Banda Jonica - Torino, 15-05-2002 Intervista

22/06/2002 di

A qualche anno di distanza da “Passione”, disco osannato dalla critica, Fabio Barovero ed il vulcanico Roy Paci riprendono in mano il progetto della Banda Ionica, questa volta non limitandosi alle sole marce funebri, ma integrando la tradizione con la modernità, anche con l'aiuto di un parterre di ospiti davvero d'eccezione. In questo disco compaiono infatti le voci di Cristina Zavalloni, cantante di jazz e musica d'avanguardia, Vinicio Capossela, Ermanno “Giò” Giovanardi (La Crus), Artur H (cantautore francese) e Dani El Mono Loco (voce e leader dei catalani Macaco).

Abbiamo chiesto a Fabio Barovero alcune delucidazioni in merito al progetto...



Rockit: Come avete fatto la scelta dei cantanti che hanno collaborato al disco?

Fabio Barovero: In realtà la cosa è venuta in modo abbastanza naturale... non abbiamo seguito né un criterio di tipo strettamente ‘commerciale’, contattando artisti che potessero avere un grosso richiamo, e non ci siamo nemmeno limitati a contattare gli amici. Abbiamo invece seguito un altro criterio, probabilmente una via di mezzo: abbiamo chiamato gli artisti più coinvolgibili e più vicini al tipo di progetto che avevamo in mente. In ogni caso tutti i cantanti erano già stati in qualche modo affascinati da “Passione”, il nostro primo disco. Ad esempio Vinicio (Capossela, ndr) era rimasto estremamente colpito da “Passione”, e questo suo interesse si è poi concretizzato nella “Marcia del camposanto” (inclusa in “Canzoni a manovella”, dell'anno scorso, ndr), in cui Roy ha orchestrato e diretto la banda. Questo si è trasformato in una sorta di ‘debito’ che Vinicio ci ha ‘saldato’ scrivendo e cantando “Santissima dei naufragati” in “Matri Mia”.

Rockit: Quali sono stati i principi che hanno ispirato la lavorazione di questo disco?

Fabio Barovero: Il punto di partenza era quello di tenere comunque tutti i riferimenti culturali alla Settimana Santa, e partendo da lì ci si è voluto comunque permettere di fare qualche deviazione più scherzosa, come “Giocosità” o “Lorenzo in Sicilia”, che riprende il tema di “Lawrence d'Arabia”. Tutto questo volendo sempre mettere in luce l'aspetto di attualità della banda, cercando di dimostrare che non si tratta assolutamente di un modo da suonare adatto solo ai musei. D'altra parte anche con gli stessi Mau Mau, nel '94, ai tempi di “Viva Mamanera”, per uno dei brani (“Union pacific”) avevamo già usato una banda.

Rockit: A proposito di “Lorenzo in Sicilia”, questo pezzo che chiude il disco è probabilmente quello che più di tutti è arricchito dall'uso di sample, scostandosi abbastanza dal resto del disco. Come mai avete voluto includere questo brano così differente dal resto del disco?

Fabio Barovero: In effetti questa traccia è proprio una di quelle in cui abbiamo ‘scherzato’ di più. L'idea ci è venuta sentendo “Nightlife”, un pezzo di Amon Tobin, un dj di drum n'bass, in cui riprendeva anche lui il tema di “Lawrence d'Arabia”. Così abbiamo provato a fare un adattamento per banda di quel brano, ed il risultato è una prova di quanto le ricchezze culturali che appartengono alle nostre tradizioni non siano assolutamente confinate nel passato, ma anzi possano essere di grande attualità.

Rockit: Invece cosa vi ha portato alla scelta di “Mi votu e mi rivotu”, e soprattutto, come avete pensato di cantarla sia in siciliano che in tedesco?

Fabio Barovero: “Mi votu e mi rivotu” è una canzone popolare siciliana, interpretata negli anni '70 da Rosa Balistreri, una cantante folk sicula. Nel preparare l'arrangiamento ci siamo resi conto che con pochissime variazioni il brano assumeva un'atmosfera alla Kurt Weill, il compositore che ha musicato, tra le altre cose, “L'opera da tre soldi” di Bertold Brecht. Abbiamo fatto tradurre il testo originale siciliano in tedesco da una signora sicula emigrata in Germania, riuscendo così ad ottenere una verisone tedesca assolutamente fedele al testo originale. Anche qua l'interpretazione del testo, che ha una connotazione decisamente struggente, si trasforma in una versione molto più leggera, mescolando la musica colta e la musica popolare. In quetso contesto i due generi si sono disintegrati completamente, riunendosi in un sincretismo musicale unico; d'altra parte questo è uno degli obiettivi che volevamo perseguire, anche perché il mescolarsi per creare cose nuove è nella natura delle cose.

Rockit: Questa ricerca di mescolanze vi ha anche portato all'uso di sonorità molto diversificate?

Fabio Barovero: Esattamente. Alla realizzazione di “Matri Mia”, infatti, ha anche collaborato Josh (Sanfelici, ndr). Sia lui che io abbiamo lavorato come sound designer, cercando di far convivere le sonorità digitali con i suoni dei fiati, amalgamando i due diversi stili e modi di suonare. Nonostante la formazione strumentistica che si riceve, infatti, il modo di suonare è legato in modo indissolubile a chi lo suona, e questo vale in particolar modo per gli strumenti del vento, per i fiati. Siamo riusciti ad amalgamare il modo di suonare di 150 anni fa con quello attuale.

Rockit: Avete in programma una serie di date oltre al concerto di presentazione dell'11 aprile di Torino?

Fabio Barovero: Così come abbiamo fatto in occasione di “Passione”, ci piacerebbe fare un po' di date in giro per l'Europa, anche perché avevamo avuto dei riscontri entusiastici, sia in termini di critica che in termini di pubblico. In ogni caso adesso è difficile fare delle previsioni, e non sarà facile fare una vera e propria tournèe, sia per ragioni economiche che per problemi di ordine logistico. Infatti, oltre alla banda, ci piacerebbe avere per ogni serata uno o due ospiti che cantino, e visti i molteplici impegni sarà molto dura riuscire a conciliare le esigenze di tutti. Già in occasione delle registrazioni del disco si è trattato di incastrare tantissimi impegni: a parte me e Roy, Cristina (Zavalloni, ndr) era appena tornata da un tour in America, Ermanno (Giovanardi, ndr) era in pausa, Vinicio aveva finito da poco il tour e Dani (cantante dei Macaco, ndr) e Artur H erano in tournèe. E' facile capire che con tutte queste persone, ognuno con i suoi progetti in piedi, una serie di date come quella della presentazione è praticamente irrealizzabile.

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