Le "Anime galleggianti" di Vasco Brondi e Massimo Zamboni Intervista

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05/05/2016 di

Lo scorso ottobre, Vasco Brondi e Massimo Zamboni si sono imbarcati su una zattera di alluminio percorrendo un canale vicino Mantova, e attraversando l’Emilia, la Lombardia e il Veneto sono arrivati fino al mare. Con loro c'era anche il fotografo Piergiorgio Casotti che ha documentato il tutto. Da questa esperienza è nato "Anime galleggianti", il libro edito da La Nave di Teseo. Ci raccontano com'è nato in questa intervista doppia.

Di certo il Touring Club Italiano non ci chiamerà mai per fare una guida”. Immaginiamo che invece lo faccia: come provereste a convincere un turista a fare una crociera sul Tartaro Canalbianco invece che sul Rio delle Amazzoni o sul Mississippi?
Massimo: Decisamente la cucina polesana è di gran lunga superiore a quella in uso sul Rio delle Amazzoni. Tra l'altro, è già cucinata. Nessuno preferirebbe un barbecue di piranha ai bigoli con le sarde.
Vasco: Abbiamo incontrato persone che sono contentissime di vivere lì, è una rarità assoluta e stupisce sempre conoscere qualcuno che è felice di vivere nel posto in cui vive. Addirittura a Porto Levante, il paesino sul mare in cui siamo arrivati, abbiamo incontrato questo artista che si è trasferito lì da trent’anni e ci ha detto che veniva da Pavia ma che quando è arrivato lì non è più riuscito ad andare via. E Massimo mi ha fatto notare che ce l’ha detto come poteva dirlo Gauguin quando si è fermato in Polinesia.

Uno dei personaggi che incontrate dice che siete “nel posto più bello d'Europa”. Guardando le foto di Casotti, ma anche film e documentari, “bello” non è il primo aggettivo salta alla mente. 
Massimo: Se guardo le foto di Casotti, se guardo il canale, “bello” è esattamente la prima parola che mi arriva in mente. Bello come sono belli i luoghi poco abitati, e molto amati.
Vasco: Mentre cercavamo di organizzare il viaggio e dovevamo capire alcuni aspetti burocratici hanno cercato di farci cambiare idea, di farti passare per il Po e per il Mincio posti più canonicamente turistici e invece siamo rimasti della nostra idea. Invece chi ci ha prestato la barca la pensava come noi e ci ha detto “Quando arriverete all’altezza di Castelguglielmo vi sembrerà di essere in Amazzonia.” E infatti c’era questa bellissima Amazzonia immaginaria. Per vedere le cose belle forse abbiamo bisogno di un po’ di riabilitazione, ripulirsi gli occhi dai colori pubblicitari, dalle superfici sgargianti e fosforescenti che sotto non hanno niente.

Leggendo uno lo scritto dell'altro cosa avete visto di diverso, di più, di meno?
Massimo: Credo che Vasco abbia guardato con l'occhio sinistro, io con il destro. O viceversa, se si preferisce. Insieme abbiamo composto un colpo d'occhio binoculare, per me molto stimolante. Lo strato culturale sottostante a ognuno di noi credo sia molto simile.
Vasco: Ci siamo sentiti in dovere di scrivere una postfazione perché in effetti questo era un viaggio in cui si potevano perdere le coordinate spazio/tempo, un viaggio anche onirico, era un posto perfetto in cui concederselo. È un reportage ma un repostage emotivo direi. Quindi le differenze ci sono nel senso che è stato anche un discorso personale che richiamava i ricordi, forse non c’è niente di oggettivo.

Ho trovato in qualche modo significativo il fatto che il libro esca per La nave di Teseo, “salpata” per portare avanti una forma di resistenza, che è un po' quello che fanno i posti esplorati dalla vostra zattera: resistere a certi aspetti della contemporaneità.
Massimo: Sì, è stato un bell'incontro, molto veloce e inaspettato, come accade tra naviganti. Anche il titolo della collana, “Onde”, mi sembra perfetto. C'è una “ferocia” della contemporaneità che è bene smontare tutte le volte che sia possibile, senza proclami, senza pretese, così, anche semplicemente lasciandosi andare alla deriva lungo un canale, reclamando la libertà dello sguardo e dei pensieri.
Vasco: Sì credo sia stato un incontro molto naturale e d’istinto, ci siamo fidati e abbiamo fatto bene. Questo viaggio segue una traiettoria simile, un po’ fuori da certi aspetti della contemporaneità, parallelo. Siamo passati attravero l’Emilia, la Lombardia e il Veneto ma di queste tre regioni industriali su quel canale non c’era traccia. Non arriva l’”attualità” ci sono cose un po’ più eterne.

Possiamo aspettarci un corrispettivo musicale di questo viaggio?
Massimo: Direi di no, credo per noi sia già “musica” il viaggio in sé, e il racconto è come una lunga canzone. Il canale, un ottimo spartito.
Vasco: C’era davvero molto silenzio, quasi un silenzio assoluto e la musica non credo sia necessaria a descrivere questo viaggio. Sono uscite anche tutte le voci che ho nella testa delle persone che hanno descritto questi posti che sono soprattutto scrittori o fotografi che hanno reso leggendari questi posti che possono sembrare anonimi. Di musica ce n’era poca e si stava bene anche così. Penso sia stato uno spazio di libertà anche da quello che facciamo di solito.


Tag: intervista libro

Pagine: Massimo Zamboni Le luci della centrale elettrica

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