter fare della musica la nostra professione... vogliamo suonare e basta!

Rockit: PER CONCLUDERE... COSA NON VORRESTE MAI CHE SI DICESSE DI VOI?

Roberta: Tanto per cominciare che somigliamo ancora ai Nirvana! Consiglierei a quelli che lo dicono di riascoltarsi i Nirvana e scopriranno che siamo un po' diversi!!!

Secondo, che siamo delle rockstar! Non sopporto assolutamente questa cosa. Invito chiunque la pensa così a provare a conoscerci, a parlarci e vedrà che cambierà idea. Siamo tre ragazzi tranquilli, normali e non ci sentiamo superiori a nessuno.

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