Vacca e Inoki: "Oggi quello che chiamano rap non è rap. Siamo baluardi di questa cultura"

"Fondazione Strada" è il joint album dei due mc, leggende dell'old school di casa nostra. Che hanno unito le forze dopo uno dei dissing (e pure qualcosa di più) più "spettacolare" dell'hip hop italiano. Com'è accaduto? Le risposte nella nosta intervista

Vacca, sx, e Inoki, a dx.
Vacca, sx, e Inoki, a dx.

Pezzi da Novanta, uscito il 28 febbraio 2026, è l’incontro tra due rapper che hanno attraversato decenni di scena senza perdere identità. Inoki e Vacca firmano un lavoro collaborativo che affonda nelle radici dell’hip hop ma riesce a suonare contemporaneo. Un disco di rap nel senso più pieno del termine: barre, attitudine, collaborazione e visione. L’old school resta la base, ma l’energia è quella di due artisti che, pur con i piedi ben saldi nella storia del genere, continuano a rinnovarsi e a suonare freschi.

Li abbiamo intervistati per parlare di come è nato il progetto (dopo che tra i due c'erano state pesanti "discussioni" in passato, tra le più clamorose della storia del rap italiano), del processo creativo e di cosa significa oggi fare rap dopo aver visto cambiare completamente la scena. Li abbiamo intervistati perchè meglio ascoltar la musica e le parole di chi la fa che annoiare con l'ennesima recensione. 

Come nasce questa collaborazione? Chi ha chiamato chi questa volta?

Vacca: In realtà è stato Fabiano. Era a casa con Zibba durante una serata e ha scoperto che lui ascoltava già parecchia della mia roba. A un certo punto Fabiano ha fatto un gruppo WhatsApp e ha scritto una cosa tipo: “qui dentro non potete dire di no”. Insomma, ci ha un po’ “minacciati” di partecipare al progetto. Poi mi ha chiesto: “Adesso sei contento che l’ho fatto?”. In realtà quasi mi ero già dimenticato di quella cosa, ma giustamente mi ha detto: “Guarda che l’hai detto”. E alla fine è andato tutto nella direzione giusta.

Entriamo nel disco. Io lo definirei un lavoro molto hip hop: affonda nelle radici della cultura, ma allo stesso tempo suona attuale. Sembra che abbiate trovato una sintesi tra la vostra storia e il presente, senza cadere né nei cliché del rap tradizionale né nelle ultrasperimentazioni. Come è nato questo equilibrio?

Inoki: In realtà è nato tutto in modo molto naturale. Abbiamo semplicemente unito le forze e le teste: la mia, quella di Vacca e quella di Zibba. Non c’è stata una grande ricerca teorica dietro, le cose sono venute da sole.

Vacca: Sì, concordo. Non abbiamo fatto fatica, è stata una strada tutta in discesa. Fabiano il suo lavoro lo sa fare bene e abbiamo entrambi un’esperienza pluridecennale. Quando fai un album in due dividi i compiti al cinquanta per cento, qui poi c’era anche Zibba. La parte musicale e la supervisione di Zibba hanno fatto la differenza. Poi ognuno ha portato le sue qualità: io magari ho lavorato di più sui ritornelli, Ale su alcuni concetti. Abbiamo unito le forze ed è venuto tutto molto naturale.

Anche le collaborazioni sembrano andare in questa direzione. Penso a Nerone, a Luis D, e poi a Ensi: sembrano scelte molto coerenti con il tipo di disco che avete fatto.

Vacca: Sì, esatto. Con Nerone c’è anche una vicinanza di percorso: il disco che hanno fatto loro ha un’attitudine simile al nostro. Magari loro sono più freestyle, noi più concettuali, ma la matrice è quella.

Inoki: Luis D è un amico, lo conosco da tempo. Ensi invece è un amico di Ale. Quindi c’è sia la condivisione artistica sia quella personale.

Ci sono due brani che mi hanno colpito molto: Inoki e Vacca. Sono quasi dei manifesti. Come mai avete deciso di fare due pezzi con i vostri nomi?

Vacca: L’idea è stata di Zibba. Ci siamo presi il compito di raccontare la vita dell’altro. Io ho scritto il pezzo su Inoki e Fabiano ha fatto quello su Vacca. Quelle due tracce sono state le uniche davvero “studiate a tavolino”. Ce le siamo portate come compiti a casa, mentre le altre sono nate molto più spontaneamente in studio.

video frame placeholder

Un altro pezzo interessante è Cimici. Come è nato?

Vacca: È nata in studio. C’era proprio una cimice che girava in casa. A un certo punto ci serviva un titolo e abbiamo detto: “Scriviamo Cimici”. Poi abbiamo deciso di farne una cosa semplice, un po’ trap come attitudine, e da lì è venuto fuori il pezzo. Alla fine è uscito anche un bel concept. Voi venite da un periodo storico in cui fare rap voleva dire sgomitare molto. Oggi invece quello che viene chiamato rap domina le classifiche. Come guardate a questa trasformazione?

Inoki: Io penso che gran parte di quello che oggi chiamano rap non sia rap. Il rap è usare le parole come percussione. Molti oggi cantano: sono cantanti, fanno un altro lavoro. È come se chiamassi il basket “calcio”. Poi la comunicazione mainstream lo presenta come rap e i ragazzini lo pensano davvero. Ma per me non lo è. Negli anni c’è stata una fusione con il pop che ha un po’ snaturato il genere. Noi restiamo lì, come baluardi, a fare rap.

Vacca: Quando noi ci siamo avvicinati a questa cultura era un mondo completamente diverso. Non c’erano internet, social o cellulari. Era tutto molto più sentimentale. Nessuno iniziava a fare rap pensando ai soldi. Non c’era proprio la possibilità di immaginarlo. Era una cosa molto underground, quasi una comunità ristretta. Oggi è cambiato tutto. Ma quello spirito secondo me dovrebbe tornare: è quello che rende il rap davvero interessante.

Inoki: In sostanza oggi molti fanno quello che fanno tutti. Noi cerchiamo di fare una cosa che fanno in pochi.

Questo disco avrà anche una dimensione live? Dobbiamo aspettarci un tour Inoki–Vacca?

Inoki: Sì, ci sono delle date in programma. Per ora c’è quella di Milano.

Vacca: Poi arriveranno anche le altre.

---
L'articolo Vacca e Inoki: "Oggi quello che chiamano rap non è rap. Siamo baluardi di questa cultura" di Andrea Cegna è apparso su Rockit.it il 2026-03-01 22:04:00

COMMENTI

Aggiungi un commento Cita l'autoreavvisami se ci sono nuovi messaggi in questa discussioneInvia