Dargen D'Amico - Via chat, 09-11-2010 Intervista

18/11/2010 di

Forse il rap è morto, ma Dargen D'Amico no. Lui, del resto, non è mai stato uno troppo attaccato allo stereotipo del rapper e dagli esordi accanto a Fame e Guercio, oggi due terzi dei Club Dogo, fino al nuovo EP "D' (Parte Prima)", sembra davvero passata una vita. Oggi Dargen infiamma tanto la massive hip hop che quella eterogenea e colorata che affolla le serate dei Crookers, al fianco dei quali spesso si esibisce. E definire il nuovo "D'" come un semplice disco rap sarebbe davvero poco generoso. Nemmeno lui sa definire quello che fa, e in attesa di trovare un posto fisso in cui collocarsi si limita a "sbrodolare".



Facciamo l'intervista via chat perché alla fine "Nessuno parla più con nessuno".
Anche. Principalmente la facciamo così perché non avremmo altrimenti occasione, specie nei tempi stretti che il tuo datore di lavoro ti impone.

I miei datori di lavoro. "Perché in alcune zone del mondo è sufficiente averne uno solo, in altre è necessario un secondo e in altre ancora serve anche un terzo lavoro". Se vuoi possiamo fare tutta l'intervista citandoti.
Perdonami, io sono all'antica, uno per tutti e tutti per uno. Ho detto "il" intendendo "i". Comunque per le citazioni preferirei di no, ma facciamo come vuoi tu.

Ottimo, anch'io preferirei di no, però avevo preso l'abbrivio. Ma è comunque vero che i tempi sono stretti, il lavoro è tanto, non rende un cazzo e avviene per lo più al PC. Diventa davvero difficile il contatto diretto, alla "vecchia", forse anche per pigrizia. Ma il pezzo ("Nessuno Parla Più", con Danti e Fabri Fibra), nasce da una personale presa di coscienza o da un'osservazione esterna?
La canzone nasce dall'incomunicabilità, e non solo a livello teorico. Ho detto agli altri due: ragazzi, parliamo del fatto che non parliamo, ma non parliamone tra di noi. Ognuno vada per i fatti propri, senza ascoltarci a vicenda finché la canzone non sarà chiusa. E in effetti sono 3 strofe scarburate ma legate perfettamente dal ritornello di Fabri, che è notoriamente il capo dei ritornelli. Equivalgono a vere e proprie dittature.

A me pare che l'insieme regga proprio bene.
Sì, regge bene grazie alla cerniera, il ritornello. Fabri dovrebbe fare solo ritornelli. Album interi di ritornelli.

E se provaste a fare lui un album di ritornelli e tu uno di strofe da ascoltare in contemporanea? Potrebbe essere la svolta.
Infatti ne abbiamo già parlato.

Lo dico perché hai raggiunto una capacità di scrittura davvero notevole, non saprei definire "D'", ne saprei più definire il tuo stile. Tu come lo definisci?
Io non lo definisco, vado in più direzioni proprio per non essere definito. Sbrodolo. Ecco, se proprio devo, definirei il mio stile come un "Tenero Sbrodolo".

Beh, però si nota un continuo processo evolutivo, sia musicale che di scrittura, da "Musica Senza Musicisti" all'ultimo lavoro. Ci sarà una direzione verso cui sbrodoli, no?
Non è un percorso evolutivo, è un percorso circolare che presto o tardi mi porterà a produrre un "Musica Senza Musicisti 2". È come se spolverassi aspettando che si riformi la polvere.

Io però non ho ancora usato i termini "rap" o "hip hop". Tu nemmeno.
No. Io ero lì lì per dirmi indie, indie-rap. Non ti nascondo che intervistato dal giornalino della parrocchia ho promesso un disco di christian-rap.

Non mi sembra una definizione così sbagliata. Dio compare spesso nei tuoi testi, e poi "D'" è sicuramente più positivo rispetto a "Di Vizi di Forma Virtù".
Fondamentalmente Dio è ovunque, non vedo perché dovrebbe esimersi dal comparire nelle mie strofe. In realtà non c'è questa gran differenza nell'essenza dei due lavori. Semmai si notasse qualcosa, sarebbe dovuto alle sonorità di "D'", decisamente più comode per tutti. Se fosse possibile ridurre tutte le canzoni a una sola frase, non so bene che frase sarebbe ma so che sarebbe comune a tutti i miei lavori. È a questo che punto: scrivere canzoni con una sola frase e dentro lasciarci tutto.

Parlando di canzoni, sai che in effetti, sentendo in particolar modo l'ultimo disco, più che "rapper", mi verrebbe da definirti "cantautore"? Sei uno di quei rapper che se vengono definiti cantautori si offendono?
Non è un'offesa, è una nota di merito. Potremmo dire "cantautorap". Faccio spesso fatica a sentirmi rapper, il mio sogno è scrivere per altri e non presentarmi.

Ascoltando "D'" e la tipologia di scrittura intorno a cui è costruito, più che i soliti rapper di riferimento, mi sono venuti in mente Guccini o De Andrè.
Li stimo entrambi. Molto. Ma io sogno di diventare il colino degli scarti essenziali del coito tra Battiato, Dalla e Jannacci.

Un'immagine disgustosa ma efficace. Tra l'altro il fatto che dopo il titolo compaia scritto "Parte Prima" fa ben sperare che "D'" avrà anche una "Parte Seconda". Bisognerà aspettare a lungo? Ci saranno nuove rivoluzioni? Ma soprattutto, ci sarà un featuring con Jerry Calà? (l'avatar su skype ritrae Dargen insieme all'attore milanese)
La parte seconda uscirà l'8 ottobre. Il mood sarà leggermente più autunnale e, purtroppo, non ci sarà Calà. Ho provato a contattarlo ma si è voltato dall'altra parte.

Che feedback hai avuto sinora riguardo l'EP?
Non saprei fare una media. Diciamo che è nella media delle nuove uscite.

Non mi riferivo tanto alle vendite quanto all'impatto: è un disco davvero piacevole e versatile. Io so di gente che lo ascolta nell'i Pod per andare a correre, e una tizia che conosco dice di tenerlo in sottofondo quando fa l'amore. Ovviamente non con me, e questo un po' mi rode. Ma non importa, non so se io, il tuo disco, lo ascolterei per fare l'amore.
Con me?

Questo lo escludo, sei un bell'uomo ma la barba mi da fastidio.
Puoi toccarti con "D'" in sottofondo, così eviti la barba.

Ho la barba sulle mani. Il fatto è che "Di Vizi di Forma Virtù" aveva temi più forti, dal precariato in su.
Temi più forti? Più forti dell'amore? Ora capisco perché la tua amica preferisce altri per fare l'amore!

Sì, infatti non la biasimo. Intendevo più forti dal punto di vista della digestione. Il pezzo più allegro di "Di Vizi di Forma" faceva venire voglia di suicidarsi.
I temi sono sempre quelli, ma è mutato il punto di vista. Cerco sempre di osservare le cose da più punti di vista: scrivo la canzone, magari di getto, la congelo, la riprendo dopo qualche tempo e cerco di riscriverla da una nuova angolazione. Alterno strofe nuove ad altre meno nuove. L'amore è un tema che ti permette di parlare di tutto, spesso senza dare nell'occhio.

Mentre l'attività live che impatto ha avuto sulla musicalità del nuovo lavoro? Girando da solo, con TwoFingerz e con i Crookers, hai avuto la possibilità di fare esperienze diverse fra loro. In che modo hanno influito sul lavoro in studio?
Indirettamente, tutto ciò che accade influisce: ciò che ti è successo oggi probabilmente influisce sulle tue parole per me, forse anche il veto della tua amica. In linea di massima, quando mi muovo con i Crookers è tutto in orario e posso ordinare vini costosi col servizio in camera, quando mi muovo con i TwoFingerz ringiovanisco e quando mi muovo da solo mi intristisco ma scrivo molto. La cosa divertente è che sono astemio, astemio da tutto. Anche socialmente.

Ho ascoltato abbastanza "D'" ma ammetto di non aver letto alcuna nota di produzione, te l'ho detto che non ero granché preparato questa sera. Chi ha lavorato ai beat?
Principalmente Giacobbe d'Austerlitz e Marco Zangirolami. "Nessuno Parla Più" è di Fish e Zangirolami, "Van Damme" di Danti e Yves.

Nomi di spessore.
Nomi dispersivi, cosa vitale per ricavare del divertimento dal lavoro.

Ma è più lavoro o più divertimento? O meglio: ricavi del lavoro dal divertimento?
Ricavo aria dall'acqua e acqua dall'aria. A momenti è solo lavoro e a momenti è solo vita. Ma non è molto chiaro, perché il lavoro è altro, non certo le canzoni.

Se le canzoni fossero lavoro sarebbe difficile farle rimanere tali. Sarebbero lavoro, appunto. Si capisce quello che ho scritto?
No, però è giusto che non si capisca, è perfettamente in tono con la risposta. Niente è chiaro, le canzoni sono inevitabili per le persone come me. Il lavoro non è di certo inevitabile, e la situazione italiana ne è un esempio. La situazione giovanile è già sufficientemente grave, e io non cerco certo di peggiorarla con le mie canzoni. Sto in un cantuccio. Se ti va passi e porti via la parte che ti interessa, e poi la puoi riscrivere anche semplicemente ascoltandola. Anche nell'ascolto, in realtà, non c'è niente di semplice.

Vuoi chiudere con una frase che renda l'ascolto di Dargen d'Amico ancora più difficile?
Fatelo di notte, l'ascolto. La notte, se vissuta, non è per nulla spensierata, non c'è niente di più falso della massima credenza che la notte è giovane. Quando trascorro le notti sveglio mi rendo conto di come passi il tempo.

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