Jules not Jude - via Chat, 14-02-2009 Intervista

09/03/2009 di

Questa settimana esce il loro primo ep, "Clouds of Fish", per la neonata Recbedroom. E' parecchio che li teniamo d'occhio, ci avevano incuriosito con alcuni provini casalinghi e, ora, a disco finto, le nostre aspettative sono confermate. Dicono di dovere molto ai Beatles, per prima cosa il nome, anche se noi ci sentiamo sfumature tutte italiane. Che sia Brescia e l'amicizia con Le Man Avec Les Lunettes e gli Annie Hall? Nur Al Habash li ha intervistati.



Attirate l'attenzione del lettore tipo di Rockit e descrivete il vostro progetto in non più di due righe. Via!
Simone: Non è facile sai... Allora, erano anni che non vedevo Mirza e ci siamo trovati per caso in un bar, e sapendo che entrambi avevamo da poco smesso di suonare gli ho detto che avevo dei pezzi e volevo suonare, lui ovviamente non ha creduto in nulla di ciò che stavo dicendo fino alla seconda birra... poi abbiamo parlato di musica tutta la sera e cosi abbiamo deciso di trovarci, ed incredibilmente abbiamo scoperto di avere un sacco di cose in comune, musicalmente parlando... ed ecco che dal nulla sono nati i Jules not Jude, due amici che si ritrovano in camera nelle sere d'inverno e provano a scrivere musica... perché gli viene spontaneo e perché si divertono.

Mirza: Siamo due persone completamente diverse e questo lo dicono tutti; nessuno che conosce entrambi crede che noi possiamo suonare insieme, e da qui anche il binomio del nome... Jules not Jude.

Ok, avete aggirato la mia domanda, e adesso allora ditemi del nome della band: due nomi maschili e una negazione, reminescenze beatlesiane...
M: La nostra band ha chiari richiami al britpop e ai Beatles ovviamente. E' proprio un aneddoto riguardante loro che ha dato origine al nome. Paul andò a trovare il figlio di John Lennon, che si chiamava Julian (nickname Jules), sconvolto perchè il padre aveva lasciato lui e la madre per fuggire con Yoko Ono. Dopo la visita Paul scrisse una canzone e tornato in Studio fece la sentire a John: "hey Jules, don't make it bad"...etc etc... John considerava il pezzo incredibilmente bello ma non l'avrebbe proposto al mondo se non veniva cambiato il nome in Jude. Da qui il binomio che caratterizza il gruppo: Jules-Jude, bianco-nero, reale-sogno, Mirza-Simone.

S: Prosciutto-mortadella, bionde-more, Corona-Guinnes...

Mirza, con un nome così devi essere meticcio almeno quanto me. Di dove sei?
M: Eheh, sono nato in Montenegro (ex Jugoslavia).

Che musica c'è lì?
M: Il classico ritmo balcanico... tipico da Goran Bregovic, e devo dire che adoro ballare su quei ritmi.

Lo hai riportato un po' nel sound del gruppo oppure non c'entra niente?
M: Credo che tutto sia stato messo sul tavolo... ma l'ep che uscirà non avrà ancora queste chiare influenze. Simone permettendo, ci sono delle canzoni che stanno andando in quella direzione.

Direi infatti che più che il Montenegro nell'ep si sente forte Brescia! Le Man Avec Les Lunettes, Annie Hall... cose così. Brescia nuova capitale del pop italiano?
S: Non lo so, diciamo che Brescia ha un sacco di progetti interessanti... l'ambiente è estremamente motivante, forse perché è una città più triste di altre, ed ecco che i giovani si ritrovano ad ascoltare o a suonare.

Quindi la regola è sempre la stessa: dove non c'è niente da fare, c'è più movimento...
S: Sembra paradossale ma credo di si... a Brescia si è creata una bella catena che speriamo continui... Oltre noi ci sono gli Annie Hall, a cui tra l'altro abbiamo rubato il batterista. Budo è stato un furto geniale e lo ringraziamo ancora per aver registrato con noi. Ora abbiamo una batterista tutta nostra, ma lui resta una persona essenziale per la nascita del progetto. Poi certo ci sono i Lmall, la loro consulenza è un passaggio d'obbligo, un rito. Poi ancora i The Record's, Gretel and Hansel, Claudia is on the Sofa...

In giro si sta cominciando a leggere parecchio di questo Morya, un locale bresciano dove suona un sacco di gente. Lo conoscete? Ci andate?
S: Ci sono andato ieri sera ed è un posto bellissimo, un piccolo bar di paese con sotto un piccolo teatrino dove è bellissimo ascoltare i concerti... la programmazione è gestita dai ragazzi di My Honey, quindi è garantita. Brescia ha altri locali che stanno prendendo questa direzione, quindi siamo fieri della nostra città!

Il vostro ep esce per la net-label Recbedroom. Come vi siete conosciuti?
S: L'ep sarà stampato ed uscirà a giorni. La collaborazione con la Recbedroom è nata così: ci hanno contattato loro quando ancora avevamo tre pezzi scarsi e non definitivi sul nostro Myspace. E siccome non è un disco, ci siamo sentiti di premiare la loro attenzione. Per il futuro poi si vedrà, speriamo che le altre etichette ci tengano d'occhio!

Quali sono, nel 2009, i primi passi che compie una band italiana? Vi siete occupati prima di mandare il vostro materiale alle riviste ed ai blogger? Oppure avete preferito insistere sulla dimensione live e provare notte e giorno?
S: Abbiamo mandato i pezzi in giro, un po' ai blogger, un po' alle webzines, e appena li avremo in mano fisicamente anche alle riviste. Ma sai un ep non è un disco... Obiettivo per il 2009? Suonare suonare suonare... stiamo provando parecchio perché da metà marzo abbiamo in programma alcuni live, e siamo in fibrillazione, vogliamo uscire allo scoperto.

Cosa vi aspettate dai prossimi dodici mesi?
M: Gli obiettivi sono altissimi, non perché le aspettative lo siano, ma ci piace molto fantasticare anche se le cose non andranno affatto bene. Io e Simone ci divertiamo come matti e ci piace che sia così. Non voglio dare dei limiti a dove vogliamo arrivare, voglio solo dire che continueremo con la nostra enfasi di sempre... quel che arriva poi lo vedremo.

E' pochissimo che vi siete affacciati in questo ambiente: che ve ne pare? avete visto cose belle? cose brutte? O è troppo presto per farsi un'idea..?
M: Come tutte le cose nuove, l'eccitazione porta a vedere solo cose fantastiche. E' un mondo che dà moltissimi stimoli, e spero di non dovermi mai ricredere. Probabilmente però è ancora presto per un giudizio maturo.

Parliamo della vostra musica: come avete detto voi stessi c'è di mezzo il britpop e il pop in generale. Ma quali sono le influenze che vi accomunano?
M: Hehe... siamo due persone che litigano moltissimo quando si parla di queste cose. Ma la stella polare è una, no? Be' credo siano i Beatles.

S: Abbiamo scoperto dopo che piacciono molto anche altri gruppi... Oasis, Blur, Stereophonics, fino ai più moderni The Last Shadow Puppets, e ci siamo ritrovati anche sui Death Cab For Cutie. Poi Mirza mi ha fatto scoprire Bregovic.

Ascoltando il vostro ep ho pensato subito al pop, ma proprio a quello di casa nostra. I già citati Lmall e Annie Hall, ma soprattutto i Calorifer Is Very Hot. Pensate ci sia qualcosa, qualche tratto che distingua il nuovo pop italiano di questo tipo?
S: Probabilmente si. Con i Lmall e gli Annie Hall parliamo spesso di musica e ci siamo ritrovati, ho conosciuto da poco i The Calorifer Is Very Hot, ma credo che le influenze siano medesime, ed ecco che tutto si è raccolto in un italian-pop nuovo. Facciamo It-pop? Proviamo a fare qualcosa di tutto nostro, non è una scelta ma una conseguenza inevitabile.

La mia preferita dell'ep è "The Hospital", in cui cantate "quando mi romperò tutte e due le gambe ci rivedremo all'ospedale"...
M: E' stato quando hanno ricoverato Simone per appendicite. Mi sono preoccupato un po' ma quando l'ho visto nel letto mi veniva solo da sfotterlo. Pateticamente si lamentava di non poter fare niente e delle pastiglie che prendeva e dei viaggi che si faceva stando sdraiato tutto il giorno. Così presi in mano la chitarra e con ritmi improvvisati lo prendevo per il culo, il gioco gli piaceva così che ha continuato con la strofa successiva... ci siamo trovati a parlare delle visioni che ti prendono stando tutto il giorno in un letto d'ospedale (con riferimenti ad "Alice nel paese delle meraviglie") e proprio per questo nel ritornello diciamo, "cazzo, ci rivediamo alle prossime gambe rotte bellissimo mondo!". Mentre nell'ultimo ritornello il protagonista si rompe la testa e finisce per sempre in questo mondo fatato..."we can stay together forever and ever with youuuuuuuu".

Domanda scontata e banalissima che però non mi stanco mai di fare: perché cantate in inglese invece che in italiano?
M: La domanda non è nemmeno troppo scontata. Ci siamo preoccupati di trovare un senso a questo, e se la musica d'opera non può che essere cantata in italiano anche dagli inglesi, ecco che il pop è inglese e non c'è niente da fare. I tentativi di forzare un genere che è diventato famoso attraverso l'inglese sono, appunto, forzati. Non sarebbe spontaneo.

Giusto. Siete allo sprint finale, un mesetto e uscirà l'ep. Come si chiamerà?
M: "Clouds of Fish"

E il bellissimo artwork è opera di..?
M: Paola Dutti. Amica di entrambi, studia grafica a Milano ed è riuscita a concretizzare perfettamente le immagini che avevamo in testa.

Allora, l'intervista è quasi finita, ma non mi arrendo a chiedervi di descrivere la vostra musica in poche parole.
M: Non saprei... direi semplicemente è "Clouds of fish "

Nuvole di pesci!
M: Esatto! E' un'immagine surrealista. La musica è come una sensazione amniotica, pensaci. Quando ti perdi nei tuoi pensieri e il suono intorno a te si ovatta, e sei lì che stai pensando ai fatti tuoi o canticchiando un ritornello, è un'immersione insomma, ma sulla terra ferma, dove il panorama che ti si propone sono delle nuvole di pesci e tutto si trasforma. Questo è il nostro progetto, e ci piacerebbe trasmettere queste sensazioni. La nostra ricerca punta a questo!

Commenti (4)

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  • Nicola Bonardi 09/03/2009 ore 15:06 @nicko

    il Morya è uno dei posti più fighi che ci siano.

  • spel 09/03/2009 ore 16:44 @spel

    W il Morya e w i Jules!

  • silenzinsipido 10/03/2009 ore 23:14 @silenzinsipido

    Permettetemi una rettifica da "sapientino", ma con i Beatles mi toccate sul personale.
    Non fu John Lennon a proporre il nome "Jude", ma lo stesso McCartney, perchè Jules non gli suonava tanto bene.:)

  • silenzinsipido 10/03/2009 ore 23:15 @silenzinsipido

    ghjgh

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