Mario Venuti - Teatro Kismet, Bari, 27-02-1999 Intervista

22/06/1999 di Roberta Accettulli

L'incontro con Mario Venuti avviene subito dopo il soundcheck per il concerto di questa sera al Teatro Kismet di Bari. In camerino, l'atmosfera è rilassata, e Mario è disponibilissimo.



Rockit: Avete appena finito il soundcheck per questo "Mai come ieri" Tour, che stai portando in giro per l'Italia. "Mai come ieri" è anche il titolo della tua raccolta, che narra la tua storia artistica, la tua storia musicale. Perché "Mai come ieri"? È un rinnegare il passato?

Mario Venuti: No, è semplicemente una presa di coscienza che è passato del tempo, e che son cambiate anche delle cose, ma al tempo stesso il fatto che vado a rovistare nel mio passato significa che non lo rinnego, perché altrimenti glisserei, farei finta che nn è mai esistito. Invece no, ne tengo conto, però tengo anche conto del fatto che è passato del tempo.

Rockit: ai scelto di inserire nella tua raccolta alcune canzoni dei Denovo, il tuo primo gruppo che hai messo su a Catania con i fratelli Madonia e con Tony Carbone. Hai riportato alla luce delle canzoni che per me erano delle vere perle. Come mai le hai scelte, volevi fare sentire la tua musica precedente ai tuoi nuovi fans?

Mario Venuti: Sono delle canzoni che con il tempo hanno comunque avuto una loro vita, dopo lo scioglimento dei Denovo, si sono anche trasformate nel tempo, ho continuato a suonarle, e si sono anche un po' trasformate. Per cui questo disco è un po' la testimonianza di come sono cambiate, di come poi le canzoni effettivamente sono materia plasmabile, che nel tempo si trasforma.

Rockit: Catania una volta veniva ricordata solo per Franco Battiato. Adesso non è così. Ci sei tu, c'è Carmen Consoli, c'è Paola Maugeri con i suoi Puertorico, c'è Cesare Basile, e poi ci sono due etichette interessanti come la Lollypop e la Cyclope, di cui tu fai parte. È diventato quasi un punto di riferimento per la musica qui al sud. Com'è l'ambiente a Catania? È tutto vero? Sembra tutto bellissimo, siete tutti amici... o non è così?

Mario Venuti: Mah, se riusciamo a dare questa immagine di paese della cuccagna è anche divertente, no? Sono orgoglioso delle cose che si fanno a Catania, della musica che si fa, mi piacciono i dischi, mi piace il disco di Cesare, mi piace molto il disco di Carmen, mi piace il disco dei Puertorico. Sono contento della musica che si fa, perché tutto sommato a Catania si fa della musica non estrema. Sono artisti pop, però non pop nel senso più deteriore del termine della produzione italiota, ma con delle individualità, delle personalità ben distinte. Quindi anche se si parla di una scuola, tutto sommato c'è un panorama abbastanza variegato, e gli artisti suonano tutti con delle caratteristiche ben precise che però poi alla fine hanno anche un terreno comune. Per esempio il caso mio e di Carmen, che pur avendo due background culturali e musicali diversi abbiamo una sensibilità comune che va al di là delle timbriche, del fatto che si debba essere più o meno rock, latin, italian, inglese, american, si abbattono le barriere, e poi quello che resta realmente è una sensibilità sulle cose più schiette e più intime del fare musica, e su quelle magari ci ritroviamo, pur con la differenza di età. E divertente, e poi a maggior ragione le collaborazioni sono tanto più interessanti quanto sono diversi o distanti gli artisti tra loro, per cui è interessante confrontarsi.

Rockit: Il pubblico è attento ai movimenti, ai fermenti della Catania musicale?

Mario Venuti: Il pubblico risponde bene. C'è anche il gusto, visto che Catania è sempre stata tagliata fuori dai circuiti dei concerti, è sempre stata un po' decentrata, per cui alla fine la gente si diverte anche ad usufruire del 'cibo musicale' che arriva anche dalla città stessa. I gruppi sono abbastanza seguiti. Non si può dire per noi che non siamo profeti in patria, e c'è abbastanza attenzione da parte delle radio, dei media.

Rockit: Attualmente il panorama musicale italiano sta subendo un cambiamento. C'è molta più attenzione da parte di tutto il pubblico, anche quello che prima ascoltava il tanto bistrattato Festival di Sanremo, ad ascoltare qualcosa di diverso. Sono esempi il famoso caso dei C.S.I. che sono stati primi in classifica, i Marlene Kuntz adesso, e tanti altri gruppi che prima non avevano un gran seguito. Sta cambiando qualcosa? Sta cambiando la mentalità del pubblico, delle case discografiche che magari decidono di rischiare un po' di più? Cosa pensi?

Mario Venuti: Io vedo un mercato sempre più segmentato, e tutto sommato è giusto che sia così, che ci sia spazio per tutti. È più auspicabile una cosa del genere che non essere costretti a seguire quei filoni in cui tutti fanno la stessa musica. È interessante che ci siano cose diverse, e che 'ogni santo abbia i suoi devoti'!

Saluto Mario Venuti e vado a godermi quello che sarà davvero un gran bel concerto.

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