Negramaro - telefono, 18-03-2004 Intervista

24/03/2004 di Carlo 'Ka' Mandelli

Qui sopra Giuliano, voce dei Negramaro.

Vengono dal Salento e dalla terra di Puglia che in questo periodo sta lanciando nel gran bazar della musica italiana gruppi e artisti singoli come non mai; prendono il nome da un vino tipico e sono arrivati sul mercato del disco con un album (“000577”) prodotto da Sugar e realizzato a fianco di Corrado Rustici (Elisa, Zucchero, ecc.).

Con Giuliano Sangiorgi, voce decisamente degna di nota, dei Negramaro, gruppo che gravita tra le sonorità rock e cantautorali, parliamo di musica, letteratura e terre d’origine.



In quale genere musicale inseriresti lo stile dei Negramaro?
Pensiamo di essere un gruppo rock ma in senso trasversale. Sicuramente la nostra anima espressiva é rock, ma un rock che può accogliere molti gusti musicali e influenze di diverso genere. Per questo nell’album spaziamo dalle ballad struggenti a brani più ruvidi come “Zanzara” e “Mono”. Il nostro concetto di base è costruito sui contrasti e su due fattori significativi come l’immediatezza e la semplicità del linguaggio. Consideriamo tutte le possibilità d’espressione all’interno di un genere rock in ogni caso non etichettabile, almeno in via drastica e definitiva, dagli anni ’70 agli ’80. Dal genere pop, vorremmo invece prendere la capacità di raggiungere il maggior numero possibile di persone. Un po’ tutte queste caratteristiche le abbiamo trovate cercando di imparare dalla tradizione anglosassone ma anche dalla tradizione degli anni sessanta e settanta italiani, da Battisti in poi…

Nei testi sembra esserci un certo studio sulla parola, influenza cantautorale?
Assolutamente si, a partire da quel suono che cerchiamo di fare nostro, ma anche per gli ascolti che abbiamo potuto fare fino ad’ora. Per noi sono fondamentali gruppi italiani come la Pfm e altri per i quali la parola ha avuto un ruolo di primo piano, insieme all’immediatezza del significato che volevano comunicare.

Influenze letterarie?
Si, quando scrivo i testi cerco sempre di esprimere stati d’animo personali o emozioni individuali ma cerco di rendere il particolare più generale possibile, andando a prendere spunto dai campi semantici più diversi: per esprimere un concetto si possono utilizzare termini in cui si possono ritrovare molte persone anche se con interpretazioni differenti. Penso che per scrivere un buon testo questa sia una regola base. Spero che, dalla mia interpretazione, le persone che ascoltano possano in qualche modo calarsi nel testo senza sminuirne il valore personale e generale.

Quale genere di musica ascoltano i musicisti dei Negramaro?
Di tutto, dall’elettronica al rock elettronico italiano e non. In genere tutta quella musica in cui non si esageri con il tecnicismo, ma si dia sfogo alle emozioni in musica e nei testi.

Com’è stato il passaggio dall’autoproduzione alla produzione firmata Sugar?
Devo dire che la cosa più bella sta proprio nel fatto che un vero passaggio non c’è stato. O meglio, da un punto di vista pratico si, perché siamo passati a lavorare supportati da più mezzi, sia tecnici sia economici. La cosa che non è cambiata, fatto per il quale siamo tutti decisamente soddisfatti, è che la nostrà libertà d’espressione non è mutata in alcun modo. Nel contratto firmato con la Sugar, abbiamo avuto al possibilità di mantenere i nostri spazi artistici. C’è stato molto rispetto nei confronti del nostro lavoro e delle nostre idee di fare musica anche nel passaggio al lavoro con Corrado Rustici. Penso che la tutela della propria libertà d’espressione artistica sia la preoccupazione di tutti gli artisti che come noi passano dall’autoproduzione ad un contratto con una realtà di grosse dimensioni; nel nostro caso le cose sono andate nel verso giusto.

Com’è stato il lavoro con Corrado Rustici e come ha influito sul vostro modo di far musica?
Grazie all’esperienza di lavoro con Corrado siamo cresciuti sia da un punto di vista umano che dal punto di vista musicale e artistico. Non nego le preoccupazioni iniziali nel dover affidare la propria musica alle mani di una sorta di padre putativo, ma in realtà questa paura è sparita subito quando ci siamo accorti che Rustici pensava come uno di noi, con un grande animo umano che ci ha accomunato nei giorni di lavoro. Si è lavorato sui nostri arrangiamenti con il rispetto dovuto e con i consigli di Corrado che hanno dato anche tranquillità a tutto l’allestimento dell’album.

I testi sembrano molto personali e a volte malinconici, quali senti più tuoi e del gruppo?
Assolutamente tutti, nessuno è stato scelto per tappare un buco, ma tutti perché secondo il gruppo avevano qualcosa da dire alla gente che li avrebbe ascoltati. La malinconia che si sente in qualche brano non è però tristezza. Mi piace sottolineare che tutti i brani sono aperti, in tutti c’è una chiave di speranza. Su questo argomento parlo spesso dell’opera di Leopardi, dal pessimismo individuale, generale, cosmico e storico per poi arrivare alla “Ginestra” a parlare della cosa più bella che è la vita. La malinconia è una sorta di contenitore del reale, una maniera di approciare alla nostra coscienza per mostrare diversi lati della medaglia ed essere un po’ più realistici parlando delle cose.

Che rapporto avete con la Puglia, vostra terra d’origine?
Ci siamo voluti dichiaratamente allontanare da un certo tipo di cultura tradizionalistica. Pensiamo che ci si debba allontanare, nella nostra regione come in ogni altro posto, dalla chiusura che spesso può derivare da un tradizionalismo oltranzista e dalla ghettizzazione culturale. Abbiamo pensato di poterlo fare con una musica libera da riferimenti dialettali o riferimenti sonori precostituiti. Il legame è comunque molto forte, a partire dal nome del gruppo (Negramaro come l’uvaggio tipico del Salento, da cui si ricava l’omonimo vino dolce con un persistente retrogusto amarognolo; NdR).

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