VARSAVIA / intervista

Con Varsavia la provincia di Padova va ancora più a Est

Il primo progetto della nuova etichetta 72 Vergini è un suggestivo e disturbante ep ambient. Ad accompagnarlo c'è un video di 15 minuti, pieno di fascinazioni verso il brutalismo dell'ex Unione Sovietica e il cinema di Lynch e Tarkovskij. E pensare che è nato tutto scavando ossidiana su Minecraft
16/09/2020 15:00

A Padova c'è una nuovissima realtà musicale pronta a prendersi l'Italia. Il suo nome è 72 Vergini, un'etichetta dietro cui si celano tre ragazzi del '99 e che ha passato gli ultimi mesi preparando il lancio del loro primo artista, Varsavia, musicista loro coetaneo che ha appena pubblicato l'ep Burst City. Ad accompagnare il disco c'è un suggestivo video di 15 minuti diviso in quattro parti, dove ogni episodio ha come colonna sonora il corrispettivo brano dell'ep. Dall'eterea sigla di Twin Peaks alle cupe atmosfere noise e industrial, il biglietto da visita della neonata etichetta padovana è un viaggio immersivo e conturbante.

Il nome 72 Vergini è volutamente provocatorio: "Fa pensare all'estremismo islamico, pieno di patriarcato e maschilismo, ma per noi è totalmente l'opposto", mi ha spiegato il loro portavoce, Paolo Tisatto. "Noi vogliamo esaltare la figura femminile, la vediamo come indice di perfezione". Il progetto 72 Vergini, di cui solo oggi vediamo il primo prodotto, nasce in realtà nel periodo del lockdown. "Ho conosciuto Michele Novak di Dischi Sotterranei scavando ossidiana su Minecraft durante la quarantena", mi ha raccontato Paolo. "Loro sono i nostri fratelli maggiori, gli è molto piaciuto cosa avevamo in mente e ci hanno dato una grossa mano".

La realtà dietro cui si cela 72 Vergini è prima di tutto un gruppo di amici molto giovani e molto determinati. È lo stesso Paolo a dirmi: "Padova è una possibile futura metropoli, una nuova capitale. Noi ci poniamo come la new wave padovana, ma vogliamo arrivare in tutta Italia per poi andare anche oltre". Oltre a Paolo, ho raggiunto al telefono, Giulio Paternello, aka Varsavia, per farmi raccontare com'è nato il suo progetto musicale e quali significati nasconde il video di Burst City.

Che cos’è Varsavia?

Varsavia è nato dopo una serie di miei ripensamenti sulla musica, inizialmente volevo fare altro, come mettere le voci. Però io ho iniziato come produttore, quindi ho capito che il modo migliore con cui esprimermi erano solo i suoni, un testo mi avrebbe limitato. Alla fine è nato questo progetto di elettronica, però io sentivo il bisogno di una controparte visiva abbastanza forte.

Il nome del progetto è molto evocativo. Come l’hai scelto?

Il riferimento principale è il primo nome dei Joy Division, Warsaw, a sua volta ispirato da Varszawa di David Bowie, uno dei miei pezzi preferiti in assoluto. Allo stesso tempo, richiama quell’immaginario decadente dell’Europa dell’est, con la sua architettura brutalista, è un mondo che mi ha sempre affascinato.

Varsavia sul mare di VeneziaVarsavia sul mare di Venezia

L’ep è stato accompagnato da un video unico di 15 minuti diviso in episodi. Perché questa scelta?

Abbiamo notato che in Italia, ma per la musica elettronica è un discorso che si può espandere anche all’estero, spesso si tende a sottovalutare la componente visiva. Secondo noi ci dovrebbe essere una cura maggiore per l’estetica, tanto che ci siamo accorti come in questo caso abbia dato un qualcosa in più al progetto.

Dove avete girato il video?

Per la prima parte siamo andati a Marghera, dove ci sono queste enormi fabbriche. Le altre scene a colori sono invece state fatte al Lido di Venezia, è una piccola isola nella laguna a cui sono sempre rimasto molto affezionato. La parte notturna è stata girata qua, a Padova.

Nel primo episodio vengono proiettate delle crude scene di guerra alle spalle di una fabbrica. Cosa volevate rappresentare?

L’idea era quella di rappresentare visivamente, quando il brano degenera, il disagio che viene veicolato dalla musica. Tutto il video e tutto l’ep sono la storia di una persona che vuole evadere dal mondo in cui vive, quindi il primo pezzo, apparentemente più tranquillo, vuole introdurre questa realtà. All'inizio ci sono riprese belle di cose brutte, poi il brano collassa e sconvolge.

Fabbrica abbandonata a MargheraFabbrica abbandonata a Marghera

Il secondo episodio è ancora più angosciante. Cosa succede in questa parte?

L’ho chiamato Theme of the Burst City perché l’avevo immaginato come la colonna sonora per descrivere questa società distopica in cui vive il protagonista. Ci sono queste persone incappucciate, come se la loro espressività fosse bloccata dal mondo attorno a loro, tutte le loro azioni sono condizionate. Alla fine il protagonista cerca di fuggire, correndo via.

Quali sono invece i riferimenti cinematografici?

I film di fantascienza di fine anni ’80 e inizio anni ’90, come anche le loro colonne sonore, sono una grande ispirazione. Pensando e facendo il video non avevo direttamente in mente queste cose, però sono talmente interiorizzate che poi sono venute fuori. Luchino Luce, il regista, ha un grande amore per Lynch. C’è l’idea di rappresentare un sentimento di disagio, ma con un’estetica molto curata, queste riprese molto ampie e delicate. Un altro riferimento è Tarkovskij, uno dei miei registi preferiti.

I quattro brani sono girati in quattro momenti diversi della giornata. Come mai?

È stato in primis per per un’esigenza tecnica, perché il primo e gli ultimi due episodi li abbiamo girati nella stessa giornata. La scelta però di filmarli in questa sequenza è voluta: l’ultimo episodio, che è l’epilogo, è girato il tramonto. Per questo c’è anche un progressivo miglioramento della fotografia. All’inizio l’obiettivo è molto sgranato, poi quando si arriva all’ultimo episodio la ripresa è della massima qualità.

Il video si chiude con un tarocco sul tramonto. Cosa rappresenta?

È la parte con meno significato nascosto, in realtà. Siccome il pezzo si chiude con questo white noise che sale di intensità, volevamo chiudere il video con un dettaglio che suscitasse qualche interrogativo. La scelta è stata anche dovuta a un fattore personale: eravamo al mare e la mia ragazza aveva i tarocchi, ci siamo fatti leggere le carte così per ridere, però sono poi emersi dei significati molto accurati. Questa cosa ci ha lasciati un po’ straniti, quindi abbiamo mettere questo tocco esoterico nel finale.

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L'articolo Con Varsavia la provincia di Padova va ancora più a Est di Vittorio Comand è apparso su Rockit.it il 16/09/2020 15:00

Tag: ep - intervista

Pagine: VARSAVIA

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