Circo Fantasma - via mail, 01-11-2001 Intervista

01/11/2001 di Eliseno Sposato

Da qualche giorno uno dei cd che gira con maggiore frequenza sul mio lettore, unitamente all’esordio di The Juniper Band, è Ad Un Passo Dal Vuoto dei Circo Fantasma. Il terzo album del gruppo milanese suona meglio del precedente “Tempi Migliori” segno di una vena ritrovata ed un amalgama messo maggiormente a fuoco anche dalla produzione di Giorgio Canali. Di questo album ne ho discusso via e mail con il chitarrista Nicola Cereda.



Siete giunti al difficile terzo album. Da quali basi è iniziato il lavoro e con quali prospettive siete entrati in studio?
Volevamo un album sporco, scuro, crudo e diretto. Senza mediazioni e compromessi. Scrollarci di dosso l'etichetta di "rock italiano" e i soliti paragoni con i soliti gruppi solo perché nella line-up abbiamo una fisarmonica. Abbiamo fatto un lavoro diverso rispetti ai vecchi album. Forse per la prima volta nelle canzoni i testi sono funzionali all'atmosfera del brano. Sappiamo sempre più chiaramente cosa vogliamo e come ottenerlo entrando in studio. Ma e' una messa a fuoco che non finisce mai. Le difficoltà' sono innumerevoli e alla fine bisogna ricorrere a un produttore per mettere tutti d'accordo, per toglierti dai guai quando ci finisci e per finirci se va tutto bene..…Quando esci dallo studio hai l'impressione di aver lottato tutta la notte con una coperta troppo corta…..qualche parte rimane sempre scoperta!

Chitarre ancor di più in evidenza, questo è il peso della produzione di Canali? Eravamo interessati al suo approccio schietto e diretto, ovviamente a patto che anche lui fosse interessato a noi...Giorgio non ha problemi a sbatterti di fronte alla realtà...ti dice "questa roba fa cagare!" quando e' il caso, ma e' anche estremamente collaborativo, creativo e propositivo. Abbiamo praticamente riscritto "La città dall'alto" e "Ordine e disciplina" in studio sotto la sua stimolante supervisione. Inoltre e' riuscito a creare l'atmosfera ideale per Max, che al cantato ha potuto esprimersi al meglio. L'arma in più di Giorgio e' forse la sua capacita' di tirar fuori il meglio dalla voce. Abbiamo registrato le basi in presa diretta scegliendo la prima esecuzione per parecchi dei brani poi finiti sul disco. Privilegiando poi le cose che garantissero un ascolto più' duraturo nel tempo. In realtà sulle chitarre abbiamo lavorato molto meno di quanto non si possa pensare...E' chiaro pero' che la fase di mixaggio è cruciale...volevamo che le chitarre "suonassero"...e ci fidavamo ciecamente del gusto di Giorgio. Insomma il suo e' stato un lavoro di produzione a 360 gradi.

Cosa pensavate potesse aggiungere il suo lavoro di produzione al vostro suono? Pensavamo di carpirgli i segreti dello studio di registrazione...e invece ci ha lasciato una "guida galattica per autostoppisti", del pasticcio ferrarese, e una manciata di storie da raccontare ai nostri nipotini davanti al camino quando saremo vecchi...

Continua a sentirsi il profumo dell'America di metà anni 80. Non pensate che in questo senso il vostro sia un prodotto rivolto ad un pubblico adulto? Cioè più ai quarantenni che ai ventenni?
Di certo quando scrivi non stai a badare al tipo di pubblico che sarà interessato alla tua proposta... te ne freghi! Poi speri che un miliardo di persone comprino il tuo disco! e se non accade...beh, significa che il pubblico non e' ancora maturo per te!!! Siamo aperti ad ogni ascolto. Le nostre influenze spaziano dagli anni 60 ad oggi...con un occhio di riguardo al periodo 1967-1970, quando e' successo quasi tutto! Come per le migliori riserve di barolo, di amarone, di brunello...in attesa di annate migliori per il rock, alla resa dei conti, suonano ancora più sovversivi i dischi dei Velvet e degli Stooges, piu' innovativi e sperimentali quelli di Captain Beefheart e Tim Buckley, più poetici quelli di De Andre' e Cohen più sanguigni quelli di Springsteen e dei Clash, più irriverenti quelli dei Dead Kennedys e dei Pogues, piu' acidi quelli di Neil Young. I nostri modelli sono i più disparati… Da Tom Waits a Nick Cave, dai Rolling Stones ai Sonic Youth… Ma avere dei modelli non significa necessariamente che li si debba imitare! Non ne saremmo capaci e non avrebbe alcun senso! E d'altro canto non si può prescindere da ciò che si ascolta e si ama o si e' amato… Si parte con la ferma intenzione di non imitare nessuno e si finisce per prendere inconsciamente qualcosa da tutti!

A proposito di Max e delle sue parti vocali. Mi sembra che il suo contributo sia la nota più lieta che si apprezza in questo nuovo album. Non posso credere però che sia tutto merito di Canali.

Certo che no! Il merito e' di Max e del duro lavoro svolto giorno per giorno per tutto l'inverno scorso. Non abbiamo mai lavorato cosi' tanto alla voce e ai testi.

Perché una voce diversa (la tua) su “la mia eroina”? Soddisfatto del risultato?
Inizialmente avevamo contattato Andrea Chimenti perché ci sembrava particolarmente adatto ad interpretare il brano. Lui si era detto entusiasta della cosa, ma ci siamo trovati a dover chiudere le registrazioni in anticipo rispetto alle previsioni, in un momento in cui lui non si trovava in Italia. Ormai ci eravamo invaghiti di questa idea di una voce più calda sulle tonalità basse, e allora ci siamo costruiti la soluzione casalinga. Del resto il brano era composto sulla mia tonalità e l'avevamo già provato in questa veste. Se non fossimo stati soddisfatti non l'avremmo pubblicata! Il brano e' provocatorio... Ha la pretesa di fare il punto della situazione su tre generazioni viste da quella di mezzo. E in quei panni mi ci trovo benissimo. Una canzone vomitata, dopo anni di nausea, in un quarto d'ora di "vena buona".

Come sono secondo te queste canzoni?
Le canzoni sono calde e severe, vestite in rosso e nero come la copertina.

Ti va di riflettere brevemente su ogni brano?
IL DUBBIO: il Neil Young di "Change your mind" a 78 giri… SENZA UNA META: il primo pezzo composto dopo "Tempi migliori"…..non so bene dove volessimo andare a parare…..c'e' il Boss, ci sono i Thin White Rope... L'ABITUDINE: a meta' strada tra i Foo Fighters di "Good grief" e gli Afterhours di "Posso avere il tuo deserto", con i Motorpsycho che fanno capolino… CORAGGIO DA REGALARE: "Invecchiare" rivisitata in chiave 2001. AD UN PASSO DAL VUOTO: i Los Lobos passati in vecchio frullatore arrugginito che va fuori giri… LA MIA EROINA: se esistesse una una canzone scritta da Leonard Cohen, tradotta da DeAndre', arrangiata da Lou Reed e interpretata da Johnny Cash, allora questa ne sarebbe la nostra versione… ORDINE E DISCIPLINA: immaginandoci sulle spiagge di Seattle…..mentre balliamo in riva all'Adda in balìa della nebbia... SOGNI CHE NON RITORNANO: "Wages of sin" di Springsteen in versione onirico-felliniana… INSEGUENDO UN'ALTRA STRADA STANOTTE: Nel '77 avevamo in media 10 anni..…un punk bambino… GRAPPOLI DI RABBIA: i Joy Division di "Exercise one" incontrano Springsteen che canta "Straight times"…..in inglese fa "grapes of wrath"...ossia "furore" PAROLE CHE SFUGGONO: la mamma e' "Corduroy" dei Pearl Jam, il papa' "Jumpin Jack Flash" degli Stones, Pavese sullo sfondo... LA CITTA' DALL'ALTO: Il primissimo Bono vestito da Superman interpreta, in un delirio di onnipotenza alcolica, un brano dei Doors suonato dai Sonic Youth.

Inserire una cover tradotta in italiano e' una costante dei nostri album. Con quale criterio avete scelto i Los Lobos e perché non vi siete misurati con un brano più famoso?
Nei primi due dischi avevamo adattato "Factory" di Springsteen e "That's what you always say" dei Dream Syndicate. Cerchiamo di non fare banalmente una cover, TRADURRE e' qualcosa di più: inevitabilmente le parole si trasformano in qualcosa che si allontana dall'originale per diventare la tua idealizzazione della canzone. La canzone suona diversamente perché sono le TUE PAROLE che SUONANO diversamente. E' un processo molto delicato e rischioso. Abbiamo ascoltato un sacco di porcherie realizzate con lo stesso procedimento. Noi rispettiamo l'originale ma lo usiamo come tramite per comunicare il NOSTRO messaggio. Avevamo una lunga lista di "pretendenti". La scelta e' caduta su questo brano per l'urgenza del testo e la carica emotiva della musica. Francamente amiamo molto di più i Latin Playboys (il progetto parallelo di David Hidalgo e Louis Perez) che non i Los Lobos stessi. Ma questo e' un brano teso che ha ben poco a che fare con le atmosfere tex-mex che li hanno resi celebri. In ogni caso non volevamo cimentarci in brani troppo famosi o riusciti. Non ci sogneremmo mai di rifare "The passenger"...con certi confronti si rimediano solo brutte figure...e poi che senso ha fare una cover di "Heroes" ? Non ci sono margini di manovra, perché l'originale è perfetta!

Della Teatralità che era all'origine del progetto C. F. è rimasto ben poco, il rock ha preso il sopravvento o è colpa della dura vita quotidiana?
Selezione naturale...Forse era un progetto troppo ambizioso, e comunque spinto da persone che da anni non fanno più parte dei Circo Fantasma.

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