Albertino - Telefonica, 27-03-2009 Intervista

30/03/2009 di

Che siate nostalgici degli anni 90 o hipster di ultima generazione saprete sicuramente il valore specifico che Albertino ha in ambito dance (sotto i commenti di Spiller, Pasta, Congorock e 3 is a crowd). Questa intervista aggiunge l'autorevolezza di un personaggio icona della dance music in Italia all'attenzione che Rockit da molto tempo dedica alla musica da ballare, ai dj/producer e a gli amori nati su un dancefloor.

 

Ti ricordi il momento in cui hai ascoltato la prima canzone dance?
Se possiamo considerare dance un disco di Barry White forse quello, però magari era un po' di più che dance. Io ce lo metterei comunque nella categoria ballabili.

Quale pezzo di Barry White?
Si chiamava "You're the first, the last, my everything". Si tratta degli anni 70, è uno dei primi dischi che comprai in vinile, in società con mio fratello...

Comprato in società perché il vinile costava molto?
Eh, ma anche perchè eravamo parecchio poveri.

Barry White a parte qual è la prima canzone dance che ti ha fulminato?
Direi M.A.R.S. con "Pump Up The Volume".

Secondo te dove inizia la musica dance?
Un buon inizio in generale è quello, "Pump up the volume", si tratta del 1987 e gli inizi son quelli là, da una parte "Promise Land" di Joe Smooth per l'etichetta house di Chicago Dj International e dall'Inghilterra arrivò questo "Pump Up The Volume", che è simbolico proprio nel modo con cui è stato portato al successo, perché era un disco veramente house, fatto con una base, un basso sintetico e una serie di campionamenti molto vicino al metodo usato dai dj e produttori hip hop, però applicato alla musica da ballo.

Se la computer music la si considera assolutamente figlia dei Kraftwerk, inevitabilmente anche la musica dance lo è?
Si, decisamente.

A livello culturale la dance-people la si può considerare con la stessa attitudine, disciplina, lifestyle o moda con cui si guarda ad esempio a chi segue l'hip hop?
Mi permetto di dire, non vorrei crearmi dei nemici, che il mondo di chi segue l'hip hop forse è leggermente più alto, più cool, più preparato, più a 360gradi intendo. Lo possiamo paragonare solamente ad un piccolo circuito della dance culture. Magari l'appassionato di dance alla Daft Punk, Ed Banger, Justice lo si può considerare un po' più alto a livello di preparazione e anche dal punto di vista estetico, che è una componente che comunque fa parte secondo me di un modo di identificarsi in un certo mondo. La dance è un genere che è diventato soprattutto negli anni 90 molto Pop, di conseguenza il fruitore di dance un po' più di massa è sicuramente meno preparato così come lo è chi arriva all'hip hop oggi solamente attraverso le hit da classifica. Cioè se prima il vero fruitore di hip hop passava da Nas, oggi molti si avvicinano ascoltando… che cazzo ne so... dimmi un nome da classifica..

E mi sa che sulle classifiche sei un attimo più esperto tu…
(ride, NdA) Diciamo Rihanna o quel tipo di canzoni psuedo-hip hop, facilotte. Ecco questo sarebbe l'equivalente di quello stereotipo di cui parlavamo...

Stereotipo ovviamente mai in senso dispregiativo...
No, no assolutamente. Io sono stato per molto tempo la punta dell'iceberg di una musica commerciale e di massa. Per cui sono il primo ad averla rappresentata, ascoltata, promossa.

Qualche mese fa Grand Master Flash mi disse che il naturale prolungamento di quello che lui o Bambaataa facevano negli anni 70 non è l'hip hop degli ultimi anni, ma tutta una certa sfera electro-dance che ora sta tornando a farsi sentire. Condividi?
Bè si, assolutamente. L'evoluzione di Bambaataa è forse più vicina a...

Tipo a Steve Aoki o Bloody Beetroots..?
Certo, certo. Oggi i figli di Bambaataa potrebbero benissimo essere loro e tutta la scena che rappresentano, e non l'hip hop delle classifiche. Si, sono d'accordo.

Per cui Grand Master Alba...
Non è male (ride, NdA).

Proviamo per i meno esperti a fare un focus sulla dance culture, identificando con una canzone...
E' la cosa più difficile del mondo quella che mi stai per chiedere...

Ci proviamo. Una canzone simbolica di ogni epoca della musica dance. Gli anni Ottanta. Novanta. E zerozero.
Gli anni 80 erano molto ibridi dal punto di vista della musica da ballo, come dicevamo prima, per cui sicuramente M.A.R.S. o Joe Smooth o Marshall Jefferson con "Move You Body", uno dei primi dischi house da classifica. Gli anni 90 sono un epoca molto ricca, di cose belle e di cose brutte che però hanno avuto tanto successo, sia le cose belle che le cose brutte...

Gli Snap?
Si, gli Snap assolutamente. "Rhythm is a dancer" potrebbe essere sicuramente la sintesi..

"Rhythm is a Dancer" o "The Power"?
Si, anche "The power", però aveva un ritmo un pò più lento, forse è più rappresentativa "Rhythm is a dancer".

La new era?
L'ultimo periodo è stato un periodo un po' strano, un po' difficile.

Il 2000 dovrebbe essersi aperto con Spiller…
Si, però Spiller non è abbastanza forte, cioè non è abbastanza identificativo. Robert Miles è ancora anni 90, giusto?

Eh si.
Si, "Children" si. Forse è l'epoca dei Daft Punk. Si, questo decennio qui lo diamo ai Daft Punk di "One more time" o "Harder faster better stronger" che è ancora più figo.

A livello di suoni invece, se volessimo sintetizzare la tipologia tipica di pezzo dance, gli strumenti più identificativi, il tipo di vocalist, i beat, le particolarità di queste prime tre epoche di dance culture…
Gli anni 80 con la MC-808, la batteria elettronica, Roland se non ricordo male. Negli anni 90 forse i campionatori e negli anni 2000 probabilmente l'uso di alcuni programmi del Mac. Mi piace molto l'utilizzo dell'Autotune.

Che poi è lo strumento che proprio identifica tutta la musica, in generale, degli ultimi anni…
Si, si infatti lo hanno usato da Lil Wayne, a Lady Gaga agli Eiffel 65, Cher, e mille altri.

Così come c'è stato il periodo del sax, il periodo dei bridge fumosi o delle scariche di casse, poi tutto il periodo hip house, poi i ritornelli cantati da voci sovrumane.
E oggi c'è soprattutto il beat. E questa forse è un po' una mancanza di creatività ed è anche un modo per allontanare la dance dalla massa o dall'airplay che molte canzoni che non riescono più ad avere, però quando c'è gente come Bob Sinclair o David Guetta che trova la giusta via di mezzo viene fuori il successo.

Tolta la italo disco, la musica dance italiana ha vissuto il suo acme di successo negli anni 90, sicuramente anche grazie al supporto di Radio Deejay. A ripensarci che sensazione hai?
La sensazione più forte probabilmente è la consapevolezza ad un certo punto di essere diventato una rockstar pur non sapendo ne cantare, né suonare uno strumento, semplicemente avendo creato un linguaggio radiofonico e un suono ben identificabile che era la colonna sonora dei pomeriggi di quasi tutti i ragazzi in Italia. Quei momenti lì, quei numeri lì, che poi purtroppo in Italia sono stati irripetibili. E' un vero peccato. Io un po' l'ho mollata, adesso l'ho ripresa, ma quel vuoto lì non è stato colmato, ed è un peccato perché invece all'estero queste cose succedono con naturalezza.

Come mai quel tuo periodo di distacco?
Alla fine degli anni 90 ho mollato un po' perché avevo voglia di fare qualcosa di diverso, per gli altri e per me. E quindi ho preso una direzione più legata all'intrattenimento, mi sono tolto la soddisfazione di calcare palcoscenici come quello di Zelig, mi son divertito a fare altre cose e invece ultimamente sono tornato a fare la cosa che forse so fare meglio...

Ed è casuale che ultimamente, con gente come i Crookers per esempio, la dance italiana torna ad essere vincente…
Ci sono tante cose che sono lì ed è un peccato che nessuno gli dia un po' di visibilità. E' anche vero però che c'è stato un periodo, dopo i fatti degli anni 90 che la musica era degenerata a livello qualitativo in un modo vergognoso. Io ad un certo punto ho detto, mi spiace ma da piccolo ascoltavo Steve Wonder non posso essere arrivato ad una età matura e ascoltare musica così brutta, preferisco fermarmi. Era finito un ciclo.

Non serve citare i programmi hip hop che hai voluto alla radio o l'Hip Hop Village che hai organizzato, per capire che l'hip hop ti è sempre piaciuto…
Di quegli anni ho un ricordo bellissimo, soprattutto perché era mosso dalla passione. Anche se purtroppo da parte della cosidetta scena italiana, è stato vissuto male, con molta diffidenza. Perché ero visto come qualcuno che voleva approfittarsi e invece non hanno saputo cogliere la grande visibilità, io non avevo interessi personali, ma davo spazio ad un genere anche abbastanza difficile da spingere in una radio come la nostra.

A 10 anni dall'Hip Hop Village magari i tempi sono maturi per pensare di farne un altro…
Come tu sai meglio di me la cosa più difficile è metterli insieme, il vero problema della scena hip hop italiana è che tra di loro non vanno d'accordo, ci sono troppe invidie. Non hanno capito che invece c'è posto per tutti. E oggi ci sarebbe anche del materiale tra l'altro…

Eh si..
Però immagina di mettere insieme Fabri Fibra, Marracash, Ax, anche se poi pure lui s'è un po' allontanato…

Per assurdo però si può ipotizzare…
Si, loro si perché sono anche abbastanza maturi rispetto a quel periodo là, mi ricordo che per esempio Neffa che mi piaceva un casino e che era anche una delle persone più intelligenti, era il primo a rompere i coglioni che "se c'è quello io non vengo..."

Tornando alla computer music (che tra l'altro è il nome del programma di Stefano Fontana su Radio Deejay) ne avrai conosciuta di gente strana col fatto che è sempre più diventata una musica-di-computer che tutti possono fare…
Certo, c'è stato un momento in cui era talmente facile fare un disco, e anche venderlo e questa è la cosa più allucinante, che il mercato offriva prodotti di scarsissima qualità. Per cui la fine del ciclo degli anni 90 non è stata proprio negativa perché bisognava resettare.

Sei soddisfatto della dance italiana degli ultimi tempi?
Si, oggi parecchi produttori hanno trovato un sound che è figo ed è anche commerciale. Forse quello che manca sono gli autori di canzoni, perché è l'unione tra l'autore e il dj-produttore che fa il successo. Perché una strumentale pur bella che sia, non basta.

Cioè ci sono canzoni che a livello strutturale nemmeno più Radio Deejay può pensare di spingere..?
Una volta, negli anni 90 Radio Deejay osava oggi è un po' più difficile, soprattutto in certi orari mettere musica dance strumentale, per cui va a finire che certa musica è destinata solamente a determinati orari 'di nicchia'.

E' sintomatico che persino su Radio Deejay la musica dance ottenga in palinsesto spazi periferici...
E si, purtroppo è così. Noi abbiamo pure fatto un piccolo test quest'estate al pomeriggio, però ci siamo accorti che una radio come la nostra non si può più permettere di osare tanto. Non è bella questa cosa da dire, ma purtroppo è la verità.

Ma è una questione interna a Radio Deejay o in generale una predisposizione culturale a più livelli?
E' un problema della radiofonia in generale, secondo me legato alla cultura delle persone, obiettivi numerici da raggiungere e forse ancor di più ad un allontanamento generale del pubblico giovanile.

Sei sempre stato l'icona della musica giovane, come ti relazioni con un pubblico che è cambiato...
Con mia figlia, quella di 14 anni, siamo molto in linea sui gusti dell'hip hop per esempio, però io quando ascolto la roba mia, quella da club che suono in discoteca, la reazione è che non capisce, dice che son robe tutte uguali.

Sembri il figlio che parla del padre…
Eh si è strano, i figli li uso spesso come termometro, spesso metto le robe in macchina e faccio dei test. Nel dvd che esce in allegato all'album di Fabri Fibra c'è una testimonianza mia, una battuta che Fabri ha tenuto, in cui io dico "dietro il progetto Fabri Fibra ci sono le mie figlie, siamo noi che decidiamo in macchina quale sarà il suo prossimo singolo".

L'anno scorso al MI AMI tra i dj set abbiamo chiamato Congorock e in maniera molto casuale a qualche settimana dal festival c'era un grosso hype su di lui, perché lo suonava Albertino in Dance Revolution. Per la prossima edizione ci vogliamo mettere d'accordo su qualche nu-comers?
(ride, NdA) Eh eh è un'impresa difficilissima. Sai chi potrebbe essere? Sono due ragazzi veneti credo, si chiamano Gain On Top, hanno fatto la versione dance di un pezzo dei Micromala, è un po' come quel remix che ha fatto Spiller degli Useless Wooden Toys con Bassi Maestro. La canzone dovrebbe chiamarsi "Colpo Grosso", sono sicuro che ti piacerà.

 

Spiller
Se si parla del movimento dance italiano degli anni novanta Albertino è la prima parola che mi viene in mente! Al tempo ho avuto la fortuna di vedere, un paio di volte, lui e Fargetta in azione, dal vivo, al Deejay Time. Sono rimasto colpito soprattutto dalla capacità tecnica con la quale gestivano la trasmissione. Albertino può essere considerato il nostro Pete Tong.

Pasta (Amari – Fare Soldi)
"Albertino fra Djtime, Venerdìreppa e One two one two ha influenzato e svezzato tre generazioni di ascoltatori/produttori/mcs, quindi la sua influenza sulla musica "da ballo" nel senso più largo del termine, in Italia è stata enorme, e tutt'oggi ha l'occhio lungo. Suona regolarmente Spiller e Congorock, ora tocca solo che si innamori di Fare Soldi"

Congorock "Ero in treno e a un certo punto mi e' arrivata una ventina di sms tipo "Oh Albertino ti passa in Radio". Ci ho messo un po' a capire che non era uno scherzo, dopodiche' ho mandato io degli sms a tutto il resto della rubrica. Ho vissuto quel momento come un punto di partenza piuttosto che un punto d'arrivo, perchè ho cominciato a crederci davvero. Bella Albe, ti devo un trilione di caffe' per ricambiare. Cominciamo domani?"

3 is a crowd
"Se faccio il dj è perchè da adolescente mi sono innamorato della dance, proprio grazie ad Albertino. A suo modo un Futurista".

Commenti (16)

Carica commenti più vecchi
  • Nicola Bonardi 01/04/2009 ore 16:43 @nicko

    che sia il capo lo dicono i numeri e la fama (e suo fratello dove lo lasciamo?), che mi possa piacere è un altro discorso...

    :?

  • lorenzo rondali 02/04/2009 ore 09:26 @larryray71

    ok , ok ...ci sta' che Albertino sia stato il promotore e leader indiscusso della dance 90 e che molti cultori di musica storcano il naso . In effetti neanch'io amavo molto quella disco "commerciale", ero piu' verso la techno ( quella vera (90'- 93')) , ma dobbiamo riconoscere che allora si dovevano riempire centinaia di discoteche da 1000-2000 persone e insomma , bisognava far ballare tutti e spensieratamente. Qualche pomeriggio l'ho passato pure io col deejay time e mi sono anche divertito. Insomma , dai, ce n'era per tutti i gusti....allora.

  • iggy 02/04/2009 ore 13:12 @iggy

    Secondo te dove inizia la musica dance?
    Un buon inizio in generale è quello, "Pump up the volume", si tratta del 1987 e gli inizi son quelli là.

    Ecco dopo questa ho smesso di leggere "il capo".
    :] per non :(

  • Michele Wad Caporosso 02/04/2009 ore 14:08 @aiemwadaiem

    cazzo c'entra vasco.

  • Godflesh 04/04/2009 ore 15:27 @godflesh

    Tutto quello che è anni novanta è buono... anche sta roba qui

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati