Anonimo Ftp - telefonica, 10-07-2004 Intervista

14/09/2004 di Alessia De Luca

Preferire la propria dimensione quotidiana al luccichio del palco. C’è chi lo fa e contemporaneamente riesce ad evolversi musicalmente con una vivacità da giovani adolescenti. La chiacchierata col paziente e gentilissimo Vince degli Anonimo ftp, disegna un quadro da cui emergono purezza e consapevole maturità. Sogni e incubi di una musica in movimento, di un’identità tutt’altro che sottovoce: tutti quelli che continuano a paragonarli ai soliti”…”sono esortati ad usare un pizzico di originalità se non vogliono incorrere nelle loro ire!



Anonimo ftp: un nuovo album, i festival estivi (Tora Tora e il Ghost festival di Varese) e un nome sempre più identificativo e degno di nota nel panorama musicale italiano: come ti senti in questo momento, Vince?
Non molto diverso da prima. Per noi non è cambiato nulla, viviamo tutto in maniera equilibrata e realista. Il live di Varese è stato una bellissima esperienza, anche grazie all’apporto della nostra etichetta Midfinger che ha saputo ricreare una cornice molto piacevole e in più il pubblico è stato grandioso. Il Tora Tora purtroppo non ha fatto molta affluenza, metti la pioggia metti la concomitanza con altri festival, vedi Arezzo Wave e il concerto di Iggy pop a Torino il sabato in cui abbiamo suonato noi e giustamente la maggior parte delle persone sono andate là. Riguardo le nostre sensazioni, sembrerà retorica, ma per noi è un’estrema e semplice verità: restiamo persone fortemente ancorate a terra, una band di cinque amici che si divertono a fare musica con molta tranquillità..è normale che se un giorno dovesse arrivare qualcosa bene venga, ma senza crearci illusioni e aspettative. Viviamo la nostra vita godendo di questa “storia” che ci piace molto.

Tra Vetro e My dreams c’è la differenza di…
Vetro è disco più noise con una forma canzone più aggressiva e arrabbiata, carattere dovuto principalmente ad una scelta di produzione diversa. Vetro è stata curato in maniera grezza, con la batteria più centrale e le chitarre fuori che non smettono di graffiare la melodia. Anche i brani più intimisti, vedi Vetro e il suo blues psichedelico, avevano una personalità più marcata, sia per toni che per sfumature sonore presentavano una struttura modellata su chitarre pesanti. In quest’album c’è stata da parte mia un’evoluzione nella scrittura: ci siamo avvicinati verso suoni indie, territori più psichedelici, io con la voce,gli altri con gli strumenti. Tolta One, quella follia vocale, per il resto ho preferito mantenere linee vocali a volte quasi in disparte, un po’ come se la voce fosse il sesto strumento. Alla voce viene demandata una piccola parte all’inizio come in The Evidence o resta una piccola sfumatura di colore come in Psycho, brano che per lo più comprende variazione di tema strumentali piuttosto che vocali.

Il processo di creazione l’album è passato per due diverse sessioni, molteplici persone, momenti e tempi differenti: qual è stato il risultato di questa eterogeneità di contributi?
Il fatto che più persone si siano interessate al progetto chi al violoncello come Sabato D’Agostino, Davide Secca col flicorno, Alessandro Bruciti al violino, sound engineer e produttori come David Lenci e Fabio Magistrali ha portato interessanti sfumature inglobando diverse decisioni nell’arrangiamento. Tutto è stato un gioco di equilibri, essenzialmente centrato sulla scelta di nascondere alcune parti ed evidenziarne altre. Lavorare col nostro produttore, Fabio Magistrali, è stato soddisfacente e costruttivo, la qualità del suo personaggio è stata decisiva nel nostro sound.

Se dovessi scegliere un termine, un aggettivo, un idea, uno stato d’animo per descrivere l’apporto che la sua produzione ha condotto sul vostro suono…
Nitida, ma allo stesso tempo molto indie e molto sporca. A differenza di David che ha un modo molto americano e molto vintage di trattare il sound, Fabio fa la stessa cosa ma mettendo tutto su una contemporaneità di sound, rendendo attuali anche le sonorità ‘70s.

Cosa avresti aggiunto o tolto all’album?
Sinceramente a noi piace così ma bisogna accettare le critiche e ti confesso che ce ne sono state. Le negative affermano che il disco sia difficile da digerire, peraltro verità indiscutibile. In base a questo,col senno del poi dovrei rispondere alla tua domanda che avremmo tolto un pezzo più destrutturato..ma io sono così affezionato a tutti i pezzi, che avrei aggiunto una canzone, invece che toglierla. Ma non credo che sarebbe cambiato il succo dell’album, un disco molto viscerale, frutto di jam spontanee, composto senza pensare a niente e a nessuno, tanto meno al risvolto commerciale. Il classico paletto”restiamo allacciati all’indipendente underground o pensiamo di uscirne”non c’è balenato per la testa nemmeno un secondo. Tra pezzi più destrutturati e difficili sono nati pezzi radiofonici come Match ma anche My dreams, John McKey, Call me in november come…le nostre insomma, sono tutto tranne canzoni classiche.

“Il nero risveglio com’è bello, il vero rimedio è l’inferno. E’ bello? Psycho!”Noto un non so che di pazzia latente nel vostro a prima vista sognante e poetico My dreams. Puro intimismo delirante.
I miei testi parlano di me. Evidentemente sarò io un po’ delirante.. pur considerando le liriche molto semplici e scarne, spontanee come i miei pensieri, immagino che per le persone possano essere degli enigmi. Ma amo quest’aspetto della scrittura, l’interpretazione che una persona in base al proprio stato e alla propria cultura può dare in un preciso momento al testo. I testi li reputo un appendice alla musica degli Anonimo. Do più importanza che suonino bene a livello di metriche e musica pura. In realtà, non vogliono insegnare nulla, non possiedono fini politici, sono liriche immaginarie,fatte di una scrittura sognante e psichedelica. Una scrittura visionaria tra il sonno e la veglia in cui mi immagino…

La partecipazione a manifestazioni e compilation sono tentativi di uscire allo scoperto..quanto pensi ti abbia aiutato e come vivete il rapporto col pubblico?
Credo sia una cosa comune per i gruppi crearsi un nome attraverso i concerti e le vendite. Sai meglio di me che per gruppi come il nostro ci sono degli alti e bassi. Non abbiamo mai affettivamente capito se non attraverso piccolo sentori( vedi il disco richiesto da qualcuno via mail o persone che chiedevamo come trovarlo) non sappiamo quante persone ci conoscano e ci chiediamo “quelli che ci conoscono ci conoscono per cosa?” Insomma, non abbiamo percezioni reali sull’idea che la gente s’è fatta degli Anonimo ftp. Forse siamo anche noi molto discreti, molto attenti a vivere la nostra vita: a 30 anni, tra mogli e figli ci sentiamo un po’ fuori dalla scena indie, un po’ per forzatura per vincoli oggettivi che non ci permettono di entrare in queste situazioni. Non si sa mai fino a che punto la gente ti dica la verità, a volte ti confronti con persone tutt’altro che sincere, che sputano frasi di circostanza e poi tirano merda dietro. Noto con facilità cattiverie e gelosie tra i gruppi, una lotta continua dovuta soprattutto ai pochi spazi esistenti per esibirsi(vedi la scena milanese..ma immagino che a Roma sia lo stesso). La nostra scelta di vivere un po’ all’esterno la scena musicale ci permette di stare tranquilli con la nostra coscienza senza badare troppo a cosa accade fuori. Nel complesso le sensazioni restano positive…di certo ai nostri concerti le tipe che si strappano i capelli e i reggiseno non si sono (anche se ci piacerebbe).

Pensando ad un sogno e un incubo legato alla musica indie e non…
La nostra personalità e la nostra quotidianità (abbiamo tutti altri lavori..) ci rendono abbastanza realisti e senza grosse aspettative o sogni riguardo il “nostro” futuro musicale. La canzone che da nome all’album, My dreams, è un sogno cattivo nei confronti di una persona..il testo è un sogno crudele, un augurio cattivo, una iettatura. Insomma il nostro album non è affatto un elogio ai sogni. Per quanto riguarda il panorama musicale, il mio augurio è che possano uscire allo scoperto tutte quelle realtà promettenti che si sbattono costantemente per portare la propria musica alla gente. Se poi esistono gruppi che emergono dall’indipendente come le Vibrazioni, su cui tutti stanno sparando sopra, è comunque un bene…sono pur sempre persone che sanno suonare e di certo li preferisco ad altri gruppi commerciali. Non può essere che positivo uscire dall’underground e anche se chi come loro è arrivato al successo tramite un tormentone, anche se non amo il loro genere e mai lo suonerei, ho il massimo rispetto per ciò che hanno fatto. Sono felice che almeno una band ieri sconosciuta abbia venduto più di 1000 copie! Un sogno sarebbe che band di nicchia potessero fare lo stesso ritagliandosi spazi più grandi e magari senza il supporto delle major. Poi che esistano degli invidiosi che tirano merda sugli altri beh, si che è un vero incubo…un incubo come la falsità, l’ avere a che fare con persone ipocrite è una delle poche cose che mi porta via il sorriso..

Su chi ti senti di scommettere tra gruppi emergenti in circolazione e quelli più “collaudati” che secondo te sfideranno il tempo...
Tra gli affermati Max Gazzè merita di arrivare ancora a molta più gente..mi auguro che diventi un artista del calibro di un Celentano, un Lucio Dalla, un Rino Gaetano del cui genio e follia tutti se ne sono accorti solo dopo la morte. Magari tra 20 anni riparleremo di Max Gazzè come del Dalla del 2020. Ascolto molto il disco di Massimo Zamboni, lui è un personaggio davvero colto e gentile, poi anche Giardini di Mirò, Fabrizio Coppola, OGM. Per gli indipendenti ho parecchi nomi da fare: tra gli stranieri amo molto gli Shipping News, ex June 44, Mission of Burma e Pedro the Lion, pop un po’ folle, elegante e raffinato, dalle melodie che farebbero invidia a quella merda che gira per le radio commerciali italiane e non. Tra gli italiani, ti consiglio i Fuckin’ lie band noise molto giovane che promette bene, Mamainika (apro parentesi, una di quelle band che con la giusta produzione avrebbero l’effetto”Verdena”,ovvero il giusto ponte tra la musica indipendente e l’ascoltatore di tutti i giorni),Ali di Vetro,FDB,Atman, Devocka Controluce, Silversei, Inverso, Matmata, Jade,Klown, Kama, Monday On Tv, Quinto Stato. Tutti loro e quelli che mi sono dimenticato (perdonatemi..)meriterebbero di emergere sul serio invece di continuare a sbattersi raccogliendo solo briciole.

Oggi siete un ponte tra Sonic Youth e Flaming lips…domani?
E chi lo sa. Abbiamo tre brani molto cantati rispetto a §My Dreams, più vicini a Vetro, un possibile ponte tra Vetro e My dreams. Ci stiamo riappropriando del cnatato, quasi un passo indietro per le liriche pur restando fermi sulle sonorità, meno aggressive, sempre più indie pop invece che noise. Per ora siamo in mezzo ai nostri due album, ma dove stiamo andando non ne ho idea.Di certo amiamo sperimentare nuove strade, metterci alla prova con altri sound. Siamo tutti abbastanza volubili dal punto di vista musicale, a stabilità non è di casa; un po’ per gli ascolti un po’ oer l’età che avanza e i gusti musicali che cambiano, il mutamento fa parte di noi. Se un giorno avessimo l’opportunità di fare il terzo disco, e me lo auguro, non sarà né My Dreams né Vetro: finora abbiamo preso influenze sia da oltreoceano che dall’oltremanica, ma ha sempre prevalso il tocco americano..credo che ci stiamo dirigendo verso sonorità più inglesi.

L’immagine grafica del vostro cd è indubbiamente affascinante.Qual è il collegamento con la vostra musica?
La psichedelia. Ho amato subito l’approccio visionario alla rappresentazione di Lanfranco Lanari, l’incisore marchigiano che ha creato la grafica del nostro cd, a casa ho molti suoi quadri. Io e Paolo abbiamo avuto l’idea di chiedere se gentilmente a titolo gratuito, aveva piacere a creare un libretto per noi che avesse le sue caratteristiche e secondo noi il risultato è stato un perfetto adattamento alle sonorità sognanti del disco.

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