Thegiornalisti - Un sacco bello. Come innamorarsi durante un'ammucchiata Intervista

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13/10/2014 di

Come uno dei personaggi di Carlo Verdone, dice, uno un po' sfigato che fa di tutto per riscattarsi fingendo di essere qualcun altro, ma finisce male. Il disco nasce in questo mood. Oppure durante il sesso di gruppo che si trasforma in romanticismo. E poi bere, si beve tanto. Di fatto "Fuoricampo" è uno dei dischi più interessanti dell'anno. Abbiamo intervistato Tommaso Paradiso dei Thegiornalisti per farcelo raccontare meglio.

Quelle delle canzoni sono tutte storie vere?
Io divido la musica in due categorie: chi racconta le cose che vede e chi racconta le cose che fa. Nel primo gruppo, ad esempio, ci sono I Cani, e lo fanno benissimo. Se vogliamo prendere un nome del passato, invece, ti dico Dalla, che era a suo modo un grandissimo descrittore dell'Italia. Nel secondo gruppo invece abbiamo Vasco Rossi, tutto il primo Vasco, prendi “Colpa d'Alfredo”. Io faccio parte di questa seconda categoria, di quel mondo testuale lì.

Quindi hai fatto il marinaio?
No. In realtà "Il marinaio", contenuta sul nostro primo disco, è una canzone più poetica, ma sì, racconta di persone esistite davvero, nonno e nonna.

E l'orgia l'hai fatta?
Si, l'orgia l'ho fatta. Più di una se devo essere sincero, ma ci sono orgie e orgie: c'è quella che va a finire “a questioni di sigarette fino alle sette”, quindi è quasi più un'orgia da “Il tempo delle mele”, e quella dove c'è più uno scambio puramente fisico.

Devo ammettere che non sono proprio un esperto.
(ride, NdA) Quella canzone ha due interpretazioni che sono entrambe vere: c'è l'aspetto fisico, “le tette sudate, le mani sul culo”, e poi c'è anche un lato più romantico. Una cosa non esclude l'altra, una serata orgiastica può finire in romanticismo spezzato. Non è il film di Tinto Brass, può anche essere tipo... sai quei film svedesi un po' adolescenziali dove c'è anche molto il contatto fisico ma poi finisce bene, in maniera romantica, vedendo l'alba e fumando sigarette dopo aver fatto la seratona. Ti rimane un bel ricordo, non un ricordo lussurioso.

Tinto Brass una volta ha detto che un'attrice Italiana per lui è più interessante perché combatte diversamente con il suo senso del pudore, mentre le attrici dell'est sono talmente disinibite che sembra facciano ginnastica. Tu, quando scrivi una canzone, hai idea dei nervi scoperti che vai a toccare in chi ti ascolta?
Non saprei rispondere. Io devo sempre raccontare una storia e quando lo faccio accade tutto in maniera istantanea. Ho un buon rapporto tra l'immaginario e le parole, ci metto due minuti a scrivere la canzone. A volte la canto sotto la doccia e basta, non ho nemmeno bisogno della chitarra o del piano.

E perché parlare di sesso in una canzone?
Perché fa parte della mia vita, come tante altre cose. Io, e ti dico la verità, sono l'antitesi della rockstar ma quando mi trovo in un certo tipo di serate, bevo, e mi scatta il marcio. Divento subito... mi eccito.

La tua canzone erotica preferita di sempre?
La prima che mi viene in mente è “Disperato Erotico Stomp” ma è molto più poetica. Dalla era un poeta vero, anche se quando dice ”ed è partita la mia mano” è abbastanza esplicito...

...anche quando si riferisce al pelo non è così metaforico.
(ride, NdA) No, in effetti quella non era proprio un'allusione. Ci sono delle canzoni che mi piacciono e sono vagamente erotiche, prendi “Sabato pomeriggio” di Baglioni.

Quella è stata addirittura censurata.
Esatto. Ritornando all'orgia, “Promiscuità” l'ho scritta il giorno dopo. Alla fine ho solamente raccontato cosa è successo: eravamo in 4, siamo saliti da me...

...nella canzone dici dieci.
Dico dieci perché ho unito questa serata ad altre che sono successe ma non erano così spinte. Ecco, quel “siamo dieci” si riferisce più a quella sensazione che ti dicevo prima: quando scorre l'alcol, siamo a casa mettiamo la musica, c'è un certo tipo di atmosfera, allora due si nascondono in bagno, altri due iniziano a ballare tenendosi per mano, baci qualcuna anche se non è la tua ragazza. Dovresti venire ogni tanto a casa mia e, fidati, non saresti in imbarazzo. Non siamo dei maiali.

Per intenderci, in questo immaginario così anni 80 le ragazze sono tipo Sabrina Salerno in piscina?
No, ti direi che sono ragazze romane e di un certo ambiente, più fighette, e non sono così prosperose. Ma è un niente e te ne innamori.

Quindi non c'è sesso senza amore?
(Ride, NdA) Ci può anche essere ma è meno bello. Più di sfogo, più uno svuotapalle e, quindi, meno bello.



Parliamo di songwriting. A mio avviso c'è stata un'evoluzione...
...ti faccio l'analisi dei tre dischi. Il primo deriva dalla mia frequentazione all'università di filosofia. Ero molto più intelligente di quanto lo sono adesso, sembra una battuta ma non sto scherzando. “Vol 1” veniva da esami, da libri filosofici, ad esempio “Autostrade umane” riprendeva tutta la filosofia del linguaggio o in “Io non esisto” puoi trovare tracce di nichilismo o dell'esistenzialismo. Erano cose più profonde, se permetti. “Vecchio”, l'album dopo, racconta invece un momento molto tranquillo della mia vita: era come se avessi adottato un atteggiamento passivo nei confronti dell'amore. Il pezzo centrale è “Vecchio” e racconta di me e di questa ragazza che facciamo cose assolutamente normali.

E perché quando si è vecchi si diventa normali?
È una bella domanda, infatti ho fatto una fatica mostruosa a far capire cosa intendevo quando raccontavo quel disco. È più una pax filosofica, non so se riesco a farmi capire. Anche se, va detto, quel disco si apre con “La tua pelle è una bottiglia che parla e se non parla vado fuori di me”, che racconta ancora del mio rapporto con il bere, quando bere ti porta ad innamorarti.

Ovvero?
Parla di questa ragazza, Emilia, che lavorava in questo bar al centro di Roma. Io andavo lì tutte le sere solo perché lei mi versava da bere, stavo di fronte a lei, perdevo ogni volta la testa e tieni presente che lei, in realtà, stava per sposarsi. Spesso è capitato che lei e il suo ragazzo mi raccattassero dal tavolino e mi portassero a casa loro a dormire.

Addirittura.
Giuro. Mi volevano bene, quasi gli facevo pena, mi tenevano a parlare fino al mattino. “Questa pelle è una bottiglia che parla, e se non parla vado fuori di me”, ho fatto questa trasfusione tra lei che mi stava davanti, la bottiglia che stava in mezzo, ed io innamorato perso.

In quest'ultimo disco è come se ci fosse del distacco tra te e le cose che racconti. La scrittura sembra più vicina ad un certo tipo canzoni anni '80. Prendi Carboni: tu senti la tristezza e capisci anche da dove viene, ma non ti suona sanguinolento come...
...come Tenco.

Esatto.
Io non so motivarti un possibile cambio di scrittura, posso dirti che in quel tipo di immaginario ci sono immerso da sempre. Perché io, a qualsiasi ora torno a casa, se sono stanco e voglio rilassarmi mi metto un film anni '80. C'è un mood particolare, ed è proprio la cosa che mi colpisce di più in tutto l'immaginario e, più in generale, dell'arte di quel periodo.

Devi sapere che per preparare l'intervista mi sono rivisto “Professione Vacanze”.
(Ride, NdA) “Fuoricampo” è stato completamente ispirato a quel mood descritto benissimo da Carlo Verdone in “Borotalco”, “Acqua e Sapone” e “Compagni di scuola”, che è la trilogia più incredibile di Verdone. Quella è stata la base di partenza per il disco e, attenzione, detta così sembra una cosa del passato, vintage, invece io la vivo esattamente come la viveva lui. Non c'entra nulla con la retromania, nelle mie canzoni io racconto di una persona che è come Verdone nei film: un po' sfigato, che cerca un riscatto fingendosi qualcun altro ma poi finisce sempre male. Se prendi “Proteggimi”, che è il pezzo centrale dell'album, parla di un ragazzo che chiede aiuto perché da solo è non è capace ad andare avanti.

Nelle tue canzoni c'è spesso un'altra persona a cui ti rivolgi, come se avessi bisogno sempre di qualcuno che ti insegni o ti dica cosa fare.
Io soffro di ansia. Fino ai 17 anni stavo da dio, non avevo paura di nulla, ero un po' l'emblema del cretino. Forse lo sono tuttora, ma prima ero davvero quello che riusciva sempre a farti ridere, poi è subentrata una cazzo di ansia. Hai presente quella che Christian De Sica chiama mamma mia che ansia tremenda? (lo imita con le mani, NdA)

A naso c'entra una ragazza. Perché è comune che a quell'età arrivi la prima storia seria, magari tormentata, e tiri fuori lati di sé prima sconosciuti. A me è capitato alla tua stessa età e ne ho avuto per sei anni.
Io cinque. E ci ho messo tre anni per lasciarla, non avevo le palle. Era una ragazza meravigliosa e stupenda ma mi tarpava le ali su tutto. Sembravo Verdone in “Compagni di scuola” mentre si prende le pasticche perché la moglie lo chiama di continuo, lui è alla festa e lei vuole che torni a casa subito. Io questo tipo di situazione l'ho vissuta sulla mia pelle. Lì ho cominciato a vedere il lato oscuro della vita che prima, ti giuro, non avevo mai provato. Nonostante non avessi un padre - non ci sono cresciuto proprio, se ne è andato di casa quando sono nato - io fino ai 17 ero una roccia. Dopo i 17 anni invece ho iniziato ad aver paura di tutto. E queste sono le richieste d'aiuto che tu individui nelle mie canzoni, mi rivolgo ad un tu immaginario: può essere Dio, può essere la mia ragazza o mia madre.

Sei credente?
Sono cattolico-cristiano per retaggio culturale, sono stato battezzato, come dico in “Proteggimi”, “da questa testa benedetta da qualche prete negli ottanta”. Ma in realtà non credo nel cattolicesimo, credo che la materia non si possa essere formata da sola, quindi credo in un ente superiore che abbia creato l'universo.



Questo mood anni '80, a mio avviso, funziona meno se lo si mischia ad immagini del presente. Succede in “Balotelli”, ad esempio, ma soprattutto in “Aspetto” o “Balla”.
Ti posso anche dare ragione, ma “Balla” è una canzone sincerissima, contiene tutte le cose che se oggi non ci fossero mi sentirei perso. Io mi perdo senza le mappe di Google, o senza il bicchiere di vino o le serie tv in streaming. Ovviamente ammetto che non siano cose così profonde. “Aspetto” invece è più un gioco a far riuscire la canzone, è la canzone meno sentita del disco e quindi non mi stupisco che tu la percepisca così. È più raccontare un immaginario presente - a parte “i padri con la cinta in mano”, quelli non ci sono più. È un esercizio di stile, ma è figo, gli “uomini d'affari alla stazione di Milano” (imita la voce di Dalla e si mette a ridere, NdA). Sono immagini che mi appartengono, perché alla stazione di Milano ci vado sempre per lavoro o per beccare Nicola di Foolica.

Che lavoro fai oltre al musicista?
Quando non suono lavoro da mia madre, ha un ingrosso di pietre preziose. Spesso vado con lei in viaggio, Thailandia, Medio Oriente. Da adesso in poi, però, spero di fare solo il musicista.

In che zona di Roma sei cresciuto?
Prati.

Quindi sei ricco.
Mia madre non se la passa male. Io no. Ho lasciato casa tre anni fa, un po' tardi. E comunque non so gestire i soldi, se ho 5 euro e mi devono durare un mese li spendo dopo i primi quattro secondi. Ho i miei vizi.

Immagino vizi tipo il bere.
Tipo il bere. La mia ragazza è molto incazzata per il fatto che sono sempre senza una lira e che non riesco a permettermi niente, che sia un viaggio o cos'altro.

Quanti anni hai?
31.

Torniamo al disco. Da quanto so, i provini che avete registrato sono completamente diversi dalla versione finale. 
È vero, non avevamo la minima idea di come sarebbero venute le canzoni. Volevo fare una cosa più tastierosa, quello sì, più dance e ritmata. Quando abbiamo dato i provini a Nicola lui ha chiamato Matteo Cantaluppi e da quel momento c'è stata un'alchimia pazzesca. La botta di fortuna è stata trovare la persona che voleva fare le stesse, identiche, cose nostre. Abbiamo lavorato insieme: gli arrangiamenti li abbiamo scritti quasi tutti noi, lui ha creato i suoni, quei loop, quelle batterie, quel tipo di mondo sonoro.

Il suono è ostentatamente anni '80, immagino sia stata una scelta tua.
Totalmente. Io volevo che fosse così, solo che non sapevo come arrivarci. Perché noi, prima di questo disco, avevamo fatto solo errori. Prendi quello prima, “Vecchio”: la gente dice che è retrò, alla Beatles, ma in realtà per me suona moderno. Se davvero fossimo stati in grado di farlo come i Beatles, l'avremmo fatto in maniera completamente diversa, molto più riverberato, più sporco, con le voci in un certo modo, invece è venuto vintage ma pulito, è un ibrido strano. Per fortuna ora abbiamo incontrato persone che hanno saputo indirizzarci.

E quel suono di tastiera chi l'ha trovato?
Sono le nostre, abbiamo una Nord, che è la tastiera che usano tutti ma siamo riusciti a trovare il suono che ci serviva. E in più Matteo ha una Prophet, che è una tastiera anni '80 e che serve a far cose anni '80.

Mi dici tre dischi italiani che, a tuo avviso, sono prodotti benissimo?
“Ergo Sum” di Paletti suona benissimo. Poi “100 giorni da oggi” degli Amor Fou. “Wow” dei Verdena è fenomenale.



Provate tanto?
Io mi rompo facilmente sia delle prove che dei live, farei solo un lavoro di scrittura.

Quindi scommetto che nel giro di un anno mi diventi autore per la multinazionale di turno. Che quasi non te l'aspetteresti da uno che nella vita commercia pietre preziose.
(ride, NdA) In effetti tra una settimana firmo il contratto di esclusiva con l'Universal. Spero mi vada bene, così mi arriva qualcosa di Siae.

Chi scrive bene in Italia?
Chi ha il vero talento nello scrivere canzoni pop è Dario Brunori. Per quanto gli dicano che assomiglia a quello o a quell'altro, ha proprio un grande modo di scrivere, punto. Dimartino scrive molto bene. Carnesi scrive molto bene. C'è Niccolò Contessa, il primo disco dei Cani non mi era piaciuto affatto perché non mi ritrovavo nelle cose che descriveva ma poi mi sono innamorato alla follia di “Glamour”. E poi ci sono i Testaintasca, secondo me Fabio Conte è uno dei più bravi in assoluto, uno così dovrebbe andare in hit parade subito. Sono micidiali, scrive da Dio.

Il difetto più ricorrente di chi scrive?
È che la gente vede che Lo Stato Sociale va forte e allora tutti scrivono come Lo Stato Sociale. Ma Lodo Guenzi ha il suo di modo, è bravo a fare quello, non funziona così per tutti. Ognuno deve trovare la propria strada.

Che poi è la stessa cosa che dicono di te riguardo a Dalla.
No, qui c'è un grande errore, non su di me ma su Dalla: perché Dalla scriveva in maniera molto più complicata della mia. Io un testo di Dalla non lo farò nemmeno se mi trapiantano il suo DNA per 48 giorni di seguito. Scriveva delle cose molto più... dei testi molto più ascetici, raccontava l'immaginario collettivo, raccontava i drammi umani. Aveva una metrica che non mi sogno nemmeno. Usava degli accordi più classici, che io conosco benissimo, ma che non sono paragonabili alla semplicità del songwriting dei TheGiornalisti. Dire che io copio Dalla non denigra me, denigra Dalla. E se mi si dice così solo perché con la voce ho azzeccato due note simili alle sue allora vuol dire essere disattenti. Dalla scriveva altre cose, non avrebbe mai scritto un pezzo come “Promiscuità” o “Io non esito”. Dalla ha scritto anche cose leggere, era uno un po' modaiolo, quindi quando andavano di moda i cantautori lui di risposta faceva il chitarrino anni '60, ma poi negli anni '80 ha lasciato Roversi, ha iniziato a scrivere testi suoi ed è esploso, boom. E sono tutte cose molto profonde.

Si è fatto tardi. Obiettivi per il futuro?
Molto semplicemente, entrare nella storia della musica italiana.

Tag: sesso roma

Commenti (6)

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  • Giulio Pons 14/10/2014 ore 23:30 @pons

    già, molto bella, bravo Sandro Giorello

  • Linda Scrooge Paolucci 15/10/2014 ore 07:34 @dreaming_lp

    bellissima intervista, raccontata benissimo e dopo tutti questi superlativi, non mi resta che andare a scoprire i Thegiornalisti e a riguardarmi la filmografia di Verdone!!

  • enzosa 15/10/2014 ore 15:34 @enzosa

    vero, bella intervista davvero! ed ovviamente m'ha fatto venir voglia di ascoltare meglio "fuoricampo", che per ora è stato solo un po' di sottofondo, quindi ora alzo il volume e cerco di ascoltare meglio...

  • Yuri Buccino 15/10/2014 ore 20:57 @yuri290583

    Da leggere.

  • Matteo Gritta 16/11/2014 ore 23:51 @matteo.gritta

    intervista bellissima complimenti a entrambi, l'avrò letta 5/6 volte in un mese.

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