Il Teatro Degli Orrori - via Chat, 16-11-2009 Intervista

29/11/2009 di

Racconta che la sua compagna lo accusa continuamente di inserire vicende personali nelle canzoni, in realtà a lui interessa descrivere la vita degli altri. Le relazioni divise tra pubblico e privato. Le brutture dell'Italia e dell'intero pianeta. L'Agip, i leghisti, Berlusconi e i crocifissi nelle scuole sono solo alcuni dettagli di un quadro post-moderno più ampio e triste, e certo lui non se ne lava le mani: è anche colpa mia, ci dice. Storie, passioni autentiche, qualche miracolo. L'intervista a Pierpaolo Capovilla.



Ciao Pierpaolo, grazie della disponibilità, so che per te non è facile avere del tempo libero per le interviste.
E' un piacere.

Partirei dalla domanda che hai fatto a Cristiano Godano per noi: la musica in Italia, nell'ultimo ventennio, si è involuta?
Eh... Io credo che un'evoluzione ci sia stata, e credo anche che Il Teatro degli Orrori siano una piccola, ma importante, parte di questo progredire verso un rock più concreto, più vicino alla vita delle persone. In una parola: dotato di tensione poetica.

A mio parere il punto forte del disco è l'immaginario romantico evocato da ogni pezzo. Come se ogni canzone fosse un piccolo romanzo d'attualità perfettamente descritto, dettaglio dopo dettaglio. In realtà ho letto molte interviste dove dici che quello che più ti interessa è il messaggio politico, che la musica di oggi è troppo diaristica. Ho frainteso?
Il nostro paese è cambiato negli ultimi vent'anni, ed è diventato molto, ma molto più brutto e bugiardo di prima. E' importante dirlo in una canzone. Ho appena avuto una "discussione" con un poveraccio ubriaco che, con una bimba con sé, inveiva contro gli immigrati dell'est. Che schifo.

Quindi mi sbaglio nel dire che questo è un album dedicato all'amore e alla solitudine?
Diceva Marx: "nel capitalismo si è soli nella moltitudine". Direi che non ci piove. L'"amore" per me è sempre un espediente narrativo: ciò che più mi interessa è indagare le relazioni sociali, anche quelle più intime e private, al fine di svelarne le piccole e le grandi ingiustizie che si nascondono in esse.

E tu sei un semplice osservatore esterno o sono storie che ti coinvolgono personalmente?
Ogni qualvolta scrivo una canzone cerco di non raccontare la mia vita ma quella degli altri, di un'umanità varia ed eventuale che mi circonda. Alcuni elementi autobiografici sono sicuramente presenti... Non hai idea delle terribili discussioni con la mia compagna, che a volte si sente coinvolta personalmente nei miei testi. Le ho sempre spiegato che non si tratta di lei, si tratta del mondo in cui viviamo. L'unica mia vera ambizione è narrare la società. Come facevano De Andrè o De Gregori, o il Pino Daniele degli esordi.

Parlando di espedienti narrativi: una cosa che mi ha colpito molto è come non sia facile individuare un unico tema nelle canzoni. L'amore si mischia alla politica o alla religione. E' come se ogni brano avesse una forma tridimensionale, ci sono dei lati che puoi vedere solo cambiando l'angolazione del tuo sguardo.
E' vero. Cerco l'allegoria e la metafora: allegoria e metafora producono senso ulteriore.

Ma l'obiettivo è sempre in ambito sociale e non poetico...
"In Due" parla sì di coppia, ma dal punto di vista femminile. Ne "Il Terzo Mondo", il pubblico insito nei "miserabili al potere" si infrange contro il privato delle disperazioni e della fame d'amore. Ognuno di noi vive una vita privata ed una pubblica: volevo sottolineare la relazione, inevitabile ed ineludibile, che c'è fra le due dimensioni del vivere, qui, in Italia, oggi. Il privato è politica! Il singolo individuo si sente impotente di fronte all'enormità dei problemi. E' ora di finirla con queste fregnacce! Veniamo al mondo per cambiarlo, non per lasciarlo quello schifo che è... L'obiettivo è la società. Una volta la chiamavano "critica sociale".

Spesso faccio questa domanda a chi decide di scrivere canzoni di protesta: dove si pone il limite oltre il quale si scade nel moralismo?
Non capisco bene cosa intendi per "moralismo".

Ho grosse riserve nei riguardi della canzone "impegnata", per me i Modena City Ramblers fanno più danno che profitto.
Comprendo. E sono d'accordo. Non me ne vogliano i Modena City Ramblers, ma la semplice militanza è insufficiente (ma perfettamente legittima e benvenuta). Solo la poesia può cambiare il mondo.

Quindi la cosa veramente importante è trovare il modo giusto, diciamo nuovo, per dire le cose.
Non c'è dubbio. Se volessi parlare del problema della tossicodipendenza, che faccio? Mi metto a cantar slogan anti-proibizionisti o racconto la storia della miseria esistenziale in cui ti caccia l'eroina? In quale modo riuscirò a sensibilizzare chi mi ascolta? Qualcosa mi dice che solo il secondo è quello efficace.

Ma con un disco così immerso nella contemporaneità, perchè non citare Berlusconi?
No way. Berlusconi non merita alcuna citazione. Penso comunque che il problema vero non sia Berlusconi. Il problema è infinitamente più vasto, e riguarda l'intera post-modernità. Berlusconi non è che una pustola infetta in un paese già profondamente malato di edonismo e cieco individualismo.

Sono d'accordo. Sulla libertà di stampa in Italia cosa ne pensi?
E qui Berlusconi diventa fin troppo importante. E' scandalosa la situazione dell'informazione in Italia: l'uomo più ricco del paese controlla, in un modo o nell'altro, almeno l'ottanta per cento dei media. Roba da terzo mondo. Anzi, voglio essere più analitico: è intollerabile che un primo ministro, pluri-indagato per reati gravissimi, possieda tanto potere in un paese grande e moderno come il nostro. E' intollerabile.

Sempre rimanendo in argomento Italia: la maggior parte del disco descrive molto bene il nostro paese. La title track, invece, è dedicata a Ken Saro Wiva, che è nigeriano. Come sono collegate le due cose?
Dall'Agip! Il ritornello osceno a cui ci hanno abituato quei "politici" della Lega, "aiutiamoli a casa loro", è una bugia. E' sicuramente arrivato il momento di dire basta. E comunque, viviamo tutti nello stesso pianeta. Le ingiustizie che si consumano quotidianamente in Nigeria ci riguardano eccome!

Cambio argomento: anche la religione è un espediente narrativo?
La religione fa parte della mia vita. Sono figlio di un'ex suora, dopo tutto. Ho ricevuto, e anche subito, un'educazione profondamente religiosa. Sono laico, ma non sono anticlericale. Ci sono cose nel cristianesimo che sento profondamente mie.

Sui crocifissi nelle scuole che ne pensi?
Penso che andrebbero tolti. Checché ne dicano i miserabili al potere, viviamo in una società multietnica, dunque pluri-confessionale. E' una semplicissima questione di rispetto. La Chiesa Cattolica deve smetterla di interferire con i diritti sacrosanti di persone professanti religioni diverse. E' una semplice questione di ragionevolezza democratica.

Quali idee del cristianesimo senti più tue?
Del cristianesimo condivido l'idea di pace e di reciprocità. Del cattolicesimo, condivido sostanzialmente la dottrina sociale.

Noise e cantautorato. E' solo una questione di onestà – suonate questa musica da 15 anni, perchè cambiare genere - o è stato un vostro preciso intento quello di mischiare le due cose?
La mia più grande ambizione è quella di coniugare in modo dialettico il rock americano, che è nel nostro dna di musicisti rockettari incalliti, con la splendida tradizione cantautorale italiana. Sono mondi molto diversi e distanti fra loro, ma credo siano conciliabilissimi... Dopotutto anche Pino Daniele riuscì nell'impossibile. Il blues e la canzone napoletana...

L'altro giorno risentivo "Vecchi senza esperienza" degli Zen Circus. Ho la senzazione che le nostre band più importanti – mi riferisco al nostro patrimonio musicale più recente, diciamo il rock alternativo dell'ultimo ventennio – hanno avuto esordi folgoranti ma poi non c'è stata una vera maturazione con il passare del tempo. Le cose migliori sono quelle scritte da "giovani", poi tutto si perde. Voi in questo caso siete un'eccezione.
Noi siamo un'eccezione in tutti i sensi...

Un'altra eccezione, il vostro è uno dei pochissimi dischi italiani fatto "alla vecchia": studi prestigiosi, molti ospiti, un grande lavoro di produzione. Come se ci fosse una major a preoccuparsi di ogni spesa, invece a pubblicare "A Sangue Freddo" è un'indipendente, La Tempesta. Come è possibile una cosa del genere?
Ci vogliono un sacco di soldi! Da qualche parte li devi trovare. Con un po' di fantasia, e tanti sacrifici, si può fare...

Secondo te la musica interessa davvero alla gente? Dopo tutto oggi, in Italia, l'unico programma televisivo dedicato alla musica che può vantare un seguito importante da parte del pubblico è X Factor.
La musica è parte integrante dell'immaginario collettivo e della vita delle persone. Certo che interessa. X Factor non è che un programma televisivo, cioè nulla di nulla.

Mi dici qualcosa di più su "E' Colpa mia"? Nello studio report che hai scritto per noi dici che questa canzone ti fa commuovere ad ogni concerto.
E' la storia di un fallimento, il fallimento della mia generazione. Vent'anni or sono mai e poi mai avrei pensato che il paese in cui vivo sarebbe diventato così brutto, egoista, ignorante e bugiardo. Sono convinto di avere delle responsabilità anch'io, che non sono stato abbastanza vigile, abbastanza generoso con il mio prossimo, mai abbastanza disponibile. E' inutile ed ipocrita dare la colpa alla società, che è un non-concetto. La società siamo noi, ovvero io, in prima persona. Sto cercando di riparare.

Ventunesimo secolo, memoria e "rivoluzione" digitale. Di tutti gli argomenti trattati nelle varie le discussioni sul p2p quello che mi interessa di più riguarda la facilità con cui possiamo dimenticarci le cose: vuoi per un semplice hard disk che si rompe, vuoi perchè dobbiamo gestire troppa musica in intervalli di tempo sempre più ravvicinati. Certo, ormai è tardi per rimetterci a stampare i dischi. Tu che ne pensi?
Penso che la buona musica, quella "autentica", fatta di passione, cuore e cervello, quella che arricchisce chi la fa e chi l'ascolta, questa musica resta e lascia un segno. Non credo sia il supporto materiale, vinile o CD che sia, né la mancanza di supporto: non è questo il problema. Il problema sta tutto nella qualità e nel contenuto.

Su Rockit il disco è stato ascoltato da 150.000 persone in poco più di una settimana. I vostri concerti hanno un'affluenza impressionante. Che effetto ti fa?
Alda Merini diceva che il successo è come l'acqua di Lourdes: è un miracolo. Lassù, qualcuno ci vuole bene.

Cinque cose per cui vale la pena vivere in Italia.
La buona cucina, il vino, il mare, il sole, e il desiderio di riscatto e giustizia di buona parte di noi.

Commenti (71)

Carica commenti più vecchi
  • Antonio Scicchitano 05/12/2009 ore 00:04 @takeshi

    @lichtung
    Il definirmi "Piccolo uomo" non è assolutamente un auto-commiserarsi ma, semplicemente, un gesto d'onestà.
    D'altronde sono i "Piccoli uomini" che, pezzo per pezzo, meccanismo per meccanismo, cercano di cambiare la società dal proprio piccolo pezzettino di giardino ed io sono fieramente contento di potermi collocare in quel gruppo.
    E non ti preoccupare, l'aggressività non fa parte del mio ego. E' un freno ed un peso che ottenebrano il passo e frenano il pensiero.

    Condivido ciò che ha scritto Pierpaolo.
    Siamo attualmente proiettati in un mondo becero, gretto e con poco che non sia mera apparenza.
    Ma è giusto credere che si possa cambiare se non tutto il mondo, perlomeno la zolletta che andiamo a calpestare.
    Io non dico che il TDO non possa piacere. Anzi. Sarebbe l'ennesima estremizzazione di questo post.
    Ciò che posso dire è che il Teatro, come poche band hanno saputo fare, ha generato in me una sana curiosità musicale e d'ascolto grazie a sonorità che prima quasi non avrei considerato.
    Quando un artista, un intellettuale o un semplice essere umano riescono a far da ponte e tenderti una mano per far sì che il tuo pensiero volga a tematiche sociali e culturali, credo proprio che non gli si possa che far un applauso.
    Ciò che va detto è che il TDO credo sappia perfettamente di fare solo e per fortuna quella maledetta "Cosa" che è la musica. Solo di questo si tratta.
    Non è politica, non è un simposio, non è sociologia. Solo musica.
    E credere che attraverso di essa il mondo lo si possa cambiare, altrimenti il cambiamento non arriverà mai.

  • lichtung 05/12/2009 ore 02:41 @lichtung

    Forse è l'ora tarda, forse la stanchezza. Non lo so. Però a me sembra, scorrendo i mesaaggi che ognuno di noi ha lasciato, che in questi giorni si sia fatto qualcosa. E' il qualcosa di una discussione condotta in absentia, il qualcosa di chi ha speso qualche decina di minuti a scrivere e a leggere...non so dire. Lo voglio dire senza paura, senza timore di apparire sdolcinato: io mi sento arricchito. Ecco, rileggendo l'intervista e i commenti spero abbiate la stessa impressione. Grazie a tutti. Questa dibattito è la prova migliore che le mie riserve iniziali vanno ripensate. Si è parlato e si è approfondito. Grazie a Pierpaolo (perché senza le sue parole non avremmo avuto niente da dire) e grazie agli altri. Bello, davvero.
    Ora so, e mi scuso di averlo scoperto dopo una settantina di commenti ma forse ci colevano tutti, che il Teatro è anche questo.
    Grazie ancora.

  • luca zenarolla 05/12/2009 ore 10:16 @thecheeseone

    Da mandare a memoria.




    In effetti molti interventi non meritano neppure una replica, ma questo si.
    Qui si tocca davvero il fondo del barile. Perchè un conto è non capire una cosa. Altro è fare della propria ottusità un vessillo da sventolare con orgoglio.
    L'amore, nelle varie forme e declinazioni che può assumere, è uno dei fili che uniscono tutti i pezzi di questo album. Amore che ti fa consumare brandy e sigarette in attesa di un telefonata che non arriva. Amore rabbioso nei confronti della propria donna, o quello malinconico di quando ti arrendi all'evidenza di due vite che prima procedono parallele e che poi imboccano direzioni diverse.
    E poi c'è anche l'amore della gente per chi lotta per difendere i diritti del suo popolo.
    Perchè, caro il mio ciruzzo, Saro Wiwa non è morto perchè contrastava gli interessi economici delle multinazionali del petrolio. E' morto perchè nel fare quello che facevo era AMATO dalla gente e quindi, automaticamente, era pericoloso.

  • Filippo Bizzaglia 05/12/2009 ore 12:06 @superphil

    l'ultimo intervento di Pierpaolo è illuminante. ammetto di aver esagerato, e che ci si sia spinti su livelli inadatti e fastidiosi per una discussione del genere.
    condivido ogni parola di lichtung, grazie a tutti quanti per il dibattito, è stato a ogni modo una cosa utile e interessante.

  • Andrea Francuzzoli 07/12/2009 ore 11:10 @ciruzzoninja

    thecheeseone ha ragione, brutta malattia l'ottusità. Per fortuna che ci sono persone che capiscono veramente i messaggi fondamentali delle cose. ah ah ah! E' chiaro che il fatto che fosse amato sia stato il motivo che ha spinto l'agip ad ucciderlo, ma la mia obiezione era un'altra. Una persona che ascolta la canzone, non apprende dal testo una visione chiara del personaggio Ken Saro Wiwa. per quel che mi riguarda sono parole messe a caso; avanti, leggi il testo e dimmi se capisci chi era Ken Saro Wiwa. Ok, trovi normale il fatto che una persona venga ammazzata per il fatto di essere "troppo amato"? va bene, allora dimmi: "perchè era troppo amato"? se l'hai capito dal testo senza conoscere prima Wiwa sei avanti, devo ammetterlo. dal testo evinco: 1- era un poeta,2- era nigeriano,3- è stato ammazzato davanti a tutti, 4 era amato. ti sembra una descrizione esauriente? non trovi che manchi qualche particolare fondamentale? "perchè era troppo amato" è UN motivo non è IL motivo. E smettiamola di sentirci offesi ogni volta che si avanza una critica che va contro i vostri (per altro ridicoli) gusti (Capovilla è un personaggio pubblico quindi soggetto a critiche). Ma sicuramente hai ragione, è chiaramente colpa dell'AMORE. Sono io che non capisco la POESIA.

Aggiungi un commento:


ACCEDI CON:
facebook - oppure - fai login - oppure - registrati