Co'Sang - via Chat, 23-11-2009 Intervista

30/11/2009 di Gianluca 'Triplazero' Vitiello

A livello musicale Napoli è automaticamente riconducibile ai neomelodici. Ma esiste una cosa nuova che da anni alimenta un suono diversissimo, e non è la rebel-music delle posse. E' semplice rap. Abbiamo chiesto a Gianluca Vitiello, voce di Radio Deejay e soprattutto Mc della crew Biscuits, di confrontarsi via chat con O'Luchè dei Co'sang. Due immagini apparentemente simili, ma su prospettive diverse, di quel nuovo suono nel paese in cui ognuno pensa di essere la verità.



Ascoltando il vostro nuovo disco ho sentito un grande cambiamento anche in termini di consapevolezza, uno sguardo che mi sembra proiettato oltre la "questione napoletana". Come sono cambiati i Co'Sang tra il primo e il secondo disco?
Abbiamo fatto un bel po' di esperienze negli ultimi 4 anni. Non ci aspettavamo di fare un tour, neanche di smuovere tanti animi, ma fortunatamente il primo disco è andato bene, quindi ci è capitata la possibilità di uscire un pò fuori dalla nostra routine e di crescere. Diciamo che siamo maturati un pò tutti e due, siamo più consapevoli di ciò che ci circonda e crediamo di essere diventati musicisti più attenti.

Mi ha colpito, tra le tracce del disco, "Mumento d'onestà". Parlate dei gruppi che hanno cavalcato l'onda di Gomorra e dell'attenzione mediatica che il libro e il film hanno catalizzato; in effetti, però, anche voi, magari inconsapevolmente, avete avuto più attenzione, non credi? E soprattutto: rispetto alla scena napoletana, come si fa a capire chi sono quelli che parlano con onestà di certe problematiche legate a Napoli e quelli che invece strumentalizzano il vivere in certi contesti solo, come dite voi, per andare in tv o fare più concerti?
Sicuramente anche noi abbiamo avuto più visibilità perchè quattro anni fa tutti i media parlavano solo ed esclusivamente di Gomorra. All'inizio il discorso era molto interessante, ma la cosa che ci ha un po' disgustato è che si è arrivati all'esagerazione. Studio Aperto inventa arresti in tv pur di fare audience, tutti i giornalisti parlano di Napoli facendo domande scontatissime alla gente solo per fare un po' di caos, gruppi musicali escono con canzoni e album completamente incentrati sulla questione Gomorra facendosi forte del riscontro che il nome di Saviano ha ma senza avere un briciolo di talento e cercando di farsi le scarpe uno con l'altro. Noi che veniamo dal di dentro della scena musicale queste cose le sappiamo. La musica non deve essere strumentalizzata, un artista deve esprimere il proprio talento, invece alcuni personaggi cavalcano semplicemente un'onda mediatica legata al film. La verità è che non cambieranno mai le cose e che certi gruppi vogliono solo farsi sentire o prendersi qualche soldo per organizzare qualche manifestazione col nome di Gomorra. Se sei vero e hai talento, non ti serve allearti con un filone, qualsiasi esso sia, le tue canzoni dovrebbero parlare da sole, ripeto la cosa che ci da fastidio è stata l'esagerazione.

Avete da sempre raccontato Napoli con i suoi problemi, i vostri testi sono vere e proprie cartoline spedite da certi quartieri. C'è secondo voi una via d'uscita? Un posto per coltivare anche una speranza. Noi, i Biscuits, nel prossimo disco abbiamo un pezzo che parla di questo, "Exit", via d'uscita appunto. Qual è se c'è la vostra Exit?
La via d'uscita si trova dentro ognuno di noi. Basta guardarsi dentro, capire veramente cosa sei e cosa vuoi e proiettarsi nel futuro con tutto te stesso. La nostra città non offre niente, io consiglio di viaggiare e di crearsi un proprio mondo e vivere per sé stessi. Solo cosi ci può essere una via d'uscita. Non bisogna aspettarci niente da Napoli né dall'Italia in generale, è un paese statico dove comandano in pochi e non sono aperti a culture nuove.

"Riconoscenza" è una sorta di credito nei confronti della vita e delle esperienze vissute. A chi sono riconoscenti i Co'Sang?
Siamo riconoscenti in primis a noi stessi per l'impegno che mettiamo nel costruire la nostra carriera. Nessuno ci ha aiutati all'inizio e nessuno ci aiuta adesso. Riconoscenza è un brano che parla dell'amore verso le esperienze e le strade che ci hanno cresciuti, nell'utopia di poter cambiare la condizione sociale della nostra gente tramite la musica. Ripeto, un'utopia.

Chi è la "vostra gente"?
Per nostra gente intendiamo il popolo di Napoli e di tutti i posti disagiati del mondo in generale. Le nostre difficoltà sono quelle dei popoli di un pò tutte le grandi metropoli. Sono le persone che hanno condiviso le nostre esperienze e che possono capire in pieno le nostre parole. Sono le persone che ci ascoltano quando parliamo.

La collaborazione con Raiz mi sembra un'operazione interessante, è la vecchia scuola che si unisce con la nuova. Com'è nato questo incontro?
Nasce da un'amicizia in primis. Ci siamo conosciuti qualche annetto fa ad un nostro live a Napoli e subito c'è stato un feeling. Lo ammiriamo molto come artista e per noi è uno dei personaggi che ha fatto la storia della musica napoletana contemporanea. Per noi è stato un onore lavorare con lui e avere la sua voce nel disco. Purtroppo è stato uno dei pochi esempi di collaborazione tra vecchia e nuova scuola, visto che a Napoli ognuno pensa di essere il migliore di tutti e sopratutto quelli della old school non sono per niente aperti a collaborare con le nuove leve.

La scena old school sembra essere chiusa dentro se stessa, di contro però quelli della new school, intendo quelli molto giovani, quelli che sono venuti dopo di voi tanto per capirci, mi sembrano non avere tanta consapevolezza di quello che c'è stato prima di loro, sia in termini di conoscenza musicale sia in termini di conoscenza della storia della scena napoletana. Insomma, a Napoli ognuno in qualche modo pensa di essere più accreditato di qualcun'altro, questo frena la possibilità di crescere e collaborare insieme. Voi come la vedete?
A Napoli ognuno pensa di essere la verità, sia i vecchi che i nuovi, senza distinzione. Personalmente penso che se ci fosse talento, esisterebbe anche il rispetto, ma di talento vero ne vedo poco, quindi credersi meglio di qualcun altro è solo rendersi ridicolo. Sicuramente c'è poco da collaborare. Di sicuro è da stupidi chiudersi nel proprio mondo e pensare che basti quello. Se sei un artista hai bisogno di vendere dischi e fare concerti. Se dopo un po' vedi che non vai da nessuna parte, è ovvio che stai facendo qualcosa di sbagliato.

In un momento del disco tu ti chiedi come mai nella colonna sonora di Gomorra ci sono solo pezzi neomelodici e nemmeno un pezzo diverso. Volevo chiederti se avete un po' di rammarico per non essere stati presenti nella colonna sonora del film, voi che siete considerati come quelli che raccontano le storie di certi posti. E qual è il vostro rapporto con la musica neomelodica?
Col senno di poi ringrazio Dio per non essere stato parte della colonna sonora, ci saremmo solo infangati sempre più nella definizione assolutamente sbagliata di rapper contro il sistema della Camorra, etichetta che non ci avrebbe mai più levato nessuno da dosso e che ci avrebbe ghettizzato sempre di più quando invece noi cerchiamo di fare musica senza limiti e per tutti pur rimanendo nelle nostre storie. Il fenomeno Gomorra sta per svanire, la gente se ne fotte, la situazione qui è peggiorata, quindi non vogliamo affondare con loro, noi restiamo a galla grazie al nostro talento. I neomelodici per me sono un'arma per diffondere sempre di più l'ignoranza nella gente per poter tenere il popolo addomesticato. Sono comunque una realtà.

(Co'Sang Feat. Fuossera, "Nun Sai Nient e Me")

Il pezzo con i Fuossera è uno di quelli che preferisco di meno per il semplice motivo che sembra non uscire dallo schema di cui tu parli e cioè quello legato solo al racconto del posto in cui si vive, finendo per parlarsi addosso. Nel disco invece mi sembra ci sia uno sforzo per liberarsi dall'etichetta di gruppo legato al fenomeno Camorra.
La gente è molto ignorante e anche i giornalisti di conseguenza. Su dieci domande sette chiedono del nostro rapporto con Gomorra. Siamo consapevoli di avere a che fare con persone che non vanno a fondo e che pensano che Gomorra significhi Napoli. Noi siamo ragazzi di periferia e viviamo la periferia in pieno, quindi troverai sempre delle tracce che parlano di noi in quanto tali. La nostra vita non è cambiata del tutto. Siamo sempre gli stessi, cerchiamo di fare sempre buona musica, per noi questo è uscire fuori, elevarsi. Gomorra non significa Napoli, ci sono le vite di altri tre milioni di napoletani. Lo stesso se parlo di strada non vuol dire che sono un rapper contro qualcosa, sto solo raccontando. Come un film, ma é cosi difficile da capire?

(Biscuits, "Fortapasc")

Non per me, perché vi conosco e perché di Napoli (beh della provincia) sono anch'io, ma il problema è che i giornalisti hanno più interesse a parlare di voi in certi termini, fate più notizia se rappresentate i rapper del ghetto che parlano di disagio sociale. Noi Biscuits abbiamo fatto un pezzo ispirato a un film "Fortapàsc" ma il disco ha il processo inverso di quel pezzo, che quindi rimane un episodio anche isolato. Il nostro album parla di possibilità di uscire fuori, come si diceva prima, e di stati d'animo molto più intimi, più interni. Io vivo a Milano, ciò nonostante non parlerei mai di Milano perché non mi appartiene e se parlo di Napoli e racconto qualcosa, so bene di doverlo fare con attenzione e sincerità. E questo mi rende assolutamente in pace con tutti. In questo senso volevo chiederti se c'è una possibilità di raccontare aspetti positivi di Napoli.
Ci siamo stancati di parlare sempre di Napoli, infatti per lo più parliamo di noi stessi, della nostra vita personale e dei nostri lati positivi, della nostra forza, delle nostre ambizioni. Se dovessi parlare degli aspetti positivi di Napoli, beh, li sanno già tutti da un pezzo, sono sempre gli stessi, la pizza il sole il cibo buono, la simpatia e la spontaneità, è sempre questo da secoli. Purtroppo Napoli non è aperta ad altre culture, se lo fosse magari potrei parlare di arte contemporanea, di melting pot, di concerti, di libri, di musica in generale, di quanto multirazziale la nostra società sia diventata negli anni e di quanti incontri interessanti si possano avere nelle strade di Napoli. Ma purtroppo non è cosi. Non sarebbe Napoli ma New York.

Una domanda semplice: com'è una vostra giornata tipo a Napoli.
Cerchiamo di rendere la musica il fulcro delle nostre giornate. Ci vediamo in studio per provare o per produrre pezzi nuovi. In questo periodo stiamo promuovendo il disco e abbiamo appena iniziato il tour, quindi spesso il week end si suona. La sera siamo sempre in compagnia tra di noi, ci siamo creati il nostro mondo.

"Vita bona" è più una speranza o una tappa a cui siete arrivati nel vostro percorso?
Credo più una speranza, noi non siamo cambiati del tutto e abbiamo affrontato mille difficoltà per realizzare questo disco. Forse è un auspicio a diventare ciò che vogliamo fortemente per poter avere una vita brillante e felice.

Cosa manca per essere una "vita bona"?
Manca una posizione economica più forte, un'industria che ti sappia promuovere, vendite più alte e un contesto al di fuori della musica più interessante. Se non avessimo il nostro piccolo mondo, dove ci prendiamo ciò che desideriamo, la nostra vita sarebbe una noia come quelle di molti italiani.

Per finire, in un pezzo vi lamentate che vi si chiede sempre da che parte state rispetto alla "questione di Napoli". Come si fa oggi a distinguere il bene dal male specie in un posto come Napoli in cui queste due componenti non sono sempre così ben distinte?
Nessuno vuole stare dalle parte del male, anche i criminali stessi non vogliono la stessa vita per i loro figli. Io sogno un posto migliore per me e per tutti i napoletani. Ciò non vuol dire che nel lungo cammino della vita non ci si trovi davanti ad esperienze non sempre facili da affrontare, davanti alla frustrazione e alla rabbia che a volte ti portano a fare cose sbagliate. Siamo essere umani, dobbiamo soddisfare certi bisogni, desideriamo una vita buona a tutti gli effetti e come tutti gli esseri umani non siamo perfetti. Quindi noi ci limitiamo a raccontare in tutta onestà la nostra vita, comprendendo momenti sereni a quelli difficili. Il discorso è più complesso, non si può stare né da una parte né dall'altra, perché in fin dei conti le colpe sono di tutti, ma sopratutto di chi ci governa. Non abbiamo la presunzione di poter giudicare o dire a qualcun altro come vivere la propria vita. Questo stato ci ha ridotti a vivere come delle macerie dimenticate e adesso ne paga le conseguenze. Chi vive qui cresce pensando quasi di non meritare il bene, ma che siamo destinati al degrado senza nessuna possibilità. Di chi è la colpa?

Commenti (2)

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  • pepppo 02/12/2009 ore 22:45 @pepppo

    Tra i dischi più brutti del 2009, de gustibus, ma per me è così.
    A sentire i testi mi son cadute le braccia e non venite a dirmi che non li ho capiti. Sono di Napoli e quando poi vado a leggere passaggi di questa intervista, beh non posso che trovarmi in totale disaccordo.
    I nostri ci dicono che non stanno nè da una parte, nè dall'altra...che profonda tristezza.
    Ma lo sapete che anche una "non scelta" è una scelta??
    Lo Stato ci ha ridotti in questo modo?
    Semplicistico il vostro ragionamento. Il confine tra bene e male a Napoli è più labile che altrove, ma bisogna venire fuori, esporsi e non chiudersi in compartimenti stagni.
    Vivete nelle case dei puffi...nella vecchia 167 o a Miano...poco cambia...dite di fare musica e fatela meglio, magari curare meglio i testi e soprattutto la musica

  • Giovanni Continanza 08/12/2009 ore 14:48 @nickwire

    Sono campano anche io (di caserta), e secondo me la posizione dei Cò Sang è causata da una accesa speculazione del marchio "Gomorra" da parte di molti artisti napoletani.
    Il fenomeno si è sgonfiato, sta all'onestà intelletuale di ciascuno di noi ammetterlo e trovare la natura delle cose.
    In questo caso i Cò Sang l'hanno trovata ancora nelle strade napoletane.

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