Mellow Mood - Telefonica, 24-04-2010 Intervista

05/05/2010 di

Si può fare calda musica jamaicana pur proveniendo dal freddo nord Italia. Sono giovanissimi - poco più che ventenni - friulani e appassionati di reggae. Un esordio fulminante, "Move" del 2008, che ha colpito in molti, tra pubblico e critica, e ha convinto gli Africa Unite a prendere il vocalist Jacopo Garzia e portarlo con loro in tour. Ma ai Mellow Mood non basta, e annunciano che una rivoluzione è in atto. Di Enrico Piazza.



Cominciamo cercando di spiegare quali strane dinamiche spingono un gruppo di giovani friulani a fare reggae.
In effetti sono delle dinamiche un po' strane. A livello di Mellow Mood ci siamo incontrati molto giovani, circa cinque anni fa.

Facendo due calcoli, eravate praticamente degli adolescenti.
Sì, avevamo circa diciassette anni. Alcuni di noi anche meno. A ogni modo il reggae era un ascolto comune, e frequentandoci ha assunto velocemente le dimensioni di passione vera e propria. Non è un discorso di ambizione, lo dico anzi molto umilmente, ma secondo me non è tanto una persona a scegliere quale genere musicale suonare. In un certo senso è la musica che ti sceglie. Si parte dal semplice ascolto, non è tanto una questione di gusti quanto di risonanze. La musica ti prende.

Però non è facile non considerare l'influenza di realtà locali. Parlando del Friuli, ad esempio, non si può non pensare all'impatto che può avere un festival come il Rototom.
Certo nello sviluppare la passione il Rototom e altre realtà vicino a noi sono state di ispirazione e ci hanno spinto a continuare su questa strada. Tra il Friuli e il Veneto abbiamo tantissimi locali che spingono reggae. Il Rototom rimane comunque la festa con la "F" maiuscola, una realtà interamente dedicata al reggae che ti permette di confrontarti con migliaia di persone. Se non ci fosse stato, probabilmente, non avremmo vissuto questa esperienza così presto. Ora purtroppo ce lo hanno tolto.

Parlando della scelta dei testi, sembrate ormai orientati all'uso dell'inglese. Come mai lo avete preferito al dialetto friulano?
Penso che tu ti riferisca a "Move", il nostro primo album. Ho praticamente scritto tutti i testi io, che il friulano non lo parlo! La scelta di prediligere l'inglese all'italiano, comunque, non nasce da una vera consapevolezza di partenza. Sono cresciuto con Bob Marley, mi interessa la musica in inglese e mi incuriosisce il patois. Era una lingua con cui mi interessava confrontarmi, ciò non toglie comunque che in futuro possa uscire qualcosa in italiano.

L'influenza di Marley e in generale del roots reggae anni Settanta, evidente tanto nel timbro quanto nei testi e nelle sonorità, sembra dare adito al luogo comune secondo cui al nord-est si prediligono sonorità roots.
Tieni presente che "Move", il disco attualmente in circolazione, è uscito nel 2008 ma contiene pezzi che avevano già all'epoca tre anni. È un prodotto molto cantautoriale, nel senso che l'ho scritto quasi tutto io, e pur essendone molto soddisfatto lo considero abbastanza "giovane" dal punto di vista artistico. Attualmente ci stiamo muovendo anche su altri fronti, e il disco nuovo sarà molto più eterogeneo.

Ma intendi eterogeneo sempre in ambito roots e new roots o ci saranno maggiori aperture al al bashment e compagnia bella?
Dal roots alla dancehall abbraccerà tutti gli stili del reggae, sia nelle produzioni che nel cantato. Amo la versatilità e mi piace assimilare il maggior numero di stimoli. Non mi considero un cantante roots, mi piace il reggae a 360°.

Nomi a cui ti ispiri adesso?
Beh, ormai Marley l'ho abbastanza assimilato, ora mi sto maggiormente interessato al ragga. Jah Mason, Sizzla o Super Cat sono fonti di ispirazione. Almeno per quanto riguarda lo stile di canto. Come personaggi, poi, possono piacere o meno.

Ti stai concentrando maggiormente sul Dj Style, quindi.
Al momento diciamo di sì; mi piacciono le "raggate". Su "Move" non ce ne sono molte, ma sul prossimo album recupereremo.

Nella carriera di Mellow Mood ci sono delle tappe note: in ordine sparso cito la vittoria al Rototom, l'apparizione sul palco di Italia Wave e l'incontro con Paolo Baldini e tutta la cricca Africa Unite.
Credo che per una band reggae vincere un concorso prettamente rock come Italia Wave sia già di per sé una gran soddisfazione. Il fatto che nella regione Friuli siano stati selezionati i Mellow Mood è una cosa piuttosto strana, e per quanto ci riguarda molto positiva.

E poi sul palco del festival cos'è successo?
Sul palco è andata bene, nonostante il pomeriggio in cui abbiamo suonato facesse davvero caldissimo. È stata comunque una bella esperienza. Credo sia importante esibirsi in situazioni diverse dall'ambito strettamente reggae. Il confronto è fondamentale.

Le altre tappe?
L'incontro con Paolo Baldini è stato a sua volta cruciale. Essendo della stessa zona lo conoscevamo già, ma a un certo punto abbiamo iniziato una collaborazione che ha portato all'uscita del nostro primo disco e sta proseguendo anche con il prossimo lavoro. "Move" è stato apprezzato anche al di fuori della scena reggae. Anzi, forse è circolato maggiormente in altri ambienti che nella nicchia della musica jamaicana. È stato anche il lasciapassare per partecipare all'Italian Reggae Contest del Rototom, vincerlo e goderci il premio: il tour dei più importanti festival italiani! Salire sul palcoscenico del Sunsplash è stato comunque davvero emozionante. E da lì non ci siamo più fermati.

Pare abbiate entusiasmato anche gli Africa Unite: ti hanno voluto in più episodi del loro disco e ti stanno coinvolgendo nei loro live.
Ho fatto due pezzi sul loro ultimo disco, "Rootz". Per me è stata una grande soddisfazione, e adesso sto girando con loro. Che mi vogliano o meno, io ci sono!

Del tipo che nonostante facciano di tutto per depistarti e non farti sapere dove suonano tu ti presenti comunque sul palco?
Esatto! Scherzi a parte, sono gratissimo agli Africa Unite. Sia per il featuring sull'album che per il loro interessamento nei nostri confronti. Parlano di Mellow Mood nelle loro interviste, e per noi questo è davvero un gesto importante.

Certo, e immagino che comunque sia anche emozionante vivere questa esperienza con uno dei nomi di riferimento del reggae italiano.
Suonare con gente che ha trent'anni di carriera alle spalle è sicuramente una bella cosa. E poi al di là dell'emozione, aspetto comunque fondamentale considerando che li ascolto da quando avevo circa nove anni, c'è la crescita dal punto di vista tecnico. Suonare con Africa Unite, di fronte al pubblico di Africa Unite, aiuta sicuramente a migliorarsi e andare avanti. Avere la possibilità di cantare su palchi importanti, che attualmente non riuscirei a coprire con Mellow Mood, è di stimolo e ispirazione. Di questo sarò eternamente grato agli Africa.

A parte i nomi già rodati, ci sono realtà più recenti che vi piacciono e con cui andate d'accordo?
Apprezzo molto Mama Marjas, che ha una voce davvero eccezionale, e Lion D. Sicuramente questi sono i due nomi che attualmente preferisco nel panorama italiano.

Cosa vi aspettate da un disco? In questo Ventunesimo secolo in cui di album se ne vendono sempre meno, ritenete ancora importante il prodotto discografico in sé o diventa più che altro un mezzo per fare live?
Possiamo ritenerci abbastanza soddisfatti di "Move": per essere un album d'esordio indipendente ha venduto costantemente durante tutto l'anno. Ma non avendo una vera distribuzione il grosso delle vendite è avvenuto fuori dai concerti. Quindi va da sé che l'esigenza fondamentale diventa suonare. Poi a me che il disco venga comprato, scaricato o semplicemente ascoltato su internet non è che interessi più di tanto, basta che il nome giri e si conosca quello che facciamo.

Che rapporto avete con internet come strumento di promozione?
È indubbiamente importante, perché ti da la possibilità di farti conoscere e, in una seconda fase, di interagire con il tuo pubblico. Abbiamo messo in free download dei brani di "Move", e in generale seguiamo abbastanza la questione social network. Youtube, Facebook e Myspace sono dei canali utili a far girare nomi, facce e note musicali. Permettono di fare arrivare la tua musica un po' dappertutto e di venire in contatto con diverse realtà, non solo italiane. E poi servono anche per la questione eventi, sono un ottimo canale di comunicazione.

Se uno dei vostri obiettivi è quello di suonare il più possibile, allora direi che state andando alla grande. Guardando il vostro space sono parecchie le date in calendario. E ce ne sono anche all'estero. State ottenendo dei feedback anche al di fuori dei confini nazionali?
Ci hanno contattati da Austria e Svizzera. Era da un po' che chiedevano una trasferta e finalmente siamo riusciti a concretizzarla. A luglio suoneremo a un festival austriaco. Diciamo che però siamo ancora agli inizi per quanto riguarda l'esperienza esterofila. Abbiamo parecchie richieste in Italia, sia come band che come spettacolo in dj set. Ora ad esempio mi trovo in Sardegna per una serata con Dj Tubet.

Il dj set è un modo diverso di approcciarsi al pubblico rispetto a un live. Più che proporre la tua musica devi far ballare la gente.
Esatto, il pubblico è più interessato a muovere il bacino che alla proposta musicale di classe. L'esperienza del dj set può essere però anche di insegnamento nel momento in cui vai a comporre musica. Se sai cosa fa muovere la gente, puoi pensare di proporre un suono che sia d'impatto anche da quel punto di vista. Nel nostro piccolo cerchiamo sempre di portare qualcosa di innovativo pur partendo da un classico suono roots, e solo sperimentando e contaminando con realtà differenti possiamo dare qualcosa di concreto.

Bene Jacopo, direi che possiamo salutarci. Qualcosa per chiudere?
Un saluto e un ringraziamento a tutti i lettori di Rockit e a tutti gli ascoltatori dei Mellow Mood. Restiamo uniti e qualcosa riusciremo a cambiare!

Commenti (2)

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  • Trabant 01/05/2010 ore 11:29 @trabant

    ebbravi i mellow mood :D

  • Maninalto! 02/05/2010 ore 11:14 @maninaltorec

    Eh si, bravi davvero i Mellow Mood!
    Maninalto!

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