Resina - telefono, 15-01-2004 Intervista

15/01/2004 di Eliseno Sposato

L’incontro tra due nomi importanti del panorama italiano(Marco Messina della 99 Posse ed i Retina.it



Dopo la collaborazione per lo spettacolo teatrale “la Tempesta” di Nous,di cui avete anche pubblicato il commento sonoro, vi siete ritrovati insieme per ampliare la collaborazione. Cosa aggiunge “Opinio Omnium” a quello che avete realizzato in precedenza?
MM: con i Retina la collaborazione è attiva dagli anni ’80 quando abbiamo iniziato a proporci come dj’s in piccoli club underground e nei centri sociali. In seguito oltre al lavoro che tu hai citato, come 99 Posse gli avevamo affidato un remix del brano “La gatta mammona”. Dopo la collaborazione di Nous ci siamo ritrovati per realizzare un disco a tre mani che risulta completamente diverso da quel progetto. “Opinio Omnium” è un disco completamente strumentale a differenza di “la tempesta” dove c’erano dei brani cantati con i testi originali tratti dal testo di Shakespeare, e oserei dire più sperimentale.

L’idea che emerge dall’ascolto di “Opinio Omnium è quella di trovarsi di fronte a dei nuovi linguaggi musicali con i quali bisogna confrontarsi. Pensi che l’espressione artistica della musica elettronica sia l’unico linguaggio per esprimere qualcosa di realmente nuovo nella musica italiana?
MM: Io penso che per fare nuova musica non sia importante il medium utilizzato, che sia il computer o il sintetizzatore analogico, quanto piuttosto l’attitudine. Io sono cresciuto ascoltando il rock che ho abbandonato dopo gli anni ’80 perché vedevo che non riusciva a fare altro che autocitarsi. Poi con l’arrivo di un gruppo come i Rage Against The Machine, ho capito quanto fosse importante l’attitudine. Perché comunque Tom Morello riusciva a creare un tipo di suono “nuovo” usando semplicemente la chitarra. Oggi forse i gruppi della scena elettronica sono quelli che hanno maggiormente sviluppata questa attitudine a rimettersi continuamente in gioco, a sperimentare nuove forme espressive. Mettersi continuamente in discussione aiuta a crescere. Creare nuovi progetti non significa essere dei pazzi che abbandonano il nome che sono fatti, come qualcuno ci ha fatto notare, esprime solo la voglia di non adagiarsi sugli allori, ma continuare una ricerca che porta sicuramente ad una crescita.

LM: Anch’io penso non sia importante il medium con cui si fa musica. Il nostro modo di creare può essere un incentivo, poi ognuno è libero di creare come meglio crede. Si può creare qualcosa di interessante anche semplicemente battendo un cucchiaio sopra un tavolo. Ciò che conta è il fine non il mezzo, che deve manifestare un’anima, una sottile energia che ti deve arrivare attraverso le note che hai creato. Noi ci proponiamo con l’uso dei sintetizzatori analogici, perché siamo cresciuti con questi mezzi che penso abbiano infinite possibilità di utilizzo, nello stesso modo in cui le ha un computer con le sue aperture. Anche la chitarra, pur continuando ad esprimere un linguaggio rock, al giorno d’oggi può esprimere sonorità diverse dal passato.

Quindi essere liberi da ogni vincolo è una condizione indispensabile per progredire?
MM: Per quella che è la mia esperienza nel campo della musica, posso dirti che ho notato che i musicisti tendono a chiudersi. É più forte il desiderio che hanno di affermarsi, di avere successo che non quello di sperimentare, di provare cose nuove. Mi è capitato di incontrare altri musicisti che mi hanno parlato dei loro progetti finalizzati al raggiungimento del successo e non alla ricerca di un nuovo modo di esprimersi. Io credo che Jimi Hendrix quando provava a suonare in modo diverso da altri la chitarra, non lo faceva nell’ottica di un successo da ottenere, ma perché ce l’aveva nel sangue.

Ma quando voi avete pensato di ricavare un disco dal vostro lavoro non avete pensato ad un certo punto che comunque lo dovevate vendere? Pensi che il pubblico italiano sia già pronto a recepire la musica libera da ogni vincolo? Quanto la vostra libertà di sperimentazione viene pensata in funzione del pubblico che la deve recepire?
LM: Quando noi lavoriamo in studio non abbiamo il tempo di pensare a questo aspetto. Noi suoniamo e basta. Se il brano ci soddisfa lo proponiamo al pubblico ma non lo studiamo mai in funzione di esso. Tutto avviene in maniera spontanea, non può essere altrimenti.

MM: Sicuramente ne il disco “Opinio Omnium” ne l’etichetta Mousikelab sono pensati come strumento per arricchirci e farci trasferire tutti ai tropici. Se volessimo questo ci troveremmo un tranquillo lavoro d’ufficio, piuttosto che sbatterci in giro per l’Italia a suonare. Ricordo che quando iniziammo con la 99 Posse nessuno avrebbe scommesso una lira su di noi, comunque poi siamo diventati una realtà importante della scena italiana. Noi come Resina siamo molto gratificati dall’attenzione che la stampa ci ha riservato, così come l’apprezzamento che il pubblico sta manifestando ai concerti. I feedback che ci aspettavamo sono arrivati anche in maniera moltiplicata, per cui possiamo ritenerci più che soddisfatti.

“Opinio Omnium” è un album che si apre con le sonorità ambient di “Muskià” per poi arricchire via via i loop con aspetti armonici che riflettono precise linee melodiche. Come conciliate questi due aspetti?
LM: Semplicemente posso dirti che sono espressione del nostro sentire musicale. La ricerca di nuove sonorità, di un nuovo approccio alla musica ci porta a creare queste ambientazioni sonore sulle quali innestiamo le variazioni ritmiche. Non creiamo delle strutture predefinite, usiamo un’attitudine live che ci lascia liberi di sperimentare, secondo quello che ci detta l’animo in quel momento. Tendiamo ad arricchire il suono man mano che procediamo nel lavoro, manipolando in tempo reale, sfruttando la sperimentazione e tendendo a realizzare un’unica track di 15 minuti dalla quale estrapolare poi il brano.

Quindi non vi ponete neanche il problema se il risultato finale possa far echeggiare qualcosa di già sentito?
LM: Dopo ore di registrazione se abbiamo il sentore di avere creato qualcosa di poco originale lo accantoniamo senza problemi. Come ti dicevo il nostro approccio live ci porta a mettere sul mixer ogni cosa, se poi i riferimenti sono troppo marcati non esitiamo ad eliminarli.

Ma in questo caso non vi viene da pensare di avere sprecato del tempo?
LM: No se l’idea non è buona non vedo il perché bisogna portarla avanti. Si riprende a comporre e si vede se quello che emerge è migliore. Il lavoro deve soddisfare prima noi stessi, altrimenti non lo proponiamo al pubblico.

Il vostro è un disco che ha una gamma sonora molto vasta, c’è dell’ambient, ci sono rimandi alla world music, elettronica kraut, brani danzabili ecc. ma è difficile sintetizzarla a parole. Ci potete aiutare in qualche modo?
LM: Se non ci riesci tu pensi che possiamo farlo noi? Va bene qualsiasi cosa che si scriva purché susciti curiosità. A noi non danno fastidio gli accostamenti che si fanno, tipo quelli che tu hai usato in sede di recensione, perché penso siano sensazioni che ti hanno suscitato gli ascolti del disco>.

E allora qual è il modo migliore per ascoltare Opinio Omnium?
LM: Seduti su di un divano battendo il piede sul pavimento, tenendo il ritmo.

Quindi massima libertà anche per chi ascolta?
LM: Assolutamente si.

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