Il Genio - Telefonica, 27-08-2010 Intervista

30/08/2010 di

(Le foto sono di Pierluigi De Rubertis)

Possono dire di aver assaporato un breve momento di popolarità, ma quella vera: con le ospitate in TV, i bambini con i rispettivi genitori sotto palco, oltre ai vari haters sparsi per la rete (e ci dicono che è arrivata anche qualche minaccia di morte). Tutto per una sola canzone: "Pop Porno". Ora sembra che i due debbano ripartire da capo: è uscito il secondo disco a metà giugno e in pochi se ne sono accorti. Marco Villa li ha intervistati.



Inizierei dalla recensione di Rockit, certo meno bonaria rispetto a quella del primo disco. L'avete letta? Cosa ne pensate?
Alessandra: Sì, l'abbiamo letta. Ovviamente ogni giudizio è legittimo, noi l'abbiamo trovata un po' audace nell'essere così severa. Ci è sembrato che criticasse quasi il fatto di esserci impegnati a fare meglio il disco. Semplicemente abbiamo avuto più tempo e quindi abbiamo potuto curare meglio tutti i dettagli.

Rispetto alla realizzazione del disco d'esordio, immagino che gli stati d'animo fossero differenti.
A: Sì, i due dischi sono nati in modi molto diversi tra loro. Il primo è nato da una richiesta della Cramps: avevano sentito "Pop Porno" e ci hanno contattato attraverso Myspace per chiederci se fossimo interessati a fare un album con loro. A quel punto abbiamo iniziato a registrare e abbiamo dovuto finire in fretta i pezzi a cui stavamo già lavorando. Nei due anni successivi poi siamo andati parecchio in giro a suonare e nel frattempo il gruppo ha trovato sempre più la propria forma. Mentre eravamo in tour, io e Gianluca abbiamo iniziato a buttare giù delle cose nuove. Per questo, quando abbiamo iniziato a ragionare sul secondo disco, una buona parte del lavoro era già fatto. Avevamo più di venti canzoni tra cui scegliere e soprattutto non avevamo nessuna fretta, tanto che non sapevamo nemmeno quando sarebbe uscito. Quindi ci siamo messi con calma a pensare a come organizzare le cose. Io faccio sempre l'esempio di una cena: se hai degli ospiti all'ultimo minuto devi arrangiarti in fretta e furia con quello che hai in casa, se invece hai un certo anticipo e sai prima di dover ospitare delle persone puoi preparare dei piatti più ricercati. Anche se sempre con lo stesso animo e lo stesso stile.

Quanto ha pesato "Pop Porno"?
A: Non tanto, perché in realtà anche quel singolo non era stato studiato a tavolino per fare il botto o impressionare la gente. Abbiamo deciso di farlo uscire come singolo perché c'era molta richiesta e la casa discografica ci puntava molto. In realtà il pezzo era nato in totale tranquillità, giocando tra di noi, senza nessun obiettivo in particolare. Scrivendo per il nuovo disco non è uscita una canzone come quella, ma di certo non l'abbiamo cercata. Né allora, né oggi. A questo proposito bisogna poi riconoscere i meriti di una casa discografica come Disastro Records (sublabel della Cramps che cura i dischi de Il Genio, NdR), che non ci ha pressato in quella direzione.

Il primo disco era stato ripubblicato da Universal. Perché non è continuato il rapporto?
A: In realtà avevamo semplicemente dato il disco d'esordio in licenza a Universal. Scaduta la licenza, non abbiamo rinnovato nulla. Avevamo scelto di farla solo per quell'album per permetterci poi di scegliere prima di registrare quello nuovo. In realtà per il secondo disco il vero lavoro per noi inizia adesso, a settembre, un po' come quando si andava a scuola. Inizieremo la promozione vera e propria andando in giro, anche perché "Vivere negli anni X" è uscito in un periodo estivo senza molto clamore e speriamo adesso di portarlo in giro per bene.

Come sarà il live? Immagino che ormai di iPod non se ne parli più.
A: Quella dell'iPod è stata una scelta pressoché obbligata, perché noi ci siamo dovuti catapultare all'improvviso nel mercato dei live. All'inizio nessuno credeva in noi, ma i locali iniziavano a contattarci attraverso Myspace per farci suonare. Non sapevamo come fare e da quell'emergenza è nata l'idea di usare l'iPod per le basi. Pur di poter suonare, quindi, abbiamo iniziato così. Piano piano, ci siamo industriati per mettere in piedi una band vera e propria, ma sempre senza avere il tempo per provare bene e con calma degli arrangiamenti. Adesso invece ci siamo riusciti e infatti nei prossimi live avremo dei suoni un po' più ricercati. Non ci sarà più la chitarra, ma dei synth, per recuperare una vena elettronica che con il tempo dal vivo avevamo perso. Oltre a me e Gianluca – che suonerà il pianoforte e a volte la chitarra – ci saranno Paolo Mongardi alla batteria e Arno Engelhardt ai synth.

Il disco si apre con "Il Genio", una vera e propria dichiarazione di intenti.
A: È un po' una specie di inno infantile, simpatico. Quando l'abbiamo registrato avevamo a disposizione un mellotron e delle trombe e quindi è uscito così. Pensando al testo abbiamo detto: perché non parliamo di noi? Così è venuta fuori questa cosa giocosa in cui cerchiamo di spiegarci ma senza prenderci sul serio. Per dire, il testo l'abbiamo scritto in macchina.

La seconda metà del disco è invece composta da tracce più cupe e scure rispetto ai vostri standard.
A: Penso sia dovuto al fatto di aver compiuto una vera e propria cernita tra oltre venti pezzi, scritti in un arco di tempo piuttosto lungo. Ovviamente, a seconda dei periodi, uscivano pezzi più allegri o più tristi. Così all'inizio abbiamo scelto i pezzi che possedevano con più forza il tono ironico che un po' ci contraddistingue, ma poi ascoltando le canzoni più melanconiche abbiamo capito che in fondo eravamo diventati anche quello e che quindi era giusto inserirle nel disco. Abbiamo deciso di tenere anche quella faccia. Se continuiamo così, il terzo disco sarà fatto di requiem.

Spesso i testi sono un continuo gioco di parole. Come li scrivete?
A: Alcune cose le scrive da solo Gianluca, che ha una penna molto veloce e forbita. Spesso però lavoriamo in un altro modo. Di solito, quando scriviamo i pezzi la linea del cantato la facciamo con false parole, in una lingua che non esiste, un po' inglese, un po' francese a seconda dei passaggi e delle sonorità che stanno meglio con la musica. Quando poi scriviamo il testo, cerchiamo di preservare quei suoni. Poi parliamo un po' dell'argomento di cui vorremmo cantare nel pezzo, oppure scegliamo una singola parola e intorno a quella iniziamo a imbastire il testo. Alla fine si tratta sempre di una specie di gioco tra di noi in cui si cerca di capire dove l'altro voglia andare a parare. In questo nuovo disco abbiamo lavorato molto di più anche ai testi, non solo alle musiche. Per questo, il disco, è secondo noi molto sincero, altrimenti avremmo insistito sull'electro-pop e avremmo fatto "Pop porno 2".

Con il vecchio tour immagino abbiate suonato davanti a un pubblico molto eterogeneo. Com'è stata questa esperienza?
A: Dal palco non vedi differenze e in generale non ho notato divisioni tra diverse sottoculture, probabilmente anche perché ormai siamo davvero molto contaminati. Non siamo più negli anni 90 in cui una camicia a scacchi voleva dire per forza grunge. L'unica cosa che notavo era la presenza di bambini, che venivano a chiedere delle cose sia a me che a Gianluca e che non avrei mai pensato di vedere tra il pubblico, anche perché non ne vedo mai ai concerti a cui vado io.

Leggendo tra forum e blog, è difficile trovare su di voi commenti tiepidi. Si trova spesso una spaccatura tra chi vi adora e chi invece proprio non vi può sopportare. Come vivete questa – diciamo - estremizzazione?
A: Non so proprio cosa dire. In realtà molte polemiche non le abbiamo vissute perché funziona un po' come per i tradimenti: quello che ha le corna è sempre l'ultimo a saperlo. Molte persone che ci hanno attaccato le abbiamo anche incontrate e sono state comunque gentili. Probabilmente è un po' il solito fattore dell'anonimato che aiuta a essere più cattivi. Da lì nasce questo atteggiamento ostile, che però è più facile quando non si mostra la faccia o il nome, cosa che noi invece facciamo ogni giorno. Poi certo, a volte si esagera perché ci hanno anche augurato di morire. In generale credo sia una cosa stupida, perché noi non portiamo messaggi particolari, quindi non vedo perché ci debba essere tutto questo astio. A meno che non sia solo questione di invidia perché una nostra canzone ha avuto un po' di successo in più. È l'unica risposta che mi so dare, perché non siamo andati a casa di nessuno a cambiargli la vita, quindi...

Mi parli del progetto Il Lato Beat?
A: "Il Lato Beat" è un progetto di cui facciamo parte noi, Dente, i Calibro 35 e Roberto Dell'Era. Per ora è uscito un pezzo, "Precipitevolissimevolmente", più avanti uscirà un 45 giri che conterrà anche una canzone suonata dai Calibro 35 e da Dell'Era. Nei prossimi mesi faremo un po' di date di presentazione in Fnac, anche perché con soli due pezzi non possiamo metterci a fare dei gran concerti.

Una domanda invece a Gianluca su un altro progetto parallelo, i Calamari.
Gianluca: I Calamari sono nati per una serata al Magnolia di Milano. Fpunto aveva avuto questa idea di coinvolgere un po' di amici per fare qualcosa di demenziale all'insegna della vecchia scuola ironica di Milano. Ha chiamato me, Dente, Enrico Gabrielli e Federico Dragogna dei Ministri. Preparando quella serata abbiamo capito che noi cinque insieme eravamo un po' tutti allineati sul piano del non-sense e del cazzeggio. Abbiamo fatto qualche altra serata al Magnolia, diventando una specie di resident band, facendo un concerto al mese. Durante l'inverno ci siamo un po' rodati e proprio in questi giorni stiamo facendo un paio di date in Puglia. Poi vedremo, probabilmente registreremo anche qualcosa. È capitato poi che io, Dente ed Enrico Gabrielli siamo anche ne Il Lato Beat e che io ed Enrico, insieme a Roberto Dell'Era, Cesare Basile e Rodrigo D'Erasmo siamo anche ne La Clinica. La Clinica è un'altra collaborazione, in cui proponiamo pezzi di ognuno di noi e un repertorio di cover e di rarità. Sono cose diverse, ma tutte collegate da un gruppo di amici e musicisti che si vedono la sera a Milano e animano un po' la città. Che ne ha bisogno.

Commenti (1)

  • Faustiko Murizzi 31/08/2010 ore 11:44 @faustiko

    Bell'intervista! E cmq anche a me questo disco non é piaciuto...

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