Frankie Hi-Nrg Mc - Telefonica, 25-02-2008 Intervista

29/02/2008 di

(Frankie HI-NRG - Foto di Juan Carlos Garay)

Oggi esce "DePrimoMaggio", il nuovo album di Frankie HI-NRG. Il rapper è tornato al centro dell'attenzione grazie alla sua partecipazione a Sanremo, il paragone tra "Rivoluzione" - primo del singolo del disco e brano presentato al Festival - e altri capisaldi della sua discografia diventa scontato. Ora che "Fight Da Faida" compie 18 anni e Francesco Di Gesù 40, cosa è cambiato? Come si disconnette il potere nel 2008? L'intervista di Michele 'Wad' Caporosso.



Cosa significa che l’artista di “Autodafé” (Carta, penna e poco più per stare a galla, nella testa il mio pensiero è come un ragno in una bolla) canta un pezzo che si chiama “Rivoluzione” al pubblico di Sanremo?
Incidentalmente è il pezzo di Sanremo, ma è una delle mie canzoni, non è qualcosa di costruito in laboratorio come spesso succede a chi partecipa a questo tipo di manifestazioni. Mentre stavamo lavorando all’album è venuta la curiosità di vedere se mai ci avessero presi, e il 6 gennaio quando hanno ufficializzato la mia partecipazione al festival mentre come spesso succede l’artista entra in studio per impacchettare un disco, noi lo avevamo già pronto.

Quindi è un episodio casuale?
Si diciamo casuale, cioè io mi sono proposto chiaramente, ma non facevo affatto conto che potessi essere selezionato tra i partecipanti.

Qualcuno ha detto che quest’anno al Festival di Sanremo ci sono artisti che hanno da sempre criticato lo show…
E’ vero e io sono uno di questi di sicuro. Quando la mia casa discografica mi ha prospettato ogni anno per quindici di anni di partecipare al festival, io ho sempre risposto ‘No’ quasi offeso dalla proposta che mi veniva fatta…

Questa volta invece?
Bè c’è da dire che gli anni passano, l’anno prossimo ne farò 40, quindi un po’ è la maturità e un po’ la senilità che entrano in gioco.

E basta?
Sinceramente guardando l’edizione dell’anno scorso mi è sembrata molto meno sanremese, molto meno costruita su canzoni addomesticate per il festival. E poi l’anno prossimo io ne faccio 40 ma ad esempio “Fight Da Faida” diventa maggiorenne, questo vuol dire qualcosa.

Ma andare a Sanremo per uno come Frankie Hi NRG significa provare a cambiare percorso o non avere nulla da perdere?
Ne l’una ne l’altra cosa. Non è vero che non ho nulla da perdere, la nostra rotta viene tracciata giorno per giorno, coscienti del passo che si sta facendo e compiendolo tutti insieme, è un pianerottolo di questa scala che sale e scende.

A chi pensavi esattamente quando hai scritto “Direttore”?
A nessuno in particolare, ma a tutti i possibili direttori che hanno quelle caratteristiche, che agiscono in maniera meccanica, come degli esecutori di ordini superiori, un po’ come i responsabili della strage delle Fosse Ardeatine che compivano la burocrazia del massacro.

Nella denuncia al precariato, che è un po’ il concept del disco, coinvolgi anche Giorgia e la Cortellesi. Sono entrate subito in sintonia con il tema?
Assolutamente, sono amiche, gran cantanti e vere professioniste. E quando gli ho chiesto se avessero avuto piacere a partecipare al disco c’è stato un grosso entusiasmo da parte di entrambe, Giorgia ha detto un Si che mi ha perforato l’orecchio quasi.

Il pezzo con la Cortellesi è riuscito pure funkettone…
Si si, è bello e buffo.

”Chicco e Spillo” con Bersani invece?
E’ una canzone che mi è sempre piaciuta, ho proposto a Samuele di ritoccarla per il mio disco e si è prestato molto volentieri a questa specie di sperimentazione.

Qual è la tua percezione del futuro di una generazione che cresce con i "pugni in tasca"?
Se continua a tenere i pugni in tasca e non riesce a farli fiorire in mani che si uniscono, agiscono, facciano e se necessario combattano, andrà a finire male. Tra l’altro in questo mare di merda con i pugni tasca si nuota malissimo.

Chi non mi vuole non mi merita” è un sano principio punk, ma funziona secondo te nel contesto lavorativo italiano?
Personalmente chi non mi vuole fa benissimo, mi merita in pieno anche per il fatto di non volermi. Mi piace l’idea di poter causare delle reazioni, o positive o negative. Cioè anche il fatto di potermi detestare con un senso per me è importante, il fatto di scivolare addosso come l’acqua non mi piacerebbe.

Il disco sembra essere cresciuto guardando film di blaixploitation e ascoltando un certo tipo di funk. Di hip hop apparentemente niente…
Abbiamo fatto lunghissime sedute di ascolti di funk italiano, di colonne sonore di poliziottisch e funky americano. L’hip hop si deve fare non ascoltando l’hip hop. L’hip hop è fatto da pezzi e briciole di altri stili musicali, è come il polpettone…

Questa è bella. L’hip hop è come il polpettone?
Si nel senso che cambia gusto a seconda degli avanzi che ci metti dentro. Fare il polpettone usando tra gli ingredienti il polpettone è un non-sense.

Come lo vedi crescere il polpettone underground italiano?
Io vedo crescere benissimo i produttori, hanno delle basi che fanno i buchi nei muri come direbbe Skizo. Sono bravi, raffinati e molto curati. Sui testi mi viene da citarne pochi...

Tipo?
Tipo Lucariello o i CòSang. Gente che parla di argomenti che non sono l’hip hop. Perchè fare l’hip hop parlando di hip hop è una rottura di coglioni autoreferenziale.

Per questo è più facile che ti si veda recitare nel video degli Amari che in quello dei Club Dogo per esempio?
Non conosco i Club Dogo, ma hanno uno stile che non mi fa impazzire, preferiscono l’allegro essere scanzonato con contenuti degli Amari, piuttosto che lo stile ostinatamente hardcore e cattivo dei Club Dogo. Io fondamentalmente sono un bonaccione.

Cosa mi dicevi a proposito di mancanza di contenuti nel nuovo rap italiano?
Che sia ben chiaro non bisogna necessariamente essere impegnati e rompicoglioni come Frankie Hi NRG, si può essere party, divertenti e divertiti, raccontare cose buffe, un sacco di grandi artisti americani non sono impegnati o impegnativi. Il fatto è che c’è un grosso appiattimento di argomentazioni, il costante racconto del vivere emarginato per cui tu sei una merda perché io vivo emarginato, che palle. Ci sono mondi là fuori.

Diciamo che sei annoiato…
Abbiamo una lingua che è meravigliosa e spesso viene usata per dire sempre le stesse cose…

Tanto che forse è meglio fare i pezzi in latino?
Quello era un pezzo dedicato alla città di Ercolano e io mi sono divertito a prendere un racconto in latino e recitarlo sulla base di Pandaj. E comunque secondo me il rap deve essere divulgativo per tutti, il che significa dai 10 agli 80 anni.

Per questo sperimenti la carta Sanremo?
Sicuramente si, io la più grande vittoria l’ho conseguita: sono al festival e ho la più grande platea italiana e internazionale a cui poter dire la mia.

Ma se Sanremo è il campo di concentramento della musica italiana, non ti senti un po’ come il personaggio della tua canzone “Anoniman”?
Anoniman sicuramente no, perché son tante le persone che mi riconoscono, mi farebbe piacere essere anche un po’ Anoniman, anche solo per riuscire a guardare meglio dietro le quinte, osservare il movimento di entourage di persone che non c’entrano nulla e che però se la menano più di chi sta sul palco. E’un fatto antropologico molto interessante.

Ma l’uomo che divenne famoso per “Fight Da Faida” sul palco di Sanremo non sarà in par condicio?
Io si, perché non vedo nessuno nell’offerta partitica italiana che rispecchi il mio stile, uno quanto l’altro mi sembrano assolutamente identici, parlatori senza una reale proposta costruttiva. Parlano di problematiche e non di problemi, di tematiche e non di temi, di ideologie e non di idee che non fanno per me.

Però siccome è da quel mucchio di parlatori che bisognerà fare una scelta importante, magari una presa di posizione su un palco così vistoso potrebbe risultare utile ad evitare il peggio…
Personalmente non sono a favore del consiglio elettorale, l’unico consiglio che mi sento di dare in questi giorni è che ognuno di noi ha fatto minacce, dal non votare, al votare scheda bianca, all’annullare la scheda. Bene questa è un occasione per mettere in atto tutte le minacce che si sono sempre pensate nei confronti della classe politica, perché da parte loro nei nostri confronti non c’è stato alcuno sconto, nessuna agevolazione, siamo sempre andati peggiorando, costruendo dei muraglioni. I veri latifondisti della nostra cultura e della nostra storia contro cui mettere in atto le minacce che sin sono sempre fatte.

Molto carina l’idea di ospitare un monologo dello show di Ascanio Celestini su un beat electro…
E’stato veramente molto divertente, gli ho chiesto di trattare a modo mio una parte del suo spettacolo.

A parte questo la componente cinematografica nel disco è ancora più presente che nei precedenti. Anzi ad essere sinceri il disco suona quasi come una soundtrack. Secondo te di quale film?
“DeprimoMaggio” che uscirà in tutte le sale il 29 di Febbraio (si ride, Nda).

Secondo te si è evoluta in qualche modo la tua tecnica di fare rap negli anni?
Sono andato un po’ semplificando perché mi sono reso conto che alle volte la ricerca di determinati artifici va a discapito della comprensione o dello stesso senso della frase. Meglio essere semplici e comprensibili. E rispetto al passato scrivo anche più di getto.

Infatti il disco suona facile…
Senz’altro. Come anche il pezzo che porto a Sanremo, dritto con i giochi di parole che sono un po’ il marchio di fabbrica, ma senza apparenti scossoni, ascoltando un testo gli scossoni arrivano, ma non è la forma ma il contenuto quello che scuote.

Trovi veramente che, come è scritto nei comunicati stampa del tuo disco, questo sia l’album della maturità?
Forse si. Non ne sono sicuro. Senz’altro è il disco che riascoltandolo dico ‘minchia ma che bello’..

Sei soddisfatto quindi?
Parecchio…

Cosa t’aspetti cantando la rivoluzione a Sanremo?
Mi aspetto delle reazioni, positive o negative, di indignazioni o di plauso e mi aspetto che il disco venga scaricato da molte persone.

Scaricato?
Si, il meccanismo che cerco di spiegare da qualche anno è: ragazzi la musica scaricatevela da internet, ascoltatela, se vi piace uscite a comprare il disco perché è l’unica maniera che avete per poter dare credibilità di fronte al mercato, ai promoter, perché questo è il mio mestiere, non lo faccio per hobby. Cioè se il disco piace è normale che uno lo compri, o in download o dal negozio. Però deve passare il concetto che fare musica è anche un lavoro. Non capisco perché nessuno abbia problemi a comperare scarpe in un negozio o a far venire l’idraulico a casa, e invece il lavoro di Frankie non deve essere pagato.

Anche perché così si alimenta il precariato in ambito musicale e discografico…
Esattamente, bravo. Il messaggio è scaricate il disco e se vi piace compratelo per favore.

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