My Cat Is An Alien - Torino, 12-06-2000 Intervista

24/06/2000 di Erik Gillo

Come ben sapranno i frequentatori del sottobosco, i torinesi My Cat Is An Alien hanno stregato i propri padri ideali, tali Sonic Youth, proponendo un noise non convenzionale che si è via via abbandonato a sperimentazioni avanguardiste non molto distanti dalle produzioni del gruppo newyorkese presso il laboratorio SYR. Le loro apparizioni dal vivo, supportante da installazioni visive, sono rare ma di tutto rispetto (Sonic Youth, Blonde Redheah, Biennale Giovani Artisti BIG2000), e i loro dischi hanno una veste grafica particolarissima. Tutti motivi che hanno contribuito all'ascesa del gruppo, ormai assurto a fenomeno di culto, che continua a strappatre larghi consensi dalla critica. Rockit raggiunge via e-mail i fratelli Opalio, presso i quali ha trovato terrestre dimora il misterioso gatto alieno.



Rockit: My Cat Is An Alien è incontrovertibilmente una entità insolita e stra-ordinaria in ambito nazionale e non. Sin dal principio, è il caso di dire. Come inizia l'avventura?

Roberto: Tutto è iniziato quando mio fratello Maurizio ha registrato del materiale in camera sua, su un 4 tracce analogico, in completa solitudine. Io all'epoca ero coinvolto in altri settori dell'arte d'avanguardia e pur essendo da anni un accanito ascoltatore ed appassionato di musica, non avevo mai neanche pensato di iniziare a suonare, quindi per il primo cd omonimo il mio ruolo è stato solo "concettuale", ho interagito a livello di scambi di idee e selezione del materiale. Appena finito di registrare il lavoro, abbiamo avuto l'idea di indirizziare una copia ai Sonic Youth in segno di ammirazione per i tanti anni di continui stimoli intellettuali.

Maurizio: cinque giorni dopo aver ricevuto il disco, Thurston Moore ci ha fatto contattare dal portavoce europeo dei Sonic Youth comunicandoci l'entusiasmo del gruppo per il lavoro e la volontà di farci suonare come supporter durante il loro tour italiano dell'estate 98.

Rockit: E così i My cat is an alien sono nati come una one-man-band, ma ricordo di aver contato cinque componenti al vostro debutto live al Pellerossa Festival, così come pochi mesi dopo all'opening-act per i Blonde Redhead, per poi ridurvi a trio in occasione della presentazione dell'ep Alien Dissolving, e recentemente a duo. Cosa succede?

Maurizio: fin da subito si è creata la necessità di comporre un'ensemble per poter riproporre dal vivo il materiale registrato ed è a questo punto che Roberto è entrato anche fisicamente nel progetto, assieme ad alcuni miei amici. La prima formazione era di ben quatto chitarre + batteria, ed il debutto è stato appunto un mese e mezzo dopo al Pellerossa come supporter dei Sonic Youth.

Roberto: dopodiché, visto che Maurizio ed io ci siamo trovati subito in sintonia totale (finalmente potevo partecipare attivamente, suonando la chitarra) abbiamo deciso di portare avanti il progetto al 50% (e anche le interviste, a quanto pare! N.d.I.).

Per gestire e controllare completamente il nostro progetto abbiamo deciso di restare solo noi due sia in studio che dal vivo, prendendo però in considerazione, per i concerti, di avvalerci di volta in volta di eventuali collaboratori seppure diversi.

Rockit: Come sono i rapporti con i Sonic Youth? È un mero rapporto professionale, o c'è dell'altro?

Maurizio: l'incontro con i Sonic Youth è stato fantastico da tutti i punti di vista: si sono comportati veramente da amici ed abbiamo sin dall'inizio avuto una rapporto molto disteso e naturale, come se ci conoscessimo da molto tempo.

Roberto: erano esattamente tanto incredibili quanto ce li aspettavamo anche a livello umano, e la sera stessa, invitati all'hotel deve alloggiavano, Thurston mi ha chiesto, scoperta la passione comune per i vinili rari, se il giorno dopo potessi accompagnarlo a cercare un po' di buon vinile in giro per la città…e così è stato, dopodiché siamo andati con loro a Correggio, dove hanno veramente "deflagrato l'istante" con un live set esplosivo! Da allora siamo continuamente in contatto.

Rockit: Siete dunque assidui frequentatori delle bancherelle dell'usato: cosa siete soliti cercare?

Maurizio: per noi è fondamentale ricercare i dischi/gruppi del passato; siamo sempre alla caccia dei vecchi dischi ESP, del free jazz e dell'avanguardia dei '60 e '70 che vogliamo ascoltare nelle edizioni originali su vinile, per una questione di rispetto/interesse non solo audiofilo delle fonti originali dell'epoca.

Rockit: Gruppi del passato. E quelli del presente?

Roberto: Del presente seguiamo assiduamente la scena più fresca, stimolante e vitale del pianeta Terra. Sto parlando degli improvvisatori sparsi per il globo, che ogni giorno sfidano le regole del mercato seguendo esclusivamente il loro istinto artistico. Alcuni nomi: Loren Mazzacane Connors, Richard Ypungs, Alan Licht, Roy Montgomery, Dead C, Handful of Dust e poi Keiji Haino ed i suoi Fushitsusha.

Rockit: Beh, un gusto quanto meno eccentrico e decisamente poco comune! Tra le vostre influenze escluderei quindi a priori gruppi di facile fruibilità.

Maurizio: Le mie prime influenze risalgono ai dischi dei Velvet che Roberto mi faceva indirettamente ascoltare quando avevo 12 anni…A parte gli scherzi i primi dischi che ho comprato sono quelli legati alla scena indie rock americano tipo i Dinosaur Jr, ed al grunge dei Mudhoney, Nirvana e Soundgarden in particolare, i gruppi della mia generazione insomma; oltre a questi mi è sempre piaciuto Neil Young.

Roberto: I dischi che mi hanno cambiato al vita sono quelli dei Sonic Youth e dei Velvet Underground; oltre a questi ho anch'io vissuto generazionalmente gli anni della prima scena di Seattle (ho ancora, e sempre avrò, un'adorazione folle per i Nirvana) e dell'indie USA, gruppi come i Meat Puppets e la scena della SST. Adoro gli inventori del punk-rock New York Dolls, Patti Smith, Stooges, Dead Boys, la prima new wave dei Television, Chrome, The Feelies, Suicide, gruppi seminali come The Wipers, This Heat, The Raincoats, la no wave di New York come Teenage Jesus and the Jerks, Mars, Dna, Contortions e Glenn Branca, dal cui ensemble sono venuti fuori Thurston e Lee. Adoro Tim Buckley, Yoko Ono, Neil Young e Nick Drake.

Rockit: In Italia da sempre si denunciano le problematiche condizioni di scarsa visibilità con cui i gruppi devono fare i conti: un discorso che vale a maggior ragione per gli esponenti dell'avanguardia come voi. Indubbiamente siete stati più fortunati di molti altri, incontrando i favori dei Sonic Youth, ma ciò non significa aver risolto tutti i soliti problemi. Qual è la vostra opinione a riguardo?

Maurizio: siamo pienamente consapevoli di proporre un genere che non ci permetterà mai di finire su major o giungere alle masse, ma tanto non è questo che vogliamo. Anche perchè non bisogna dimenticare che l'Italia è davvero il Terzo Mondo musicale (e non solo!), in questo manca tutto, dalle etichette indipendenti anche piccole ma efficienti, ai giornali specializzati (a parte BlowUp), ai luoghi dove poter effettuare i concerti, oltre alla mancanza totale di background culturale della maggior parte delle persone, anche e soprattutto da parte di coloro che si definiscono ascoltatori di musica "alternativa" (odiamo il termine, ma almeno rende l'idea), che poi in realtà si fermano a ciò che propongono le major e MTV…
Roberto: a prescindere dal fatto che per suonare dal vivo la nostra scelta e indirizzata a ben determinati locali, resta però da puntualizzare che spessissimo ci capita di ascoltare lamentele di gruppi che mirano alla sperimentazione i quali vengono rifiutati dai cosiddetti centri sociale, che invece di diffondere la musica di ricerca si limitano esclusivamente a propinare cloni punk/hard core fuori tempo massimo…ed è un altro "trampolino di lancio" verso la visibilità che viene a mancare. Idem per le poche etichette esistenti, disorganizzate e soprattutto paurose nel trovarsi di fronte a qualcosa che non sia una copia dell'indie rock degli anni '80 morto e sepolto da almeno una decade.

Possiamo sembrare molto duri, invece siamo solo realistici e questa è, in superficie (sotto è molto molto peggio) la realtà italiana.

Nel nostro caso, corriamo avanti ostinatamente senza guardare in faccia nessuno o lasciarci abbattere dalle difficoltà; noi siamo convinti, e ne abbiamo la conferma, che possono succedere cose inaspettate…

Rockit: I vostri lavori sono caratterizzati da una tiratura limitata e numerata con un impianto grafico hand-made molto particolare. Inoltre sono stati rigidamente registrati su CD-R, un supporto non molto affidabile in termini di durata: un'idea altrettanto particolare…

Maurizio: il primo disco, autoprodotto su CDr in diverse edizioni per un totale di circa 500 copie, è appena stato esaurito ed è in attesa di una ristampa USA sulle cui modalità stiamo riflettendo con calma.

Per quanto riguarda il secondo lavoro, "Landscapes of an electric city", pur essendo uscito in collaborazione con ZZZ Prod. abbiamo nuovamente optato per il CDr per motivi di estetica ampiamente esplicati nelle note di accompagnamento del disco ("Crediamo all'irripetibilità dell'istante. Nulla dura per sempre. Il mondo e le cose si dissolvono, lentamente". N.d.I.), ed è anche questa un'edizione di 500 copie, di cui le prime cento con CD disegnato da Roberto.


Rockit: Rispetto al primo album "Landscapes of an electric city" appare molto più ambientale, free-oriented, ulteriormente distaccato dalla già poco ortodossa forma-canzone dell'omonimo esordio a favore di lunghi drones e feedback. E' da considerarsi una parentesi, oppure identifica un nuovo percorso da voi intrapreso?

Roberto: "Landscapes of an electric city" ha rappresentato l'esigenza di scattare un'istantanea vera e cruda su ciò che per noi rappresenta la nostra città, Torino; così una mattina siamo entrati in studio ed abbiamo realizzato questa improvvisazione in presa diretta, nella semi oscurità, mentre sulla parete scorrevano le immagini sgranate e fuori fuoco delle diapositive scattate da me per l'occasione. Il lavoro coglie un aspetto basilare del percorso artistico, ma non rappresenta ne' una parentesi ne' ciò che saremo d'ora in avanti, bensì è l' "essenza di noi stessi" in un preciso ed irripetibile istante.

Rockit: Cosa tenete in serbo per il futuro?

Maurizio: Thurston ci ha detto che Sonic Youth vogliono introdurre i My Cat Is An Alien in America, iniziando a pubblicare "Landscapes if an electric city" sulla sua etichetta Ecstatic Peace!, costola della SYRecords e avente la stessa distribuzione mondiale (SYR continuerà a stampare solo i loro progetti personali); il disco uscirà a fine estate/inizio autunno su vinile in una tiratura davvero molto consistente.

Roberto: ora che abbiamo trovato quella che per noi è l'etichetta ideale per eccellenza, consideriamo questo un inizio, un punto di partenza verso la scena internazionale a cui sentiamo di appartenere.

Tra l'altro quest'estate accompagneremo nella prima metà di luglio i Sonic Youth in Olanda e Belgio nel loro tour europeo; è una bella occasione anche perché conosceremo Jim O'Rourke, che ha prodotto il nuovo album su Geffen e sarà onnipresente nelle date live.

Rockit: In questo tour vi presenterete come duo, o avete intenzione di chiamare ancora a raccolta amici e conoscenti?

Maurizio: nelle suddette date live saremo coadiuvati da Viggiu Vortex alle percussioni aliene, personaggio di Torino di cui abbiamo quest'inverno prodotto e registrato il primo album a nome Viggiu Vortex Orkestra, lavoro di cui stanno parlando molto bene i giornali specializzati.

Roberto: Come nostra prima produzione, è stata un'esperienza davvero stimolante e creativa. Abbiamo sperimentato modalità di registrazione particolari per ottenere dei riverberi "naturali", cioè dettati dall'utilizzo anticonvenzionale della microfonazione nell'ambiente circostante ed in spazi particolari. Viggiu poi ha un grande talento, è davvero il Nick Drake del 2000!

Rockit: A che punto sono le lavorazioni del terzo album?

Maurizio: abbiamo da poco terminato le registrazioni nella nostra sala adibita a studio, che abbiamo battezzato Space Room. Per il momento è sicuramente prematuro parlarne perché uscirà nel 2001; possiamo solo assicurare, dal punto di vista artistico che si tratta in assoluto del lavoro più alieno e complesso realizzato finora.

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