Beatrice Antolini - Telefonica, 16-05-2007 Intervista

23/07/2007 di

(Beatrice Antolini - Foto da internet)

Da poco è stato ristampato - per Pippola Music/Madcap Collective - “Big Saloon”, il suo disco d'esordio. Al telefono si chiacchiera di molte cose: dei primi gruppi che ha avuto, delle sue passioni da ragazzina, della scena musicale italiana, dell’ultima collaborazione con i Baustelle – l’hanno chiamata per suonare il piano in un brano del prossimo album – e di come non veda di buon occhio le ragazze che suonano nei gruppi indie rock. Tra favole e realtà, la musica così come la intende Beatrice Antolini.



Partiamo da te. Hai studiato musica?
Si, ho studiato un po’ da piccola, fino ai 14 anni ho fatto anche concorsi, diciamo che ero bravina. Ma avevo tutti i miei amichetti che facevano punk, allora ho smesso e ho iniziato a suonare la batteria in un gruppo, facevamo le cover dei Joy Division. E poi ho suonato il basso in un altro gruppo. Ho avuto un po’ esperienze, insomma.

A quindici anni cosa ascoltavi?
Guarda... a quindici anni sentivo i Rage Againt The Machine, Nirvana, Sonic Youth. Poi già verso i sedici sentivo più cose dark, new wave e roba anni ‘80.

E come sei arrivata a comporre musiche sghembe e stralunate come quelle di “Big Saloon”?
Ho iniziato con la musica classica, ho avuto un’adolescenza rock e per molti anni ho fatto musica elettronica. In “Big Saloon” ho cercato di unire tutte queste cose. E’ stato un incontro di tutte le esperienze che ho fatto, musicali e no.

E gli anni ‘70?
A me piace la psichedelia, certo, i primi dischi dei Pink Floyd, Syd Barrett. Ma quando mi dicono che le mie cose assomigliano a Barrett mi sento subito in imbarazzo: Barrett è Barrett. Io l’ho sentito davvero poco in vita mia. Io penso che essere obbligati a trovare sempre dei riferimenti è abbastanza inutile: alcune cose assomigliano solo a sé stesse. Mi hanno anche detto che assomiglio ai Dresden Dolls... ancora peggio. Non li ho mai ascoltati e devo dire che non mi piacciono proprio.

E’ vero che “Big Saloon” l’hai scritto tutto da sola? Niente male per essere un esordio...
Beh, grazie. C’è da dire che l’ho fatto due anni e mezzo fa, ormai sono cambiate parecchie cose. In due anni la vita ti cambia abbastanza. Mi sarebbe piaciuto che fosse uscito subito, adesso avrei proposto cose diverse. Io ho sempre suonato, fin da piccola. Ho cambiato spesso genere di musica e ho fatto diverse esperienze ma ho sempre scritto pezzi miei, per me. Non ho mai avuto la voglia di farli sentire agli altri. Mi sembrava complicato, non avevo nemmeno grosse conoscenze nel giro. Poi la Madcap Collective ha ascoltato i miei provini, si è ipotizzato di fare un disco e alla fine è uscito.

Perchè allora questa ristampa su Pippola Music se il disco è così “vecchio”?
Per me è vecchio ma in realtà non è tanto che è uscito: è stato pubblicato a novembre con la Madcap e questo maggio è stato ristampato per la Pippola. Erano finite le prime copie e si è deciso di stamparne altre, tutto qui.

Di cosa parlano le tue canzoni?
Di cose fantastiche: animali e personaggi inventati da me. Cose che sogno. Non sono testi molto intellettuali, tutt’altro. Mi piace giocare con le parole, sono delle poesie quasi infantili.

Voi - e per voi intendo: tu, i Father Murphy e gli altri tuoi amici – visti da fuori sembrate una specie di comunità freak che vive in un mondo diverso dal nostro. E’ tutto vero o è solo un modo per essere più attraenti agli occhi della stampa musicale?
Sinceramente non ho mai cercato di essere “attraente”. Cioè, mi fa piacere se si parla di quel che faccio perchè è il risultato di un lavoro, ma non è una cosa che vado a cercare. E’ accaduto tutto in modo casuale. Anche l’essere stata inserita nella scena indipendente, non l’ho voluto, ci sono capitata. Non so come spiegartelo. Non mi serve l’attenzione dagli altri e penso che sia lo stesso per i Murphy, loro sono molto spontanei. Riguardo alla cosa del “mondo tutto nostro”: sicuramente la musica è qualcosa che ti fa staccare dalla realtà, è giusto che sia così. Qualcosa che ti fa dimenticare il reale, il giornaliero. A me non piace assolutamente quando in un pezzo si parla di politica, problemi sociali, proprio non lo sopporto. Se c’è una cosa che ti deve portare altrove con la testa quella è la musica. Per questo preferisco scrivere di cani folli che di politica.

E riguardo alle atmosfere western che ci sono nel disco cosa mi dici?
Il titolo del disco deriva dal nome di un pezzo che poi ho deciso di tenere fuori dall’album. La “Big Saloon” è stanza grande dove ci puoi far entrare di tutto. Mi serviva un grande contenitore dove metterci tutte le mie esperienze. Era un titolo semplice, mi piaceva. E poi riportava all’immaginario western, mi sembrava simpatico. Dopo tutto il mio stile pianistico si rifà un po’ all’honki tonk. Quando andavo a lezione di piano mi sembrava una musica liberatoria, era un un po’ un modo per opporsi all’impostazione rigida della musica classica.

Sei istintiva o “cervellotica”? Produci a grande velocità o possono anche passare dei mesi prima che un brano sia finito?
Io tiro fuori cosa mi viene più naturale. Io credo ci sia la necessità di tirar fuori certe cose, no? Io la sento questa necessità e quindi seguo il mio corpo, come se fosse un bisogno fisico. Secondo me ci sono persone che si impongono di far parte di una determinata scena, allora senti una certa forzatura nella loro musica. Io non ci ho mai pensato. Ovvio, adesso che il disco è uscito, ho iniziato a chiedermi che cosa dirà la gente ascoltando le mie canzoni. Ma non è una cosa che capita prima, mentre scrivo, al massimo arriva dopo.

E riguardo alle ragazze alla Sofia Coppola che opinione hai?
Che !?

Non l’hai visto “Il giardino delle vergini suicide”? Sai, le ragazzine timide, magari con una certa predisposizione artistica, che vivono in un mondo romantico chiuso tra le quattro mura della loro cameretta... è uno stereotipo abbastanza sfruttato nella musica indie.
Io sono stata timida per tutta la vita e sicuramente lo sono ancora un po’ adesso. Ma quando devo dire una cosa la dico. Secondo me se una fa musica e ha qualcosa da comunicare non può essere timida, anzi. Perchè poi sul palco ci devi stare. Devi fare le interviste. Devi avere un po’ di polso. Devi essere sincera sulle cose che fai.

Come è andata con i Baustelle?
Benissimo, sono stata benissimo, loro sono carinissimi. Il pezzo che mi hanno proposto era adatto a me. Direi che è stata una collaborazione ottima, spero che loro siano rimasti contenti. Io sono contenta di quello che ho fatto.

Sincerante non riesco a capire cosa c’entri tu con loro.
Niente (ride, Ndr) è questa la cosa divertente. Anch’io sono rimasta stupita che mi abbiano chiamato. Però puoi stimare delle persone che non c’entrano niente con te.

Secondo te come mai ci sono così poche ragazze nella scena indipendente italiana?
Le ragazze di solito fanno due cose: o fanno punk rock, si mettono la minigonna tipo Courtney Love, oppure che fanno... fanno schifo (ride, NdI).

Dai, ci sono le cantautrici...
Giusto, giusto, hai ragione. Le ragazze “utero chiuso”, hai ragione. Quelle hanno l’utero chiuso e devono esprimere qualcosa di femminile, tipo Tori Amos, no? Parlano sempre delle donne, degli stupri, queste cose qua. Te l’ho già detto: a me l’attinenza con la realtà mi piace fino ad un certo punto. E mi dispiace che ci siano poche ragazze che suonano perchè ne cercavo una che mi facesse i cori e suonasse i synth, l’ho cercata in tutta Italia e non l’ho trovata. Poi ho trovato Skatto, il mio attuale tastierista, e devo ammettere che mi dà certe soddisfazioni (ride, NdI).

Mi trovo meglio con i maschi, ho più amici maschi, mi trovo meglio con loro.

Sei una di quelle ragazze crudeli che fa soffrire i ragazzi?
No, no. Sono tranquilla, vivo la mia femminilità in modo tranquillo. Che poi se mi vedi non è che sembro un uomo. Sono anche abbastanza femminile, dicono. Ma se c’è da andarsi a divertire preferisco andare con i maschi. Non fraintendermi, non pensare subito al sesso. Per esempio adesso qui con me c’è Fede, il mio chitarrista. Prima stavamo sentendo un disco metal, eravamo proprio felici.

Sei innorata?
Io? Si, certo.

Vorresti avere dei bambini?
Adesso no, ma proprio no. Guarda non ci penso proprio. Credo che i bambini li devi fare quando hai qualcosa da insegnargli. Ci vuole tanto tempo. Prima devi diventare una persona completa e poi puoi avere dei bambini.

Cosa ci sarà dopo “Big Saloon”?
Boh, è una bella domanda. Spero di fare un nuovo album il prima possibile. C’è da dire che quando ho scritto questo disco non avevo mai fatto molte date dal vivo, non avevo una band e non avevo nemmeno mai fatto nessun lavoro di promozione per far conoscere i miei pezzi. Tutte cose che ti portano via molto tempo e te ne resta poco per comporre musica. Adesso c’è già qualche pezzo nuovo, sono diversi: più scuri, meno allegrotti diciamo.

Commenti (100)

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  • Nicola Bonardi 31/07/2007 ore 16:53 @nicko

    te l'ho detto, se paghi non c'è problema, purtroppo non ho molto tempo da perdere.
    la mia mail la trovi cliccando sul mio nick... sai, a differenza tua sono registrato, mi si può rintracciare facilmente!

  • Gabriele 09/08/2007 ore 09:33 @gabriele

    Posso farvi due domandine? se si ...intanto vorrei sapere dove sarebbe arrivata la nostra discussa Beatrice? per ora credo che sia nella stessa barca di tutti quanti coloro che cercano di uscire dal mucchio : siete voi che la rendete popolare nell momento in cui ne parlate , nel bene e nel male...non vi piace? non parlatene e avrete fatto il vostro. Io a parte su internet nei soliti due o tre siti e forum non ne ho sentito parlare in giro, ne come artista effettivamente riconosciuto, ne come persona, quindi dove stà il senso di questa affermazione "...se sei arrivata dove sei ora..." ? .
    Poi tu invece Beatrice mi spieghi (sempre che tu sia veramente Beatrice )cosa ti metti a discutere ? stà nel gioco , ne diranno tante, alcune vere e alcune false ma comunque è naturale dovere fare i conti con il pubblico se pensi realmente di poterne avere un giorno uno tutto tuo, accetta le critiche o non farci proprio caso altrimenti sai che esaurimento .
    ok ho parlato anche troppo ritorno nell'anonimato.
    Ciao pazzoidi.:]

  • max 09/08/2007 ore 13:27 @max

    scusate ma non capisco.

    non capisco tutt 'sta polemica, che senz'altro ne fa parlare ed è quindi positivo in sè.

    io c'ho suonato nella stessa serata a mestre tempo fa, ho avuto modo di constatare "live", e credo proprio che non ci sia nulla da dire sul talento di beatrice.
    può piacere o no, ma il talento non si discute.

    ovviamente se avesse più strumenti vintage e della fender il suono farebbe un balzo in avanti, ma questi son dettagli... ;)

    non capisco davvero tutto questo mettere in dubbio.
    sembra una forma di possessione demoniaca da parte di qualcuno che dominato da qualche demonio anti-musica spinge a battere sui tasti veleno.

    di certo come per tutti il lavoro da svolgere davanti ce l'ha, anche artisticamente. ma mi sembra che sia normale routine dei talentuosi il perfezionarsi.

    il cantato in italiano? non saprei...arma a doppio taglio...

    chiudo solo con l'in bocca al lupo a beatrice perchè sostanza ce n'è, forma pure sembra... :)

    ciao
    max

  • Faustiko Murizzi 09/08/2007 ore 14:15 @faustiko

    l'avevo detto io, già a suo tempo, a quei quattro "sciamannati" di liverpool... ma cosa vuoi che capisca il popolo bue! :]

  • Faustiko Murizzi 09/08/2007 ore 21:24 @faustiko

    quindi non la lingua in cui si canta che fa la differenza...

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