Mojomatics - Telefonica, 03-04-2008 Intervista

28/04/2008 di

(I Mojomatics - Foto da internet)

L'11 aprile è uscito "Don't Pretend That You Know Me" (Ghost), il nuovo - e terzo - album dei Mojomatics. Un altro grande disco che li conferma tra i migliori nomi della nostra scena rock'n'roll. Mario Panzeri ha chiacchierato al telefono con Matt: si parla di tour all'estero, di tour in Italia, di strumentazioni vintage, di leoni impagliati e di una passione per i REM del tutto inaspettata.



Ciao Matt, allora prima di tutto sveliamo il mistero del leone che compare sia sulla copertina del 7'' di "Down My Spine" che nel nuovissimo video di "Wait A While"...
Ebbene sì, in molti ci sono cascati: purtroppo il video svela l'inesorabile staticità impagliata del felino. E comunque, gli esterni sono stati girati a Venezia mentre la parte in studio è stata filmata in una cooperativa di Montebelluna in provincia di Treviso, dove lo scorso settembre abbiamo aperto la nostra sala di registrazione, l'Outside/Inside Studio.

Raccontami un po' dello studio, è il frutto dei soldi fatti con le vostre numerose tournée?
Ah ah (risata sarcastica e un po' amara, NdI), purtroppo no, non si guadagna ancora abbastanza e lo studio è stato in realtà un investimento notevole per le nostre tasche. Semplicemente ci siamo dotati di una sana strumentazione analogica per catturare meglio calore e colore dei suoni, a nostro avviso sempre più sbiaditi nelle moderne produzioni digitali. Oltre ai nostri dischi l'idea è quella di registrare un po' di gruppi che ci piacciono, come abbiamo già fatto per i sardi Rippers e in futuro, si spera, faremo anche per qualche band straniera.

E come sta andando il tour di "Don't Pretend That You Know Me"?
Siamo molto soddisfatti, davvero. La gente risponde bene, sia in termini di presenza che di entusiasmo. Siamo anche più liberi da certi pensieri amministrativi che ci assillavano fino qualche tempo fa (la prima volta che ho incontrato i Mojomatics erano disperati con la gestione della burocrazia SIAE, NdI): grazie al lavoro della Ghost Records possiamo essere più tranquilli e concentrati sui live.

Dal vivo, meglio in Italia o all'estero?
Spiace dirlo ma all'estero la struttura organizzativa appare più affidabile. Spesso in Italia saltano date da un giorno all'altro per motivi inspiegabili: per carità, può succedere ovunque, ma nella Penisola è una situazione che si ripete un po' troppo di frequente. All'estero la scena underground è semplicemente più radicata, ci sono più etichette, più fanzine e i concerti hanno una funzione aggregativa evidente, anche e soprattutto per gli addetti ai lavori. E il pubblico appare più abituato a godersi il live invece della "serata danzante" che solitamente segue i concerti.

Pronti per il tour europeo che farete a maggio?
Andare in tour è una droga e ci vuole almeno una settimana per riprendersi quando torniamo. Ti prego non chiedermi anedotti perchè succede veramente di tutto, e forse è meglio non farlo sapere troppo in giro. Ti posso invece dire che organizzare un tour europeo tra Germania o Francia in termini di logistica non è poi così complicato, anche perchè le distanze tra un concerto e l'altro possono essere coperte in tre, quattro ore di viaggio... Altro che America! Naturalmente un tour europeo non è una vacanza, ed uscire con l'evidente risultato di perdere soldi non fa proprio per noi: le cose oltre confine per ora stanno andando bene, sempre più gente e quindi la possibilità di alzare un po' il cachet... speriamo continui così, anche perchè il prossimo settembre dovrebbe partire un altro tour estero.

Ok, arriviamo finalmente all'album nuovo, il terzo, la quadratura del cerchio: "Don't Pretend That You Know Me" miscela al garage dell'esordio gli echi folk del celebrato "Songs For Faraway Lovers"...
"Songs For Faraway Lovers" era molto più studiato rispetto all'esordio: c'era proprio la volontà di andare a scavare nel genere country/folk e cercare di aggiornarlo secondo i nostri gusti. Compriamo quintali di dischi e quell'album era un omaggio all'immaginario della musica Anni Sessanta che più ci ha affascinato. Per il nuovo lavoro invece siamo stati meno legati ad un progetto specifico, semplicemente chitarra acustica e voce all'inizio, poi dritti in studio a provare: se il pezzo viene subito allora si registra e poi si gioca con gli arrangiamenti, altrimenti è inutile perderci troppo tempo. Abbiamo una valanga di pezzi accantonati proprio perchè tra di noi non è scattato quell'immediato colpo di fulmine che ci convince della bontà di una canzone.

Ecco svelato il mistero della vostra capacità di sintesi, siete molto pragmatici: ma anche molto fantasiosi negli arrangiamenti delle nuove canzoni...
Abbiamo sicuramente differenziato molto gli arrangiamenti, cose semplici ma efficaci, come ad esempio in "She Loves" che frena la sua corsa aprendosi in un arpeggio molto melodico, per poi riprendere con il finale in crescendo. Oppure la slide guitar che sporca il beat molto all'inglese di "Askin' for A Better Circumstance": così, ci piaceva mescolare un po' le carte cercando comunque di mantenere i pezzi più snelli possibili, senza soluzioni troppo ricercate e barocche.

Il leone però era un po' barocco, dai...
Ah ah, sì, magari.

A parte gli scherzi, mi sembra che a discapito del titolo del nuovo album il vostro suono sia sempre più personale e riconoscibile...
Ti ringrazio, questo è il miglior complimento che ci possano fare. Non siamo così presuntuosi da pretendere di suonare innovativi, ma a volte leggiamo critiche su di noi che dicono "Bravi, ma niente di nuovo". Penso che un giudizio del genere sia molto superficiale...

...e sicuramente poco compatibile anche per i tempi in cui viviamo: se un gruppo è bravo, in mezzo alla marea di musica che ci sommerge quotidianamente, penso sia giusto dedicargli più attenzione, almeno in fase di critica se scrivi su un giornale. E l'America?
Beh, recentemente abbiamo avviato dei contatti con qualche etichetta, forse usciremo con qualche 7'', vediamo, ci piacerebbe e ci stiamo lavorando.

Ti vedremo ancora saltare sulla grancassa di Davmatic in concerto?
Eh no, purtropppo quei tempi sono finiti da quando Davmatic ha aggiunto alla sua batteria un piatto in più...Eh eh, non c'è più abbastanza spazio per me.

Della strumentazione vintage sappiamo già, ma usate qualche trucco per ottenere un suono così grezzo e colorato?
Non ci sono trucchi particolari, in studio usiamo un registratore a bobina che sicuramente trasmette più feeling. Dal vivo uso un amplificatore per basso per dare più presenza alla mia chitarra. Ultimamente mi sono invaghito di una Rickenbacker con la quale sto approfondendo il mio amore per il jingle jangle dei Byrds e dei primi REM.

Questa poi non me la sarei aspettata, i REM!
Decisamente sì, sono un fan del gruppo, ma ti parlo delle loro prime cose, molto belle, ti consiglio di ascoltarle con calma.

Ed infine la terribile domanda sulla scena veneta, ne vogliamo parlare oppure ti avvali della facoltà di non rispondere?
Ci piacciono alcuni gruppi, ne conosciamo altri ma sinceramente ci sentiamo slegati dalla fantomatica scena. Penso che, onestamente, i gruppi veneti tendano a muoversi in maniera molto autonoma, anche perchè il numero dei locali in cui si può suonare si riduce anno dopo anno, impedendo così di fatto la possibiità di una crescita comune. Paradossalmente vantiamo un fitta rete di contatti in tutta la Penisola ma in Veneto siamo un po' forzatamente isolati. Ma va bene lo stesso, l'importante è continuare a caricare gli strumenti su un furgone e via, far vedere di che pasta siamo fatti sul palco: alla fine è questa la cosa che conta di più, soprattutto per un gruppo rock'n'roll come il nostro.

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