Jang Senato - via Chat, 20-09-2010 Intervista

27/09/2010 di

Che sia producendo vino, cremando animali o scrivendo canzoni, sembra che gli Jang Senato abbiano scoperto il segreto del vivere bene. Emerge nell'ironia, nella tranquillità con cui disquisiscono sulla discografia o, a pari tono, sui fagioli saltarini. Una lunga chiacchierata tra Alex Urso e Titano Gulmanelli.



Titano Gulmanelli: eccomi Alex
Alex Urso: ciao Titano
T: l'intervista la dobbiamo fare scritta? Perché ho un pc vecchio stampo e non ho nè camera nè microfono
A: la stiamo già facendo...
T: ottimo
A: come stai?
T: tutto bene, sono in studio ora, in campagna
A: in Romagna?
T: yes, sugli appennini della Romagna-toscana: c'è un posto isolato da tutto, si chiama Batocco. È qui che abbiamo sistemato una vecchia casa in campagna e ci abbiamo registrato il disco
A: come avete passato l'Estate?
T: suonando suonando suonando. Poi abbiamo organizzato la nostra mega festa dell'Estate: prendiamo un camion da un amico, montiamo gli strumenti sul cassone e suoniamo. Pane salsiccia e vino per tutti i presenti
A: in giro?
T: no qui da noi
A: a Batocchio
T: Batocco. Si chiama Batocco, perché ci sono tutte le montagne intorno e quando tu dici qualcosa loro la ripetono... Jang - ang - ang
A: quindi Batocco in dialetto vuol dire qualcosa tipo eco?
T: non si sa bene l'origine del nome, però a noi piace pensare che sia questa
A: e la vita di campagna?
T: siamo circondati da gatti, ne abbiamo 28, giuro!
A: solo gatti?
T: ci sono anche mille animali selvatici, caprioli, tassi e due asini
A: allora è qui che producete il vostro vino (lo Jang Senato YouMore, NdA)
T: si, ma più che altro ne beviamo
A: beh, nel caso non vada la carriera da musicisti avete un buon ripiego
T: certo, ci stavamo già pensando. E stavamo pensando pure di metterci nel commercio dei fagioli salterini. Li conosci?
A: no
T: i fagioli saltarini sono fagioli detti anche magic beans, che quando crescono poi scoppiano e saltano. Non si mangiano, ci si gioca soltanto. Guarda qui: www.fagiolinisaltarini.it
A: ma dai...
T: ahah, sto tizio sta facendo soldoni vendendoli su ebay. Potremmo farlo anche noi. Vuoi entrare nel business anche tu? Oppure come alternativa alla musica e ai magic beans c'è il mio grande progetto: la cremeria
A: buongustaio di un romagnolo...
T: intendo cremare animali domestici morti
A: cazzo dici Titano!
T: andare in giro facendo porta porta alle signore milanesi
A: io pensavo che volessi vender dolci
T: ahahah, no
A: ecco perchè hai 28 gatti...
T: immaginati il business: oggi gli animali per legge non si possono seppellire in giardino; o li porti al cimitero degli animali (ma ce ne sono pochi) o li cremi. Se noi li cremassimo e poi consegnassimo in vasi personalizzati ai padroni affezionati secondo me nessuno potrebbe dire di no. Un animale, un cane o un gatto, per molti sono come persone, pensaci: il Paradiso degli Animali di Titano e Soci
A: mmh, forse meglio fare i musicisti
T: certo

A: come vanno le vostre belle canzoncine? Sembra che piacciano sul web...
T: sul web stanno andando molto bene, la gente ci scrive, su myspace abbiamo più di 175.000 visualizzazioni. È nei live che abbiamo qualche problema. Non avendo ancora un'agenzia di booking le date le troviamo prevalentemente in Emilia Romagna. Solo ogni tanto facciamo qualche capatina in giro per l'Italia. La cosa buona è che ovunque andiamo poi si creano piccoli nuclei di fans, tipo a San Benedetto del Tronto o a Bari (anche se a Bari non siamo mai stati...)
A: questa cosa si collega a quello che scrivo nella recensione: se è vero che certa musica fatica a ritagliarsi grandi spazi di pubblico, dovrebbe essere più facile per un disco pop come il vostro trovare consenso da parte del mercato. Perchè secondo te questo non succede?
T: non succede per il solito discorso: la gente non compra i dischi, le case discografiche non guadagnano; se le case discografiche non guadagnano non possono rischiare di investire su un progetto nuovo e quindi continuano a promuovere o chi è già stranoto (vedi Lucio Dalla e De Gregori in tour) o chi viene dalla televisione (penso ai vari reality). Tempo fa, quando ancora i dischi si vendevano, le case discografiche avevano dei margini di investimento maggiori. Ti faccio due conti: se Biagio Antonacci fatturava 500.000 euro, di questi 50.000 venivano riservati ai Baustelle, anche se potenzialmente ancora nessuno comprava i Baustelle. Era questo meccanismo che permetteva agli "emergenti" di crescere, di far uscire dischi e col tempo diventare i Baustelle (ovviamente i nomi e le cifre che ti faccio sono puramente casuali)
A: ed oggi?
T: oggi le cose vanno diversamente, conta molto il porta a porta
A: cosa intendi per porta a porta?
T: suonare il più possibile, dappertutto, nei club, nelle stazioni della metro o in casa dei gruppetti di fans, di modo che quando la gente poi ne parla qualcuno che ti prende in considerazione lo trovi (penso a Brunori o Dente)
A: in questo senso intendi l'etichetta non come il punto in cui devi vedere l'inizio della tua carriera, ma l'arrivo
T: esatto, mentre prima si promuoveva per far conoscere, cioè le case discografiche investivano prima per far arrivare qualcuno poi, oggi ci si fa conoscere per ricevere un minimo di investimento dopo
A: è vero però che gli Jang Senato prima di questo disco non erano gli ultimi sprovveduti, nel senso che le situazioni per farvi apprezzare (se non per il grande pubblico, almeno per gli addetti) le avete avute (premio Lucio Battisti 2007 come miglior band dell'anno, premio Fabrizio De Andrè 2007 come miglior canzone d'autore, NdA)
T: infatti, e questo ti dimostra il paradosso: vinci praticamente tutti i concorsi che ci sono in Italia ma non si fa avanti nessuno, o quasi: perchè in realtà qualcuno c'è stato, ma se consideri che ad oggi l'unico prodotto uscito degli Jang è stato il singolo "Lamericano", stampato in 500 copie per le radio, capisci in che situazione siamo. Però sono ottimista, perché credo che le buone idee paghino sempre prima o poi
A: sei ottimista perchè sei romagnolo
T: la Romagna vive al grido: think positive!

A: per quanto riguarda il disco: perchè avete aspettato tanto? O meglio, perchè la gente oggi pensa che tre anni di sbattimento, chiamiamola gavetta, prima di far uscire un disco siano tanti?
T: abbiamo aspettato tanto per diversi motivi, alcuni puramente casuali: innanzitutto non avevamo ancora chiara in testa l'idea del suono Jang, visto che abbiamo iniziato a suonare insieme quasi per scherzo. Individualmente venivamo da progetti più rock o più etnici (vedi i Daunbailò). Così ci siamo scrollati di dosso molte di quelle derive per capire che ciò che volevamo fare era questo, delle canzoncine minimal-essenziali. Poi abbiamo avuto questa breve produzione alle spalle ma ha escluso la possibilità di un disco completo ritenendo che non ci fosse abbastanza materiale. E infine perchè prima di credere in noi come una possibile novità sul mercato, abbiamo voluto vedere cosa c'era in giro, le correnti creative che c'erano in Italia
A: e cosa c'è oggi in italia?
T: c'è innanzitutto gente bravissima, che sa scrivere canzoni: Dente e Brunori hanno fatto due dischi formidabili. Poi ci sono diverse band che mi piacciono, penso agli Albanopower. Insomma, dietro alla televisione si nasconde un mondo fertile
A: e perchè c'è ancora chi pensa che in Italia manchi un degno ricambio cantautorale? La cosa che si sottolinea spesso è proprio l'assenza di canzoni con la "c" maiuscola. Quanto c'è di vero in questo?
T: dipende sempre da chi si intende per cantautore. Credo che a livello mainstream ci sia rimasto poco, però come ti dicevo le canzoni non mancano. Io credo che manchino un po' le idee chiare: spesso ascolto gente già arrivata al successo che continua a ripercorrere gli stessi passi che l'hanno resa famosa. In questo senso non trovo la capacità in chi è arrivato di rinnovarsi
A: parli di idee poco chiare. Non pensi che sia il mercato che porta la musica ad avere le idee confuse?
T: in parte; ma diciamolo chiaro: quando sei straricco tipo Vasco Rossi, se ti metti a cantare cover dei Radiohead in italiano sei un coglione (e te lo dice uno che ama il primo Vasco)
A: e se uno giovane, uno come Dente, che penso abbia le idee chiare o per lo meno sembra abbia trovato una sua collocazione, si dovesse trovare a Sanremo. Pensi che anche allora avrebbe le idee chiare? Non voglio entrare nella solita solfa, ma ti chiedo questo perchè mi interessa ritornare a quello che hai detto prima, separando la televisione dalla musica
T: io credo che avere le idee chiare sia sapere pienamente cosa serve a te. Allora se Dente, che ha le idee chiare ma sicuramente non ha le tasche piene, vuole cercare di migliorare la sua posizione sociale, questo non è male, credo sia normale. L'importante è che non si faccia gli Artisti per diventare famosi. Se Brunori o Dente o Le luci della centrale elettrica andassero all'Ariston con dei brani alla loro altezza sarebbe solo una cosa positiva
A: hai detto che avere le idee chiare per un musicista vuol dire sapere fare ciò che serve a te. Ma se arrivi ad un ruolo del genere in una società della comunicazione come questa, devi anche porti il problema di cosa serve davvero alla gente. Non è questo il ruolo del cantautore?
T: giustissimo. Io credo che la sincerità sia tutto. Le cose che ascolti nei nostri testi sono cose realmente accadute, non ti parlo di far l'amore in tutti i laghi e in tutti i mari
A: quello che voglio dire è che un equilibrio, chiamiamolo compromesso, tra ciò che ti è richiesto e ciò che vuoi fare probabilmente devi trovarlo sempre
T: ed il mio personale equilibrio è questo: essere sinceri sempre in ciò che si scrive
A: sono sicuro che anche Scanu ti direbbe che, a modo suo, è sincero
T: mi piacerebbe incontrarlo per regalargli una scatola di Durex. Comunque i compromessi ci sono sempre: una chitarra è troppo hard, una batteria non è pop. Però secondo me la gente poi te li sgama. Penso al primissimo De Gregori, inarrivabile, e lo vedo oggi: se lo sento insieme a Dalla a cantare "Gigolò" mi viene il mal di stomaco
A: De Gregori aveva bisogno di un compromesso? Se lo domandassi a lui ti direbbe che quella di questo tour è stata una sua scelta felice, non un compromesso
T: De Gregori forse no, ma la sua casa discografica sì. Comunque, ognuno se la gira sempre come vuole. Da questi discorsi sul mercato non se ne esce mai: è un cane che si morde la coda
A: porco diavolo
T: io ancora non mi sono trovato di fronte a gente che mi ha chiesto di cambiare. Per ora la vita mi va bene
A: quando vi chiederanno un compromesso vorrà dire che sarete diventati famosi...
T: sicuro. Ma se mi intervisterai e sarò vestito come uno dei Gemelli Diversi uccidimi ti prego

A: promesso. Torniamo a voi. Mi interessava domandarti della vostra attenzione per le performances da vivo. Ne ho viste di pittoresche.
T: ci piace, e crediamo sia naturale che una band si esprima anche al di là della musica. Nel privato ci facciamo le seghe insieme, in pubblico facciamo quadri
A: chi ama disegnare?
T: in realtà nessuno è capace, ma un po' tutti scarabocchiamo. Quello che si diverte di più è il nostro chitarrista Portone; poi c'è l'addetto alla costruzione di mobilio o cose varie che è il tastierista, e così via. Se stai insieme per molto tempo è ovvio che dopo un po' senti l'esigenza anche di fare altro. Ad esempio una volta ogni tanto spariamo: abbiamo dei vecchi fucili su a Batocco, e la notte di Ferragosto si spara. Non tra di noi eh, al cielo, così per sfogarci
A: praterie, animali, sparatorie... Romagna-western..
T: sì, Romagna-western. Sabato a proposito di western vado all'Arena di Verona a vedere Morricone
A: dicono sia bravo
T: dicono
A: c'è qualcosa di semplice e genuino dietro le vostre canzoni. I tuoi testi sono consigli a godere della vita in senso lato. C'è una filosofia degli Jang Senato in tutto questo?
T: la felicità è uno stato mentale non così lontano dalla portata di tutti. In questi anni ho razionalizzato un po' il mondo, e ti sembrerà una banalità ma credo che la maggior parte dell'infelicità della gente dipenda dal fatto che facciano cose che non vogliono fare. Se analizzi le persone al di là del lavoro, le persone intorno a te dico, noterai che c'è chi è fidanzato da dieci anni ma dentro di sè non ne vorrebbe mezza, c'è chi va a tutti i concerti ma in realtà non è il suo posto. Insomma, a partire dal lavoro che uno quasi mai sceglie (e questo è un reato) fino alle proprie decisioni giornaliere, le persone non fanno quello che vogliono fare. È quello che cerco di comunicare nei testi è questo, la possibilità di essere se stessi cercando di esser felici con piccole cose. Ci vuole poco, basta solo fare quello che vogliamo. Ora ad esempio sto bevendo un caffè ma mi andrebbe un gelato. Sto sbagliando...
A: a me servirebbe di andare al mare, che è iniziato l'autunno e finalmente mi sento meno bianco
T: sai invece che faccio io ora?
A: ti mangi un gelato...
T: vado a tagliarmi i capelli
A: comunque a te l'amore ti ha dato alla testa
T: anche le more. Da noi ce ne sono di ottime. Ti farò assaggiare la marmellata di Batocco. Se puoi nell'intervista aggiungi che amo mia moglie, anche se non sono sposato
A: serio, sei innamorato? Perchè si vede da un miglio...
T: «ognuno difende l'altro dal resto del mondo, ognuno è per l'altro il resto del mondo» (Philiph Roth). Si. In tutte le storie precedenti che avevo non riuscivo mai a comporre canzoni. Scrivevo quando le storie finivano, il dolore mi ispirava, ma mentre ero fidanzato ero come bloccato. Ora invece con lei sono supercreativo, scrivo almeno una canzone al giorno. Alla SIAE mi vogliono cacciare, si sono rotti di vedere la mia faccia che deposita canzoni
A: salutiamoci così, mi piacciono le intervisti coi lieti fine
T: sono d'accordo
A: ciao capo
T: ciao man, sii felice (Gandhi-Titano).

Commenti (1)

  • Araba Fenice 03/10/2010 ore 02:41 @arabafenice

    splendidi! entrambi direi!:]

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