Brilliants - via Mail, 02-07-2009 Intervista

06/07/2009 di

L'ultimo ep dei Brilliants ha confermato le aspettative. Il duo di Forlì continua a mantenere un tiro post-punk, suoni sempre più aggressivi e - novità di quest'anno - un nuovo interesse per la melodia. Oscar Cini ha indagato su passato, presente e futuro. Loro si lamentano di band troppo fredde e poco inclini a creare una vera scena e stringono il più possibile amicizie con le nuove leve dell'ellettro italiana, in attesa di un dj ricco che li produca e gli permetta di stare a casa dal lavoro.



Dato che sul web non ci sono tantissime notizie che vi riguardano, voglio un riassunto del progetto Brillants?
Siamo nati nel 2006, la formazione iniziale era composta da tre membri, chi suonava la testiera ha poi messo su un'altra band e, in seguito, ci ha abbandonato. Abbiamo sostituito la batteria con una drum machine e il batterista è diventato il cantante, oltre a suonare il synth. Da lì è nato tutto, in pochi mesi abbiamo ultimato sei brani che sono finiti nel nostro primo demo.

Nel vostro nuovo ep si ritrovano molte influenze: dal punk, all'elettro, alla new wave. Sommariamente quali sono state le vostre esperienze prima del progetto Brillants?
Dai tredici ai diciassette anni suonavamo in due gruppi diversi: io in una band ska core, mentre Mattia faceva pop punk. Poi le nostre rispettive band si sono sciolte e siamo stati fermi tre anni durante i quali ci siamo dati all'ascolto di innumerevoli generi musicali e gruppi. Crediamo entrambi che l'ascolto e la ricerca siano fondamentali per la crescita di una band.

Nel vostro sound attuale avete conservato l'urgenza, l'attitudine e anche il cantato nervoso propri sia dell'hardcore che del punk…
In effetti è il nostro obbiettivo: non sbarazzarci mai di ciò che è stato il nostro passato, ciò contribuisce allo sviluppo della causa Brilliants.

Ascoltando questo nuovo lavoro mi sono subito venuti in mente i Death From Above 1979, vi hano in qualche modo influenzato?
Si, ma non dirlo in giro.

Mi dicevate prima che in questi tre anni in cui siete rimasti fermi avete fatto un profondo lavoro di ricerca. Cosa avete ascoltato?
Allora, è davvero difficile come risposta. Senza fare un elenco infinito di band… posso dirti che avevamo bisogno entrambi di scavare nel passato della musica, mantenendo sempre uno sguardo rivolto a quello che era il panorama musicale attuale. Abbiamo aperto le nostre porte verso tutto il periodo '70, inevitabilmente sfociato poi nel punk '77, tendendo l'orecchio anche a cose più recenti. Siamo passati attraverso i primi gruppi emo (anche se mi fa un pò paura dire "emo" ai giorni nostri) e poi non saprei… davvero è stato un percorso complesso. E' difficile per noi spiegare cosa ci abbia influenzato o meno, sarebbe come fare l'elenco delle persone che ti sei portato a letto e che hanno contribuito alla tua crescita sotto tutti i punti di vista.

Quindi Get Up Kids, Jonah Matranga…
Esattamente: Get Up Kids, Thursday, i primi The used piuttosto che i Thrice. Non di certo i Tokio Hotel o i 30 Second To Mars, quello che erroneamente viene considerato emo adesso.

Insisto, mi piace che gli intervistati facciano dei nomi: quali altre band hanno formato il suono dei Brillants?
È sempre difficile dover fare dei nomi, ma i primi cinque che mi vengono i mente sono, i Test icicles, Death From Above 1979, Lighting Bolt, Afraid, The Faint.

Parliamo dei vostri live, qual'è il vostro approccio dal vivo?
I nostri live sono una cosa veloce, rapida e indolore.

Oltre a voi, negli ultimi mesi, sono usciti dischi di molte band che fondono l'urgenza del punk con sonorità elettroniche, penso ai Did, ai Late Guest At The Party ed in precedenza, ai Don Turbolento; si può parlare di una vera e propria scena elettropunk in Italia?
Non credo, o forse si. Ascolta, in realtà non c'è un canale in Italia secondo me che promuova realmente questa cosa, non c'è solidarietà tra i gruppi e comunque le band non sono poi così tante. Più che una scena elettropunk, credo ci sia piuttosto una moda che presto finirà, come tutte le altre. L'unica vera scena legata all'electro, a mio parere, riguarda i dj. Hanno spazzato via qualunque altra concorrenza, inclusa quella delle band che fondono l'elettronica con il rock.

Come mai, secondo voi, questa mancanza di solidarietà?
Senza voler essere presuntuoso, ho notato in questi tre anni una totale mancanza di solidarietà tra queste poche band: non si organizzano eventi o serate insieme, e quindi tutto va a farsi inculare. Vedi, io lo dico senza presunzione: davvero siamo soli.

E cosa porta tutto questo successo ai dj a scapito delle band?
Secondo me è più una questione economica, una band costa di più e dura di meno… un buon dj magari chiede "meno" però può coprirti quelle due-tre ore buone se vuole, e ti fa ballare la gente per tutto quel tempo, funziona di più, ma è normale. La cosa su cui si dovrebbe spingere maggiormente è creare una sinergia tra dj set e live. Ci siamo trovati, ad esempio, a suonare alle nove e mezza di sera quando ancora il locale era vuoto, per poi vederlo pieno a tarda notte quando toccava al dj. Il problema è che la musica live non deve essere l'aperitivo della serata, mentre si aspetta che il locale si riempia.

Voi però oltre al live fate anche dei dj set e in rete si trovano molti vostri pezzi remixati da nomi validissimi della nuova scena elettro…
Non abbiamo trovato supporto da altre band del nostro stesso genere, mentre abbiamo trovato un'ottima collaborazione con dj e producer. Gli stessi dj che forse stanno rubando la scena alle band e ai concerti, ma che almeno stimano molto il nostro progetto e amano collaborare con noi. Sia italiani che stranieri. Tutto è cominciato un anno fa quando decidemmo di far remixare i nostri brani a chiunque volesse, tanti artisti si sono mostrati interessati, e la cosa c'ha fatto molto piacere. Per il genere che facciamo sapevamo che poteva rientrare nel canale "electro/nurave" e quindi abbiamo pensato che fosse una buona idea iniziare a collaborare con quei dj che stavano venendo fuori. Promuove automaticamente noi e chi ci ha remixato, è un modo per sostenersi a vicenda. L'anno scorso, ad esempio, abbiamo fatto uscire un album con alcuni nostri brani registrati più quattro remix. Pensiamo di fare lo stesso per questo nuovo ep, fin'ora sono già arrivati cinque remix molto validi. Gente come nt89, Calcutta Bubbles, Ikki, Boys Of Brianza hanno già mandato i loro lavori e stiamo aspettando anche il remix dei Belzebass e di alcuni dj francesi. Non riusciamo ancora a trovare un'etichetta che creda in noi ma almeno abbiamo un sacco di dj che ci sostengono, speriamo un giorno di trovarne uno superricco che voglia produrci.

Ritornando al discorso dei live, sembra che ultimamente ci siano molte meno band in grado di fare un vero e proprio tour, uno di quelli da venti date consecutive intendo. Ormai si fatica a fare anche solo tre-quattro date in fila. Secondo voi da cosa dipende?
Finché si vive con i genitori è tutto facile, volendo si può andare via anche un mese per suonare. Quando si inizia a lavorare allora diventa difficile, bisogna fare grosse rinunce e solo pochissime etichette ti danno la possibilità di lasciare il lavoro per vivere di sola musica. Di certo non siamo gli unici, né i primi, ad avere questo problema: non si può suonare e basta, ci si deve mantenere e chiedere le ferie per andare in tour quando si può, rinunciando così a quelle cose che non puoi fare durante l'anno, come andare in vacanza, per esempio.

Credi che il mercato discografico potrà avere mai un'evoluzione?
Tornerà il vinile, il disco in vinile è una cosa stupenda che non puoi scaricare da internet, la gente penso lo comprerebbe più volentieri, mentre il cd lo puoi fare anche tu comodamente da casa. Penso che ogni etichetta dovrebbe ricominciare a stampare solo dischi in vinile delle proprie band, eliminare i cd dal mercato in qualche modo.

Nel vostro ultimo ep c'è una sola traccia con titolo in italiano, "La fuga". Di cosa parla e, più in generale, di cosa parlano i testi dei brillants?
Allora... è difficile.

E' l'ultima, ci sta una domanda "difficile".
La scelta del titolo in italiano è totalmente casuale, il testo parla della "pazzia", si può interpretare come fuga da questa ma il titolo non si collega direttamente con la canzone. Ci piaceva molto così, in italiano, senza traduzione. Finito il brano è venuto spontaneo usare questo titolo, era perfetto: ascoltando la canzone si prova quasi uno stato d'ansia, è come se qualcuno ti corresse dietro per tutto il tempo. Per i testi dei Brilliants... parlano di ciò che le persone vivono, di stati d'animo e scontri psicologici.

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