Vasco Brondi: "Le canzoni non sono una cosa per team di ingegneri"

Il primo album con il proprio nome dell'ex Luci della Centrale Elettrica è un disco live registrato a sua insaputa, durante un'estate passata a suonare e a testare il proprio spirito di adattamento. Grazie anche all'insegnamento di "talismani" come Lindo Ferretti, Toffolo, Guccini o Erri De Luca

Vasco Brondi a Cuori Impavidi con "Talismani per tempi incerti" - foto Starfooker
Vasco Brondi a Cuori Impavidi con "Talismani per tempi incerti" - foto Starfooker

Puoi separare Le Luci della Centrale Elettrica da Vasco Brondi, ma non puoi separare Vasco Brondi da Le Luci della Centrale Elettrica. È un concetto semplice e giusto, se accettato con lo spirito della pace del tempo e l’idea che in fondo tutto sia uno. È forse per questo motivo che Vasco ha deciso di ripartire discograficamente con un disco live firmato con il suo nome all’anagrafe, ma in cui reinterpreta le canzoni del suo vecchio progetto, oltre a cover e varie letture. Talismani per tempi incerti è la fotografia di un tour portato in scena quest’estate negli eventi a capienza ridotta della prima estate del Covid. Non previsto e del tutto inaspettato, come la pandemia.

Un nuovo debutto in quella fase di passaggio “che io e il mondo stiamo attraversando”. Vasco è un uomo diverso dal ragazzo in duello con il mondo che cantava Canzoni da spiaggia deturpata. È oggi un viandante che elabora punti fermi e ripartenze, e con le sue opere ci porta in dono parole che spesso non riusciamo a trovare. Rivendica la propria radicale libertà di essere autentico. Punta ad attraversare la ferita che conduce all’eternità delle cose, ma nel viaggio che fu dalla provincia alla galassia – e che oggi aspettiamo di capire dove porterà – non disdegna affatto un pit-stop al bar. Del resto: “che vuoi farci è la vita, è la vita, la mia”.

Mi dà appuntamento telefonico di domenica, il giorno prima dell'uscita del disco sulle piattaforme streaming, alle 10 di mattina. Come la messa, praticamente. Glielo faccio notare e ride, l’umore è buono. “Non avevo neanche valutato fosse domenica. Sono tornato a Ferrara ieri sera. Con questa cosa che i bar chiudono prima c’è un fuso orario completamente diverso in città”, mi spiega. Pur amando l’energia di Milano – “in zona rossa, rispetto a Ferrara in zona arancione, era il comunque il carnevale di Rio” – torna qui spesso. Un viandante, d’altronde, sa dov’è casa.

Primo piano di Vasco Brondi - foto Starfooker
Primo piano di Vasco Brondi - foto Starfooker

La tua prima opera discografica a nome Vasco Brondi è un disco live. Non me l’aspettavo.

Forse è uno dei miei limiti, ma sto cercando di fare scelte senza dare troppo peso alla strategia. Mi sembra che in quest’epoca vada bene così. Valgono di più la libertà e la radicalità delle scelte, oltre alla condivisione. Nella musica è ormai così: dare senza aspettare di ricevere. Può portare anche un po’ di fortuna in fondo.

Il titolo del disco / tour è tratto da una tua poesia che si apre così: “Talismani per tempi incerti / amuleti per soldati dispersi”. Mentre la società si affida alla scienza e alla competenza, tu ti affidi agli amuleti.

Non si sa più a chi votarsi. (Ridiamo, ndr) Passo dalla medicina ufficiale alla stregoneria senza farmi troppi problemi. Sono entrambe invenzioni dell’uomo e mi inquietano entrambe quando divengono pensiero unico. Oggi abbiamo una fiducia cieca nel pensiero scientifico, che è divenuto in pratica la nostra religione, ma la scienza non sa dirci a cosa servano i sogni, che cosa sia la coscienza. Sospendendo il giudizio, è divenuto il nostro dogma. Non è come nelle situazioni limite dei fondamentalismi in cui se dici qualcosa contro Dio rischi di saltare in aria, ma in Occidente nessuno si può azzardare a dire qualcosa. In un momento di debolezza, d’altronde, a qualcosa dobbiamo credere.

Ciò che dici può fomentare le teorie complottiste. Mettere in dubbio la scienza presta il fianco a chi dice che ci siano poteri forti che manovrano nell’ombra.

Il problema delle varie teorie no vax e complottistiche, che sono idiote, è che abbattono completamente le possibilità di dibattito. Se ci guardiamo attorno ci sono solo le posizioni estreme e certe: da un lato i virologi che decidono come se fossero politici, e i politici che scaricano sui medici le loro responsabilità; dall’altra parte i dementi che negano la presenza del virus. Questi due poli fanno in modo che in mezzo ci sia un silenzioso assenso, che è una delle cose più inquietanti di questo periodo. Sono colpito che non ci siano tensioni sociali. Mi stupisce vedere i ragazzini accettare tutto, ne pagano un peso notevole senza battere ciglio. Senza nessuno che li rappresenti stanno in casa a giocare alla Playstation... Che forse è la cosa più saggia, non dico che non sia giusto.

Siamo sicuri che l’ineluttabilità della rivolta violenta giovanile non sia altro che un prodotto della storia recente? Forse la generazione Z ha cambiato metodo, non credo affatto che siano rimbecilliti di fronte a uno schermo. Tutt’altro.

È una cosa che non riesco a decifrare al momento. Probabilmente è così. Basti anche vedere che il moto propulsivo dei vari cambiamenti intensi e veloci che stiamo vedendo nell’immaginario collettivo – il femminismo, l’antirazzismo, il cambiamento climatico – stanno arrivando dai ventenni di oggi.

Torniamo al disco. Riparti da alcune reinterpretazioni: di te stesso, delle tue canzoni come Le luci della centrale elettrica, anzitutto. Ma anche di altri cantautori, poeti, scrittori.

Mi rendo conto sempre a posteriori di quello che faccio, non sono un grande pianificatore di progetti. Lo stesso tour Talismani per tempi incerti non era previsto: senza la pandemia non ci sarebbe stato. Mi rendo conto che nel ripartire da me sono ripartito dalle cose fondanti. Da tutti i condizionamenti artistici e formativi che ho avuto, dalle cose di altri che mi hanno fatto venire voglia di suonare ormai vent’anni fa. A posteriori vedo che ho usato i miei talismani, che son sempre gli stessi tra l’altro. Mi sono accorto – lo dicevo anche durante il concerto – di fare una sorta di omaggio, di dedica, ai miei maestri. Maestri difettosi che mi hanno trasmesso, insieme ai loro tormenti, entusiasmo e arte, le loro contraddizioni e la loro grande umanità. Per ripartire da me son dovuto ripartire da queste sorgenti, da queste stelle fisse.

Vasco Brondi alla rassegna estiva Cuori Impavidi - foto Starfooker
Vasco Brondi alla rassegna estiva Cuori Impavidi - foto Starfooker

Possiamo dire che uno di questi sia senza ombra di dubbio Giovanni Lindo Ferretti. In quattro cover su sei c’entra lui.

Senza vergogna ormai! Sono riuscito a mettere persino Noi non ci saremo. Volevo invitare a quell’ultimo concerto con Paolo CognettiFrancesco Bianconi e i Tre Allegri (la data finale del tour a Scandiano, NdR) anche Margherita Vicario. Personalmente la amo molto, ma non sapevo cosa avremmo potuto fare assieme perché effettivamente lavoriamo su atmosfere e corde diverse. Le ho proposto Noi non ci saremo perché l’aveva cantata per una raccolta dedicata a Guccini, anche se io la conoscevo solo nella versione funerea dei C.S.I. che non le ho fatto ascoltare per paura di spaventarla (ride, ndr).

Anche io la conobbi grazie alla raccolta di commiato dei C.S.I. del 2001, che si intitolava proprio così.

Tra le cose più belle che hanno fatto, secondo me. Il primo volume iniziava con A tratti, il secondo con Maledirai: “Maledirai la Finivest…”

In qualche maniera con Le Luci tu hai portato negli Anni Zero quel mondo alternativo italiano degli Anni Novanta di cui i C.S.I. stavano celebrando il funerale. La tua scrittura e il tuo immaginario ne sono un proseguimento ideale.

Quando sono uscito con il primo disco effettivamente era come se attorno a me ci fossero ancora gli Anni Novanta, anche se era il 2008. I miei ascolti si erano fermati lì, e anche adesso non è che ora abbiano fatto grandi passi in avanti. Canzoni per spiaggia deturpata fu accolto come una novità assoluta, ma io ne rimasi stupito perché per me era esattamente la roba di vent’anni prima. Quell’impeto era lo stesso degli anni in cui Pj Harvey era famosa come Beyonce, solo che nel frattempo tutti se n’erano dimenticati.

Uscire a sorpresa con un disco live è in ogni caso molto coraggioso. Hai fatto un’ottima prestazione vocale, complimenti.

Ti ringrazio. Questo disco è stato registrato a mia insaputa.

Come la casa di Scajola?

(ride, ndr) Quando mi hanno chiesto di registrare i concerti ho detto di no. Non ne potevo più di pensare a cose che uscissero su altri supporti. Volevo che fossimo tutti nello stesso posto nello stesso momento, senza alcuna tensione aggiuntiva. Ci dispiaceva che molte persone non potessero vedere lo spettacolo perché i biglietti finivano subito, ma ci piaceva anche l’idea che la cosa non fosse replicabile. Poi invece son saltate fuori queste registrazioni. E riascoltarle è divenuto a sua volta un talismano. Con i musicisti ci siamo detti fortunati ad aver potuto fare questo tour, ora che siamo nuovamente fermi da mesi mentre speravamo di poter suonare d’inverno, abbiamo deciso di farlo uscire contro ogni piano economico, come regalo di fine anno e come traccia di questo periodo inaspettato.

Sul palco galleggiante dell'Idroscalo - foto Starfooker
Sul palco galleggiante dell'Idroscalo - foto Starfooker

Hai detto: “la scienza non ci spiega i sogni”. E’ una frase che racconta bene la nostra vita di oggi, la finitezza del giorno, la mancanza di una prospettiva a lungo termine.

È un navigare a vista, l’aspettare un ritorno di una normalità che forse non tornerà mai. Stiamo guardando il nostro spirito di adattamento adattarsi. Avevo letto da qualche parte che questo periodo non è di pausa: anche questa è vita. Dovremmo ricordarcene.

Come mai la musica non ci ha ancora spiegato cosa sta succedendo? Tu stesso hai voluto cantare e leggere testi di altri.

Non ho una risposta precisa. Ci sono tempi nella rielaborazione artistica che non hanno a che fare con l’attualità, con la velocità dell’informazione. L’arte ha i tempi della vita degli alberi. I romanzi più importanti della seconda guerra mondiale sono usciti negli anni Sessanta, per esempio. E’ saggio e buon segno che non ci sia immediato consumo di rielaborazioni facili. Anche le mie mezze posizioni e idee sono assolutamente acerbe, potrebbe darsi che rileggendole fra sei mesi mi accorga che non siano a fuoco.

Però le canzoni hanno il potere di essere profetiche a posteriori: “le circostanze non sono favorevoli, ma quando mai”.

Quella frase mi sembrava che fosse stata scritta quel giorno lì ogni volta che la cantavo.

Dalla stessa canzone, Cronache Montane, cito: “Questo è un buon rifugio in campo aspro, scosceso / Eroso e addolcito d'acqua e vento / Bastione naturale in prospettiva ariosa”. Ferretti qui parla della sua scelta di vita quasi eremitica. Tu hai fatto una scelta simile ma diversa, ascetica.

Spesso le scelte di tutti noi sono semplicemente inevitabili perché sono le uniche possibilità che abbiamo per continuare un percorso. Essere autentico è l’unica cosa che posso fare. Quando ho iniziato a fare musica ho chiuso tutte le vie d’emergenza possibili per riuscire in ciò che volevo fare. Questo disco live, ad esempio, è stato bellissimo perché coincide con la mia vita di quel periodo come un viaggio dopo un lungo raccoglimento. Ho potuto risentire la potenza della musica, il suo grande richiamo. Le persone che venivano al concerto sembravano il quadruplo rispetto al numero effettivo per l’intensità dell’attenzione che c’era. Erano incantati davanti all’impianto, come se la musica fosse un oracolo. È tutto più stilizzato oggi: quella canzone riecheggia perchè è tutto più forte e chiaro.

Hai scelto la strada della poesia, che è un bene rifugio, abbandonando il ruolo dell’artista che combatteva la sua guerra contro il mondo anche per noi. E’ una scelta che rispetto, che ti ha permesso di creare Bellezza. Eppure credo che abbiamo ancora molto bisogno di gente che abbia voglia di sporcarsi le mani.

È una cosa che capisco, di cui sento la mancanza anche io. Nella musica italiana oggi la sfida è fare i palazzetti o il pezzo che passa di più in radio, anche nell’ambiente una volta considerato underground. Per questo motivo negli ultimi tempi mi sono allontanato dall’ambiente. Fare un tour, per me, significava mettersi in prima linea per fare qualcosa di utile, condividere le cose che per me sono state di sostegno. E ora regalarle in streaming.

Che ruolo ha l’artista oggi?

Un ruolo umile. La società ci dà la possibilità di studiare, di viaggiare, di suonare, ma in fondo siamo come i cosiddetti canarini che venivano mandati in avanscoperta nelle miniere: vai avanti per primo, se c’è la fuga di gas avvisi gli altri e muori, altrimenti torni indietro cantando. La musica è avamposto del cambiamento. La sfida non è nei toni quanto nella prospettiva, che non è solo di espansione personale ma è di condivisione con gli altri.

Vasco Brondi a Cuori Impavidi - foto Starfooker
Vasco Brondi a Cuori Impavidi - foto Starfooker

Evoluta l’età, evoluto il corpo. Pratichi ancora Yoga e meditazione assiduamente?

Negli ultimi anni, prima del concerto, invece di bermi dieci coca e rum, che peraltro mi impedivano di dormire per via della caffeina, cerco di stare in hotel fino all’ultimo, mangio presto e mi rilasso facendo yoga o meditazione. Lo faccio tutti i giorni, di solito la mattina, o la sera. Non è niente di assurdo, per molti è come andare in bici o farsi una passeggiata.

Lo vedo. Milano ormai è una capitale dello Yoga.

A Milano c’è l’eccellenza in ogni cosa, è una delle sue caratteristiche che mi affascinano. Per chi fa Yoga, a Milano certi fine settimana son come giocare a calcio con Maradona: ci sono alcuni dei migliori insegnanti a livello europeo. A me piace perché è una pratica portatile, anche in viaggio. Al massimo in albergo devo solo spostare i mobili per far spazio al tappetino. Mi piace che sei completamente da solo con il corpo, attraverso cui puoi ascoltare le leggi che governano tutto il resto. È un modo di conoscere le cose.

A proposito di città. Inizi questo disco live con la lettura di una poesia di Erri De Luca che evoca l’idea che a salvarsi non sarà “nessuno di città”.

L’idea che a salvarsi saranno tutte le specie in via di estinzione è di un profetico spaventoso. Abbiamo visto cosa succede alle città: se tutto si ferma non arrivano neanche i camion delle provviste, e a Milano non puoi farti l’orto in piazzale Maciachini. Se togli arte, cultura, teatri, concerti, incontri e aperitivi restano solo gli affitti alti. In quella poesia vengono ribaltate le prospettive:tutto ciò che era considerato fragile nella società contemporanea si è dimostrato, in casi limite, ciò che permette la sopravvivenza.

C’è qualcosa che hai dovuto escludere dal disco?

Mi è spiaciuto lasciar fuori una poesia di Charles Bukowski che amavo, ma non abbiamo ottenuto la liberatoria. Mi hanno detto – con rispetto parlando – che la vedova di Bukowski fa un po’ come quella di Battisti: passa il tempo a dire di no alle cose. Peccato. A parte questa, tutte le altre sono state accolte con generosità da parte di editori, autori o aventi diritto.

Breaking news: Davide Toffolo parteciperà a Sanremo, che ne pensi?

Davide è un altro mio Talismano. Si muove come nei sogni, dove non sei bloccato dalla forza di gravità o altre leggi del pianeta Terra, con libertà e radicalità. Di Davide è d’ispirazione la sua natura senza confini, fin da quando i Tre Allegri Ragazzi Morti, pur essendo una band alternativa, potevano andare ovunque ed essere comunque di casa.

Vasco Brondi live - foto Starfooker
Vasco Brondi live - foto Starfooker

E tu, mai?

Vedo che Sanremo è diventato un po’ un MI AMI… (sorride, ndr) Il punto oggi non è che si vada tutti a Sanremo, ma che si vada solo per fare bella figura, per far parlare di sè. Le canzoni non possono essere pensate come frutto del lavoro di un team di ingegneri, come si fa con le Lamborghini. Mi torna in mente un pezzo di una lettera di Kafka: se il libro che stiamo leggendo non ci sveglia come un pugno sul cranio non va letto e non va scritto. Con le canzoni è uguale. Portateci qualcosa che sia “un’ascia per rompere il mare di ghiaccio che c’è dentro di noi”! L’Italia ha sempre avuto cose profonde e popolari: Lucio Dalla, Fellini… È importante che ci sia più libertà di muoversi di un tempo, quando anche io mi chiudevo da solo delle strade. Ma bisogna voler andare a Sanremo in modo significativo, non con l’estetica del carino che non dà troppo fastidio a nessuno.

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L'articolo Vasco Brondi: "Le canzoni non sono una cosa per team di ingegneri" di Carlo Pastore è apparso su Rockit.it il 2020-12-21 10:06:00

COMMENTI (1)

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  • GiandomenicoPiccolo 4 mesi Rispondi

    Intervista davvero bella.
    Alcuni passaggi sono da segnare, custodire e rileggere. Grandi contenuti Vasco Brondi.