Bluvertigo - Telefonica, 28-08-2008 Intervista

18/09/2008 di

Reunion in diretta tv, nuovo tour, nuovo disco. Cosa è cambiato dopo sette anni di congelamento? Dato che Sua Maestà si nega e Sergio è in tour coi Baustelle, Rockit l’ha chiesto ad Andy e Livio. Il primo raggiunto in un bar affollato e affacciato su una strada caoticissima (“Scrivi che sono in Toscana, che fa tanto vacanza stinghiana”), il secondo su un’isola deserta. Tant’è che il telefono sulle prime non prende e Andy si offre di rimediare: “Se volete posso cambiare voce e fare sia Livio che Andy”. Non ce n’è stato bisogno, però. Due telefonate, stesse domande, a volte risposte diverse.



Com'è stato perdersi per poi ritrovarsi?
Andy: È stato fondamentale, perché, quando sei all'interno di un progetto, ci resti imbarcato e rischi di non sapere quali sono le altre possibilità. A me ha permesso di concentrarmi su varie attività e di andare un po' a più a fondo in diversi contesti come la pittura o la danza contemporanea.

Livio: Se si dovesse fare un paragone con la letteratura romantica, perdersi per poi ritrovarsi è sempre una cosa migliore di quella che può essere la continuità. Se ci si perde e poi ci si ritrova significa che evidentemente si sono passate una serie di condizioni, per cui questo ritrovamento è meglio della partenza iniziale.

Come vi hanno arricchito le esperienze fatte in questi anni?
A: Ho perso la concezione precedente del gioco di ruolo. Il resettarti ogni volta permette di avere versatilità. Ho imparato a viaggiare sia nell'acqua azzurra, sia nell'acqua sporca. C'è stata di più l'occasione di stare a parlare con la gente. Coi dj set in giro per l'Italia ho potuto portare la musica anni 80 in diversissimi contesti, dal locale un po' più altolocato al centro sociale, quasi sempre con lo stesso palinsesto sonoro. È stato un esperimento molto divertente.

L: Mah, mi sono confrontato con cose che forse non avevo preso in esame nelle mie influenze, come il pop mainstream nel senso vero della parola, come nel caso dei dischi di Giorgia. Però questa cosa mi ha fatto capire che in realtà all'interno di ogni stile musicale c'è sempre una cellula che deve arrivare direttamente alla persona, senza spiegazioni e senza passaggi intermedi. Se quella cellula non è presente, qualsiasi genere musicale sia non può funzionare, non può arrivare alle persone. Comunque dev'esserci sempre spontaneità. Credo di aver trovato questo come filo conduttore.

(Sono=Sono - Live a Mtv Storytellers)

In questi anni Sergio artisticamente è stato più vicino a Morgan, voi due invece più lontani. È stato dovuto a questo bisogno di reinventarsi o cosa?
A: Più che altro a perdere la dipendenza. Sono molto contento di questo, anche perché perdendosi poi oggi si rivisita il bello: sul palco possiamo rinverdire delle gag pianobaristiche o comunque far luce su quello che siamo stati nella costruzione del progetto. Ti dico: con qualche anno in più, c'è un divertimento maggiore, un'ironia che non ci ha mai abbandonato.

L: Mah, io non penso che ci sia una prevaricazione. I Bluvertigo prima del congelamento erano una realtà molto molto impegnativa che non permetteva grosse fuoriuscite, e quindi avevo un po' bloccato il lavoro di studio e quindi diciamo che il discorso produttivo l'avevo sviluppato più con i Bluvertigo che con altri e dedicarti sempre alla stessa creatura non è che ti porta a crescere più di tanto: ti può portare a sperimentare di più. Questo sicuramente è un bagaglio che mi sono portato dietro dai Bluvertigo, e cioè la sperimentazione che abbiamo fatto durante gli album; d'altra parte avevo bisogno di confrontarmi con altre persone e con altri stili musicali. Per quanto riguarda Sergio, credo che per lui sia stata comunque una cosa differente suonare con Morgan nei suoi progetti solisti proprio perché erano molto diversi a livello musicale dai Bluvertigo. E siccome sono convinto che come sezione ritmica loro due siano decisamente insostituibili l'uno per l'altro, mi è sembrato un passo abbastanza naturale, per quanto anche Sergio si fosse dedicato a un altro progetto, che si chiama Quite, insieme ad altre tre persone, ed era un progetto un po' trip hop, alla Massive Attack, e l'ha portato avanti, diciamo, nell'underground internazionale: infatti ci siamo incontrati al Midem a Cannes nel 2002 o 2003, e lui appunto stava portando avanti questo progetto e io stavo contattando Martina Topley-Bird per il disco dei Jetlag.

Vi siete riuniti: però c'è in ballo un disco solista di Andy, che è in lavorazione dall'anno scorso.
A: Spero uscirà per l'autunno. È un'autoproduzione ed è un po' il perfezionamento di quello che ho scritto in questi anni, per cui ho questi dieci pezzi da mettere a fuoco in maniera diversa, dai due lati, quello di una band chitarra, batteria e poche tastiere, e quello elettronico, con un'altra versione degli stessi brani che dovrebbe essere contenuta in un altro cd. Ho avuto due partner d'eccezione. Per quanto riguarda l'elettronica gli Xelius Project, dei ragazzi di Varese che hanno un culto dei sintetizzatori molto tedesco. Mentre l'altro l'ho prodotto in una prima fase con Marco Pancaldi, il primo chitarrista dei Bluvertigo, per quanto riguarda gli arrangiamenti. Poi ho abbandonato il progetto per dei mesi, perché non ero contento del risultato. Quando hai un contratto, una scadenza, non hai la possibilità di ritornare veramente su quello che ti accorgi di aver sbagliato: in questo caso, invece, essendo un'autoproduzione che nasce dal laboratorio dei suoni, dei dipinti, dei dj set, e sovvenzionato da me, ho avuto modo di fermarlo lì, di farlo maturare e oggi, grazie a Lorenzo Caperchi, che c'è in studio ed era il fonico dei Bluvertigo, ai tempi d'oro delle tournée, fino al 2000, sto rieditando e rimontando tutto quello che ho fatto.

La reunion dei Bluvertigo è stata fortemente voluta da Luca De Gennaro di Mtv. Però al tempo stesso era già stata annunciata lo scorso anno, nel comunicato stampa di "Da A ad A", dove si diceva che il nuovo disco sarebbe stato costituito dalle canzoni non entrate nell'album di Morgan. Com'è 'sta storia?
A: Mah, io penso che Morgan ogni anno abbia detto questa cosa, l'ho sempre vista scritta però poi in realtà della basi solide e credibili per rimettersi a suonare insieme non ci sono mai state. In realtà c'eravamo persi di vista, per un sacco di tempo: abbiamo preferito distanziarci. Penso sia come il flipper: stavolta la pallina è entrata. Diciamo che c'è stato l'intervento magico di Stefano Senardi, che è il nostro manager e ha fatto da piacevolissimo collante, rispetto a un tempo in cui il vecchio management non ha fatto altro che creare delle divisioni tra di noi, soprattutto facendo mancare la tutela dei singoli. Perché ci siamo comunque dovuti reinventare come campare all'interno di questo congelamento.

Circa le canzoni di "Da A ad A", non ne so niente. Magari Morgan ha delle sue capacità profetiche che possono essere molto efficaci, però non ne abbiamo parlato fra di noi. Non succede niente adesso in studio. Non ci sono le basi per entrare ancora in studio. Almeno adesso non ne abbiamo ancora parlato. Ti potrà sembrare un po' strano, ma i Bluvertigo sono proprio questo: quattro persone separate, ma unitissime a seconda delle occasioni. Non vederla come una distanza, anzi, è molto più bello vedere che c'è questo tipo di rapporto.

(L'Assenzio - Live a Mtv Storytellers)

L: Che Luca De Gennaro abbia voluto la reunion è giusto, però non è che i Bluvertigo alla fine si son riformati perché Luca lo voleva: sarebbe un uomo dai poteri di convinzione estremi, se fosse riuscito a convincere tutti e quattro a fare una cosa perché a lui piaceva. No. Il discorso è che Luca dal 2005 si è preso carico di interloquire con tutti e quattro separatamente in occasioni completamente diverse e continuare a buttarci lì l'idea. Io lo incontravo spesso o per i Jetlag o per i Rezophonic, e mi diceva: "Oh, però, secondo me, dovreste riprovare a fare qualcosa, più che altro perché è un momento giusto, adesso. Probabilmente adesso verreste più capiti di prima…" In realtà cercava di farci capire qual era secondo lui la situazione attuale della musica e che in realtà forse ce n'era anche un po' bisogno al di là di quella che fosse la nostra di soddisfazione. Questo ha fatto sì che comunque ognuno ci pensasse e valutasse nel tempo. È stato un piacere perché io penso che uno dei motivi del nostro congelamento sia stato anche una certa incomprensione esterna. Ovviamente tu puoi fare tutti gli sforzi che vuoi, puoi stare in studio mesi, puoi fare tournée da cento e passa concerti all'anno, ma se alla fine hai sempre la sensazione che chi sta ad ascoltare non sia proprio sulla tua lunghezza d'onda, diventa tutto più faticoso, cioè diventa quasi un'impresa in cui tu ti devi sforzare di convincere qualcuno che stai facendo qualcosa di buono. Eravamo arrivati anche a un punto di stallo con la Sony in quel momento, per cui era difficile: dovevamo convincere tutti quanti che non eravamo pazzi e che quello che stavamo facendo ci sembrava… oddio "avanguardia" è una parola molto grossa, però ci sembrava comunque un po' avanti, ci sembrava una ricerca. La situazione del 2001 post-Sanremo sinceramente ci aveva lasciato un po' così e quindi l'impegno di Luca è stato quello di farci capire che probabilmente erano prematuri i tempi ed eravamo noi che non eravamo allineati in precedenza con quello che stava succedendo musicalmente, come succede a tutti quelli che sono un po' precursori di quello che verrà dopo. E quindi lode a lui, soprattutto per la pazienza infinita del volerci aspettare perché comunque non è stato facile far sì che ognuno interrompesse quello che stava facendo per rifare i Bluvertigo. La verità è che poi c'era voglia e nostalgiada parte di tutti, perché alla fine è come essere fidanzati con altre tre persone e quando hai un fidanzamento che dura dieci anni si fa fatica poi dimenticare sia i fatti che i misfatti.

Circa Morgan, credo che quella fosse più una sparata del momento.

Un piccolo mistero è che per la serata di "Storytellers" era annunciato un singolo inedito.
A: Il pezzo c'è e c'era. È molto bello, anche. Però non è stato finito. Soprattutto per quanto riguarda i testi. Quindi piuttosto che arrabattare una cosa che non era ben conclusa, abbiamo preferito non inserirlo e dedicarci all'esposizione live di questo restyling del nostro suono, molto differente da quando suonavamo insieme.

L: Musicalmente era quasi completo ed era una direzione piuttosto interessante, abbastanza inconsueta, e non era una cosa appartenente a "Da A ad A", ma era una cosa assolutamente estemporanea, nata da una sorta di jam session e poi sviluppata. Il titolo in teoria doveva essere "Ossessione".

Il disco ha venduto subito. Quanta voglia di Bluvertigo c'era in giro? O quanto è dovuto a X Factor? Perché in fondo il live è una raccolta come "Pop Tools", anche se i brani sono molto riarrangiati…
A: Penso che sia stata una assoluta coincidenza. Magari ci fosse una strategia della casa discografica, che a tavolino abbia pensato alla collocazione di Morgan a "X factor" e "Quindi facciamo i Bluvertigo": secondo me c'è una casualità completa. Senza dubbio l'esposizione di Morgan può aver portato a un nuovo pubblico, magari che ha potuto avvicinarsi a quello che sono i Bluvertigo. Ma ora non vorrei che il suo lavoro coi Bluvertigo fosse visto come una separazione ulteriore, nel senso "dopo il successo in Tv ora Morgan concede questa sua meravigliosa presenza anche coi suoi amici Bluvertigo". Penso che alla base di tutto c'era la voglia di suonare e penso che durante la nostra tournée della reunion c'è stata una presenza massiccia di gente che aspettava la nostra reunion da sempre, a prescindere dal programma tv. Però, se questo programma può aver portato un'amplificazione o una curiosità maggiore, ben venga.

(La Crisi - Live a Mtv Storytellers)

L: Non credo ci siano legami con "X Factor" per la vendita del disco in sé, perché, come si sa, la televisione fa sì che una persona diventi personaggio, ma con questo non vuol dire che se tu fai la tua linea di abbigliamento la gente poi se la compri. Credo che ci fosse una grossa attesa dei Bluvertigo però per qualcosa di nuovo e alla fine anche il solo vederci insieme e fare un live televisivo abbia riinteressato quelli che erano i fan e probabilmente incuriosito coloro che magari si erano avvicinati verso la fine della prima decade del gruppo, e poi erano rimasti a bocca asciutta, nel senso che non ci avevano né più visto né più sentito. Tant'è vero che questa cosa la rivedo nel pubblico presente ai concerti di adesso che tra l'altro è incredibilmente giovane. Ogni tanto finito il concerto vado fuori a salutare un po' di persone e mi vengono ragazzi di 13-14 anni che mi citano frasi di "Acidi e basi" e mi dicono: "Ah, io ero venuto con mio padre al concerto quando avevo cinque anni". Ovviamente io gli dico: "Beh, forse tuo padre era un po' azzardato a portarti a cinque anni al concerto". E invece si scopre che persone che erano giovanissime ora hanno comprato il disco e hanno aspettato dieci anni per vedere un concerto, per sentire cose nuove. Di solito mi fa sorridere un diciassettenne che canta "Troppe emozioni" in coro, sapendo le parole a memoria e a me sembra che non sia in età per capire che cosa sta cantando. Poi, per carità, per fortuna le canzoni se hanno quella cellula di cui parlavo vengono assorbite a qualsiasi età e vengono interpretate diversamente da ognuno. Per quanto riguarda "X Factor" sicuramente può essere stato d'aiuto per la quantità di pubblico dal vivo. Effettivamente abbiamo avuto delle date con un pubblico numerosissimo: sinceramente non me l'aspettavo. Cioè, non dico che la media dei paganti fosse intorno ai 4000, ma però più o meno è così, quindi è abbastanza inaspettato. E il pubblico è sicuramente misto, cioè ci sono i fans di prima, ci sono i figli dei fans e/o gli amici dei fans, e c'è il pubblico di "X Factor" che, diciamo, un po' si riconosce perché non è molto ferrato su quello che è la storia dei Bluvertigo, ma viene e assimila quello che è il concerto. E io ogni tanto vedo delle facce perplesse, perché probabilmente non è così semplice arrivare a un concerto dei Bluvertigo e assistere a quello che succede così, come fosse una passeggiata. Quindi, quando vedo delle facce un po' stupite, di solito penso che facciano parte del pubblico di "X Factor".

State già lavorando sul nuovo disco?
L: Sì, con un approccio diverso dal passato. In passato ci chiudevamo in studio e non uscivamo fino a quando non era finito. In questo caso ci comportiamo diversamente: intanto le tecnologie che ci sono adesso ci permettono comunque di scambiarci materiale senza dover andare in uno studio, che non vuol dire stare senza vedersi, ché la gente pensa poi che facciamo il disco ognuno a casa sua e ci si manda i file. Non è così. Qui si parla di scambiarsi le cose: abbiamo tutti lo stesso programma, ci mandiamo le sessions e ascoltiamo le idee. Con questo metodo possiamo anche proporci le cose in modo più snello, fino a scegliere che cosa di questo vogliamo salvare e a quel punto andare in studio e portare avanti la cosa. Tant'è vero che anche nel singolo inedito che avevamo preparato c'è stata un'auscultazione di circa una settimana per mezzo elettronico, dopodichè ci siamo visti due giorni di fila e abbiam registrato tutti gli strumenti.

Mi dicevi che "Ossessione" sarà una cosa abbastanza strana…
L: Sì, mi ha ricordato qualcosa dell'Alan Parsons Project, quel tipo di approccio non tanto alla "Eye In The Sky" quanto piuttosto "The Turn Of A Friendly Card", cioè qualcosa di un filino più complesso, meno smaccatamente da classifica, però nello stesso tempo con più groove, cioè che poi è una cosa abbastanza importante. Però pensare a un groove black e rallentarlo quasi alla metà della velocità lo fa diventare ancora più, come dice Morgan, "sexy": questa è la direzione di "Ossessione". Poi ci sono per la testa tantissime altre cose con direzioni completamente differenti. Bisognerà poi, al solito, far quadrare il tutto. Quello che stiamo cercando di fare è capire da che parte vogliamo andare, e soprattutto musicalmente qual è l'intenzione. Il discorso più difficile da affrontare invece è quello dei testi, perché comunque bisogna approcciare in modo differente il pubblico di adesso e poi non bisogna dimenticare che finché si parla del "questionario dei tre giorni" a 23-24 anni la cosa può avere una referenzialità: a 35-36 diventa un po' banale. Lo stesso Morgan ogni tanto ci sorride sopra e cambia il testo di "I still love you", dal nostro primo disco. Considerando che la musica di "I still love you" l'ha scritta quando aveva 17 anni e il testo quando ne aveva 19, è ovvio che adesso invece di dire "ma ora ho 20 anni" dice "ma ora ho 30 anni". E io gli ho detto che forse dovrebbe anche iniziare a dire "ma ora ne ho 40". E quindi sicuramente dobbiamo lavorare su quella che sarà l'argomentazione, su dove verrà incentrato il discorso letterario del disco.

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