Lalli - Torino, 27-09-1999 Intervista

21/10/1999 di Alessandro Besselva

Già compagna di viaggio di Stefano Giaccone neiFranti, Lalli conferma, con il mini cd "Tra le dune di qui", uscito ad un annodi distanza dall' esordio solista di "Tempo di Vento", l' immutata capacità discrivere canzoni che nutrono orecchie e cuore. Abbiamo parlato dei nuovi brani,dei Franti, di De Andrè. Ecco il resoconto.



Rockit: "Tra le dune di qui" è dedicato a Fabrizio De Andrè. Perchè hai scelto di rifare proprio Hotel Supramonte?

LALLI: In realtà la canzone che avrei voluto rifare, davanti a tutte, sarebbe stata "Verranno a chiederti del nostro amore". Quando uscì il disco "Storia di un impiegato", quella canzone era la mia scritta sui muri, la voce fuori di me che diceva cosa e come mi muovesse dentro, che diceva e parlava bene dei miei sentimenti, anche in amore. "...Continuerai a farti scegliere, o finalmente sceglierai...", ecco, era tutto lì, semplice, e lui ce lo diceva altrettanto semplicemente. Ma, musicalmente, era un brano che avrebbe richiesto più tempo per poterne fare una versione più personale, così, con Mario Congiu (il tastierista, n.d.i.), in vista del concerto al Folk Club di Torino, nel quale ritenevamo necessario "parlare" di lui, abbiamo scelto "Hotel Supramonte", perchè anche qui ci sono due semplici domande ancora valide e più che mai attuali: "...Dov' è il tuo cuore? Dov' è finito il tuo amore?...".

Rockit: Hai riproposto anche due canzoni di "Tempo di vento", il tuo esordio dello scorso anno. Non eri soddisfatta degli originali, oppure hai voluto documentare la crescita musicale (che a me sembra evidente) del gruppo che ti accompagna?

LALLI: Sicuramente la riproposizione delle canzoni di "Tempo di vento" è per documentare innanzitutto l'esistenza di un gruppo di persone e musicisti che all'epoca del cd non esisteva come collettivo. Quindi, di conseguenza, sono anche versioni che in qualche modo mi soddisfano di più.

Rockit: "Tra le dune di qui" ( la canzone ) mi sembra abbia sonorità più "pop" e immediate di altre tue canzoni. E' una strada aperta per il futuro?

LALLI: Anche per questo posso solo dire che il lavoro per arrivare al nostro suono collettivo, d'insieme, è solo all' inizio, quindi è ancora tutto aperto, una scommessa tutta da giocare. Si .... sentirà!

Rockit: Questo mini CD è il preludio ad un nuovo album?

LALLI: Penso proprio di sì, quando avremo un numero consistente di canzoni nuove e tutte per noi convincenti
Rockit: Com' è la "terra vista dalla luna"? E' un luogo così terribile?

LALLI: Anzi, la terra vista dalla luna è un luogo di una "terribile bellezza", sembra un ballo ancora da ballare, sembra il luogo dove è possibile vivere la musica che abbiamo dentro. Ancora ci spero. Ancora ho fiducia nelle persone, nella possibilità di cambiamento di ogni singola persona, prima di tutto con sé stessa. In fondo la canzone parla anche di questo, una rivoluzione dentro le persone per le quali ciò che fino ad un attimo prima era un muro di fianco, un attimo dopo è vento
Rockit: "Shoe in" è una cover (dei Secret Stars, n.d.i.) che hai in comune con i Perturbaziòne. Con loro hai collaborato e ti sei esibita negli scorsi anni. Accadrà ancora?

LALLI: Lo spero, anche se tutto insieme non si può materialmente fare. Magari ci saranno altre occasioni e la nostra tendenza è quella di tenere sempre la porta aperta.

Rockit: In questi giorni sto ascoltando "Non Classificato" dei Franti (lo storico gruppo torinese fondato, tra gli altri, da Lalli e Stefano Giaccone , n.d.i.).Molti musicisti italiani cresciuti negli anni '80 li citano tra le proprie influenze, mi viene in mente Joe dei La Crus. Cosa credi (o cosa ti auguri) che sia rimasto di quell'esperienza al di là di chi l'ha vissuta in prima persona?

LALLI: Molte persone che oggi ascoltano le mie cose (o quelle di Stefano Giaccone) sono persone che mi hanno conosciuta nel periodo di Franti, e per loro, dalle lettere che mi scrivono, oltre e al di là della musica, è rimasto, per se, una domanda, un odore, un bisogno, uno specchio scheggiato, una voce unita, un colore confuso in mille altri eppure preciso, un disagio e un' impossibilità mescolata ad una fiducia quasi cieca in un' ennesima possibilità. E riconoscono qualcosa di tutto questo nelle mie canzoni, per il semplice fatto che è così anche per me. A chi non mi conosceva prima credo arrivino le stesse cose, come un universo esistente ma mai riconosciuto. Semplice, anche qui, niente di eccezionale, ma diretto, sincero, profondo. Più in generale, o rispetto ai musicisti, non saprei che dire. Veramente non sapevo neppure che ci citassero come "influenza".

Rockit: Quando ho chiesto a Stefano Giaccone la sua opinione sull' attuale panorama rock italiano più o meno indipendente, la risposta non è stata molto confortante. Tu ci puoi dare qualche spiraglio di luce?

LALLI: Anche questo discorso credo che sia semplice e nel contempo complesso e delicato. Sarebbe un po' lungo affrontarlo in maniera seria. Tanti aspetti da analizzare: il mercato, il "gusto", la cultura, il linguaggio, le parole, etc... . Per quello che mi arriva, o che vado a cercare, credo che qualche voce ci sia, propria e personale, con tutte le influenze del mondo ma unica e riconoscibile, anche se non sono molte.

Rockit: Quando potremo rivederti dal vivo?

LALLI: I prossimi concerti saranno il 16 ottobre all' Ex Emerson di Firenze, il 29 al Capolinea di Entraque, l' 11 novembre allo Zoo Bar di Torino, e altri successivi ancora da confermare.

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