Andy (Bluvertigo) - telefono, 30-04-2003 Intervista

04/05/2003 di Emanuele Tamagnini

Approfittando della pausa discografica dei Bluvertigo ed in attesa di saggiare l’album solista di Morgan, abbiamo la piacevole occasione di poter scambiare impressioni a tutto tondo con Andy, tastierista della band monzese ma anche fondatore del laboratorio artistico multimediale Reset House, campo base per art exibits, performance musicali ed artistiche, videoarte, fotografia, dipinti, design. Proprio in questi giorni le sue opere pittoriche vengono rese protagoniste, insieme alla musica proposta, durante imperdibili Dj set che Andy sta portando in giro per i club. Aspettando una data romana in programma a fine Aprile, il telefono squilla e la pacata voce dell’artista lombardo dà inizio alla nostra intervista…



La tua notorietà si basa senza dubbio di più sull’attività in seno ai Bluvertigo, rispetto a quella della Reset House… spieghiamo dunque come nasce questo affascinante progetto.
Nasce prima di tutto insieme a due altri artisti, sul finire degli anni ’90, e più che un laboratorio io amo definirla come una vera e propria casa/asilo, dove è la multimedialità a farla da protagonista. L'idea nasce dal desiderio di annullare tutte le precedenti esperienze e creare un “ritrovo” permanente dove le eterogenee personalità dei singoli possano esprimersi e i più diversi moduli comunicativi si compenetrino fondendo arte, design e musica. A conferma di questo, sto portando in “tour” le mie opere, che vengono esposte nei club dove mi esibisco come Dj.

Un’esperienza che ti completa al momento, oppure si sente la mancanza dei tuoi compagni e dunque dei Bluvertigo?
Sono molto soddisfatto di quello che sto facendo, anche perché come musicista ho sempre il mio spazio, visto che quello che compongo a breve sarà messo sul sito della Reset House con la possibilità di poterlo ascoltare. Sono frammenti di musica inedita ma anche estratti dalle colonne sonore che ho realizzato per alcune opere teatrali. Per quanto riguarda i miei compagni, a breve uscirà il debutto solista di Morgan, ho avuto modo di ascoltarlo e devo dire che è un disco buono, sicuramente distante da quello fatto in passato. Personalmente continuo anche a studiare il sax quando posso, ma le mie forze sono ora concentrate sulla Reset House.

Qual è il repertorio che proponi nelle tue serate?
La musica che contraddistingue il mio background, dunque new wave e synth pop a partire da John Fox, Gary Numan e soprattutto New Order. Mi piace infatti chiudere il set con “Crystal”. Credo che l’ultimo album (“Get Ready”, nda) abbia una forza incredibile, tra l’altro ho acquistato proprio recentemente il loro cofanetto con delle versioni remix molto interessanti. Peter Hook seppur non essendo un virtuoso, ha lasciato il segno con il suo basso riuscendo a creare un sound unico e riconoscibile.

E le tue opere in questo contesto come si “adattano”?
Potrei definire ciò che dipingo come delle immagini surreali un po’ tamarre (sorridendo, nda), contraddistinte da colori intensi, come l’arancione fluorescente e cose di questo genere. Visioni che ben si sposano con la fredda atmosfera della musica che esce dal mixer, la risposta è stata molto buona da parte del pubblico comunque.

A meno che non arrivi il mago Casanova a bruciarti qualche tuo quadro!
Ah ah ah, a dire la verità me la sono vista brutta ma posso assicurarti che è un ragazzo molto intelligente a dispetto di quello che appare dal suo personaggio.

Tornando a parlare di musica, approfittando di questa situazione di stand by con i tuoi compagni, cosa pensi che abbiano rappresentato i Bluvertigo nel panorama musicale italiano?
Domanda complessa perché siamo riusciti ad entrare in questo perverso meccanismo, portando le nostre idee e restando al passo coi tempi, anche grazie all’uso delle tecnologie. Oggi la musica italiana sta lentamente affogando, anche per colpa dei discografici italiani, e noi con molta disinvoltura siamo passati dal playback con la Cuccarini a Telethon, ai concerti nei centri sociali. Abbiamo dimostrato un’elasticità notevole, non preoccupandoci di chi all’inizio ci ha etichettati come “fighetti”, e del resto le cose in Italia sono profondamente cambiate… Prima c’era il Burghi come simbolo di aggregazione per i giovani oggi appunto c’è la realtà forte del centro sociale. Siamo quattro menti pensati che hanno deciso di dar vita al proprio progetto, credendoci costantemente, andando avanti per la nostra strada.

Ed il successo che stanno ottenendo i Subsonica dunque non ti sorprende, c’è un’analogia tra di voi?
Ho grande rispetto per i Subsonica, sono riusciti a far coniugare la musica dance con la canzone scritta, un successo che non mi sorprende perché anche loro non hanno perso di vista l’identità musicale con la quale hanno iniziato l’avventura.

Hai recentemente collaborato con gli Ulan Bator, donando loro alcuni tuoi dipinti per la cover di “Nouvel Air” ...
E’ stata una cosa assolutamente casuale, visto che loro hanno registrato l’album nel mio piccolo studio di registrazione casalingo. Hanno visto in una stanza i miei dipinti e se ne sono subito innamorati, scegliendone uno per la copertina del nuovo disco, ma trovo molto stimolante l’idea di lavorare con persone che hanno orizzonti diversi. Ora dovrò iniziare a sentire la loro musica!

http://www.resethouse.com

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