Banjo Or Freakout - via Chat, 18-12-2008 Intervista

29/12/2008 di

Alessio Natalizia è il chitarrista dei Disco Drive, da circa un anno e mezzo ha messo in piedi un nuovo progetto, Banjo Or Freakout, e in poco tempo ha riscosso ottimi pareri da parte di portali web, blog autorevoli e riviste di settore guadagnandosi quasi più esposizione di quella avuta nei tanti anni passati con il suo gruppo principale (e pare che la DFA lo stia tenendo d'occhio). Sarà che vive a Londra e lì le cose funzionano meglio che da noi. Sarà fortuna, dice lui. Lo intervisto per parlare di "Covers", il suo primo album dove rilegge molti tormentoni della musica pop di oggi. Sono le 9 di sera - ora italiana - il resto della redazione è a casa di Faustiko per la cena Rockit di fine anno, io aspetto che Alessio si connetta.



Ciao Alessio…
Scusa il ritardo, è tanto che aspetti?

Non molto, da dove arrivi?
Dallo studio, adesso lavoro in uno studio di registrazione.

Nel senso che stai lavorando a tuoi progetti o sei un tecnico dello studio?
In realtà lavoro per lo studio di un'etichetta, la XL recordings. Oggi ero lì per registrare delle mie cose ma spesso mi chiamano per produrre altri gruppi.

(Suona il telefono in redazione, NdA) Scusa, mi sono dimenticato il telefono acceso…
Ma senti che suoneria, super natalizia. Di solito in questo periodo mi devo sempre sorbire i giochi di parole sul mio cognome, questo è il primo anno in cui non accade.

Da quanto vivi a Londra?
Diciamo da fine agosto, ma in realtà ho avuto la casa a Torino fino a novembre, ho lavorato come un pazzo per pagare due affitti. Non sono riuscito a dare il preavviso per tempo al mio vecchio padrone di casa.

Il motivo per cui ci sei finito?
Principalmente per la mia fidanzata, continuavamo a fare su e giù da circa tre anni… e poi anche perché vivere a Torino non mi interessava più di tanto. L'unico motivo per cui ci restavo erano i Disco Drive, ma appena ho capito che potevo benissimo continuare a suonare con loro anche se vivevo qui mi sono convinto a trasferirmi. E poi adesso voglio dedicarmi a Banjo Or Freakout, è una cosa nuova per me, e per farlo bene la cosa migliore è andare via dall'Italia.

Un cervello in fuga quindi…
(Ride, NdA) Non per essere negativo, ma è la realtà.

Tempo fa abbiamo pubblicato una bella intervista agli Smoke. Sean – il cantante, è sudafricano ma ormai vive da tempo a Milano – viaggia spesso e dice che di anno in anno la nostra reputazione all'estero peggiora. Come la vedi tu?
Non siamo proprio concepiti, siamo il nulla. Questo a livello di rock o di musica "alternativa" se così vuoi chiamarla. E poi io credo che sia un problema dell'Italia stessa, non credo sia un problema di qualità… anche se devo dire che molte band italiane che ho visto suonare qui erano davvero scadenti. E' un problema di cultura: se noi italiani non siamo i primi a valorizzare i nostri gruppi è chiaro che poi questi non vengono considerati all'estero.

E gli italiani in generale? Battute di Berlusconi comprese…
(Ride, NdA) E' un disastro! Siamo visti malissimo, più che altro, ripeto, non siamo proprio visti. Non ci considerano nemmeno.

Tornando alla musica, riguardo allo scarsa considerazione delle nostre band fuori dall'Italia credo sia valida una di queste due ipotesi: i gruppi italiani sono troppo "pigri" e aspettano sempre che qualcuno gli offra un tour invece che organizzarselo da soli; oppure il problema è più ampio e coinvolge più persone: dalle etichette poco lungimiranti, al pubblico troppo svogliato e pecorone, ai media poco interessati alle nuove proposte… Secondo te?
Oddio… io l'esperienza dell'estero l'ho più che sperimentata e devo dire che è tosta. Capisco che molti gruppi non abbiano voglia di fare una vita così. Alla fine fai concerti per 50 euro, mangi male, magari suoni anche davanti a cinque persone. Perché un altro problema, secondo me, è che i gruppi italiani un minimo "arrivati" sono super viziati. Prendi un gruppo di media grandezza, ad esempio il Teatro Degli Orrori. Io non li conosco molto, li ho visti al MW Festival di Castellina Marittima perché il giorno dopo suonavo lì, ho notato che avevano davvero molti fan che erano venuti apposta per loro e che cantavano le canzoni a memoria. Ormai sono abituati alla grande, sia come cachet che come situazione tecnica, hanno addirittura chi gli monta gli strumenti, perché dovrebbero andare a suonare in Germania per 50 euro a data?

Cosa ne pensi dei Crookers e dei Bloody Beetroots?
Secondo me la scena dance è considerata e rispettata. Mi sembra stia crescendo tantissimo.

Ogni tanto mi domando se il successo che questi gruppi riscuotono all'estero sia vero o solo una montatura dei loro uffici stampa per renderli ancora più popolari in Italia.
Quello può essere più adducibile ai gruppi rock: un gruppo "piccolo", del livello dei Disco Drive per intenderci, spesso va a Londra più per fare il figo che altro. E' quella la cosa sbagliata secondo me. Anche un'etichetta che manda un gruppo italiano a suonare… sai queste fiere che sembrano la versione europea del SXSW… in realtà fa figo visto dall'Italia, ma poi il gruppo suona davanti a poche persone. Raramente sono concerti davvero utili, non succede mai nulla di concreto in situazioni del genere. Per i gruppi dance è diverso: in Italia abbiamo sempre avuto un buon background per quanto riguarda la musica da discoteca. Per il rock questa cultura non c'è e se per prima manca da noi come possiamo pensare di esportarla negli altri paesi? E poi è anche una questione di qualità: Crookers e Bloody Beetroots hanno un loro perché, sono abbastanza personali come proposta. Diresti lo stesso dei nostri gruppi rock?

Passiamo ad altro, con Banjo Or Freakout hai ricevuto davvero parecchia attenzione da parte dei media.
Questo è anche la dimostrazione che non essere visto come un gruppo italiano aiuta, poi spero mi venga riconosciuta anche una certa qualità. Ma appunto il fatto di non essere… non so come dirti, qui se sei italiano sei uno sfigato.

In rete si leggono sempre solo tre cose sul tuo conto: la cover di "Archangel" è stata inserita sulla "Radar Playlist" di NME, sei stato segnalato da Pitchfork e la DFA ha dimostrato un certo interesse nei tuoi confronti. Le prime due sono facilmente verificabili, la terza?
In realtà la DFA è stata la prima ad essersi interessata ai miei pezzi, anzi, a dirti la verità è stato il motivo per cui ho deciso di finire alcuni brani e iniziare a registrarne altri. E' stato un anno e mezzo fa, mi ha scritto il loro label manager chiedendomi di mandargli qualche mp3. Siamo ancora in contatto, ogni settimana gli mando i pezzi nuovi e lui mi dà qualche consiglio, ma al momento non c'è nulla di definito. In realtà ti posso dire che anche molte altre etichette si sono messe in contatto, e questo è certamente dipeso da un certo parlare che c'è stato su alcuni blog "che contano", ad esempio GorillaVsBear.net… sono notizie che mi riportano i miei amici perché io proprio non me ne intendo di queste cose. Ma, ripeto, non c'è nulla di concreto al momento: anche la XL mi ha messo in studio per farmi registrare 4 pezzi, ma da qui a dire che uscirò per XL ce ne passa.

Ma è avvenuto tutto in maniera spontanea o, come al solito, hai dovuto lavorare parecchio prima di vedere qualche risultato?
In realtà non ho fatto assolutamente niente (ride, NdA).

Non ci credo.
Te lo giuro, credo di aver avuto un sacco di fortuna. Tutto è nato grazie a cosa è stato scritto dai vari blogger. Io non ho fatto altro che mettere i pezzi sul mio blog man mano che erano finiti. E poi essere a Londra ha aiutato, chiaro, fare il tuo primo concerto qui o farlo a Rivoli, in provincia di Torino, è diverso. Anzi ti dirò di più: mi sono sbattuto tantissimo per i Disco Drive per attirare un minimo l'attenzione dei media e dopo averlo fatto per anni mi sono stancato perché la maggiorparte delle volte gli sforzi si sono rivelati inutili. Con Banjo Or Freakout mi interessava solo suonare e mettere più pezzi possibili in rete.

Già che siamo in abito fai-da-te, non so se hai seguito la polemica che c'è stata sulle nostre pagine: Carlo ha fatto un video per Rockit dove citava una frase di un suo articolo scritto anni fa per il MI AMI "Siamo l'esercito del Do It Yourself". E' stato accusato duramente perché, secondo molti, un vj di Mtv non può parlare di Do It Yourself. Ora, non voglio tornare su quella discussione, ha avuto fin troppo spazio. La domanda è: il DIY ha una sua evoluzione o deve restare come lo intendevano i Crass e noi dobbiamo sforzarci di usare parole nuove?
In realtà non ne sapevo niente…. Non credo sia importante definire cos'è o cosa non è DIY. Tutti i gruppi punk più importanti erano su major. Pensa ai Ramones, è un gruppo che appena nato è finito subito su major. E poi bisognerebbe fare un discorso a parte sui gruppi punk e hardcore del momento, perché secondo me non ha senso definirli così nel 2008. Te ne avevo già parlato tempo fa quando era uscito "Things To Do Today" (si riferisce a questa intervista, NdR). Anche con i Disco Drive abbiamo avuto un sacco di problemi perché venendo dalla scena punk-DIY torinese sembrava inammissibile che volessimo sperimentare anche altre strade, ma sono convinto che siano sempre le solite dieci persone a imbastire queste discussioni. Ognuno fa che cavolo vuole, il DIY è proprio quello: se te lo fai da solo perché poi devi giustificarlo ad altre persone? E poi penso che questa versione del DIY, che spesso viene rivendicata da parecchi gruppi hardcore italiani, è da ignoranti, se posso usare il significato più ampio del termine. Non credo che chi ha iniziato il DIY volesse che diventasse così. Io sono convinto che questi discorsi siano dettati solo dall'invidia e questo ci riporta al problema più grande che c'è in Italia: c'è troppo poco e quello che c'è ognuno se lo vuole tenere per sé. Il risultato è che appena qualcuno fa qualcosa un po' fuori dal canonico subito scatta la polemica. Voglio dire, perché dovrebbe dar fastidio Carlo Pastore che parla di DIY? Anche perché lui è uno che ne ha fatte di cose da solo… anzi ha fatto certamente più cose di chi fa un lavoro del cavolo e poi fa il punk rocker il venerdì sera.

Torniamo alle tue canzoni, sono tutte scaricabili gratuitamente, non ti interesserebbe un giorno guadagnarci qualcosa?
Questa è una gran bella domanda. Adesso la musica è cambiata, il mercato discografico è cambiato. La cosa interessante è che qui le etichette non si lamentano, continuano a vendere dischi e fanno soprattutto molti download. Io, da Italiano, sono il primo a credere impossibile che qualcuno paghi per scaricare musica ma ti assicuro che funziona.

E' vero che ogni pezzo è stato registrato in un'unica take?
(Ride, NdA) Si è vero.

Non ci credo.
E' vero! Certo, ora che sto facendo le prime prove in studio sto cambiando metodo di lavoro, ma sono cose diverse da quelle destinate al blog. Il blog è nato come un contenitore dove carico pezzi "finiti" ma che non metterei mai in un disco.

Parliamo di "Covers", il tuo primo album, come hai scelto i pezzi da coverizzare?
In realtà ho scelto i pezzi che sentivo più in giro. I tormentoni, da Amy Winehouse ai Vampire Weekend. Tolto un paio di pezzi, ad esempio Burial, non sono i miei gruppi preferiti.

Non ti piacciono?
Mi sono reso conto che molti credono che sia così ma non è vero.

In realtà credevo che tu avessi voluto dare la tua interpretazione del pop odierno, ovvero affermare che sia Burial che Kate Nash riescono a comunicare qualcosa al grande pubblico nonostante siano canzoni molto diverse tra loro.
Questo è un ottimo pensiero, potrei anche condividerlo. La canzone di Kate Nash mi piace, non l'ho scelta a caso. Certo, lei non è tra le mie artiste preferite come invece lo sono i Sonic Youth o i Pavement. Però, ecco, mi piaceva un po' distruggere i tormentoni, come "Atlas" dei Battles o "Back To Black" di Amy Winehouse, che sono due pezzi completamente diversi ma ugualmente pompati ovunque.

C'è un artista o un gruppo che negli ultimi 5 anni ha cambiato davvero qualcosa nella storia della musica?
Porco Giuda (ride, NdA). Devo dire che faccio un po' fatica a trovare dei gruppi nuovi che mi mandino fuori di testa. Sicuramente Burial, poi cose anche più classiche come Anthony and The Johnson, secondo me lui ha significato qualcosa e comunque tra vent'anni ce lo ricorderemo. Non credo molto in questi nuovi gruppi, ad esempio i No Age, secondo me scompariranno a breve.

La tua top 10 di fine anno?
Arthur Russell "Love Is Overtaking Me"
The Bug "London Zoo"
Dennis Wilson "Pacific Ocean Blue Re-Edition"
Flying Lotus "Los Angeles"
Gang Gang Dance "Saint Dymphna"
Grouper Dragging "A Dear Deer Up A Hill"
Group Inerane "Guitars From Agadez (Music Of Niger)"
Portishead "Third"
Q-Tip "Live At The Renaissance"
Scarlett Johansson "Anywhere I Lay My Head"

Commenti (10)

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  • marcello consonni 08/01/2009 ore 18:19 @magnificaossessione

    "Non siamo proprio concepiti, siamo il nulla"
    http://it.youtube.com/watch?v=p-syz4gMx5k

  • marcello consonni 08/01/2009 ore 18:25 @magnificaossessione

    "siamo il nulla. Questo a livello di rock"
    Guarda caso John Cage visse nella troglodita italia per parecchi anni..e si accorse anche del livello di certe cose nostre,di questo, ad esempio:
    http://it.youtube.com/watch?v=LKCoK-njfg4

  • Carlo Pastore 09/01/2009 ore 02:28 @carlo

    Marcello, hai tirato fuori due ottimi documenti, ma mancava giusto che citassi Dante. Alessio parla della contemporaneità, non del passato. Qui a furie di goderci il passato stiamo morendo.

    "Se la cultura occidentale che dovremmo difendere dai musulmani è fatta di Giotto e Leonardo e Brunelleschi, come sembra lasciare intendere lei ogni volta che parla della toscana, allora siamo già finiti da tempo. I nostri condottieri sono morti da tempo. Siamo un museo. Siamo le cariatidi di un palazzo prossimo al crollo. Siamo forse l’Italia vista dall’America, idealmente in coda per vedere gli Uffizi. "

    (Matteo Bordone sul suo blog, tempo fa)

  • Casador 09/01/2009 ore 16:37 @33712#casador

    Verissimo Carlo. Il passatismo è un hobby pericoloso e provinciale. Però sottolineerei che Alessio 'parla', secondo me molto bene, di una contemporaneità che non ha nulla di oggettivamente riconducibile all'Italia, e per esprimere la sua visione della contemporaneità ha fatto benissimo a trasferirsi in un paese la cui industria musicale ti permette di veicolare anche progetti non facilissimi come il suo ed è addirittura capace di trasformarli in prodotti modaioli (lo dico in senso positivo) a cui si interessano moltissime persone.

    Un progetto simile, con quelle coordinate, in Italia non uscirebbe mai dall'anonimato di una nicchia 'di genere' in cui peraltro si muovono già altri artisti interessanti. Ed è altrettanto emblematico che praticamente tutti i progetti recenti di canzone d'autore italiana che abbiano goduto di una certa popolarità - ci metto tanto LLDCE quanto Benvegnu' o Amor Fou- tuttora non sappiano prescindere da modelli musicali/culturali che continuano abbondantemente a pescare da un passato (anche molto recente) tanto glorioso quanto ipersdoganato.

    Allo stesso tempo nel teatro o nel cinema si assiste non di rado alla maturazione di artisti che pur senza rinnegare la tradizione riescono ad elaborare una cifra stilistica italianissima e al contempo originale, nuova e personale. Penso a Emma Dante, alla Societas Raffaello Sanzio, ai Motus, a Sorrentino, a Garrone, a Saverio Costanzo...

    Questo per dire che sono assolutamente daccordo con te circa l'idea di non piegarsi al mero conservatorismo di un passato 'mitico' ma che al contempo, per ragioni molto diverse, è difficile e forse impossibile pensare di approcciare una forma di espressione come la canzone italiana (sul piano musicale e lirico) senza aver interiorizzato (o addirittura prescindendo da) certi contenuti.

    A tutt'oggi mi risulterebbe difficile capire (o spiegare a un sedicenne) le mille contraddizioni dell'Italia del 2009 senza attingere a certe profezie di Pasolini o alle intuizioni di un film come 'Prima della rivoluzione' di Bertolucci, che è del 1964.

    "A furia di goderci il passato stiamo morendo". A me sembra piuttosto che la maggior parte della gente (da una certa generazione in poi) sia destinata a morire ignorando completamente (anche) quel passato. L'Italia è un paese già morto, in primis solo sul piano meramente demografico, proprio perchè non ha saputo nè voluto rinnovarsi, a causa di malattie storiche chiamate pigrizia, faziosità, clientelismo, provincialismo, paura del cambiamento....la cui identità culturale (o quello che ne resta) è destinata in gran parte a scomparire nel giro di poche generazioni, venendo soppiantata da altre culture- com'è nella storia del mondo- che si spera ne sappiano rispettare il patrimonio artistico e naturalistico.

    L'Italia che hai abbondantemente rievocato anche tu recensendo 'La stagione del cannibale' nasceva o era rilanciata dalla spinta proulsiva, morale innanzitutto, del dopo guerra, da contrasti violenti ma sempre intrisi di grandissimo idealismo. E' per questo che, ogni tanto, ha prodotto un Dante, un De Andrè, un De Gasperi, un Berlinguer.

    L'Italia di oggi ha scelto, come unici grandi propulsori, il berlusconismo, il calcio e la partecipazione ai reality show. Ed è per questo che durerà quello che deve ancora durare e non un minuto di piu'.






  • marcello consonni 09/01/2009 ore 17:15 @magnificaossessione

    Quello che dici è sacrosanto..Però Contemporaneità è una bella parola che contiene tutto e niente..quando ho fatto il corso di letteratura italiana contemporanea all'università di Bologna si partiva da Leopardi e c'era in programma un suo titolo del 1830 "Paralipomeni della Batracomiomachia"
    ecco che ne ho disotterato il programma:
    http://www3.unibo.it/italian/0203/Lorenzini0203.html
    In ambito musicale se prendi l'insegmento di storia della musica moderna e contemporanea del buon Paolo Cecchi il rock non viene nemmeno sfiorato..


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