Tv Lumière - via e-mail, 05-09-2002 Intervista

13/09/2002 di Simone Stopponi

“Rockalvi 2002”, un mini-festival di due giorni (di cui trovate documentazione su questo sito), in rinnovata veste “vetrina-band-locali+guest” - e che ospiti: Giorgio Canali la prima sera et l’Enfance Rouge di F.R.Cambuzat la seconda.

Incontro i ragazzi (vecchi amici per la verità: primi concerti spartendo improbabili palchi dell’alto Lazio ai tempi della Rachelecattiva), poco prima della loro straniante, intensissima esibizione.

Scambio di abbracci, di demo e giusto il tempo di accordarci per una chiacchierata via e-mail.



Rockit: Cercando di figurare la vostra musica inevitabile mi viene fuori un riadattamento in bianco e nero, o addirittura color seppia, come vecchie foto d’infanzia: un periodo della vita a voi molto caro, idealizzato, assurto a stereotipo di frustrazione umana, sbaglio? Quali altri temi vi piace trattare?

Federico: L’infanzia è senz’altro un tema ricorrente nei testi dei TV Lumière. Nel mio minimalismo propongo una poesia che è sequenza di immagini fredde e crude… come nello sfogliare un album di fotografie ingiallite dal tempo. Le immagini infatti, quasi mai sono legate fra loro da un movimento, ci si trova da una scena all’altra improvvisamente. Io sono una persona estremamente sensibile che ha idealizzato l’infanzia a tal punto da renderla un posto emozionante in cui tornare e rifugiarsi, perché quelle immagini, belle o brutte che siano, col tempo hanno acquisito un fascino irresistibile, come ogni cosa appartenente al passato che si vorrebbe rivivere. Penso di non essere l’unica persona che trovandosi di fronte ai problemi posti da questo tipo di società abbia bisogno di immergersi in un proprio mondo.

A volte scrivo canzoni guardando fuori da una finestra di una casa di campagna, in piovosi pomeriggi d’autunno. Quindi, a parte l’infanzia, non ci sono temi ben precisi di cui si parli ma si tratta di scenari e delle emozioni che essi suscitano contemplandoli. In alcune canzoni compaiono anche immagini che sono ricordi di amori perduti. Comunque penso che trattandosi sempre di sequenze di immagini, sia bene lasciare tutto alla libera interpretazione di chi ascolta.

Rockit: Il passaggio da Clown Sadness a TVLumiere mi è sembrato molto sentito a livello artistico e umano: nuova formazione, strumentazione, esperienze, arrangiamenti, ma se il primo nome era abbastanza decifrabile, il secondo?

Federico: Il nome “TV Lumière” è la conseguenza del nostro amore per atmosfere e scenari, naturalmente idealizzati, della Francia di fine ‘800-inizio ‘900, tant’è vero che alcune delle nostre canzoni sono ambientate in tale contesto. Soltanto dopo un po’ di tempo abbiamo accostato il suffisso TV a Lumière, quando abbiamo iniziato a suonare al buio illuminati soltanto dalla luce di un piccolo televisore mal sintonizzato, molte delle nostre parti strumentali sono nate da improvvisazioni al buio. Quindi da un certo punto di vista (un po’ più pratico e sicuramente posteriore) potrebbe anche essere la traduzione letterale di “televisione-luce”. Comunque l’inserimento di Irene al basso e ai cori ci ha dato sicuramente nuova linfa vitale, in quanto il progetto “The clown sadness” si era andato deteriorando col tempo.

Rockit: Capitando sul vostro sito -www.tvlumiere.it - ho fatto caso con piacere che avete “aperto” per numerosi concerti importanti. Quali esperienze vi hanno arricchito maggiormente?

Federico: L’aver suonato con certi gruppi, ma soprattutto essere stati molto apprezzati da loro ci ha comunque dato una forte spinta emotiva e ci ha dato maggior consapevolezza dei nostri mezzi. Sono sicuramente stati i nostri concerti più impegnativi, perché in certe circostanze si sente la responsabilità di dover essere necessariamente all’altezza della situazione. Ulan Bator, L’Enfance Rouge e i Trumans Water sono gruppi che abbiamo sempre stimato e ritrovarsi insieme sullo stesso palco ci ha fatto immensamente piacere. La cosa che più ci ha arricchito sono quei consigli che gruppi di tale livello possono darti in una giornata trascorsa insieme dentro e fuori il palco.

Rockit: Un vostro live fa forza anche su forti sensazioni visive (ma perché non pensate a qualche “proiezione”?), pur preferendo una certa staticità, la vostra estetica decadente, che conoscendovi so ben lontana dalle pose, quanto conta, quanto conta il “look” in quello che proponete?

Federico: Quando abbiamo dato vita a questo progetto avevamo il timore che ai nostri concerti la gente si sarebbe distratta, trovandosi ad ascoltare alcuni brani piuttosto lunghi e spesso ridondanti, invece con nostra grande sorpresa moltissime persone hanno detto di non essere riuscite a staccare lo sguardo da ciò che accadeva sul palco, questo è per noi importantissimo, è fondamentale che il pubblico ascolti in silenzio senza emanare quel vociare così fastidioso per chi ascolta e soprattutto per chi suona, per noi era fondamentale arrivare ad avere un pubblico maturo. Comunque, come tu stesso, conoscendoci hai affermato, non ci siamo mai imposti nessun tipo di atteggiamento, quello che la gente vede sul palco è esattamente ciò che potrebbe vedere incontrandoci per la strada in qualsiasi giorno dell’anno. Il fatto di parlare poco o per niente durante i nostri concerti fa parte dei nostri caratteri, noi siamo persone estremamente riservate. E’ importante puntualizzare che ogni nostra scelta artistica è stata dettata dal nostro modo di essere. Riteniamo il look, inteso come atteggiamento, molto importante in uno spettacolo, ma non per una questione estetica in se stessa, bensì perché deve aiutare le immagini che cerchiamo di proporre con la musica a prendere una forma un po’ più definita, magari sostituendo eventuali proiezioni di immagini. Credo che la malinconia che trasmettiamo con la nostra musica sia amplificata dalla nostra staticità. Sempre rimanendo legati ad un nostro concetto piuttosto personale di eleganza, cerchiamo di mantenere il nostro stile in tutto ciò che facciamo perché anche il modo di muoversi e di vestire fa parte dello spettacolo. Cerchiamo di curare i nostri spettacoli nei minimi particolari, per noi fra un concerto ed un’opera teatrale non c’è differenza alcuna. Quello che cerchiamo di proporre è un teatro minimale fatto di immagini e di suoni e sono le atmosfere che creiamo che guidano la nostra gestualità.

Rockit: La mia canzone preferita del disco è la struggente “I gatti”: 12 minuti di spleen, armonici e dissonanze e aperture e silenzi. Commercialmente parlando a quante e quali persone sentite di poter arrivare? Avete mai seriamente pensato di imporvi qualche limite o avete perso qualche treno importante per non averlo fatto?

Federico: Il nostro è un progetto molto ambizioso ma sappiamo benissimo che stiamo suonando musica totalmente anticommerciale. Col tempo ci siamo accorti di poter coinvolgere persone di tutte le età, ma soprattutto chi ama immergersi in certe atmosfere e devo ammettere che sono davvero poche… onestamente non ci dispiace affatto. Per arrivare ad apprezzare questo genere musicale occorrono anni di ricerca (che non è quella di guardare MTV dalla mattina alla sera), e non stiamo parlando soltanto dei TV Lumière, bensì di tutti i gruppi che anche in passato si sono avventurati in tali percorsi, almeno in Italia sono rimasti totalmente sconosciuti quindi non pensiamo di poter far meglio di loro. Onestamente speriamo in una sorta di Andy Warhol all’italiana che si interessi a noi. Preferiamo suscitare emozioni in dieci persone piuttosto che avere un pubblico molto numeroso che non capisce un cazzo! Abbiamo notato che in Umbria ci sono centocinquanta persone che seguono questa scena musicale, quindi… non penso sia un investimento da farsi.

Rockit: “Insuccesso” al primo ascolto sembra un outtake per “Ko de mondo” dei C.S.I.; in altri casi l’amore per i Joy Division è troppo ingombrante per rimanere celato. Al vostro concerto sentivo dei ragazzi inneggiare a dei Sonicchiut-de-noantri. Credo invece che la sovrastruttura che lega tutte queste influenze sia il vostro suono, cosa c’è di diverso e di simile tra questo e i citati modelli?

Federico: L’essere accostati a certi gruppi o quantomeno far pensare a loro è per noi un grande complimento. Il nostro cammino artistico è sicuramente partito o passato anche dai citati modelli. Ma per noi ogni giorno è motivo di accrescimento di quella personalità artistica che dopo tanti anni di ricerca abbiamo acquisito. In passato qualcuno criticò eccessivamente un paio di nostri brani accostandoli più del dovuto a qualcosa dei C.S.I. ma chi sa ascoltare ed ha una certa cultura musicale sa riconoscere la differenza fra un gruppo che ha un proprio stile ed uno che non lo ha e di conseguenza copia. Quello di rielaborare e far proprio qualcosa che ci ha influenzati non è una cosa che riguarda soltanto i giovani gruppi contemporanei, penso che i padri di molti filoni musicali contemporanei siano stati i Velvet Underground i quali sono fra i pochi gruppi che non devono niente a nessuno, gruppi come Joy Division, Sonic Youth, C.S.I. e tanti altri di questo livello, hanno cambiato sicuramente non solo il nostro modo di far musica ma quello di tantissimi altri gruppi ma a loro volta anche loro hanno avuto dei maestri da cui imparare, l’importante è miscelare al meglio le varie influenze e metterci un buon 80% di personale dentro. E’ molto difficile dire in cosa ci abbia influenzato un gruppo o l’altro, sono ormai cose acquisite da tempo che abbiamo già mescolate ognuno dentro di sé, e non è affatto facile dire se il modo di cantare sia più contaminato da Ian Curtis o da M. Gira, o il modo di suonare la chitarra più da L. Ranaldo o da W. Reid. Comunque penso che le nostre influenze non vadano ricercate soltanto in questi tre gruppi, senz’altro, come i CSI (…e non siamo eretici!) siamo stati totalmente rapiti da quello che sono state Berlino e New York nei primi anni ’80.

Rockit: Ora giochiamo: da ognuno di voi vorrei un nome di gruppo o solista che vi ha ispirato in passato, uno che vi piace adesso e un altro nome “scappatella” fuori tema…
Federico: I Joy Division sono per me un grande amore mai scomparso, momentaneamente sto ascoltando molto Nick Cave e tutto ciò che gli gira o gli è girato intorno (Einsturzende Neubauten, Dirty three, Current 93…). La mia scappatella estiva sono i Belle & Sebastian.

Ferruccio: Difficile dirne uno... penso che "Evol" o "V.U. & NICO" abbiano un po’ cambiato il mio modo di ascoltare musica, o anche "Children of God" degli Swans. Ultimamente sono molto interessato a Dirty Three e Arab Strap.

Irene: Molto affascinata da Rose McDowall dei Current 93 e donne come P.J. Harvey e Lydia Lunch, uno dei miei primi amori sono stati i Cure.

Yuri: Passato: Radiohead, Ulan Bator. Presente: Mogwai. Futuro: Mùm- Sigur Ròs.

Rockit: Lasciamoci con dei buoni propositi. Si va incontro all’autunno (la vostra stagione preferita I guess): che progetti avete in cantiere? Produzioni, registrazioni, concerti…?

Federico: Abbiamo in cantiere molti brani che sicuramente inseriremo nel nostro prossimo lavoro e che abbiamo intenzione di definire con l’arrivo dell’autunno. Momentaneamente stiamo valutando se registrarlo o meno con la prod. artistica di François R. Cambuzat, staremo a vedere. L’autunno sarà anche il periodo in cui riprenderemo la nostra stagione concertistica. Preferiamo suonare in un locale fumoso piuttosto che all’aperto, quindi in questo periodo stiamo riposando.

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