Thomas Umbaca: "La mia musica è per chi vuole avventurarsi in posti sconosciuti"

L'artista anglo-calabrese ha appena pubblicato le 10 tracce di “Waiting for Music to Surprise Me Again”, co-prodotto da Amedeo Pace dei Blonde Redhead. Un album dominato dal piano e che vuole prendere alla sprovvista l'ascoltatore: se no che gusto c'è?

Le foto sono di Soheil Raheli
Le foto sono di Soheil Raheli

"In un’epoca storica che cerca di vendere pacchetti di certezze che mai avremo, ho cercato di fare qualcosa che mettesse al
centro l’opposto delle cose, l’idea che non c’è niente di più bello e reale che essere presi alla sprovvista da qualcosa, che è quello che cerco nella musica".

Amen. 

A parlare così è Thomas Umbaca, che ha da poco pubblicato “Waiting for Music to Surprise Me Again” (Ponderosa Music Records, dal 18 aprile in occasione del Record Store Day sarà disponibile anche il digitale), co-prodotto con Amedeo Pace dei Blonde Redhead, nome prestigiosissimo della musica di casa nostra (da esportazione). Thomas è una figura atipica, fino a essere unica, nella discografia italiana odierna: di origini anglo-calabresi, inizia fin da piccolo a suonare il pianoforte. A ottobre 2023 esce il suo primo album “UMBAKA”, seguito da un tour che lo vede suonare in giro per l’Italia. Ora questo secondo album, che mette in mostra nuove sfumature della sua musica. Il piano è sempre al centro, c'è tanta elettronica, un'emotività varia e veicolata in vari modi differenti.

L’album ha 10 tracce – alcune sono più "canzoni", altre paiono fluire in maniera diversa – e vive di momenti di introspezione e sperimentazione sonora. È un invito alla libertà di perdersi, anzitutto nella propria mente, di accogliere l'imprevisto, improvvisare. Sarà presentato dal vivo in due appuntamenti nel mese di aprile: il 9 aprile sarà al BIKO di Milano, mentre il 16 aprile si esibirà alla Casa del Jazz di Roma. Ne abbiamo parlato con l'autore. 

Punto di partenza, punto di approdo. Questo disco cos'è per te?

È difficile capire cosa è una partenza e cosa un approdo… se penso a un percorso più di vita, che poi per me è un po’ la stessa cosa di quello artistico, sono contento di poter pensare che è un disco che mi rappresenta. Penso che l’importante sia fare quello che sei, più che quello che vorresti essere, impresa non sempre facile.

La musica prende alla sprovvista. Come cerchi di raggiungere questo effetto?

Con il titolo del disco mi riferisco a un approccio personale verso quello che cerco, in quello che ascolto, e poi in quello che cerco io dal suono in una relazione diretta… Mi piace l’idea che nella musica che si fa si può ricercare quello che non c’è e che si vorrebbe ci fosse, nel mio caso direi una narrazione delle cose un po’ più varia, più coraggiosa e che non segua lo stesso schema spesso un po’ pre-impostato e convenzionale. Una musica, strumentale, libera, e per orecchie curiose a cui piace avventurarsi in posti che non per forza conoscono già, che è quello che avverto si fa un po’ più fatica a fare… sì, insomma qualcosa che ti colga un minimo di sorpresa, sennò che noia sarebbe. Oltreché poco reale perché alla fine non sappiamo granché, anche di noi stessi.

Com'è iniziato il rapporto con Amedeo Pace e cosa ha portato al tuo lavoro?

Avevo sentito suonare i Blonde Redhead due anni fa a Milano e mi avevano davvero preso… Un po’ utopicamente mi è subito risuonata la sensazione che sarebbe stato figo coinvolgere Amedeo (chitarra e voce della band) nell’album, mi colpiva molto il suo modo di suonare e in generale la sua energia. Avendo la fortuna di lavorare con la loro stessa agenzia non è stato difficile contattarlo ed è entrato subito in sintonia con i provini che avevo. Tra l’altro, mi fa ridere che ho scoperto solo qualche settimana fa che in casa, da quando ero piccolo ascoltavamo spesso una compilation di cui metà del disco era dei Blonde Redhead ma non lo abbiamo mai saputo, anzi eravamo convinti che quei pezzi fossero di un altro progetto. Per cui insomma da qualche parte nel mio cervello risuonava questa musica e perciò non è stata una scoperta così recente come pensavo.

Che ruolo ha avuto nel processo?

Amedeo è stato una presenza rassicurante in tutto il processo. Mi ha spinto a credere fino in fondo nelle mie idee e intuizioni accompagnando il tutto con una gentilezza e umiltà estrema, oltre che tanta saggezza. In questo mondo dove essere stro*** va di moda, soprattutto dopo che cominci a fare qualche cosa in più, mi ha davvero sorpreso il suo modo di essere e sono grato di questo incontro.

Il piano è al centro di tutto. ma in ogni passaggio è come se cambiasse di stato, di natura. Che uso ne fai?

Bella questa cosa che dici del pianoforte che cambia di natura! Non l’ho mai vista in questo modo, ma sì in effetti ogni tanto il piano assume un carattere diverso… Non è qualcosa che faccio con razionalità, è semplicemente quello che esce fuori in modo più istintivo, per cui direi che a seconda di quello che sei e senti in quel momento esce fuori qualcosa di diverso. Per me questo strumento è l’ultima falange di un impulso che parte da molto prima, nel corpo, e poi viene scaricato lì, ma è quasi la fine di una specie di catena, seppure poi ci lavoro sopra. Perciò diciamo che non cerco mai niente solo nello strumento. Se l’input non mi risuona nel corpo, allora spesso trovo che l’idea che è uscita fuori non ha abbastanza forza.

È un disco più da città o da natura? Da notte o da giorno?

Penso un po’ per tutto. A sentirlo forse sembra voler scappare dalla città, e magari in qualche modo è così. Ma nasce e prende ispirazione proprio dalla metropoli, dalle energie un po’ sotterranee che esistono. E in realtà queste energie le ho cercate più nella notte, nella luce che non è quella solare ma quella delle persone che escono quando la vita del lavoro finisce e comincia la ricerca di qualcos’altro: i concerti, i club, una dimensione collettiva. Però poi è curioso come ti dicevo, che alcuni brani sembrano raccontare un ambiente naturale con molta luce. Sono contento e incuriosito da questo, quando si arriva a un risultato partendo da premesse diverse… Poi ognuno lo percepisce in modo diverso, ed è anche il bello.

Le definizioni ti mettono a tuo agio? 

No, direi per niente. Anzi è proprio quello che cerco di schivare in questo mondo che incanala tutto in scompartimenti precisi… La musica ne soffre molto di questo.

Chi o cosa ti senti all'interno della discografia di oggi?

A volte un pesce fuor d’acqua, a volte un riflesso di quello che respiro intorno, o le due cose insieme. L’importante è cercare di andare in fondo, se si può, nelle proprie convinzioni, anche dove delle volte senti che il mercato discografico non è per forza un riflesso di quello che è la gente. Spesso è un modo di fare soldi più velocemente, ma io credo molto nella voglia delle persone di ascoltare qualcosa di diverso, in generale. Purtroppo a volte si ascolta un po’ quello che viene proposto più dall’alto.

Cos è la sperimentazione per te?

Curiosità, apertura, gioco, rispetto.

Questo è un disco che nasce già proiettato sul live?

No, al contrario del mio primo album che avevo avuto modo di suonare e sperimentare per la maggior parte dal vivo prima di registrare, qua è nato tutto più nella mia stanza/mente, un viaggio più personale e intimo che adesso si tratta di aprire all’esterno e non vedo l’ora.

Cinque dischi che hanno ispirato questo disco, per chiudere. 

Domanda difficile per me, non saprei rispondere. Solitamente non mi fisso mai molto su un disco, al massimo lo ascolto due volte, mi vivo l’esperienza in modo attivo, e poi la conservo, per cui chiaramente magari rimane lì depositata nell’orecchio ma non al punto di poter percepire una relazione diretta con quello che poi faccio. È più un flusso inconscio di cose che riemergono senza sapere da dove. A pensarci, a eccezione me ne viene in mente solo uno che ho ascoltato mentre lavoravo all’album che è Felt Mountain dei Goldfrapp, secondo me un gioiello di questo duo inglese che associo alla conoscenza di una persona che mi ha ispirato molto.

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L'articolo Thomas Umbaca: "La mia musica è per chi vuole avventurarsi in posti sconosciuti" di Dario Falcini è apparso su Rockit.it il 2026-04-08 14:38:00

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