intervista

The André: per denaro, per amore e per il cielo

Dietro le cover di Sfera e Ghali si può nascondere un ponte tra Via del Campo e Moscova, in cui le due realtà di riferimento dialogano più di quanto si pensi.
05/07/2018 11:08

The André canta la trap non è l'ultimo fenomeno di internet. O meglio, lo sarebbe anche, ma nel mondo in cui viviamo, dove il futuro diventa preistoria in circa un giorno e mezzo, qualcosa che su internet è apparso qualche mese fa appartiene già un po' alla storia. Detto questo, probabilmente lo conoscete già. Per chi non ne avesse idea, invece, The Andrè è un progetto di cui non si sa nulla, salvo il fatto che ad un certo punto su YouTube sono comparsi video di cover di Sfera, Ghali, Dark Polo Gang e compagnia suonate come se a farle fosse Fabrizio De Andrè. Chiunque ci sia dietro, nella riproduzione del cantautore di Genova è bravo davvero.

Questa figura mitologica dietro il progetto, a metà tra l'interprete e il meme vivente, l'abbiamo conosciuta ad Albori Music Festival. Due birre, due chiacchiere, "passa a trovarci in redazione, dai". Quando ci siamo visti per questa intervista ne è venuto fuori che, al netto delle gag e della risata, dietro questa operazione si può nascondere un ponte tra Via del Campo e Moscova, in cui le due realtà di riferimento dialogano più di quanto si pensi. La voce di due generazioni distanti sa essere molto diversa a sua volta, e la trap non ha ancora avuto la finezza di racconto della scuola di Genova. Questo non significa però che non riesca a dire molto del mondo in cui viviamo, e di come dietro una prima parete si nasconda qualcosa di più complesso, in un mondo che forse non è cambiato così tanto. Questa è la nostra intervista a The Andrè, che per l'occasione ha reinterpretato "Sei la mia città" di Cosmo in esclusiva per noi sul tetto della redazione.

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Come ti è venuto in mente di fare questo disco?
L’idea nasce da un tentativo di uscire dall’ascolto compulsivo di De Andrè. Viene da un gioco che facevamo spesso io e un mio amico, ci mandavamo dei vocali in cui imitavamo De Andrè che cantava brani di altri. Avevamo iniziato con altri generi: pop, rock, dance, metal. Poi per caso, grazie ad un’amica che insegna ai ragazzini, che come è noto ascoltano un sacco di trap, sono venuto a conoscenza di questo genere. Ho ascoltato qualche pezzo e ho pensato “quale operazione più distonica che mettere insieme la voce, gli arrangiamenti, il suono di De Andrè con i testi della trap, che da lui sono lontani anni luce”

Pensi che arrangiandoli in questo modo i brani riescano a comunicare qualcosa in più di quanto facciano normalmente?
Sono sicuro che dicano qualcosa in più, anche perché mi è stato detto da più persone. Il mio intento primario è, se si può definire così, sottolineare la distanza e la profonda differenza tra un testo come può essere quello di De Andrè, con una certa cura formale, e un testo tipico della trap, che non arriva mai a raggiungere le stesse altezze.

Quindi tu non stai cercando di avvicinare la trap alla tradizione del cantautorato, come molti pensano, ma allontanarla?
In realtà le due cose sono compatibili e coesistono, il progetto è proprio intercettare il pubblico di entrambi. Quello che vorrei è portare chi ascolta la trap, chi conosce solo quell'universo di riferimenti, come i ragazzini della mia amica ad esempio, ad avvicinarsi ad artisti come De Andrè.

So che questa cosa ha avuto anche l’effetto contrario. Qualcuno dei tuoi, di chi viene dal mondo di De Andrè e si sente lontano da questo mondo, ci si è avvicinato un po’ di più e con un orecchio meno critico, glielo hai fatto sentire più familiare ed è stato più semplice accettarlo. Uno di questi è Bollani, ad esempio, come ha ammesso in un’intervista a Rolling Stone.
Non lo sapevo, bellissimo! Questa cosa è molto più figa di tanti altri endorsement che mi sono arrivati.

Dopo Dolcenera un featuring con Bollani?
Non esageriamo, ma chissà. Lavorare con lei è stato semplicissimo, sai? Mi ha contattato lei pochi giorni dopo che è esplosa la cosa su internet, mi ha chiesto “ti va di fare questa cosa insieme?”. Ero tesissimo, mi aspettavo che essendo una professionista sarebbe stata molto esigente. Io non sono un artista, sono uno che si diverte con gli amici alla fine, ma poi è andata benissimo. Lei è stata splendida.

Questi brani sono popolari soprattutto tra i giovanissimi, ce lo siamo detto prima, questo lo sappiamo. È possibile che in questo ci sia un sottotesto più importante, come se la spacconaggine della trap riuscissere a dire quello che una generazione non riesce a dirsi. 
Penso che qualsiasi forma di espressione tautologicamente vuole comunicare qualcosa. C’è di sicuro una parte di pubblico che si riconosce in questi temi, e in questa musica sente parlare di se stesso. Questo però non significa che il loro valore artistico ed estetico debba essere per forza alto.

Da una riflessione che si era fatta su un articolo di Dailybest, in redazione ci siamo chiesti come e in che misura sia possibile che quello che la trap comunica alle ultime generazioni, figlie della crisi, è una nuova retorica del farcela coi propri mezzi, di riscatto. Forse è questo che sta dietro l’ostentazione dei soldi, dei gioielli, dei vestiti e delle macchine. Un sogno americano 2.0, e pure un po' tamarro.
Eh, è il tamarro che mi preoccupa. La cosa che più mi stranisce è come questi mondi vengono raccontati. Il disagio che viene dalla droga posso capirlo, ma essere ricchissimi e girare con la Lamborghini in Moscova è talmente distante dalla gente che non vedo come possa comunicare qualcosa.

Forse lo fa proprio essendo distante, è sospensione dell’incredulità e finzione.
Quindi un po’ come quello che faccio io. In fondo è vero che alla fine sono un trap boy.

Quando si mettono in campo le cover, i riarrangiamenti, spesso lo si fa per render più attuale un brano. Tu hai fatto l’operazione inversa, hai portato un brano contemporaneo nel passato. Come lavori quando prepari un pezzo?
Io sono cresciuto con questa musica, ce l’ho dentro e me la sento addosso. Gli arrangiamenti non sono costruiti a partire da una ricerca accademica ma da un tipo di sensibilità. Quando preparo un brano in realtà è il momento più divertente, non c’è un impianto originale, sono rielaborazioni di qualcosa che ascolto di continuo. Mi diverto però allo stesso tempo ad inserire elementi nuovi, che sia un arpeggio o un’accordo fantasma. 

I brani come li scegli? Quello che diventa virale va bene o c’è una ratio precisa?
Scelgo le cose che mi attirano di più, la canzone che mi stranisce al punto da dire “questa sarebbe perfetta”, allora in quel caso la faccio. È successo con Young Signorino, tutti volevano la cover ma non me la sentivo, i suoi testi in fondo sono solo delle onomatopee. Lì ho fatto un’operazione diversa, l’ho tradotta, ho fatto una trasposizione. Con strofe e rime diciamo, perché a differenza di Pyrex io le rime le chiudo

Pensi che nella trap la ricerca del successo e del guadagno possa essere secondaria in relazione a quella che è una ricerca di apprezzamento, anche da se stessi e verso se stessi, e di soddisfazione di un bisogno?
Quanto posso essere volgare? Senza dirci cazzate sappiamo tutti che i soldi, quando vengono ostentati in questo modo, alla fine, servono solamente a una cosa. Ci siamo capiti. Anche se poi ci sono sempre altre cose che spingono l’uomo, come la fame, la morte. Quindi non è nemmeno un discorso così materiale in effetti. E poi va sempre detto che gran parte di quella spacconeria è una recita, un gioco delle parti.

Nel riarrangiare in questo modo certi brani sembra aggiungersi un significato particolare. Alcune dei brani nelle tue cover sembra acquistino una maggiore profondità. Da cosa viene?
Penso che comunque la cosa di cui stai parlando sia la reminiscenza che si porta dietro lo stile di De Andrè. Se sono abituato a sentirlo parlare di certi temi, quando ascolto quello stile sono portato verso quella profondità tematica. Ma penso che in questo processo nulla sia imputabile a chi ha effettivamente scritto i testi, il merito rimane di De Andrè. 

Oggi De Andrè cosa ascolterebbe secondo te?
Non so cosa ascolterebbe De Andrè, in realtà. È sempre stato affascinato dalle novità, da ciò che è rottura e soluzione di continuità, ma non penso che ascolterebbe proprio questa roba. Forse si andrebbe a cercare progetti indipendenti, rap un po’ più conscious, roba un po’ underground. Non penso ascolterebbe Sfera, oltre che per intento accademico. 

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L'articolo The André: per denaro, per amore e per il cielo di Vittorio Farachi è apparso su Rockit.it il 05/07/2018 11:08

Tag: cover - trap

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