Morino Migrante - telefonica, 24-05-2004 Intervista

17/06/2004 di Christian Amadeo

Luca Morino - o meglio: LucaMOR, come ha scelto di presentarsi per il suo primo cd solista (“Moleskine ballads - Mistic turistic”) - presa una lunga pausa dai suoi Mau Mau, si diletta con il ruolo di ‘turista mistico’. Pronto a viaggiare in lungo ed in largo per tutto il globo, racconta ciò che ha visto, prima con l’omonimo libro, ora con il cd. Ai testi pre-esistenti ha quindi aggiunto le musiche, tutte diverse, anche se con una certa prevalenza dei suoni elettronici. Approfondiamo i vari aspetti con il diretto interessato…



Cosa ti ha spinto a realizzare un cd dopo aver scritto un libro?
E’ stata una cosa naturale. All’uscita del libro ho fatto una presentazione, con la partecipazione di Licio Esposito che proiettava immagini in diretta, sulle quali facevo le letture con l’ausilio delle basi musicali. Il tutto era venuto molto bene, ci siamo divertiti e così abbiamo provato a lavorare su queste basi. Ho quindi passato l’estate intera a provare i vari reading e alla fine sono venuti fuori i dieci brani.

Come è stato accolto il libro?
Molto bene. Ancora adesso vengo invitato ai vari incontri, perché un libro, a differenza di un disco, rimane ‘fresco’ più a lungo. Tutti quelli che l’hanno letto mi hanno fatto dei gran complimenti.

Come è nato - e perché - hai scelto il nome “Mistic turistic”?
E’ stata la parola chiave della mia attività negli ultimi tre anni e adesso comincio a cercarne altre perché altrimenti mi stufo. Questa definizione trascende la realtà, si avvicina a qualcos’altro: al divino, se guardiamo il vero significato della parola ‘mistico’; ma nello specifico il turista si rifà non tanto al divino quanto ad un’evoluzione di pensiero non per forza attaccata alla realtà che sta vivendo. Molto spesso si ritrova in situazioni che lo rimandano ad altre parti che magari non hanno niente a che vedere con la realtà. Tutti i particolari sono in evidenza, si conoscono alla perfezione entrando in un mondo a parte, dove ogni cosa diventa interessante, anche una semplice panchina lungo un viale quando ti si è bucata la gomma e tu stai ad aspettare che qualcuno ti venga ad aiutare.

Quindi questo vuol dire provare interesse anche verso le cose che ci circondano nel nostro quotidiano, non solo nei viaggi…
Guarda... mi si è bloccata la macchina tempo fa in galleria, in salita, mentre ero sull’autostrada per Aosta. Nell’affrontare quel disagio ho vissuto un’esperienza che non avrei mai vissuto in un altro momento: non me la sarei cercata, è venuta da sé. Me la sono vista brutta, ma lavorare su quell’esperienza mi ha dato tanto: non potevo interagire ma dovevo stare attento a quello che succedeva. Vedevo i particolari che di solito non si vedono, anche i più piccoli. Mi succede spesso da quando svolgo questo mio ruolo, il che significa che non ti devi per forza trovare su di una spiaggia assolata del Pacifico per vivere un’esperienza da turista mistico…

E quali sono le “Moleskine ballads”?
Il moleskine era da una parte un omaggio e dall’altra un sottolineare un luogo comune. Il ‘diario di viaggio’ - tornato in auge grazie alla pubblicità fattane, sfruttando anche i grandi nomi quali Van Gogh, Heminghway, eccetera - è un luogo comune quando si fa un viaggio. E allora mi ci sono trovato in mezzo, lo uso da anni, ed è il modo migliore per trattenere delle parole quando ci si sposta. Dall’altra è un luogo comune che rientra nel mondo dei consumi…

A chi è destinato il cd? Per il libro è più facile dare una risposta, un po’ meno per un lavoro discografico come il tuo…
Quasi tutti mi dicono che lo ascoltano molto viaggiando. In effetti, all’inizio pensavo che il fare una lettura, anche se con basi elettroniche molto clubbing, fosse una cosa che sentita una, due volte poi avrebbe annoiato. Invece, la parola assume un valore da ‘trance’, entra nella musica. Il mio non è un cd da classifica, è più sperimentale... non è un disco ‘vero’.

E’ quindi meglio prestare massima attenzione al racconto o lasciarsi trasportare dal ritmo?
Preferisco perdere la narrazione, perché le parole sono un flusso che a volte emerge e a volte scorre via. Quindi in quasi tutti i pezzi non c’è un ritornello perché non cercavo l’attenzione assoluta sulla parola, anzi, temevo di avvicinarmi al reading di per sé. Sarebbe stato noioso.

Ed è stato difficile trovare le musiche giuste per testi già scritti prima con altri scopi?
E’ stato un lento avvicinarsi, dopo le lunghe prove estive. Alla fine mi piaceva come li leggevo e come veniva fuori la parte musicale. All’80% il lavoro musicale è stato fatto al computer, per registrare i suoni, per trattarli, per accelerarli. E’ molto figlio della tecnologia...

...in contrasto con quanto hai sempre fatto con i Mau Mau, dove dominavano le sonorità acustiche…
Sono sempre stato acustico a livello estetico, ma in realtà con il computer ho sempre lavorato sin dagli inizi. Da una parte non volevo fare un disco dei Mau Mau e dall’altra volevo fissare su disco ciò che non avevo mai fatto.

”E’ uno che cerca il suo piacere”, scrivi sul sito del “Mistic Turistic” per definire questo turista inconsueto che hai creato. Qual è il piacere cercato?
La soddisfazione della curiosità. Per tutto, il sapere, l’infilare il naso. Trovarsi in situazioni inaspettate e scoprire che c’era qualcosa che non conoscevi. Sul disco - e sul libro soprattutto - non viene mai preso in considerazione il lato umano. Al turista mistico che va e incontra luoghi, spazi e natura, quello che manca è l’emozione dell’esperienza, lo scambio con altre persone. Ogni persona che legge le storie può metterci i personaggi che vuole, associandoli alle proprie esperienze.

Qual è il luogo che preferisci?
Bahia, di sicuro. Il Brasile, dove passerei volentieri molti mesi dell’anno.

Il progetto del libro/disco/sito è estemporaneo o avrà un seguito?
Sto lavorando con Fabio Barovero al nuovo disco dei Mau Mau. Questo progetto, nei suoi diversi aspetti, penso si sia espresso abbastanza. E adesso c’è lo spettacolo dal vivo, col miscuglio di immagini, musica e parole.

A quando, dunque, l’uscita dei Mau Mau?
Sicuramente suoneremo l’8 luglio al ‘Traffic Festival’ di Torino. Poi lavoreremo sul disco, adottando la stessa tecnica che usiamo io e Fabio per ciascuno dei proprio lavori - cioè prima fare e poi decidere cosa farne. Senza scadenze. E’ l’unico modo per fare uscire qualcosa di cui si è soddisfatti.

Come mai c’è stata questa lunga pausa per i Mau Mau?
Dopo dieci anni di Mau Mau, cinque dischi più un doppio dal vivo, è necessario prendere altra aria, altrimenti ti sembra di entrare in un cliché. Questa pausa ci è servita tantissimo: adesso infatti ho mille idee su come potrebbe suonare il prossimo disco della Mau Mau.

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