Action Dead Mouse - via Chat, 12-12-2009 Intervista

04/01/2010 di

(Gli Action Dead Mouse e Jacopo Lietti)

Li stavamo tenendo d'occhio, gli Action Dead Mouse: due dischi convincenti e due tour in Francia, una bella attitudine nel mischiare pop e intricate strutture math rock, molta ironia. Poi Jacopo Lietti dei Fine Before You Came ci propone un'intervista con Filippo Dionisi, chitarrista della band. Ne esce una lunga chiacchierata in chat che vi riportiamo per intero: Ligabue e zia Tina inclusi.



Jacopo: Oh, c'è questa moda di Rockit di fare intervistare il componente di un gruppo dal componente di un altro gruppo. In questo caso specifico ho detto io alla redazione che ero disposto a intervistarvi perchè mi pare che vi cachino veramente in pochi. Non credevo che mi avrebbero dato retta. Adesso ci tocca farla. Secondo te è utile avere visibilità su siti come Rockit o serve semplicemente a autocompiacersi?
Filippo: Cribbio, che domanda audace. Vuoi uno spaccato di vita? Quando suonavo nel mio vecchio gruppo, tipo 7 anni fa, mandai un demo da recensire a Rockit. Sto ancora aspettando. Però faceva cagare. Un po' li capisco. Comunque io credo che un po' dipenda dal gruppo. Se riesci ad ottenere un minimo di spazio ogni tanto, specie se te lo sei sudato, diventa una cosa molto positiva. Poi è vero: non ci caga nessuno in Italia e questa intervista che stiamo facendo insieme io e te, dal punto di vista della becera comunicazione, per noi è una cosa buona. Noi ci facciamo due chiacchiere e nel frattempo la gente dice: "Cavoli ci sono i Fine Before You Came su Rockit". E invece ci siamo pure noi, attaccati come un trenino dell'amore. E' una trappola.


J: Maledetto, stai rigirando la frittata, e gli Uochi Toki dicono che rigirare la frittata è una metafora che non ha alcun significato. Cosa vuol dire per gli Action Dead Mouse sudare per arrivare a dei risultati? Quali sono i risultati? Quali gli obbiettivi di un gruppo che ha fatto un disco decisamente fuori moda? Pensi che i risultati siano direttamente proporzionali al talento?
F: Hai ragione. Questa è una domanda decisamente intelligente. E mi sorprende che sia stata fatta da te. Infatti c'è quasi un muro di Berlino tra i risultati che intendiamo noi e quelli che possono intendere i gruppi più appetibili per le masse. Per noi, avere la possibilità di trovare delle date nel nostro paese è già, ad esempio, un risultato. Per noi è stato un risultato trovare un'etichetta francese minuscola (la Greed recordings, NdR) oppure essere contattati da un negozio giapponese che voleva 40 copie del nostro disco... Forse anche i nostri risultati sono fuori moda. Però penso che non dobbiamo preoccuparci troppo di questo quando suoniamo. Altrimenti abbiamo finito. Per quanto riguarda il talento, non lo so. Ci sono tante condizioni. Se non confondiamo il talento con la tecnica o con l'originalità ad ogni costo, forse hai ragione: i risultati sono proporzionali al talento. E poi c'è sempre quel fattore che è difficile da spiegare per cui per farsi conoscere devi conoscere persone che ne conoscono altre. E così via. E non è mica una cosa sbagliata, se è solo uno di tanti fattori in gioco.


J: Ti confesso che il motivo per cui mi piacciono molto gli Action Dead Mouse è proprio il fatto che non vedo secondi fini oltre al fare musica. Mi pare che ci sia tanta passione genuina in questo nuovo disco. Secondo te quanto può durare un gruppo così? Quando finisce la poesia?
F: Quando finisce un amore, oserei dire... Un gruppo come il nostro può durare fino a che le persone che ci sono dentro hanno voglia di suonare senza pensare al per chi e al perché. E tutti sappiamo che è impossibile per noi fare solo questo, cioé suonare. E' normale che ognuno abbia priorità diverse. Non so cosa succederà. E forse questo è il dettaglio. Forse è questo che ci porta fino all'ultimo a fare le cose che vogliamo fare cercando di farle sentire a più gente possibile.


J: E' molto bello che tu abbia citato Cocciante. Quella canzone trovo che sia un capolavoro. Ci sono influenze improbabili negli Action Dead Mouse?
F: Quello delle influenze è sempre un problema, al di là dell'aspetto medico. Io non so mai cosa dire perché sono molto ignorante. Io posso dirti che nella mia vita ho addirittura ascoltato Ligabue. Ma roba che ero proprio iscritto al fan club. Poi non so cosa è successo. A me e a lui. Gli altri non so...


J: Hai presente i foglietti attaccati alle bachece delle sale prove: "cercasi tastierista per gruppo alla drim tiater con buona tecnica. Astenersi perditempo e grassi". Cosa ci sarebbe scritto sul tuo foglietto da bacheca? Oppure: come descriveresti gli Action Dead Mouse ad un extraterrestre? Una domanda di un cattocomunismo orripilante alla quale so che risponderai come un papaboy.
F: Forse glielo spiegherei a gesti. Gli farei una specie di discorso per sordomuti in cui ti tocchi la pancia, il cuore e la testa. Poi mi disegnerei un sorriso sulle labbra e comincerei a scuotermi come un frullatore e alla fine mi butterei per terra. Ecco. Forse è la migliore definizione della nostra musica che io abbia mai dato a qualcuno.




("Dancing Paper Solo", primo estratto da "Revenge of Doormats and Coasters". Regia di Niccolò Manzonlini)


J: Senti, mi pare che la cosa più bella che vi è capitata da quando è uscito il vostro disco è il tour in Francia (hai notato che dico sempre "vostro disco"? E' che ha un titolo difficilissimo. Alla fine fate di tutto per farvi dimenticare. Non abbiate paura. Al prossimo date un titolo tipo "Frocio" oppure "Silvio". Pare che funzioni di più. Guarda "Sfortuna" o "Andate tutti affanculo". Ma te le devo dire io 'ste cose?). Come è andata? Raccontaci un aneddoto di qualche concerto.
F: Ah... aneddoti. Il tour stesso è un aneddoto. Allora, arriviamo all'ingresso del traforo del Monte Bianco quasi a secco e vediamo una volpe. Cioé, una volpe vera, capito? All'improvviso tutti si trasformano in Piero Angela e si inteneriscono... Comunque, non era questo. Il casellante ci dice che se vogliamo fare benzina forse ci conviene tornare indietro con una 'r' da abitante di confine che sarà la nostra rovina, perché da quel momento Michele ha parlato così per tutto il tour. Oltre al fatto principale: il furgone (1983-2009, Trento-Chamonix, segno:pesci) ci ha abbandonato il giorno dopo la partenza. Tra l'altro l'ha fatto in modo trionfale, su una strada sospesa nel vuoto, senza corsia d'emergenza.


J: Trovo che il tuo aneddoto abbia davvero poco di speciale. Mi sembra che venga un pò a mancare il concetto di rock star in tutta quest'intervista. Dove sono andate a finire le rock star? Quali sono secondo te le rock star oggi in italia? Sarà mica che la musica non è più roba per cazzi duri in cerca di troie e crack ma per sfigati che leggono forum e webzine. Cosa sta succedendo?
F: Sai che l'altro giorno iho intervistato Shel Shapiro e lui mi ha detto che la musica non ha più potere aggregante e che ora forse ce l'ha internet? Dipende cosa intendi per rock star. Forse anche le rock star da troie e crack sono in crisi o forse è che ormai siamo tutti davvero scoppiati per natura e queste cose ci fanno una pippa. E allora la rock star è mia nonna che mi dice tre volte nella stessa colazione che abbiamo gli stessi gusti in fatto di marmellata. Come tutte le cose, io penso che internet abbia la doppia valenza di aiutare e di banalizzare la musica. Ma allora sta al cervello dell'individuo capire quale sia un caso e quale l'altro. E se l'individuo non lo capisce, non possiamo dare la colpa né a internet né ai gruppi.


J: Pensi che questo rapporto diretto tra chi fa musica e chi ne fruisce sia una cosa positiva? Ti spaventa l'idea che chiunque possa commentare quello che stiamo dicendo e giudicarci in base a questo semplice scambio di opinioni? Credi che le persone si aspettino troppo da un gruppo? Le band per essere considerate tali devono avere un qualche valore sociale o politico?
F: La questione del rapporto diretto tra chi fa musica e chi ne fruisce credo riguardi essenzialmente gruppi del nostro livello o comunque indipendenti. Più in alto, si cade nelle questioni da fan club, tipo quello di cui facevo parte io... Io credo che quando cominci, quando esci dalla tua sala prove con i tuoi pezzi, quello che conta sia proprio avere un contatto diretto con le persone per vedere come reagisce la gente. Se questo ti importa. Ma suppongo che ti importi, se arrivi a mettere i tuoi pezzi a disposizione delle orecchie di chiunque. Tutto ciò che ne consegue dipende fondamentalmente dal tuo atteggiamento. Voglio dire, se io continuo a fare quello che ho sempre fatto, vado avanti suonando quello che mi piace, che motivo hanno le persone per venirmi a dire che sono un coglione per quello che dico? Se poi mi vogliono commentare per la mia musica... Nell'ordine del "mi piace / non mi piace". Che problema c'è? Per quanto riguarda il valore sociale o politico che una band dovrebbe avere per essere considerata tale, io credo di no. O meglio, alla fine, bene o male, forse tutti finiamo per avere una valenza politica o sociale, anche senza volerlo. Ma non è detto che se io scrivo un testo politico o fortemente sociale, allora questo faccia di me, di noi, di voi, un gruppo.


J: Sono molto daccordo con te. Su tutto tranne che sul fatto che il rapporto diretto con gli ascoltatori sia solo dei gruppi piccoli. Su Rockit ci sono gruppi che sento di considerare grandi che possono comunicare costantemente coi loro fan e non fan. Questa cosa, a parer mio, ha fatto sì che si perdesse completamente quel concetto di rock star tenebrosa che comunica solo con la propria musica e si può permettere di sputare sul pubblico senza perdere la propria dignità. D'altro canto ha creato tutta una serie di nuove leve che si dicono indipendenti ma farebbero di tutto pur di sfondare e campare bene con la propria musica.  Mi pare che sia rimasto l'eterno dilemma indie/major. Quali sono secondo te i compromessi che un gruppo può ritenere accettabili per poter campare con la propria musica senza andare a intaccare le proprie convinzioni etiche o, insomma, quelle regole non scritte del mondo indie, punk o diy?
F: Allora, io ho detto gruppi piccoli o comunque indipendenti. E tra gli indipendenti ci metto anche i nomi davvero conosciuti. Quindi fondamentalmente sono d'accordo con te, una volta unificato il nostro sistema di misura. Per quanto riguarda i compromessi e il dilemma indie/major, io credo che non si possa generalizzare. Ci sono gruppi attaccati da ogni parte perché sono "facili" e non ho mai capito il perché. Se seguire e sviluppare il proprio stile secondo il proprio gusto - che può cambiare nel tempo, ovvio - porta alcuni gruppi ad arrivare ad una major o a qualcosa di "commercialmente" rilevante... boh ...bravi. Alla fine è una questione di onestà con sé stessi, credo.


J: Io penso che "Revenge of Doormats and Coasters" sia il disco italiano più sottovalutato dell'anno. Passa inosservato come la foto in bianco e nero di un membro della famiglia che non hai mai conosciuto di persona. Ma se guardi bene quella foto ti accorgerai che quella persona ti assomiglia più di quanto tu possa pensare. Ecco, volevo finire con una bella frase alla Rockit. E adesso non riesco a non pensare alla foto di mia zia Tina.
F: Che bella cosa hai detto. Dovresti scrivere per Rockit
J: Si certo. Di qualcosa agli amici che ci seguono da casa. Non vorrai mica chiudere l'intervista con zia Tina?
F: A me piace zia Tina.

Commenti (4)

Carica commenti più vecchi
  • esterclash 05/01/2010 ore 14:41 @esterclash

    Chapeau :)

  • seymour 11/01/2010 ore 14:34 @seymour

    Chapeau

  • marco laudisa 03/02/2010 ore 14:37 @kibalcic

    sto aspettando con ansia il cd!! sentirlo qui su Rockit non mi basta! devo farlo andare a palla nel mio Kenwood!
    comunque sono d'accordo: il disco più sottovalutato dell'anno!

  • Legless 11/02/2010 ore 02:18 @legless

    bravi i topi morti!

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati