Giancarlo Onorato - Al telefono, collegamento diretto tra Bologna e Mo, 27-02-1999 Intervista

27/02/1999 di

L'incontro con G. Onorato è un onore per il sottoscritto, visto e considerato che un lavoro come "Io sono l'angelo" ha indubbiamente un valore immenso nella storia della discografia italiana.



Rockit: Dagli Underground Life ad un percorso solista: un cambiamento dettato da quali necessità ?

G. Onorato: Con gli Underground Life ho cominciato quando ero ragazzo;pian piano ho cominicato a maturare fino al momento in cui ho pensato che bisognava essere realisti e non continuare a 'glorificarsi'. Non è un caso che l'ultimo periodo del gruppo era solo un'esperienza da solista, perciò avrebbe significato essere ipocriti col nome di una formazione...

Rockit: Quanto ha contato l'esperienza di gruppo per poi avviare la tua personale carriera ?

G. Onorato: Gli Underground Life non sono stati altro che un grande apprendistato per il presente che sto vivendo. La carriera solista, alla fine, è stata una scelta forzata, in quanto ero l'unico autore e quindi la sola persona che teneva in piedi un progetto ormai morto.

Rockit: Quest'album è ricco di partecipazioni, e sorprende come in fondo il suono sia comunque omogeneo. Come sei riuscito a sintetizzare l'eterogeneità di base dei musicisti ?

G. Onorato: Tutti i musicisti che ho chiamato a collaborare hanno avuto il buon cuore di aprirsi ad un disco che stava realizzando il sottoscritto; hanno perciò messo da parte le relative 'specializzazioni musicali' per mettersi a completa disposizione delle mie idee, seguendo così il solco ideale che avevo tracciato.

Insomma, io sono stato il regista e loro hanno cercato di rispettare il copione che io ho cercato di spiegar loro di volta in volta.

Rockit: Come sono avvenuti i contatti?

G. Onorato: Ai tempi dell'Ira (storica casa discografica fiorentina che ha avuto fra i suoi gioielli i Litfiba, NDI) io e Chimenti ci eravamo 'cercati' ma non era mai accaduto niente. Quando poi nel '96 ci siamo rivisti al 'Premio Recanati' abbiamo discusso nuovamente del progetto e da lì è venuta fuori definitivamente l'idea.

Lilith invece l'ho cercata io di mia spontanea volontà: una voce come la sua è importante perchè attribuisce al disco un 'valore narrativo'. Tutti gli altri ospiti li ho conosciuti ai vari concerti, e ho scoperto, con mia grossa sorpresa, che alla fine c'è un rapporto di stima nei miei confronti, pur se all'inizio molti mi considerano un personaggio antipatico.

Rockit: Ascoltando il tuo lavoro sembra ci sia una 'drammaticità' di fondo che lo pervade: è solo una mia impressione?

G. Onorato: No, tutt'altro. Penso sia importante trattare argomenti malinconici o drammatici anche se non è una ricetta stabilita a priori. E' solo una delle tante sfumature della mia arte...

Rockit: Un titolo come "Io sono l'angelo" è provocatorio o cos'altro?

G. Onorato: Beh, anche se non voleva esserlo é diventato tale. La canzone che dà il titolo all'album è stata scritta con Anna Lamberti Bocconi, e la provocazione è da intendersi in senso poetico.

L'angelo potrei anche essere io, ma il tutto deve essere visto come una ricerca più profonda e oscura del proprio 'ego'.

Rockit: Nei tuoi testi affronti gli argomenti più svariati: ce n'è qualcuno che ti sta più a cuore?

G. Onorato: Mi interessa molto che la mia venga intesa come 'canzone del dubbio', 'della ricerca di sè', insomma di un'arte che mette in discussione i dogmi.

Oggi sembra mancare da più parti la capacità di assumersi la responsabilità perchè sono cadute le certezze 'assolute' e diventa più difficile riuscire a trovare una strada che non nasconda delle insidie. Ritengo perciò fondamentale andare anche alla ricerca della nostra spiritualità, un aspetto che oggi viene sempre più trascurato...

Rockit: Quanto le liriche riflettono i tuoi stati d'animo e le tue esperienze, e quanto quello che ti gira intorno?

G. Onorato: Penso che si possa parlare di due facce della stessa medaglia: non canto l'esperienza ordinaria, la quotidianità, ma canto le mie inqietudini, il mio stato d'animo. E' naturale che tutto ciò è il prodotto della vita di ogni giorno, delle interazioni che ho con il mondo...

Rockit: Perché un brano come "La storia per noi" ? E' per caso un riferimento a qualcosa che 'non è stato'?

G. Onorato: No, è una canzone concepita facendo riferimento alle cose accadute nella storia delle idee e degli uomini. La storia d'amore che poi ha trovato spazio all'interno del testo è un avvenimento, piccolo quanto vuoi, ma che comunque anch'esso fa parte della Storia: siamo tutti figli del capitale, della psicanalisi e di tantissimi altri aspetti che ci rendono umani in questo modo e non altrimenti...

Rockit: Quest'album è stato scritto tra Arcore, Milano, Basel e Bologna tra il '95 e il '97; è stato semplice mettere assieme i pezzi di un ipotetico puzzle?

G. Onorato: E' stato tutto molto laborioso, soprattutto riuscire a trovare un filo conduttore che legasse le 13 tracce. Alla fine sono molto soddisfatto perchè sono riuscito a rendere in studio tutte le canzoni che avevo in testa, pur avendole concepite in tempi e luoghi diversi.

Rockit: Non sarà percio compito facile portare in tournée un lavoro del genere, visto il tipo di arrangiamenti. Stai già studiando sul come rendere al meglio i suoni?

G. Onorato: Rendere dal vivo questo disco è difficile per le orchestrazioni che ci sono al suo interno. Cercherò di ridurre i pezzi all'ossatura originale, siccome stavolta ogni singolo brano è stato registrato in presa diretta, a differenza de "Il velluto interiore".

In alcune date saranno presenti anche alcuni ospiti e un quartetto d'archi.

Rockit: Perciò dal vivo come sarà composta la tua band?

G. Onorato: Saranno in tutto 10 elementi: i 6 indispensabili della mia formazione più gli archi che si aggiungeranno a seconda delle occasioni.

Rockit: Mi vuoi parlare della tua personale partecipazione al tributo a Robert Wyatt, "The different you", coordinato e pubblicato dal C.P.I.?

G. Onorato: Sono molto orgoglioso del fatto di aver preso parte al progetto, soprattutto perchè sono stato aggiunto all'ultimo momento nella line-up.

Mi fa piacere sapere che tutti i partecipanti, di estrazione diversa, che hanno preso parte all'iniziativa lo hanno fatto con sincerità, siccome questo mi sembra un bel modo per incoraggiare la carriera di un personaggio del calibro di Robert Wyatt.

Rockit: Il tuo lavoro viene licenziato da un'etichetta indipendente, la Lilium, e distribuito da una major: cosa mi dici a questo proposito?

G. Onorato: Lo spirito della Lilium è quello di lavorare con pochissimi mezzi avendo tantissime idee. Occorre lavorare cooperando, soprattutto perché l'entusiasmo è in crescita e spero tanto non vengano meno le possibilità finora avute.

Rockit: Un'ultima curiosità: come ti rapporti quotidianamente, e in studio, con la tecnologia?

G. Onorato: Quotidianamente in maniera disastrosa, e in special modo con il computer, siccome ne faccio uso solo per quanto riguarda i programmi di videoscrittura.

In studio, invece, riesco a rapportarmi con le tecnologie grazie all'aiuto di validi collaboratori che cercano di tradurre le mie idee. Con ciò non voglio affermare che la macchina sia un mezzo negativo, anzi; dico solo che è necessario relazionarsi con tutto ciò che sa di tecnologico per poi 'umanizzare' le scelte.

Non è casuale che il mio album possa essere definito, da questo punto di vista, un "disco di umanità registrato in analogico.

Saluto il 'Maestro', dismostratosi non solo interlocutore disponibilissimo, ma anche persona interessantissima e ricca di 'pathos'.

Prima di chiudere il collegamento ringrazio anche Luca Trambusti, grazie al quale è stato possibile realizzare l'intervista.

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