Robertina - Telefonica, 30-12-2006 Intervista

11/01/2007 di Ilaria Rimondi

(Robertina e i Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo)

La nostra Ilaria Rimondi ha raggiunto telefonicamente Robertina, a ventidue giorni dall’uscita di “Cuore” - edito da Casasonica - e a due giorni dall’inizio di un anno che la vedrà protagonista. La cantante ha la stessa vocalità trasparente e dolce dell’album ma con un piglio tutt’altro che trasognato. Una chiacchierata calorosa e femminile con una piccola ospite in sottofondo.



Nella recensione a cura di Rockit si dice che come sia nata l’idea di accostare il post rock dei Gatto Ciliegia contro il Grande Freddo alla tua voce eterea non è dato saperlo. Sono qui per scoprirlo!
In realtà c’è un precedente, la collaborazione nel disco dei Gatto Ciliegia “L’Irrèparable” del 2004 (uscito per Santeria, NdR) dove per la cover di “Un anno d’amore”, canzone del 1965 di Ferrer, avevano richiesto un’interprete femminile. Max Casacci, che ai tempi era il produttore di cinque brani dell’album, oltre che mio amico da tempo, ci siamo seguiti negli anni nelle nostre esperienze artistiche... ha sempre fatto il tifo per me! (ride, NdI) Dicevo... ha proposto il mio nome ovviamente senza sapere se il connubio avrebbe avuto esiti positivi anche perché io e i Gatto ci conoscevamo esclusivamente a livello artistico… e insomma ci siamo piaciuti un sacco!

E’ stata una sorta di prova generale dell’album che sarebbe nato…
Una scintilla che ha portato innanzitutto a riconoscerci nello stesso approccio verso la musica, nel senso che sia io che i Gatto possiamo trovare dall’inizio un forte feeling professionale pur prescindendo dall’empatia che può nascere da una conoscenza personale più approfondita, e in seguito a ripescare insieme in un’epoca che entrambi amiamo, gli anni Sessanta, riportandone in vita le suggestioni in una chiave diversa.

Ho sempre avuto la sensazione che un artista ricorresse alla cover in un momento di stasi creativa (e quest'anno, dove le riletture musicali sono andate per la maggiore, me ne ha dato prova) come punto di arrivo, come per riposarsi un po’ da sé stesso... tu da esordiente hai ribaltato questo mio preconcetto.
Io parlerei di rielaborazione, di rilettura più che di cover. Devo confessarti che più volte anch’io mi sono chiesta se di questi tempi ci fosse bisogno di un altro disco di cover... (ride, NdI) La risposta è poi nel disco stesso che risulta come una scomposizione e ricomposizione di brani in una luce differente e totalmente nuova, e che a tutti gli effetti non è vissuto come album di cover. C’è stata la volontà di ricercare in un’epoca che le nuove generazioni quasi non conoscono e di ridare spessore a successi che hanno fatto la storia della canzone italiana. Altri musicisti hanno già sicuramente attinto a quel periodo, ma certo farne tutto un album completo credo sia un esperimento particolare.

Effettivamente dal primo ascolto ho avvertito la sensazione di essere di fronte a un progetto coerente che delinea uno stile preciso e riconoscibile su ogni traccia, a partire dalla tua interpretazione eterea. E che i brani scelti, anche se dissimili tra loro, fossero totalmente funzionali al vostro immaginario, come un bel corpo vestito col vostro personale gusto.
E’ vero, mi pace questa immagine! Devo dire che lo stile è poi quello dei Gatto Ciliegia, quindi tutto il riarrangiamento dei pezzi è merito loro che hanno una personalità e un’identità fortissima, e hanno filtrato la parte musicale con mani moderne ed esperte. Max Casacci che da semplice supervisore artistico si è trasformato in un produttore artistico profondamente appassionato al progetto e Ale Bavo, co-produttore di Casasonica, hanno completato l’opera. Abbiamo preso in prestito un’epoca infilandola in abiti sonori molto innovativi. Io non sono un tecnico, ma so che questo disco è stato registrato utilizzando delle tecniche particolari e ricercate, ad esempio tornando all’analogico trascurando un po’ il digitale e io mi sono unita a questa ricerca cercando di distaccarmi da quelle che erano le interpretazioni di allora...

A proposito di corpo da vestire: so che la copertina dell’album è una piccola opera d’arte ispirata a un abito.
Tutto il progetto "Cuore" è legato comunque all’idea di collettivo artistico. Oltre al progetto musicale curato da tante mani c’è quello legato all’immagine. Io ho una sartina di Torino, Gaia, una stylist se vogliamo chiamarla in un modo un po’ più milanese (ride, NdI) che mi confeziona i vestiti, e quello che indosso nella copertina e nelle presentazioni, tutto fatto di cuori, è stato ritagliato e cucito con pazienza appunto da lei, dopodiché Simon, una fotografa molto appassionata di cantanti femmine (ha lavorato con Carmen Consoli, Cristina Donà, NdI) ha realizzato un servizio su di me. Al che Paolo Leonardo, pittore torinese che ha questa caratteristica di dipingere su foto preesistenti dando loro un’ulteriore personalità, ha ultimato questo quadro che è diventato la copertina. Questo è anche il motivo per cui il disco è stato presentato nelle gallerie d’arte e non negli spazi convenzionali.

Dalla sua realizzazione alla presentazione “Cuore” mostra infatti una forte connotazione multimediale, di incontro di svariate sensibilità artistiche. Come vivi l’essere la voce di tante suggestioni?
Devo dirti che a volte mi sembra di essermi prestata come manichino per molteplici sperimentazioni! Ci sono artiste con una personalità forse più dominante, io a mi sento proprio come se fossi stata vestita di tante cose: di sonorità di abiti di colori, e quindi anche con umiltà posso dirti che il mio mettermi in gioco è stato anche lasciare che la gente giocasse su di me!

Mi ha divertito il ringraziamento di Gatto Ciliegia riportato nel booklet: “a Robertina per aver dato una voce al Gatto”. Penso che la tua interpretazione sia comunque l’anello di congiunzione fondamentale.
(Ride, NdI) Come affrontare serenamente mostri sacri come Mina! Ho deciso di proporre un modo di interpretare molto coerente con gli arrangiamenti e quindi di conseguenza molto lontano dal modello interpretativo di quegli anni in cui c’erano questi vocioni altisonanti e un po’ melodrammatici...

Per conoscerti meglio, quali sono gli artisti che sentimentalmente ti possono ispirare?
La premessa è che io faccio la cantante di cover da sempre, quindi i miei ascolti sono, per forza di cose, svariati. Ma ciò che mi emoziona di più sono le voci, femminili innanzitutto, con la caratteristica di essere apparentemente distaccate, come Nico dei Velvet Undreground, Beth Hirsch che ha interpretato gli Air, o la cantante dei Lamb. Voci certamente non tradizionali ma che hanno una grande dignità ed espressività, magari meno palese e gridata, ma più toccante. Trovo molto affine alla mia personalità questo modo confidenziale ed etereo.

Questo tuo stile scandito e incantato, defilato come dicevi tu, crea una coesione che dà profondità a brani spensierati e viceversa leggerezza a brani gravi.
Mi fa piacere che risalti molto proprio l’idea di coerenza. La sfida che era quella di prendere dagli anni Sessanta, che hanno una grande ricchezza di stili, canzoni che appartenessero a linguaggi diversi. Si parte dalla canzoncina più leggera come “Il barattolo” per arrivare alle scelte che abbiamo fatto rispetto a Tenco, alla Mina di “Bugiardo e Incosciente”, che è una canzone di una bellezza e di una forza assoluta. Il risultato è stato proprio quello di dare profondità ed emozione a brani più lievi e di rendere più eteree canzoni con testi importanti rendendole in qualche modo aliene... Max mi ha definito addirittura una voce venusiana!! Credo sia per indicare comunque il distacco... la lontananza…

E’ un termine che forse sottolinea, nonostante l’idea di distacco di cui parli, anche la componente femminile e di conseguenza emozionale. Per quanto riguarda i testi, tutti incentrati sul sentimento, trovo che raccontino un mondo e un modo di sentire molto lontano dal nostro presente, più che aggressivo direi. Credi che un “gli voglio bene si un mondo di bene” possa ancora toccare certe corde?
Abbiamo dimenticato quella semplicità con cui si parlava spontaneamente d’amore! Ehhh, ci vorrebbe un pubblico umile (ride, NdI), nel senso che sappia ancora meravigliarsi senza il bisogno di sentir gridare motti e frasi che lascino il segno! Sono comunque trascorsi cinquant’anni pieni di spunti di ogni tipo, soprattutto mediatici, ma il vero artista deve essere ancora capace di scatenare emozioni con pochi tocchi.

Mi sembra che ci sia un ritorno a un’espressività artistica più confidenziale che lascia più spazio all’immaginario personale. Preferisco ancora incontrare canzoni che sembrano poesie senza commento, senza suggerimenti!

Sono d’accordo! Un testo come quello di “Nessuno” parla d’amore senza mai citare un uomo. Facci caso. Io l’ho cantata pensando a mia figlia, facendola diventare quasi una ninna nanna, perché parla di un amore enorme ed eterno dal quale non ci si può separare, ma non necessariamente rivolto a un uomo. Vedrai anche nel video del singolo, “Nessuno” appunto, emerge un amore totalmente femminile, che si tramanda da madre a figlia, da giovane ad anziana. Penso sia questo il modo per dare peso a frasi immediate e apparentemente semplici come dicevamo prima, arricchendole e stratificandone i significati, per poter arrivare ancor oggi al cuore delle persone. (Sottovoce, NdI) Mia figlia è presente nel video, oltre ad essere presente alla nostra intervista come avrai sentito in sottofondo!

Infatti a volte sentivo la tua voce in formato cartone animato. Credo di aver intravisto una Robertina molto personale e inedita oggi. Mostrerai in futuro anche a livello musicale la tua parte completamente inedita?
Ti confesso che mi piacerebbe, proprio come succedeva negli anni Sessanta, che qualche autore scrivesse completamente per me, esattamente come succedeva per Mina! Diventerei volentieri una Robermina!

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