Verano - Ogni fine è un nuovo inizio Intervista

Foto di Sami Oliver Nakari - Foto di Sami Oliver Nakari -
05/05/2016 di

Dopo aver militato in diverse band e con una decina di album alle spalle, Anna Viganò ha ormai maturato abbastanza esperienze per affrontare un debutto solista: Verano è lo pseudonimo con il quale ha deciso di presentarsi al grande pubblico, e con il quale il prossimo 24 Maggio pubblicherà un disco per Garrincha Dischi. A poco meno di un mese dal suo live al MI AMI Festival abbiamo scambiato quattro chiacchere con l’ex chitarrista dell’Officina della camomilla per farci raccontare la genesi di questo nuovo progetto.

 

Da dove viene il nome Verano? Immagino che Verano Brianza non c’entri nulla...
No, non sapevo nemmeno esistesse un posto in Brianza con questo nome! Mi piace il suono di questa parola, vuol dire estate in una lingua caldissima, ma trovo che abbia un suono cupo.

Com’è nata l'idea per questo progetto?
Avevo in mente Verano da qualche anno, ma non avevo il tempo di raccogliere i miei pensieri. Ora è arrivato, finalmente. Ho sempre pensato che prima o poi avrei voluto fare un qualcosa che mi desse la possibilità di misurarmi nella scrittura e nella produzione, dominando il processo al 100%. Non sapevo se questo sarebbe accaduto in parallelo agli altri gruppi di cui facevo parte, in continuità, o come conseguenza di altro.
Suonare da soli è una dimensione completamente diversa. A tratti molto più impegnativa, ma per altre cose anche più snella. Ho milioni di cose a cui pensare, la testa piena di idee e piccoli problemi operativi da risolvere ogni giorno, ma non mi sono mai sentita così piena di energia.

Partendo dal presupposto che probabilmente adori Milano, proprio nella prima traccia dell’album, “Cielo su Milano”, sembri descrivere alcuni aspetti della città quantomeno più freddi, come se “schiacciare play su nuovi album imperdibili” fosse un’azione quasi lobotomizzata.
Ho un ottimo rapporto con Milano, non potrei vivere altrove, perlomeno in Italia. È una città in grande movimento e cambiamento, che mi stimola e mi sorprende molto spesso. Come tutte le città ha dei contro, che emergono anche nel brano: una città in cui incontri milioni di persone ma fai fatica a mantenere una relazione anche solo con una frazione piccolissima di queste; una città che spesso si infiamma per un qualcosa in un arco di tempo ridicolo, per poi passare alla prossima imperdibile figata, album, band, etc.

In che modo la scena di Milano e della tua città natale, Brescia, ha contribuito nella formazione del tuo percorso musicale?
Totalmente direi. Milano e Brescia mi hanno dato due cose fondamentali: la possibilità di andare a un concerto ogni sera che ne ho voglia, e la possibilità di suonare, di scambiare energia con altre persone che suonano. Senza questi due elementi avrei perso anni fa la voglia.

Tu, assieme a Ilaria e Gaetano, che ora ti accompagneranno nel tour, avete contribuito in maniera fondamentale alla creazione del sound dell’Officina della Camomilla, ma con Verano il cambio di rotta è evidente.
Verano è un cerchio finito, chiuso, a cui Gaetano e Ilaria hanno avuto “accesso” solo a fine produzioni. Non dimenticherò mai quando hanno ascoltato il disco per la prima volta, quello che mi hanno detto dopo resterà per sempre uno dei momenti più importanti della mia vita. Certamente hanno contribuito ad Anna/Verano come persona che si è messa a scrivere, e quindi in qualche modo ricorrono anche in alcune immagini. Siamo amici che hanno il privilegio di suonare assieme da anni e di condividere moltissime cose, quindi è naturale che facciano parte di questo progetto non tanto e non solo come musicisti. A loro si aggiunge Riccardo degli Wemen, gusto raro e finezza da vendere.

Che ruolo ha avuto Paletti all’interno dell’album?
Paletti è il produttore a tutti gli effetti di Verano, senza Pietro non avrei fatto questo disco e non lo avrei fatto così. Siamo amici, è vero, ma abbiamo impostato il lavoro in modo iper professionale, con scadenze molto stringenti e una direzione chiara da prendere. Ha contribuito in modo importante ai suoni, mentre sui testi sono stata autonoma, ad esclusione di “Vivere di Noia Basterà” che abbiamo deciso di fare assieme inserendo un suo feat. Un’altra persona che mi ha stimolato molto all’inizio è stato Fabio, già con me in Intercity, che mi ha regalato spunti preziosi.

Il Nevada dà il nome ad una delle tracce della raccolta, ma è anche una regione dal forte impatto metaforico, è lo stato di Las Vegas ma anche del deserto del Black Rock e del Burning Man. Che valore ha all’interno del tuo album e soprattutto sei mai stata in Nevada?
Sì, sono stata in Nevada per lavoro. È un posto davvero bizzarro e decadente, e io chiaramente me ne sono innamorata proprio per questo. Per me il Nevada rappresenta soprattutto il deserto e il gioco, quello dove punti tutto e non sempre ti va bene. Ho riportato queste due variabili in una canzone che potremmo definire d’amore in via di recupero. È un brano molto importante per me, credo di essere riuscita a usare delle immagini molto precise.

In “Ginger e Fred” la parola addio è ripetuta più volte. Più in generale, in diversi momenti dell’album emerge la sensazione che qualcosa stia volgendo al termine. Come puoi spiegarci questo “sentimento della fine” considerando che di fatto Verano è l’inizio di un nuovo percorso personale?
Mi sono accorta a fine disco che in effetti c’è un fattore comune a tutti i brani, che è un po’ il concetto della fine. Fine non necessariamente di una relazione di coppia, ma di relazioni sicuramente. E se penso al mio ultimo anno in effetti ho dovuto fare spesso i conti con la fine, su più livelli. Anche in "Ginger e Fred" parlo di questo: si dice che si odiassero tantissimo e che il loro rapporto professionale si sia interrotto proprio per alcuni strappi sul piano umano. Curioso per una coppia così iconica.

 

Siete riusciti a programmare una lista lunghissima di date ancora prima di debuttare. Suonerete al MI AMI e in tantissimi altri festival. Cosa ti aspetti dal debutto al MI AMI?
Abbiamo un tour molto esteso e in continuo cambiamento, e per questo ed altre sorprese che arriveranno sono molto grata alle persone che stanno contribuendo con passione e professionalità alla crescita di Verano. Mi sento una privilegiata, non era per nulla scontato che accadesse tutto questo. Tornando al Mi AMI, sono una che si è fatta tutte le edizioni dal 2007 ad oggi. Ogni volta tornarci a suonare è un grande onore per me. Del Mi AMI si dice tutto e il contrario di tutto, ma di fatto resta uno dei festival più importanti, con un costo biglietto sensato, e con una direzione artistica che cerca di fare una fotografia all’Italia e a come cambia in musica. A volte la foto viene meglio, a volte peggio, fa parte del gioco e del difficile compito. Con Verano ovviamente si alza il livello di emozione oltre la normale soglia di tolleranza umana. Sarà bellissimo, so che sarò veramente tesa ed emozionata prima di suonare.

 

 

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