My Cat Is An Alien - Torino, 06-03-2002 Intervista

06/06/2002 di Carlo Maramotti

Una lunga intervista, realizzata tra gennaio e marzo 2002 a cura di Carlo Maramotti, ai My Cat Is An Alien, band torines che sviscera in quest’occasione le proprie opinioni senza molti ‘peli sullo stomaco’.



É passato diverso tempo dalla vostra ultima intervista per Rockit, potreste raccontarci ciò che è successo?
My Cat Is An Alien: In questo arco di tempo é successo davvero di tutto: abbiamo lavorato… lavorato duramente per diffondere la musica aliena del nuovo millennio. Abbiamo stretto sempre più i rapporti con i Sonic Youth, che ci hanno voluti come supporters per alcune date del “NYC ghosts & flowers European Tour” e richiesti per le date di Bologna e Roma dell’anno scorso. Purtroppo per dichiarati problemi tecnici dell’organizzazione in Italia non abbiamo potuto suonare, ed allora siamo stati con loro in qualità di amici… ah dimenticavo, l’agenzia faticava a trovare loro i modelli di chitarre richiesti per la data romana, così, visto che guarda caso erano le stesse che usiamo noi, abbiamo portato le nostre a Thurston, che ci ha ringraziati pubblicamente durante il concerto. Tempo fa non l’avrei mai immaginato...

Abbiamo portato avanti la nostra neo-etichetta Opax rec., iniziando a fare uscire la serie “The Alien Cd-R Attack Series!”, giunta al vol. III; inoltre abbiamo appena pubblicato il nostro primo vinile, un LP arancione che fotografa il nostro progetto estemporaneo Orange Car Crash, in cui suoniamo assieme a Vortex (il nostro batterista) ed al duo valtellinese Amour En Stereophonie, di cui recentemente abbiamo prodotto il nuovo album di futura pubblicazione.

Dal vivo abbiamo collaborato con Dean Roberts in un progetto impro inaugurato con l’apertura del concerto di Kim Gordon all’Interzona di Verona, ma in generale ci siamo fatti vedere pochissimo in giro in Italia, puntando più sul lavoro in studio. Quest’anno sarà diverso,anche se siamo più che mai attivi in studio di registrazione, in quanto stiamo preparando il nostro primo disco di rock songs: sembra tocchi a noi inventare il rock alieno del nuovo millennio.

Sicuramente però la cosa più rilevante accaduta in questo arco di tempo é la decisione dei Sonic Youth di pubblicare, attraverso l’etichetta personale di Thurston Moore (la Ecstatic Peace!), il nostro “Landscapes of an electric city”, uscito originariamente su cd-r - e ormai praticamente esaurito - sotto forma di doppio album contenente un EP di rock-songs che ha masterizzato lui stesso per l’occasione.

L’album é ora uscito in America e sarà prestissimo disponibile in tutta Europa… stiamo già iniziando a presentarlo dal vivo qui in Italia, prima del tour estero autunnale.

Nell’ultimo disco, la voce assume un ruolo più importante nel vostro impianto musicale. Quali sono le ragioni di questa scelta?
My Cat Is An Alien: A volte la voce é totalmente superflua alla musica e altre volte la musica é totalmente superflua alla voce. Oppure a volte musica e voce sono totalmente necessarie l’una all’altra. Voglio dire: la creazione artistica non ha e non deve avere schemi prestabiliti; in “…ascends the sky” la voce era fondamentale quanto tutto il resto, né più né meno di ogni suono in esso contenuto. Non riusciremmo a concepire quella composizione senza la voce… così come tuttora non riusciremmo a concepire altri nostri lavori - ad esempio “Landscapes of an electric city” - con la presenza della voce. A parte le songs che per definizione stessa ‘devono essere cantate’, ogni composizione o improvvisazione necessita o no della presenza vocale. Quindi per il futuro continueremo ad utilizzare la voce la dove riterremo che essa sia necessaria; viceversa, la escluderemo nei casi in cui sia superflua od estranea al contesto-materiale (suoni e silenzi) musicale.

Purtroppo la superficialità con cui spesso viene vissuto un contesto musicale - ad esempio quella che i giornalisti hanno definito la scena ‘post-rock’ (peraltro morta e sepolta da almeno 5 anni: ricordiamocelo!) - innesca meccanismi di trend per cui decine e decine di gruppi iniziano a pensare che per appartenere a quel determinato filone sia necessario assumere determinate caratteristiche estetiche di base. Nel primo vero ed unico cosiddetto ‘post-rock’ l’aspetto strumentale spesso prevaleva sulla presenza vocale, e da lì in poi i cloni del genere hanno creduto che fosse determinante l’assenza di quest’ultim. Per questo molta musica indie di fine millennio é quasi totalmente priva della sfera vocale.

Noi non abbiamo mai condiviso né mai condivideremo alcuno stupido trend.

Arrington de Dyonisio (leader di Old Time Relijun, ndi), ha affermato che “è innegabile il debito di qualunque gruppo noise verso il futurismo italiano”. Credete che tale affermazione sia valida? E in particolare, visto che uno di voi (Roberto) è impegnato anche nellarte, cè qualche movimento artistico che vi ha influenzato?
My Cat Is An Alien: Gli Old Time Relijun ed il loro successo qua in Italia sono anzitutto la prova della mancanza di conoscenza del passato prossimo della musica indie-rock in USA. Gli ‘80 sono stati stracolmi di bands che facevano le stesse cose con talento infinitamente superiore e nel contesto storico-sociale-culturale loro appropriato (vivevano l’istante, non riproponevano nostalgiche memorie).

Per quanto riguarda il Futurismo, esso ha rappresentato più che una spinta in avanti a livello artistico, la radicale presa di coscienza di un obbligato adeguamento estetico ed una serie di bruschi e repentini mutamenti della vita sociale. Certo le intuizioni di Russolo sono state per certi versi rilevanti, molto più dei manifesti politico-estetici di Marinetti, anche se alla fine legati ad un’ingenuità di fondo evitata da altri contemporanei. Parlo ad esempio delle illuminanti invenzioni di Varese, che già nel ‘15 vagava per l’America al fine di poter concretizzare le proprie intuizioni teoriche. E se parliamo di ‘noise’, connotazione peraltro a noi estranea, il primo pezzo realmente noisy é “Ionisation” di Varese (1931), composizione per percussioni in cui compaiono per la prima volta suoni di sirene.

E Xenakis poi dove lo mettiamo? E la musique concrete francese? E Stockhausen? Se poi vogliamo dirla tutta, ritengo che i cosiddetti gruppi noise abbiano un debito infinito con John Cage, in particolare da quando compose “4:33”: con quel pezzo distrusse per sempre la barriera concettuale e fisica posta tra silenzio e rumore.

Le nostre influenze artistiche sono articolate e molteplici, e per certi versi provengono molto più dalle altre discipline artistiche che non direttamente dalla musica. Ma é tutto così correlato che alla fine si tratta di un cerchio chiuso. Mi spiego meglio: il neo-espressionismo astratto di Pollock stimolò la nascita del free-jazz (non a caso la copertina a finestra di “Free jazz” di Ornette Coleman del ‘59 riportava all’interno il dipinto “White light”), così come Bernard Günter in tempi recenti ha dedicato un suo disco a Rothko. Il Fluxus che invase i lofts di New York fu la scuola base per Yoko Ono, uno dei più grandi geni del ‘900 musicale e non solo; la pop-art di New york capitanata da Andy Warhol era legata a doppio filo con i Velvet Underground, ed i suoi film surrealisti vedevano spesso protagonista Nico; senza contare che il modus operandi di Johns, Oldenburg, ed in paerticolare Rauschenberg, interessò direttamente la speculazione artistico-filosofica di John Cage.

La poesia pittorica di Basquiat e quella letteraria di Carrol virata in musica attraversarono come comete scintillanti la prima metà degli ‘80; i Sonic Youth durante la seconda metà degli ‘80 e a cavallo coi ‘90 collaborarono spesso in art-performances con un’artista di Los Angeles di nome Mike Kelley (amico di Kim Gordon dai tempi dell’accademia), il quale finì per dar vita con le foto della proprie installazioni alla copertina ad inserti di “Dirty”.

Poi ci sono gli scrittori, i cineasti… insomma la lista potrebbe diventare infinita! Ciò che teniamo a dire é che i vari ambiti della vera Arte sono strettamente collegati e si ispirano e si spingono in avanti interrelazionandosi e mettendosi in gioco a 360°. Non parliamo di cose elitarie, tutto il contrario... prova del 9? Chi di voi non conosce i Nirvana? Cobain considerava la sua cosa più rilevante il soundscape eseguito per il racconto “The priest they called him”, uscito su 10 pollici sulla Tim Kerr.

Sono daccordo sullla scarsa conoscenza dellindie americano anni 80, ma non pensate che ciò sia dovuto anche alla scarsa reperbilità di quei materiali? Mi vengono in mente i dischi di Rip Rig+Panic, Polyrock e Swell Maps, che non sono neanche stati ristampati.
My Cat Is An Alien:WARNING! Stai entrando in territorio minato! Noi siamo abituati a farci il culo per trovare i dischi che ci interessano. Non crediamo nella teoria italiana della ‘pappa-pronta’. Anzi, ti diremo di più: riusciamo molto spesso a trovare anche i dischi più imboscati, addirittura nelle edizioni originali in vinile, solamente sbattendoci un po’ nella ricerca... e sai che gusto riuscire a trovare dopo tanto il disco che cercavi da tempo!

Basta con le scuse da piagnoni, anche perché su cd hanno ormai (brutalmente!) ristampato proprio tutto di tutto - anche l’ultima delle stampe private dei 60,anche le cose più inutili e insignificanti. E poi, per gli ‘80 in questione, che problema c’é dato che esisteva già il doppio supporto vinile/CD? Il vero problema é semmai il contrario, e lo sarà sempre di più per la musica scaricabile direttamente da Internet; chi si nasconde dietro queste scuse - la non reperibilità, i costi elevati di materiali rari,etc.- é la tipica persona che anche se trova il cd più raro dalla panettiera sotto casa, magari in super-economica, non lo compra lo stesso!

Comunque i gruppi a cui noi alludevamo e che abbiamo definito ‘indie-rock’, non erano quelli new-wave, quali gli esempi da te citati (proprio perché la new wave appartiene alla realtà dei 70 e nei primi ‘80 vede solo la sua prosecuzione/fine), bensì la scena della SST, il fermento originatosi dai debutti di R.E.M. e Sonic Youth, e nel particolare (riferito agli Old Time Relijun) ai mille gruppi della K records capitanata da Calvin Johnson - uno tra tutti i Beat Happening, band a cui hanno furbamente più che attinto.

Tra i vostri artisti preferiti non avete mai citato italiani. Non pensate che gruppi come CCCP, Franti ed Area abbiano rappresentato momenti di particolare ‘tensione’ creativa? Ed attualmente c’è qualche artista italiano che sta facendo un lavoro interessante ( a parte Viggiù e Amour En Sterephonie)?
My Cat Is An Alien: Casualmente non abbiamo citato italiani, perché in realtà adoriamo miriadi di artisti italiani! Basta se ti diciamo che consideriamo uno dei dischi must in assoluto il capolavoro “Indian tapes” di Andrea Centazzo? Per non parlare del Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza (Schiaffini due anni fa ha suonato anche con Thurston Moore…), del debutto dei torinesi Art-Studio (Actis Dato é ancora uno dei più validi sassofonisti a livello internazionale), etc., etc.

Per quanto riguarda i gruppi da te citati, “Il Giardino delle 15 Pietre” dei Franti era un disco davvero ispirato e poetico…peccato che Giaccone e Lalli si siano completamente persi per strada. Gli Area erano indubbiamente un gruppo particolare, ma non ci sono mai piaciuti per quell’attitudine progressiva (questione di gusti!), mentre Stratos… beh, lui sì che era straordinario come solista, soprattutto per l’utilizzo e la ricerca vocale. Quando é morto, John Cage (che aveva spesso collaborato con lui) ha detto: “Stratos era un artista davvero unico”, e per celebrarlo ha scritto uno dei suoi famosi mesostici. I CCCP non erano l’altro che l’anticipazione dei C.S.I., ed abbiamo sempre disprezzato tutto ciò che é gravitato attorno a loro e a quell’area, ovvero il loro subdolo modo di sfruttare certe situazioni politiche per virarle in marketing.

Attualmente l’Italia è, purtroppo, una tabula rasa a livello non solo musicale ma artistico in genere; noi abbiamo spesso cercato di creare una rete di amicizie e collaborazioni con i gruppi che ci piacevano, ma evidentemente dobbiamo rassegnarci: non viviamo in America ed ognuno pensa solo a ‘sopravvivere’ nel proprio piccolo-piccolo orticello. Comunque hai colpito un punto dolente: speriamo sempre che le cose possano cambiare, ma alla fine dobbiamo essere realisti ed onesti e condannare la mentalità ristretta ed egoista che regna sul panorama indie nazionale (nonostante le ipocrisie di sorta). É una questione di mentalità, ed é per questo che l’Italia ci va così stretta!

É autolesionista dire qui certe cose, ma nel mondo musicale italiano c’é poi questa attitudine al plagio nei confronti delle realtà d’Oltreoceano che ci fa veramente incazzare, anche perché sembra che nessuno se ne accorga! Cosa oltretutto controproducente per uscire dai ristretti limiti nazionali. Vuoi un esempio concreto sul piano personale? Pensi che se noi avessimo anche vagamente cercato di copiare i Sonic Youth, loro si sarebbero interessati a noi? Una volta Thurston ci ha detto che ricevono circa 300 dischi al mese da nuove bands di tutto il mondo ed ascoltano tutto(!!!), ma la maggior parte é gente che cerca di emulare loro o qualcun altro. Noi li abbiamo colpiti per l’originalità del nostro sound.

Credete che la musica possa essere un veicolo per messaggi politici?
My Cat Is An Alien: Come dicevamo prima, non crediamo nella strumentalizzazione della politica riferito all’arte in genere. Tuttavia crediamo che ci sia un fraintendimento di massa sul concetto stesso di politica. Siamo fermamente convinti che la nostra musica sia politica al massimo grado, perché tutta la vera arte lo é.

Essere impegnati politicamente nella musica non significa sfruttare una determinata ideologia per farsi strada e finire a sventolare e starnazzare “Rivoluzione, raga!” alla festa di MTV! La vera professione politica, per sé e per gli altri, é quella di sforzarsi di pensare con la propria testa, di avere le proprie idee critiche, su tutto e su tutti,compresi se stessi). L’unica via per una vera politica é un ostentato individualismo.

L’Arte deve saper porre molte domande, soprattutto quelle senza risposta!

L’Arte é Politica.

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