Assalti Frontali - Università di Cosenza, 30-05-2003 Intervista

30/06/2003 di Eliseno Sposato

Gli Assalti Frontali sono state una delle esperienze più importanti emerse nel panorama musicale italiano nell’ultimo decennio. Veri poeti della strada, hanno rappresentato la voce più importante del panorama Rap, quello vero e diretto, dove voglia di riscatto e pensiero politico hanno trovato una perfetta sintesi, grazie ad un “artista della parola” quale è Militant A. Di passaggio da Cosenza, per un concerto all’Università della Calabria, abbiamo incontrato Militant A, per parlare di musica e non solo.



Rockit: “Banditi” usciva nel 1999 sotto l’egida di una multinazionale del disco come la BMG, allora questa collaborazione suscitò molto dibattito, oggi cosa resta?

Militant A.: Poco o niente, perché abbiamo da poco sciolto quell’accordo. Da allora molte cose sono cambiate, sia per quanto riguarda le situazioni economico-politiche mondiali e nazionali, che hanno avuto ripercussioni anche sull’industria discografica, sia per quanto riguarda il movimento. Ora siamo impegnati a completare il lavoro sul nuovo disco, che non sappiamo per quale etichetta uscirà, mentre portiamo in giro con i Brutopop (storico gruppo romano), il nuovo materiale.

Rockit: In che direzione procede il nuovo disco? Quali nuove sonorità avete potuto sperimentare e adattare al vostro linguaggio?

Militant A.: C’è stata una grossa crescita, sia ritmica che melodica: il disco è davvero potente, forse uno dei migliori che abbiamo mai fatto. È un percorso nel quale ci appoggiamo l’uno all’altro cantando e costruendo le diverse melodie, che si evolve in un ritmo funky, fra batteria, basso e chitarra; ci sono anche delle uscite un po’ più hardcore.

Rockit: È difficile trovare una nuova etichetta disposta a pubblicare il disco?

Militant A.: Abbiamo diverse offerte nel mercato e, da altre situazioni, nel movimento. Stiamo valutando quale sia la migliore al momento per noi; comunque abbiamo vasta scelta e abbiamo deciso di iniziare il tour anche per avere un po’ più di tempo per decidere.

Rockit: L’immagine del manifesto che pubblicizza il tour, sembra contrastare con il tuo essere. Un artista della parola come te, come si pone di fronte ad un microfono abbandonato per terrà?

Militant A.: In una canzone io dico che raccolgo il microfono per cantare ancora, perché, nonostante tutto, anche se c’è la stanchezza, bisogna continuare sempre a farsi sentire. Tra l’altro il tour si chiama H.S.L (Hic Sunt Leones)., perché così erano denominate le zone non ancora colonizzate, totalmente abbandonate nella corsa all’espansione dell’impero di quel tempo. Noi ci sentiamo così, una zona completamente libera.

Rockit: Intanto sono cambiate tante cose, anche nel panorama rap, prima c’era un grande fermento, soprattutto nell’ala militante. Poi con gli anni è come se fosse calata una cortina di silenzio sulle produzioni di rap inteso in senso stretto, cioè quelle che parlano veramente il linguagio della strada e che poi trattano temi reali nelle canzoni. Cosa è successo?

Militant A.: Personalmente penso che sia tutta una serie di cose che hanno a che fare con la crescita dello spettacolo e quindi con l’importanza di un oggetto come il “singolo”, che taglia il fiato ad una serie di esperienze musicali, che non si curano della canzone che deve andare in radio o del video che deve far conoscere il gruppo. Il rap, in particolare, fatica molto a emergere, soprattutto perché non c’è moltissima produzione interna, sebbene il movimento sia molto partecipato: sono stato anche a Cosenza, a Novembre, durante la manifestazione seguita agli ingiusti arresti dei compagni, in cui era presente tutta la cittadinanza e lì ho notato una partecipazione molto attiva. A tutto questo però, non è ancora seguita una produzione culturale ad alti livelli come è successo altre volte. Speriamo che in futuro esca fuori qualcosa; intanto noi ci giochiamo la nostra carta, come già facciamo da tanti anni.

Rockit: Abbiamo citato i fatti di Genova, il movimento. In un certo senso una grande repressione, seguita da una grande solidarietà verso lo stesso: c’è stata molta più gente che ha sentito il bisogno di scendere in piazza, di seguire il movimento con tutte le sue diversità…
Militant A.: Bisogna dire che Cosenza è una città abbastanza emblematica da questo punto di vista, che ha saputo appoggiare gli indagati dell’inchiesta partita appunto dalla procura della città, dimostrando che chi manifesta, cerca un modo diverso, più aperto di vivere e che, soprattutto, le persone che fanno questa scelta non devono essere perseguite legalmente.

Rockit: Da Genova a Cosenza si è visto un qualcosa di estremamente diverso: lì la gente stava rintanata in casa impaurita, mentre a Cosenza si manifestava solidarietà dai balconi, e tantissima gente è scesa in strada. Che impressione ti ha fatto vivere il corteo?

Militant A.: Bellissimo. Più che altro vorrei fare un augurio per il futuro, e cioè che le città d’Italia possano vivere le stesse situazioni di Cosenza, dove quando arrivavi alla stazione ti venivano offerte l’acqua e la frutta, e dove si respirava un clima di solidarietà e che non faceva posto al timore; questo poi ti permette di costruire rapporti, anche se poi, nel linguaggio dei media, se tu hai un atteggiamento del genere, diventi più pericoloso di chi spacca le vetrina unicamente per creare caos. Cosenza mi ha fatto un’impressione davvero bellissima, e le città dovrebbero, come ho già detto, essere più aperte e disponibili ad accogliere persone da fuori che vogliono parlare un linguaggio diverso che non è quello dello scontro repressivo militare.

Rockit: Al giorno d’oggi in che modo si possono manifestare idee diverse da una concezione della vita come quella che viene proposta, secondo la quale tutto deve essere un apparire e un avere?

Militant A.: Io credo che bisogna lottare sempre per guadagnarsi i propri spazi; chiaramente poi il potere ha gli strumenti per affermarsi sempre di più. Ad esempio, nel caso della guerra, abbiamo manifestato in tutta Italia e nel mondo, la maggioranza era contro, ma non siamo stati presi in considerazione: infatti sul manifesto di assalti di questo tour c’è un microfono abbandonato per terra in un deserto, perché, alla fine, abbiamo libertà di parola, ma con parole in libertà se ti limiti a parlare poi non ti ascoltano. È importante parlare, ma soprattutto cercare nel piccolo di combattere per ogni cosa.

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