Young Wrists - Telefonica, 05-09-2010 Intervista

06/09/2010 di

Le cose accadono velocemente. L'adolescenza diventa età adulta con tale rapidità che vale la pena congelarla per qualche istante in più in una chitarra jingle-jangle o in una polaroid dai colori sbiaditi. Gli Young Wrist sono dei maestri a farlo. Nati da pochissimo, hanno registrato canzoni in paio di pomeriggi e subito si sono presi il primato italiano di miglior band che ha saputo cogliere quel tipo di sonorità inglesi anni 80 e farle proprie. E non siamo solo noi a dirlo, anche il Guardian se ne è accorto. L'intervista di Ester Apa.



Un cambio di stagione, rientriamo a Settembre e ci troviamo spiazzati da voi Young Wrists. Nati da pochissimo avete raccimolato subito un discreto interesse, sorpresi dell'accoglienza?
Alberto: E' sempre bello vedere che le tue canzoni smuovono qualcosa in chi le ascolta. Noi non abbiamo fatto altro che mettere online i nostri brani. E' una grande sorpresa in questo senso. A maggior ragione sapendo che in Italia il nostro sound è abbastanza "alieno". Significa tanto per noi, e ne siamo davvero contenti.
Letizia: Si, direi proprio di si. Nonostante investiamo giornalmente tante energie nella musica si è sempre piacevolemente sorpresi di essere riusciti a condividere qualcosa, è così difficile.

Di battesimi musicali all'insegna delle parole del quotiano britannico The Guardian ce ne sono pochi. Lo stesso, nelle righe che vi ha dedicato, consiglia vivamente di non farsi distrarre dalla prima impressione che si può avere ascoltandovi, sottolineando l'importanza di non trovarsi di fronte ad un'ennesima jingle-jangle band. Più che di chiedervi quale sia stato l'effetto di una così altisonante segnalazione, mi piacerebbe sapere se non vi spaventi il fatto che ci possa essere l'eventualità di associarvi ad un marchio di fabbrica ancor prima di muovere i primi passi...
A: Credo che il fatto di essere associati ad un "marchio di fabbrica" non sia solo una possibilità che riguarda o riguarderà nei prossimi mesi il nostro gruppo ma una certezza che esiste ogni qualvolta ci si approccia ad un nuovo progetto musicale. Purtroppo capita in parecchie occasioni che l'ascoltatore (di qualsiasi genere si parli) sia così pigro e non proprio musicalmente colto da aver bisogno di un target definito nel quale riconoscersi, qualcosa in cui sa muoversi bene ed è da questo che nasce la cattiva abitudine di catalogare band sotto generi musicali ben precisi, spesso limitanti. Non è però un'eventualità che mi spaventa, è il mercato musicale.
L: Etichettare le cose per semplificarle fa parte del gioco della critica, niente di nuovo. Ma in fondo penso che se c'è verità in un progetto, la verità alla fine vinca sempre, travalica etichette e banalizzazioni.

Inarrestabili pop-song decadenti. C'è una lunga tradizione che attraversa i Pastels e passa per pezzi come "This Love is fucking right" dei Pains of Being Pure at Heart che viene centrifugata in queste cinque tracce? Quanto per voi è stato importante in termini di ispirazione il C86, se mai fosse davvero esistito?
L: Ovviamente c'è del C86 in quello che facciamo. Di quel mondo adoro la purezza in tutti i sensi, dei testi, delle linee di voce, delle melodie. Un mondo adolescenziale, senza compromessi, di cuori spezzati, di polsi giovani, un mondo perfetto e concluso in se stesso.
A: Onestamente per me e' già un grande onore essere associati a band come i Pastels.

Oppure c'è un'altra possibilità: ovvero quella che entrambi siate cresciuti ascoltando generi musicali di tutt'altra specie. Letizia l'abbiamo conosciuta con il suo progetto Marie Antoinette, Alberto con i General Decay. Qui entra in gioco il terreno comune in cui vi siete incontrati come Young Wrists...
A: Ci sono un sacco di band importanti che ascoltavo e che non smetterò mai di ascoltare, tra cui gli Smiths, i Vaselines, Beat happening, Another sunny day, Jesus and Mary Chain. In poche parole mi ha sempre interessato musicalmente tutto quello che di buono usciva tra gli anni 80 e 90 del sound inglese e americano. Molte di questi suoni influenzano certamente il percorso appena intrapreso con Letizia.
L: Il nostro terreno comune però sono senza dubbio gli Smiths.

Registrazioni casalinghe, totalmente lo-fi: scelta mossa dalla nessità o dichiarazione d'intenti?
A: Si, assolutamente. E' una scelta di campo ben precisa. Trovo che sarebbe stato di cattivo gusto registrare certe canzoni tutte pulite e ben confezionate. Non aveva senso, si sarebbe snaturato il progetto e la forma sarebbe passata in primo piano rispetto al contenuto.
L: Si, penso proprio di si. Ci piace scrivere un pezzo in mezz'ora, registrarlo la volta dopo. Niente compromessi, niente mediazioni, niente di superfluo. Penso di essere decisamente una punk in questo.

Chi fa cosa in questo duo?
A: Io suono la chitarra e Letizia suona la chitarra e canta. Scriviamo le canzoni insieme e Letizia si occupa dei testi.
L: Alberto tendenzialmente si occupa della musica, io delle linee di voce e dei testi. Ma a volte mi occupo anche io della composizione dei brani ed è davvero bello che ci sia una collaborazione, uno scambio. Con Marie Antoinette soffro la solitudine e il fare sempre tutto da sola a volte.

"You're young and beatiful". Umori (e rumori) adolescenziali amplificati ed elettrificati. L'età di mezzo è ancora così affascinante da raccontare?
A: Purtroppo si.
L: L'adolescenza è l'addio ultimo alla purezza. Ti contamini per la prima volta col mondo là fuori. Ma quando sei adolescente credi, credi davvero e non fai domande. L'adolescenza santifica ogni cosa, tutto quello che fai è bellissimo ed è per sempre. Impazzisco per questo genere di cose.

Nelle semplificazioni giornalistiche dell'epoca, C86 e twee diventarono sinonimi, etichette sgradite a band e pubblico, un fenomeno musicale per il quale l'amore adolescenziale non corrisposto diventava l'unica motivazione per formare una band o scrivere una canzone. Motivazione riduttiva, calzante o meno nel vostro caso?
A: Non mi sembra tanto riduttiva come motivazione, scrivere o trattare di argomenti amorosi con una certa sensibilità e piglio incredibilmente romantico è quello che facciamo e in cui crediamo.
L: I nostri testi non parlano però esclusivamente di amori non corrisposti, parlano piuttosto di come sia difficile sopravvivere alla crudeltà dell'Universo.

"July 1986". Un canto regale e straziante al servizio di una dreamy lullaby per innamorati in riva al mare. Dente direbbe "Mi piacciono le canzoni coi finali tristi"...
L: Beh per smentire che cantiamo di amori non corrisposti, questa è una canzone che ho scritto in onore dei miei genitori che si sono sposati nel luglio del 1986. Il finale della canzone è triste solo perchè riflettevo sul loro amore che dura da 25 anni e in confronto a quello tutto il resto è così misero e senza senso.

Non sono mai stata a Pesaro. La predilezione verso i sentimenti di frontiera, la nostalgia in particolare che attraversa questi brani ha a che fare con lo sguardo che avete sulla vostra città?
A: Pesaro mi ha sempre influenzato in tutto. Tante band, mare, alberi e molta noia... come si fa a non essere affascinati da un posto in cui il tempo sembra essersi fermato!
L: Pesaro è una città di mare senza marinai.

Commenti (1)

  • leo brazow 09/09/2010 ore 00:30 @leoge9se

    Marie Antoniette! che disco!
    p.s. si sentono e anche parecchio gli Smiths, e questa cosa mi piace parecchio!

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