Ci sono luoghi che sembrano non offrire molto, ma che proprio per questo lasciano spazio all’immaginazione. Tra Taizzano e Avigliano Umbro, in provincia di Terni, Veramentebravo è cresciuto circondato da campi, silenzi e paesaggi capaci di sedimentare lentamente dentro di lui.
Lontano dai grandi centri e dalle scene più strutturate, ha trasformato la distanza in uno spazio creativo: un luogo dove osservare, accumulare immagini e tradurle in musica. Un percorso nato dalla solitudine della provincia, passato attraverso il lockdown e centinaia di canzoni scritte, alla ricerca di una forma sempre più personale.v
Dove sei cresciuto?
Sono cresciuto tra Taizzano e Avigliano Umbro, due paesini sperduti in provincia di Terni. Ho sempre vissuto in campagna, circondata da campi coltivati e lontana dai rumori e dai ritmi della città.
È un tipo di crescita fatta di silenzi, spazi enormi e molto tempo passato da sola, elementi che hanno sicuramente influenzato il mio modo di osservare il mondo.
Tre cose per cui è “famosa” la tua città/paese?
Terni è famosa soprattutto per la Cascata delle Marmore, la fabbrica di armi e l’acciaieria. In passato era conosciuta anche per un importante polo chimico, poi chiuso. I paesi da cui provengo invece non sono particolarmente famosi, ma forse proprio questa dimensione più nascosta ha avuto un peso nella mia formazione.
Da un punto di vista musicale/artistico che contesto era e come si è evoluto nel tempo? C’erano locali, etichette, altri artisti?
Le opportunità per chi fa musica in provincia non sono molte, soprattutto quando sei all’inizio e ancora sconosciuto. La scena era principalmente legata ai trapper e ai rapper della città, che erano quelli ad avere più visibilità in una realtà comunque piccola. Non c’era un vero ecosistema strutturato intorno alla musica emergente.
Ho però avuto la fortuna di collaborare con alcune persone che hanno svolto un ruolo simile a quello di un’etichetta, anche se in maniera informale: mi hanno affiancato un produttore di Terni, sostenuto economicamente la produzione e aiutato nella promozione del mio primo EP.
C’è qualcuno che ti ha ispirata sul territorio? Artisti, promoter, figure di riferimento?
Non c’è stata una singola figura di riferimento, ma sicuramente le persone che hanno creduto nel progetto e mi hanno dato una possibilità hanno avuto un ruolo importante. In provincia spesso non esistono strutture grandi, quindi anche il supporto di poche persone può fare una differenza enorme.
Ricordi il primo live della tua vita? Quando, dove e com’è stato? Il locale del cuore sul territorio?
Per ora ho fatto live solamente a Milano, quindi il mio percorso dal vivo è iniziato lontano dal luogo in cui sono cresciuta.
In cosa è più difficile, in cosa è più facile essere un’artista emergente in provincia?
La difficoltà principale è sicuramente la mancanza di opportunità: pochi spazi, pochi eventi e meno possibilità di entrare in contatto con persone dell’ambiente.
Allo stesso tempo, però, crescere in provincia può lasciarti più tempo per sviluppare una sensibilità personale. Hai meno distrazioni e più spazio per osservare, pensare e creare.
Una cosa che non capisci o accetti della discografia oggi?
Non apprezzo il peso delle raccomandazioni e delle conoscenze. Detto questo, la discografia ha sempre avuto delle dinamiche complesse: è un ambiente che ha come obiettivo principale il guadagno e questo, soprattutto nelle realtà più grandi, è inevitabile.
Il problema nasce quando questa logica rischia di prendere il posto della parte artistica.
Come e quando ha inizio il tuo progetto artistico?
Ho sempre scritto e fatto musica, ma il progetto ha iniziato davvero a prendere forma durante il lockdown. In quel periodo ho scritto più di cento canzoni: è stato un momento in cui ho avuto tempo e spazio per concentrarmi completamente sulla scrittura e capire meglio cosa volessi raccontare.
Quanto e come il luogo in cui sei cresciuta ha inciso nello sviluppo di idee e sound?
Ha inciso tantissimo. Il contatto con la natura, le colline immerse nella nebbia, i colori delle albe che vedevo ogni mattina alle sei mentre prendevo un autobus di un’ora per andare a scuola: sono immagini che hanno costruito il mio modo di percepire le cose.
Anche il fatto di essere cresciuta lontana da certe abitudini più comuni, come andare al campetto o vivere continuamente la socialità di gruppo, mi ha lasciato molto tempo per stare da sola e sviluppare il mio immaginario.
Quali sono state le sfide più grandi che hai affrontato nel tuo percorso artistico fino ad oggi?
Non ho vissuto grandi sfide o momenti particolarmente drammatici. Ho semplicemente seguito una passione, impegnandomi, facendo errori e cercando di imparare da quelli.
Certo, anche creare contenuti è una sfida continua.
C’è un messaggio o un tema ricorrente che vuoi trasmettere con la tua musica?
I temi sono diversi e forse ancora troppo confusi per riuscire a definirli completamente. Per ora mi limito a dire che traduco le immagini che vedo: quello che osservo, quello che mi colpisce, quello che mi rimane dentro.
Che poi queste immagini abbiano un significato preciso è un discorso successivo.
Come definiresti la tua evoluzione artistica dall’inizio fino ad oggi?
Lenta ma corposa. Sento di essere ancora lontano dalla realizzazione completa del progetto, almeno spero, perché significa che c’è ancora spazio per crescere, cambiare e scoprire nuove direzioni.
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L'articolo Tra nebbia, campi e immagini: Veramentebravo nasce dalla provincia di Redazione è apparso su Rockit.it il 2026-07-10 11:56:00
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