MAO - Torino, 30-07-2001 Intervista

31/08/2001 di Christian Amadeo

Impegnatissimo con la registrazione del nuovo e terzo disco, Mao, non si può permettere di andare in vacanza, vuole dedicarsi anima e corpo a questo nuovo lavoro che dovrebbe uscire a settembre con il titolo “Black Moket” e che segue “Sale” del 1996 e “Casa” del 1997. Riesco comunque a strappargli qualche domanda al telefono per farmi anticipare cosa troveremo nel nuovo disco.



Il nuovo singolo, “Prima di addormentarmi”, ricorda le sonorità disco-music anni Sessanta e Settanta, tornate oggi di gran moda. Sarà la direzione musicale che seguirà anche l’intero album?
“Ogni canzone del disco sarà un recupero di generi del passato, di tutto ciò che ho ascoltato quando ero bambino. Ho lavorato assieme a Morgan, un musicista molto vicino a me in fatto di recupero di musiche del passato ed abbiamo composto nuove canzoni utilizzando i suoni di qualche decennio fa, soprattutto quelli dei telefilm e della disco-music che andavano alla grande tra i Sessanta e i Settanta. All’epoca ci sembravano musiche di poco conto, senza molto valore, ma ci siamo resi conto oggi che in realtà c’erano parecchie cose buone all’epoca. Lavorare con Morgan è stato molto stimolante e trovo sia utile per chiunque ascoltare la musica a 360 gradi con altri musicisti.”

Perché il titolo “Black Moket” per l’album?
“E’ un titolo che ognuno può interpretare come vuole e che per me ha diversi significati: c’è la moket, di gran moda negli anni Settanta, c’è il “black” che sta per black-music e poi il black è il nero del lutto che mi porto dentro da un po’ e che cerco di non cancellare perché mi aiuta ad essere più forte in certe situazioni.”

Ma come farai a conciliare tutti i tuoi impegni, tra l’attività di musicista, quella di dj e di vj, progetti e session varie?
“Questa estate ho fermato tutto il resto, voglio concentrarmi interamente sul disco, a cui tengo in modo particolare. Da ottobre punterò tutto sulla tournèe italiana perché ho una voglia incredibile di girare e poi è da alcuni anni che non riesco a dedicarmi a questo aspetto della mia attività. Vorrei riuscire a mettere un po’ di ordine nella mia vita, anche se sono sempre stato uno davvero poco ordinato…”

Anche tu hai fatto parte della “carovana” del Tora Tora Festival. Come ti è sembrata questa nuova esperienza?
“E’ un’ottima occasione per tutti noi che facciamo musica in Italia, un modo alternativo ed una situazione diversa di proporsi dal vivo soprattutto. E’ importante riuscire a collaborare almeno tra di noi, non dobbiamo chiuderci ognuno nel proprio guscio. La distribuzione discografica in Italia è drammatica se non fai un genere musicale che possa vendere facilmente. Anche io, nel mio piccolo, sto’ cercando di contribuire a queste “carenze” del settore musicale, aprendo un laboratorio a Torino, nella mia città, per il quale stiamo mettendo a punto gli ultimi dettagli.”

Sei ancora legato a Torino, dopo tutte le tue trasferte a Milano e Roma?
“Come no? Ci vivo ancora e proprio il fatto che ho deciso di aprire il laboratorio musicale a Torino dimostra che ho tanta voglia di lavorare nella mia città. Credo che questa idea permetterà di comunicare molto tra i musicisti.”.

Dopo anni di musicista e di dj e vj, che idea ti sei fatto del rock italiano?
“Ho avuto molte sorprese. In generale credo che ci sia poca qualità e troppa roba di scarso valore. Occorre annullare le diversità tra i prodotti, dando comunque a tutti le stesse opportunità di emergere.”

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