Sylvia - Sul valore del silenzio Intervista

Sylvia senza far rumoreSylvia senza far rumore
13/05/2016 di

Sylvia ha da poco pubblicato il suo disco d'esordio, "Senza fare rumore" (disco della settimana su Rockit), che segue un ep con cui ci aveva stregati qualche anno fa, tant'è che l'avevamo invitata al MI AMI. Quest'anno tornerà sullo stesso palco per suonare le sue nuove e bellissime canzoni, che ci racconta in questa intervista. Se non volete perdervi la sua voce unica acquistate subito le prevendite qui.

Un debutto/non debutto. Il primo per chi non ti conosce ancora, il secondo per chi, come noi, ti ha conosciuta qualche anno fa. Tu come ti senti, una debuttante oppure no?
Assolutamente debuttante. Il fatto che questo ultimo lavoro sia in italiano fortifica ulteriormente la mia risposta. È come mettersi a nudo per la prima volta. Inoltre mi auguro di sentirmi debuttante per sempre, soprattutto se per qualche oscuro caso ottenessi del successo.

Quanto è servito il feedback ricevuto dopo l'esperienza di tre anni fa a convincerti che la musica poteva essere un altro modo per esprimere te stessa? E la fotografia? Un mondo parallelo alla musica o inestricabilmente connesso?
I feedback sono serviti a capire che, anche se la musica l'hai registrata di nascosto rinchiusa nella solitudine più profonda, puoi arrivare agli altri se lo fai con purezza. La fotografia è sicuramente intrecciata poiché spesso traduco immagini che affiorano dalla mia mente, in parole.

La prima prova, "Musica da camera ep", era "un gioco", come lo hai definito tu stessa. Non che i giochi non portino da nessuna parte, le cose migliori nascono senza rimuginarci su. "Senza fare rumore" è nato con lo stesso approccio?
Assolutamente sì. Dopo l'uscita dell'ep Sandro Mussida mi propose di seguire la produzione di nuovi brani girando i miei provini al suo braccio destro Francesco Fabris. In questi casi la conoscenza nasce subito attraverso uno scambio che valica le barriere linguistiche e sociali. Francesco ha compreso dal primissimo giorno quale fosse la direzione che stavo prendendo ed è stato magistralmente in grado di affiancarla rispettandola. E fin qui dici, ok, dovrebbe essere il lavoro di ogni producer, no? Eh no. O c'è empatia o non ci si mette a tavolino con la musica. Non si scende a patti. Ci si emoziona e basta. E se questa eccitazione non scatta da sola tanto vale provare a lavorare con qualcun altro. È una vera e propria magia che mi riempie di commozione. Quando vedi i tuoi brani sbocciare col lavoro di qualcun altro in fondo provi un'inconsapevole speranza. Che poi si traduce sempre allo stesso modo. Sentirsi un po' meno soli. E questo è davvero impagabile.



Sono passati tre anni tra l'ep e questo nuovo disco. Sono successe delle cose. Ce ne racconti qualcuna?
Non amo parlare di questi ultimi 3 anni. Sono stata messa a dura prova da questa vita che fatico a comprendere da sempre. La musica è stata la mia salvezza perché mi ha permesso di sfogare e capire in parte quello che mi stava accadendo. Un percorso dolorosissimo ubicato nel tuo più intimo sé, che non può che prenderti per mano per accompagnarti in questo cammino. "Senza fare rumore" è un capitolo di questi tre anni dove nella desolazione più cupa cerco di trovare un senso.

Hai detto una cosa molto forte: “Lo ammetto. Non ce la faccio. Sono una persona estremamente razionale ma non basta. Ho bisogno di strapparmi le interiora e guardarle con distacco per riuscire ad ascoltarmi”. 
Significa che ho bisogno di mettere tutto nero su bianco per capirci qualcosa e ciò accade non solo dando un nome ai mostri che mi abitano, ma facendoci i conti. Le interiora... sì, perché è una guerra, ma affrontando la battaglia è possibile ottenere un po' di silenzio, unica arma per potersi ascoltare davvero. Per non parlare del fatto che viviamo nel rumore. Ultimamente lo soffro sempre più. Fatico anche ad ascoltare la musica. Ogni tot dovremmo tutti concederci una fuga dalle grandi città. Come puoi percepire chi sei e cosa stai facendo in tutta questa confusione?

"Senza fare rumore" figura una proiezione di te stessa e tradisce molte emozioni che sembrano uscire dopo esser state a lungo soffocate. In bilico tra un dentro e un fuori. Quale tra i brani ti vede più esposta?
Senza dubbio “Da me”, il brano scritto per mia madre.

In “Luce” scrivi “non ho mai incontrato nessuno che sappia parlare di sé”. Venire allo scoperto implica, il più delle volte, costruirsi un'immagine adattata. Quanto conta per te la sincerità d'intenti?
È fondamentale. Non credo nei personaggi costruiti a tavolino. Sia nella vita sia nel lavoro e soprattutto nell'arte.



“Pozzanghera” è l'ultimo singolo estratto e anticipa di poco l'uscita del disco. Anche questo brano parla di un amore distante dal tradizionale modo di intenderlo. Abisso e paradiso sembrano sovrapporsi. Qual è il limite?
Limite? Seee.. magari!! Un limite non c'è come non ci sono vittime e carnefici. Il problema è che una volta varcato l'abisso, poi è difficile uscirne illesi. Ogni storia ti lascia addosso qualcosa. Quando siamo arrabbiati con l'altro, a volte lo siamo con noi stessi, poiché sarebbe troppo difficile ammettere di aver permesso a qualcuno di calpestarci in quel modo. 

Come scrivi una canzone? 
Parte tutto da un'irrequietezza generale, poi arriva una melodia con frase chiave annessa che mi segnala di cosa il mio inconscio vorrebbe parlarmi. Uno specchio. Uno psicologo. Un samaritano. Un santone. Diventi tutte queste cose assieme e col flusso di coscienza vomiti tutto. Una volta asciugatoti la bocca, stai meglio. Come dopo una sbronza, ma di iniziazione. Le parole sono immagini e le immagini parole. A turno si scambiano. Io le trascrivo come una spettatrice esterna ma da dentro.. Sono fortemente convinta che sia una sorta di trance. Non solo quando componi, ma quando suoni e canti in generale. Tutte queste vibrazioni servono ad elevarti. Mi piace vederla così.

Cosa ti aspetti dall'esibizione al MI AMI Festival?
A parte l'ansia in generale dici? (ride) Sono felicissima di mettermi alla prova. Avevo scelto di non esibirmi live durante questi ultimi anni e il MI AMI sarà fondamentale per sancire un nuovo ciclo. Il che non può che essere una cosa bellissima.

Tag: intervista

Commenti (1)

  • Giuseppe Marino 14/05/2016 ore 18:17 @caimanodistratto

    Brava Sylvia. Bell'intervista Silvia.

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