Farmer Sea - via Mail, 09-04-2009 Intervista

14/04/2009 di

(Foto di Samuele Paladini)

Dopo due Ep e tantissimi concerti che hanno fatto girare il nome Farmer sea ovunque - anche sulle pagine di NME - finalmente esce "Low Fidelity In Relationships", il loro primo full-lenght. Ci raccontano del loro sistema "democratico" per scrivere canzoni, di gruppi di riferimeno, di autogrill e di giornali di cronaca nera. L'intervista di Shadia El Tabch e tutto il disco in streaming.



Nuovo album in uscita. Ce lo raccontate?
Il disco è stato scritto e arrangiato nell'arco di quasi 4 anni, è nato per essere suonato live e pertanto risente molto di questa attitudine. E' un disco eterogeneo, che però mantiene un suo mood lungo tutta la durata della tracklist. Volevamo che l'ascoltatore rimanesse inchiodato al disco per tutti i suoi 45 minuti con curiosità ed attenzione crescente, minuto dopo minuto. Pensiamo di esserci riusciti, anche perchè su questi fondamenti si sono sempre basati i nostri live e, di conseguenza, la creazione di queste undici canzoni. Ecco, vorremmo che si percepisse tutta la cura che ci abbiamo messo! Siamo fieri del risultato, e al di là delle sensazioni personali speriamo che chi avrà modo di ascoltarlo possa trovare una sua propria chiave di lettura e sentirsi coinvolto emotivamente. Anche il sound ci soddisfa, è un disco che non suona molto italiano ed è così che volevamo che fosse.

In che senso "non volevate che suonasse italiano?"
Detto senza alcuna presunzione, da "ascoltatori" di musica a volte ci si rende conto della differenza tra una produzione nostrana e una, per dire, americana. Non è tanto un discorso di qualità (ci mancherebbe) quanto piuttosto di scelte stilistiche. Ad esempio, una caratteristica come la voce, volutamente tenuta "dentro" i mix, ben integrata e amalgamata al tessuto musicale, usata quasi come uno strumento, è una cosa che ci ha sempre affascinato ma ci siamo accorti che in Italia è percepita come una stranezza.

Mi è sembrato di percepire nel vostro disco una certa vena sperimentale, soprattutto nel modo in cui avete inserito le parti strumentali: sempre altamente significative, sono quasi "di commento" al testo (penso per esempio a "Blurry Nation"). Sbaglio?
Il fatto di non inventare nulla non preclude di certo l'originalità nell'approccio. Ci piace l'idea di poter incuriosire l'ascoltatore con soluzioni formali un po' spiazzanti, cercando un equilibrio tra la parte musicale e quella cantata, in modo che risultino funzionali l'una all'altra. E' incalcolabile (e un po' imbarazzante!) il tempo che impieghiamo per comporre le diverse parti strumentali di una canzone, a volte, anche perchè cerchiamo di stare molto attenti che il tutto non risulti forzato.

Come componete i pezzi? Ma soprattutto, a chi è venuta l'idea di inserire strumenti come il banjo e glockenspiel?
Siamo riusciti ad instaurare con naturalezza e sin dagli inizi un meccanismo democratico secondo il quale tutti intervengono nel processo compositivo con la stessa efficacia e utilità; allo stesso tempo, quasi per tutelarne i risultati, abbiamo sviluppato un senso critico piuttosto severo e reciproco, per il quale qualsiasi cosa non convincesse anche uno solo di noi, debba essere accantonata, in favore di nuovi stimoli. Nessun leader insomma.

Per quanto riguarda l'utilizzo di banjo e glockenspiel, cerchiamo sempre di arricchire il nostro suono senza straniarlo, abbiamo un'ampia collezione di chincaglierie e strumenti ben più insoliti che aspettano solo di essere inseriti nel pezzo giusto. Questo può essere un aspetto della sperimentazione di cui parlavi prima.

Per il vostro sound tutti cercano di trovare un'etichetta. Si è parlato di Belle & Sebastian, Pavement, Yo La Tengo, New Order, addirittura Red House Painters. Io personalmente ci ho sentito molto i Wilco. Voi come definireste la vostra musica, nei panni del critico? Quali sono le vostre band preferite?
Di solito definiamo la nostra musica con la frase "come quando fuori piove, ma c'è il sole". C'è una vena malinconica unita ad un sound eterogeneo e ad una ricerca formale complessa, ma allo stesso tempo pop. In questo senso gli Yo La Tengo sono uno dei nostri riferimenti, ma più nel metodo che nello stile: noi non inventiamo nulla, ma abbiamo sempre cercato di creare un suono nostro, un'estetica riconoscibile. Anche i dEUS hanno sempre ricalcato questo metodo del rielaborare canoni anche abbastanza classici in forme il più possibile soggettive. Per quanto riguarda i Wilco diciamo che uno di noi è patologicamente affetto dalla sindrome di Jeff Tweedy, quindi probabilmente hai ragione! Questi comunque sono solo alcuni nomi, ognuno di noi divora moltissima musica, pertanto le influenze sono non si esauriscono di certo qui.

"Low Fidelity In Relationships" sembra essere retto da un continuo gioco di leggerezza ed esplosione. Si può dire che sia questo il tratto caratteristico del disco?
Esatto… tanto per tornare alla frase di prima, come quando piove ma c'è il sole, che non è solo una descrizione furba, ma è la caratteristica dei nostri toni musicali.

Una cosa che mi ha colpita molto sono stati i testi: struggenti, profondi, da colpo al cuore. Perchè non renderli più facilmente fruibili attraverso l'italiano?
Ringrazio per i testi struggenti e da colpo al cuore... e sinceramente ti rispondo che non ho mai provato a scrivere in italiano; l'inglese mi da là possibilità di esprimere un concetto con poche parole e per il momento non riesco a staccarmi da questo processo.

Come è nato l'incontro con I Dischi de L' Amico Immaginario?
L'incontro è stato pressochè fortuito: per la produzione del disco ci siamo affidati a Maurizio Borgna, che gestisce l'etichetta insieme a Cristiano Lo Mele dei Perturbazione. Durante la lavorazione è nata questo rapporto di amicizia e stima reciproca che è poi sfociato nell'idea di far uscire il disco per Amico Immaginario. Praticamente la più classica trama di un qualsiasi film d'amore! Inoltre ci piaceva l'idea di avere un'etichetta nella nostra città: oltre ad essere una soluzione comoda, è per noi un valore aggiunto di cui andare fieri.

Ditemi qualcosa di "Teenage Love", il vostro primo singolo.
"Teenage Love" è stata scritta ormai 4 anni fa, facciamo quasi fatica a ricordare come è nata! E' stata una delle prime che abbiamo scritto ed una di quelle che ci ha dato più soddisfazioni, per cui metterla nel disco e sceglierla come singolo ci sembrava doveroso, ci siamo particolarmente legati. Al secondo singolo o ad un altro video non abbiamo ancora pensato, ma stiamo già iniziando a scrivere pezzi per il prossimo disco.

Il vostro video lo vedremo in tv prima o poi?
Stiamo effettuando il montaggio audio definitivo per le emittenti… ci auguriamo che entri nei canali giusti e abbia la giusta visibilità, più che per noi, per i 20 ragazzi che hanno animato migliaia di post-it colorati fino a ore assurde della notte. E per Tommaso che ci teneva tanto a realizzare questo kolossal della pixillation!

L'inizio della vostra carriera è segnato da fruttuose partecipazioni a diversi contest nazionali. Come avete vissuto e cos'è cambiato dopo il primo posto all'Heineken Jammin' Festival? Ci sono altre manifestazioni che vi sono piaciute particolarmente?
Questi grossi festival ti danno un po' di visibilità e allo stesso tempo ti danno il privilegio di farti le ossa su palchi importanti, sui quali non riusciresti a salire altrimenti. Ci ha fatto oltremodo piacere aver suonato al Six Days Sonic Madness e al MI AMI lo scorso anno, anche se dell'Heineken abbiamo un ricordo più vivido in quanto abbiamo rischiato di essere spazzati dalla famosa tromba d'aria… (l'edizione del 2007 è stata interrotta da un violentissimo scroscio di grandine che ha provocato il crollo delle torri che sostenevano luci e amplificazione. I feriti sono stati una trentina, per fortuna nessuno grave, NdR)

La scena musicale della vostra regione è stata una delle più ricche del panorama italiano. Che ci dite della situazione odierna? Che cosa ha significato crescere in questo clima, per voi?
La situazione non è più quella di qualche anno fa, e nemmeno noi ci sentiamo legati ai Murazzi o altre situazioni che in passato sono state importanti per i gruppi piemontesi. Non crediamo esista al momento una scena piemontese, torinese o qualcosa del genere. Comunque a Torino ci sono alcune band di ottimo livello, tra tutti sono da tenere in considerazione sicuramente Armstrong? e Drink To Me, con cui abbiamo avuto il piacere di dividere il palco più volte e con i quali è nata una bella amicizia che va oltre la musica.

Avete avuto ottime recensioni su riviste nazionali e internazionali, ancora prima di pubblicare il vostro full-length. Vi aspettavate di finire su NME?
Assolutamente no, e non l'avremmo mai nemmeno saputo se non ce l'avesse riferito Davide Combusti (The Niro). Pensavamo avesse sbagliato persone! Ci ha fatto un immenso piacere e un po' impressione leggere il nostro nome su quelle pagine. A questo punto, ora che esce il disco, vogliamo la copertina!

Che c'è nel futuro immediato dei Farmer sea?
Nell'immediato cercheremo di promuovere il disco il più possibile dal vivo in Italia, stiamo definendo alcune date primaverili e poi ci sarà la stagione estiva dei festival. Ci manca ancora una booking agency e speriamo di trovarla in corsa, perchè l'album ci ha senz'altro riempiti di orgoglio, ma la verità è che il live è la nostra reale dimensione. E poi non vediamo l'ora di ripristinare il magico meccanismo da tour, all'insegna di due cose di cui ultimamente sentiamo la mancanza: Autogrill e Cronaca Vera.

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