Populous - Telefonica, 02-10-2008 Intervista

05/10/2008 di Fabio Benvegnù

(Ritratto di Andrea Moriero)

Capita che un artista elettronico abbandoni la sua passione per la musica da laptop e si metta a riscoprire il rock. Populous ha lasciato da parte le intricate partiture ritmiche e i suoni al silicio e ha pubblicato un album pop, semplice e lineare. "Drawn in basic" – scritto insieme a Michael McGuire e pubblicato nuovamente per la tedesca Morr Music – è ad oggi il suo miglior lavoro. E poco importa se il suo gruppo preferito non sono più i Boards Of Cananda ma i My Bloody Valentine. L'intervista di Fabio Benvegnù.



Iniziamo la chiacchierata parlando dell'ultimo disco. Che c'entra il Basic del titolo?
C'entra perchè "Drawn In Basic" è stato pensato e concepito per essere, appunto, basic! L'idea di partenza era di fare tutto con ritmi molto semplici, in controtendenza con ciò che è stata l'elettronica a cavallo tra anni 90 e nuovo millennio. Suoni di synth molto giocosi e voce, stop. Il concetto di base era dunque quello di rendere tutto il meno complicato possibile, limitando la cosiddetta "overproduction". Ovvio che poi in fase di rifinitura si vanno ad aggiungere e pulire alcune parti, ma sempre restando fedeli al concetto di... basic, insomma.

In realtà volevo farti parlare di linguaggi di programmazione...
Beh, se ascolti bene ci sono una serie di suoni che rimandano ai primi tracker e software per fare musica, roba di dieci anni fa e oltre. Ho preferito suoni "vecchi", per farla breve.

Una grande novità, oltre alla svolta stilistica, è la voce di Michael McGuire aka Short Stories, addirittura accreditato come co-autore del disco.
Già, Mike si è occupato di tutti i testi e della stesura delle parti melodiche per voce. Con lui ho iniziato a collaborare l'anno scorso con il 7" "Breathest The Best". Siamo stati tutti così soddisfatti, noi due in primis ma anche l'etichetta.

E' una collaborazione che ti è stata suggerita o vi siete messi in contatto per altre vie?
In un certo senso è come se lo avessi scoperto io, anche se è brutto da dire… In realtà mi ha scritto lui per proporsi e mi è subito piaciuto, gli ho dato spazio e mi sembra tuttora assurdo che un talento come Mike non abbia ricevuto proposte prima della mia. Finora ha suonato in un duo chiamato Gregory and the Hawk (con Meredith Godreau), con cui per anni, invano, ha cercato di farsi pubblicare qualcosa. Lui c'è poi riuscito tramite me con Morr Music, mentre Meredith è ora sotto contratto con la Fat Cat.

Una bella scoperta il timbro di Short Stories e il suo modo di usare le armonie, che accostato alla tua produzione mi ha fatto venire in mente di primo acchito i Mobius Band.
La prima volta che ho sentito la sua voce ho pensato a Billy Corgan! A dire il vero non conosco Mobius Band e me ne informerò appena possibile. Strano comunque sentire nomi nuovi come riferimento per questo disco, perchè normalmente da articoli e recensioni vengono sempre fuori i soliti nomi, vale a dire Boards Of Canada o Postal Service. Questi ultimi soprattutto non mi piacciono granchè, mi fa un certo effetto che vengano usati per dare delle coordinate alla mia musica.

Spesso questi nomi sono usati per comodità, per dare un punto di riferimento noto a chi legge, vanno dunque presi come tali. Andiamo avanti, parlando di cambiamenti. Cambiano i ritmi e molti dei suoni da te usati rispetto ai tuoi precedenti lavori, immagino che queste novità presuppongano un cambiamento nella tua persona.
Ciò che viene creato è lo specchio di quello che l'artista è nella realtà. Un cambiamento nelle sonorità rispecchia ovviamente una mia crescita, un'evoluzione del gusto e degli ascolti ma anche del mio carattere. E' una fase di transizione molto netta per me, visto questo album e quanto fatto con Matilde degli Studiodavoli con il progetto Girl With The Gun (il cui primo disco omonimo è uscito la scorsa settimana per la Disastro Records, NdR), e avrò bisogno di fermarmi un attimo per riflettere su quello che ho intenzione di fare nel futuro. Non ti nascondo che questo periodo ha visto notevoli cambiamenti nella mia vita, ora non sto ad entrare nei dettagli ma penso che sia questo a cui ti riferivi nella domanda. Avverto il peso dei cambiamenti anche nei miei ascolti, dato che sto compiendo un percorso a ritroso nel tempo, sia per capire da dove prendono forma gli stili e i generi che mi hanno sempre ispirato, sia per recuperare quelle sonorità, tipo lo shoegaze, che durante la mia adolescenza mi sono perso per seguire altre scene. Hanno fondamentale importanza nel mio processo creativo anche le influenze extramusicali: per esempio i lavori dell'architetto brasiliano Oscar Niemeyer e del designer americano Milton Glazer, entrambi fautori di una sospensione tra il vecchio e il nuovo, una sorta di etica "retronuevo" che è anche concetto portante della musica degli Stereolab. E poi credo ci sia da citare il corso universitario in cui mi sto per laureare, ovvero Musicologia.

A proposito di shoegaze, termine che troneggia dalla cartella stampa alle numerose recensioni di "Drawn In Basic": a parte il guardarsi le scarpe, tu che cosa c'entri con i My Bloody Valentine?
Innanzitutto, "Loveless" è secondo me uno dei 5 dischi più belli della storia. Poi c'è da considerare il fatto che la musica nasce da idee, concetti sonori, qualcosa che si pensa e si pianifica prima di mettersi a suonare e a comporre. Mi è sempre piaciuto il metodo di lavoro di Kevin Shields, che sovrapponeva vari strati di suono e distorgeva melodie che erano tutt'altro che aggressive per ottenere un risultato etereo, come sospeso. Il metodo della stratificazoine, tanto caro a Brian Eno, è stato usato per creare diversi suoni di "Drawn In Basic", e l'utilizzo di leggere distorsioni mi ha aiutato a dare un piglio rock alle canzoni. Sono soprattutto il mood di fondo (molto dolce ma allo stesso tempo grezzo) e il metodo di composizione che mi accomunano alle band della scena shoegaze.

A livello di struttura del progetto, che ruolo hanno i brani da poco più di un minuto - siano essi canzoni con un senso compiuto o semplici intermezzi - disseminati nel disco?
Subito avevo pensato di fare un disco interamente cantato, poi semplicemente alcuni brani non stavano bene con la voce. Alcuni di questi pezzi corti sono nati per funzionare da intermezzi, come gli skit dei dischi hip hop, metaforici appunti su un quaderno. Poi, in pratica, parecchi di questi pezzi corti mi piacevano di più in questa forma breve e così li ho lasciati, piuttosto di forzare per estenderli. Altri invece sono una sorta di omaggio al lavoro di alcuni pionieri dell'elettronica, per esempio Raymond Scott o Bruce Haack, le cui opere erano essenzialmente istantanee di idee da pochi secondi.

Lasciamo alle spalle "Drawn In Basic"... non sto a chiederti della Morr Music perché immagino che sarai stanco di rispondere sempre alle stesse domande, parlami invece di storie vecchie: che fine ha fatto il progetto Cable Corp.? Mi ricordo di un pezzo uscito su di una compila della Betulla Records parecchi anni fa.
Come fai a sapere di Cable Corp.? E' una storia stravecchissima, roba della preistoria! E' stato il mio primo alter ego, circa 10 anni fa, quando suonavo in un gruppo hip hop in qualità di producer. Poi il progetto si è dissolto e ho mantenuto per un certo tempo il nome. E' tornato utile quando ho consegnato i pezzi per quella compilation, per denominare questo brano decisamente hip hop (il pezzo si chiama "Bronxo", la compila "Save the Future", NdA). Tra l'altro ci sono stati anche dei contatti con la Betulla per fare uscire un disco a nome Cable Corp. ma non se n'è poi fatto nulla. Dunque per il momento il progetto è archiviato, meglio così perchè considerando gli altri progetti che sto seguendo ora, Echoes of the Whale con Pierpaolo Leo e Girl With The Gun con Matilde, rischio la crisi d'identità!

A parte la già citata Betulla Records, quali etichette italiane dedite all'elettronica sono degne di una menzione?
La verità è che non seguo più la scena elettronica, per cui mi trovo un po' spiazzato. Non riesco più a stare dietro alle novità perchè in questo momento preferisco le cose "vecchie". Posso segnalarti la Homework, netlabel di Bologna, per cui lavorano personaggi molto validi come Ether ed Apes on Tapes, oppure Mousikelab, l'etichetta dei Retina con Marco Messina dei 99Posse. Purtroppo oggi nessuno se la passa bene, per le etichette la situazione è molto peggiorata rispetto agli anni 90, dove comunque pubblicando dischi si riusciva ancora a rientrare nelle spese. Ora la tendenza è quella di buttarsi sulle netlabel o addirittura caricare un paio di pezzi su MySpace nella speranza che qualcuno li ascolti. Mi manca quel periodo in cui ogni etichetta si differenziava, spingeva il proprio suono anche solo stampando pochissime copie. Credo che questa democratizzazione tecnologica della musica abbia portato più danni che vantaggi: chiaramente le spese per fare un disco si sono abbassate di molto, ma la qualità media è precipitata. C'è troppa dispersione, si fa fatica a seguire ciò che è veramente valido. Manca la selezione, il filtro economico la cui assenza ora permette a chiunque (me compreso!) di considerarsi artista. La situazione è diventata abbastanza irreale, ormai non sei nemmeno più sicuro di quanto possa esserci di genuino dietro alle produzioni, anche quelle mainstream.

Bene, chiudiamola qui con due parole sul progetto di prossima uscita, Girl With The Gun.
Conosco Matilde da tantissimi anni, abbiamo iniziato a collaborare qualche tempo fa, in un periodo "mistico" che mi ha portato a comprare una chitarra acustica che ho iniziato a strimpellare, scrivendo anche qualche pezzo. Abbiamo deciso di unire le nostre idee per un progetto acustico molto semplice, chitarra e voce conditi da qualche suono trattato. Scrivendo i pezzi abbiamo sentito la necessità di ampliare la gamma degli strumenti, coinvolgendo vari amici a farci visita in studio per portare le loro sonorità. Ci siamo avvalsi anche dell'apporto di Giorgio Tuma, che ha scritto alcuni pezzi con noi con quel suo mood da cantautore "maledetto". E' stato un periodo molto creativo ma frustrante, perchè oltre alle idee serve anche un grosso lavoro di messa a punto dei suoni, trattandosi di strumenti veri e non emulati da software. E' stato veramente impegnativo, dato anche il respiro internazionale con cui è nato il progetto, inizialmente destinato ad uscire su Morr ma poi finito su Disastro. A posteriori posso dire che abbiamo sprecato un sacco di tempo, dato che varie parti sono state registrate più volte perchè non eravamo soddisfatti della resa sonora, salvo poi chiederci se gli ascoltatori dedichino tutta questa attenzione alle finezze ed ai particolari tecnici. Da qui la frustrazione di cui parlavo, accresciuta dal confronto con la qualità degli artisti ai quali ci ispiravamo, quali Nick Drake, autori di colonne sonore come Armando Trovajoli o Pietro Umiliani, e in generale dischi jazz e soul.

Grazie della tua disponibilità. Ti chiedo ancora qualche consiglio per gli ascolti autunnali.
Di recente ho apprezzato Van Dyke Parks con Inara George, che hanno fatto un disco intitolato "An Invitation", sospeso tra canzone d'autore e ipotetica colonna sonora da musica, strabordante di archi; Lady Hawk, questa tipa molto trendy il cui disco non è così male; Fleet Foxes, uno dei dischi dell'anno a mio avviso, quartetto folk uscito su SubPop, più autunnali di così si muore! Poi come sempre il disco nuovo degli Stereolab, dei quali sono un fan della prima ora, e ancora James Pants che è uscito recentemente su Stones Throw, una roba a metà strada tra electro e hip hop stortissimo, con attitudine decisamente punk. Poi basta, perchè potenzialmente ne avrei miliardi, di consigli!

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