Julie's Haircut - telefono, 26-04-2004 Intervista

04/05/2004 di Eliseno Sposato

I Julie’s Haircut sono senza ombra di dubbio una delle migliori formazioni dell’indie rock prodotto in Italia. Hanno una capacità innata nel rinnovarsi e cercare di evolversi disco dopo disco. Proprio le produzioni più recenti (l’album “Adult Situation” e l’ep di remix “Marmalade”) - le prime targate Homesleep - confermano questa tesi e segnano un deciso passo avanti verso un’età consapevolmente adulta.



Cos’è “Adult Situation”? Un modo per affermare che i Julie’s sono diventati grandi?
Anagraficamente siamo tutti più adulti, non siamo i ragazzini di vent’anni degli esordi, e questo si riflette per forza di cosa anche nella musica. Nel titolo dell’album non volevamo assolutamente suggerire una chiave di lettura musicale. Il titolo si riferisce piuttosto alle tematiche affrontate nei testi, e non era neanche stato pianificato prima di iniziare la stesura dei brani. E’ una cosa emersa in maniera del tutto involontaria, e che questo titolo in qualche modo racchiude.

L’essere diventati “adulti” secondo me va inteso nel senso di crescita che emerge seguendo il vostro percorso artistico compreso tra “Fever In The Funk House” e “Adult Situation”. Se nel primo album si avvertiva l’urgenza di comunicare con i linguaggi dell’indie rock, nel terzo disco il linguaggio si è addolcito, si è fatto più popular.
Quando la critica si esprime in maniera così favorevole come fai tu, a noi non può che fare enorme piacere. E’ chiaro che il gruppo, disco dopo disco, cerca di crescere. Cerchiamo di farlo sempre, e quando il titolo di un disco viene letto in quest’accezione, ci fa piacere, ma ribadisco che il nostro non voleva essere un input lanciato per questo. Certamente c’è stato un processo sonoro, che è un po’ quello che hai descritto tu, a partire dagli esordi fin’ora, e che è tutt’ora in corso e che si evolverà sicuramente, Dio lo voglia, nei dischi che riusciremo ad incidere.

Qualcuno afferma che questa vostra crescita sminuisce il ruolo che avevate un tempo. Da musicista come giudichi l’atteggiamento di alcuni fans che non amano i cambiamenti e che vorrebbero sentire sempre la “stessa musica”?
Rispetto naturalmente ogni opinione. Chi cerca del rock’n’roll più grezzo, più immediato, può trovarlo in decine e decine di gruppi italiani che lo fanno meglio di quanto non potremmo farlo noi adesso. L’evoluzione dal punto di vista del gruppo è qualcosa di totalmente naturale. Si cerca di sposare l’irruenza degli esordi con una ricerca dell’arrangiamento più ricca, per cercare di non annoiare noi nè chi ci ascolta. E’ ovvio che questo approccio richiede una certa apertura di mentalità e di gusto da parte dell’ascoltatore. Non so se questo è giusto ma è la nostra visione della musica e penso lo sia anche di ascolta i Julie’s Haircut oggi.

Nonostante la crisi del mercato discografico, voi continuate imperterriti a pubblicare cd, singoli, ep. Questa urgenza di comunicare, di rendere pubblica ogni vostra produzione, non pensi che possa inflazionare il vostro nome?
Come sai le nostre non sono certo esigenze di mercato, a maggior ragione perché, te lo assicuro, per un’etichetta pubblicare dei singoli raramente si traduce in un vantaggio. Da parte nostra lo viviamo come un gioco. Tutti noi siamo legati alla forma del singolo, un mezzo d’espressione che ti dà qualcosa di diverso da quello che può darti un album. Pubblicare un disco con due, tre magari cinque canzoni, significa che quei brani rappresentano per noi un discorso completo che riteniamo sia giusto pubblicare.

I Julie’s sono un gruppo molto democratico, vi dividete ogni parte del lavoro tipo le parti vocali. Mi spieghi come mai tutte le parti vocali interpretate da Laura sono sempre le più irruenti, più punk?
Di base c’è il suo amore per le sonorità non tanto hardcore, quanto per quelle più punk. Tutti noi cinque diamo un apporto alla composizione, per cui puoi leggere questo anche in virtù del discorso che facevamo prima sulla sovrapproduzione. Ultimamente ci siamo adagiati sul modello che prevede che chi compone il brano, lo canti anche. Per questo ci può essere un leggero slittamento stilistico tra quello che canto io, o quello di Nicola e Laura. Su quest’ album abbiamo affidato a lei un brano come “Marmalade” dalle linee molto soft, però è sicuro che la sua voce si adatta molto a quelle sonorità.

“Adult Situation è comunque un disco che abbina brani dall’appeal estremamente coinvolgenti come “Power of psychic revenge” e “Academy awards”, con canzoni che hanno bisogno di essere scoperte ascolto dopo ascolto. Non credo che questo sia solo riconducibile al diverso approccio alla scrittura che offre ognuno di voi, anche perché il disco risulta essere molto omogeneo.
Hai ragione. Il lavoro di gruppo in genere cambia la direzione che ogni singolo autore ha in mente all’inizio, quando propone il pezzo. Per esempio la versione che Laura aveva proposto di “Marmalade” era molto più vicina alle nostre canzoni post punk. Mentre poi durante le nostre prove si è trasformata nella versione presente sul disco, che non saprei come definire se non come “lounge malata”. L’arrangiamento conferito è più aperto e smosso che non distorto e chiuso.

D’altronde le diverse versioni presenti sull’ep omonimo, a partire da quella degli Amari esemplifica questo tuo discorso. Per certi versi brani come “In the air tonight” trasformati in chiave elettronica quasi dance, sono sorprendenti. Che effetto vi ha fatto quando li avete ascoltati per la prima volta?
Siamo entusiasti del progetto, perché i djs che hanno partecipato, a parte alcuni, sono tutti di Modena e dintorni e che magari ancora non avevano inciso niente su disco. Noi volevamo che questo lavoro fosse molto vicino a noi, al nostro sentire di gruppo, ma non immaginavamo che ne venisse fuori una qualità così elevata. La cosa bella è che poi tutti i remix hanno rispettato la struttura tipica di ogni canzone dei Julie’s, quell’eterogeneità che però è riconducibile ad una cifra stilistica unica.

E’ proprio questo il pregio di “marmalade ep”, un disco dove si passa da un genere all’altro, diversissimi come la jungle, l’hip hop ed il post rock, ma che mantiene un’atmosfera unica come se fosse un disco di un unico artista piuttosto che una compilation di remix.
E’ per questo che ti dicevo che siamo rimasti entusiasmati dal risultato finale, perché ci aspettavamo il contrario, vale a dire nulla di più che non un’accozzaglia di versioni interessanti. Invece il risultato finale, soprattutto dopo l’ascolto dei brani messi in fila l’uno con l’altro stupisce in maniera largamente positiva. Per questo molto del merito va dato a Silvio Cavuto, il tecnico che si è occupato della masterizzazione, che ha dovuto assemblare queste versioni differenti non solo nello stile, ma anche negli aspetti tecnici perché arrivavano da studi differenti.

Un disco come questo che valore aggiunge alla vostra musica?
Sicuramente aggiunge una serie d’informazioni che arrivano dallo scambio che avviene tra musicisti d’estrazione diversa. Pensa a come possono essere distanti da noi gli Amari, anche se il loro hip hop è molto contaminato dall’indie rock. Ma l’idea di fondo era proprio quella di scoprire quanta ricchezza venisse fuori da questi scambi.

In “Adult Situation” come sempre succede, si gioca a scoprire le influenze più disparate. Flaming Lips, Mercury Rev sono solo alcuni dei nomi venuti fuori dalle recensioni, cosa ne pensi?
In genere sono paragoni che fanno piacere, anche perché nessuno ha parlato di plagio, altrimenti si dovrebbe che i Mercury Rev copiano i Flaming Lips e via continuando non si finirebbe mai.

D’altronde il rock ha cinquant’anni di storia alle spalle per cui è sempre difficile sfuggire ai paragoni. A questo proposito, come ci si sente a far parte, seppur in piccolo, a questa storia?
Noi viviamo una vita molto comune, come tanti altri. Suoniamo in un gruppo ma non ci sentiamo diversi, privilegiati o delle star, solo perché suoniamo musica rock.

Quasi non oso chiedertelo, ma ci sono nuovi progetti discografici in vista?
Abbiamo in programma una piccolissima cosa, torniamo finalmente a stampare vinile. Uscirà in edizione limitata un 7” in split con i Judah, che sono un gruppo di Reggio Emilia, che suona della wave elettronica sul modello dei Suicide, molto interessante. Loro avevano lavorato ad un remix di un nostro brano che era destinato al “marmalade ep”. Visto che la loro rilettura era talmente originale che c’è sembrato che venisse sminuita se pubblicata in quella veste. Così su un lato ci sarà la nostra versione di “man in slow motion” e sull’altro “baby in slow motion” che è la loro versione. Dovrebbe uscire su etichetta Black Candy che è una nuova label toscana che pubblicherà anche il nuovo lavoro degli Slugs. Penso che il disco avrà una distribuzione limitatissima, e sarà venduto soprattutto ai concerti e sul sito dell’etichetta.

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati


    LEGGI ANCHE:

    La fiction RAI sulla vita di De Andrè è stata vista da oltre 6 milioni di spettatori